Ha bloccato la  riforma Berlinguer, ha presentato un progetto di scuola individuale e solo per ricchi


Moratti fuoriclasse

di Piergiorgio Bergonzi

Da "La Rinascita della Sinistra"
del 7 dicembre 2001

 

Ad ogni giovane del nostro Paese verranno strappati circa due anni di tempo-scuola, due anni che oggi gli vengono riconosciuti come fonda­mentale diritto di cittadinanza. Questo prevede il progetto di "Riforma degli ordinamenti scolastici" presentato nei giorni scorsi ed elaborato dalla Commissione Bertagna, il Gruppo ristretto di lavoro nominato dal ministro Moratti nel luglio scorso, dopo aver cancellato la riforma del cicli scolastici approvata dal centrosinistra.

Il tempo corrispondente a circa due anni scolastici verrebbe infatti sottratto, riducendo il curricolo scuola obbligatorio a 25 ore settimanali, un tempo di un quinto - un sesto inferiore rispetto alla situazione attuale; viene inoltre abbassato l’obbligo all'istruzione (oggi previsto a 15 anni) costringendo così un ragazzo quattordicenne a scegliere fra il suo futuro di giovane studente o di giovane lavoratore. C'è di più. Coloro che avessero avuto la possibilità di frequentare la scuola dell'infanzia per tre anni potrebbero avere un ulteriore sconto (questa volta facoltativo!): potrebbero cioè abbandonare con un anno di anticipo il loro percorso formativo.

Mentre presentava questo progetto il ministro prometteva di investire 19mila miliardi per la scuola (naturalmente compreso il capitolo scuola privata!) entro il 2007, dimenticando di dire che nello stesso periodo, grazie alla riduzione del tempo-scuola previsto dal progetto Bertagna, ne avrebbe  sottratti in quantità di gran lunga  superiore alla   scuola pubblica, anzitutto nei termini di riduzione di posti per molte decine di migliaia di insegnanti.

E' difficile trovare una definizione per questo progetto della de­stra, ogni accezione negativa dei termini usati per qualificarlo può apparire troppo attenuata. Si trat­ta di un progetto controriformatore, oscurantista e classista. Un progetto che anziché tendere ad eliminare gli aspetti di discriminazione di classe che, pure attenuati e ridotti nel tempo, persistono nel nostro sistema formativo, dalla media all'università, è volto a riportare l'orologio della storia indietro di decenni, quando cioè il sistema formativo del nostro Paese era strutturato in modo da discriminare nell'accesso alla scuola una parte consistente della società ad iniziare dai ceti e dalle classi sociali meno abbienti.

A questo risultato, appunto, porterebbe la scelta di canalizzazione precoce (a 14 anni) tra istruzione  e formazione professionale così come prevista dal pro­getto governativo.

Una   simile scelta non ha nulla a che vedere con 1’esigenza di adeguare la scuola ai mutamenti intervenuti nella società, nell'economia, nel mondo del lavoro. Es­sa, al contrario, costituisce una totale rinuncia a questa esigenza per corrispondere, invece, alle domande più grette e becere del padronato italiano compromettendo il futuro e la vita di moltissimi giovani. E' un dato ormai acquisito, infatti, che se la formazione professionale specifica ad un determinato tipo di lavoro non è supportata e integrata con un livello di formazione culturale e generale adeguato, essa costituirà un impedimento insormontabile per l'accesso a nuovi lavori, per l'emancipazione sociale e lavorativa del giovani. E' un princi­pio ormai generalmente acquisito quello secondo cui, in una società complessa come la nostra, lo sviluppo delle attitudini gene­rali della mente permette un migliore sviluppo delle competenze particolari e specializzate, ovvero più forte è l’intelligenza gene­rale più grande è la sua capacità di trattare ed affrontare problemi specifici. II progetto ministeriale si muove in totale controtendenza rispetto a questi principi elementari: addirittura aval­lando e incentivando fenomeni quali quelli che si stanno verificando nel Triveneto e in Lombardia (le regioni più ricche d'Italia) dove si sta abbassando il livello di scolarizzazione medio in quanto molti giovani quindicenni abbandonano la scuola per entrare nel mondo del lavoro. A questi fenomeni, infatti, non si risponde costringendo giovani quattordicenni a darsi una preparazione lavorativa definita ed abbassando l'obbligo all'istruzione, bensì elevando l’obbligo scolastico, anche prevedendo la scelta di aree disciplinari specifiche più confacenti ai giovani e rinviando la specializzazione ad un periodo successivo. Questo è l'imperativo categorico dell'oggi, la scelta necessaria per garantire i diritti di cittadinanza compreso il diritto al lavoro. Questa era la strada su cui si era indirizzato, pur con scelte non sempre lineari ed a volte contraddittorie, il progetto riformatore del cen­trosinistra.

La scelta della riduzione del tempo-scuola è complementare e funzionale a quella della canalizzazione precoce. Il progetto governativo prevede infat­ti di ridurre a 25 ore settimanali il curricolo obbligatorio destinato agli insegnamenti principali (fra cui la religione cattolica naturalmente) che si riducono a 20 se si considera che 5 di esse devono essere destinate alla cosiddetta "quota locale". In sostanza si sceglie di mandare meno i ragazzi a scuola o, meglio, molto meno. Infatti il percorso di attività facoltative previsto nel progetto governativo, aggrava, se possibile, la situazione dal punto di vista della discriminazione sociale.

Sinteticamente esso risulta così ar­ticolato. Le attività facoltative riguarderanno materie ritenute non principali quali: competenze motorie e sportive, musica, pittura, fo­tografia, lingue, eccetera; dovranno essere istituite sul territorio (non in ogni singola scuola) per una certa quota dalle scuole stesse; potranno essere "acquisite" per una quota ulteriore dalle famiglie, a pagamento, dentro e fuori dalla scuola, salvo poi richiedere la cer­tificazione alla scuola stessa. Il risultato è quello cosi definito in un documento della Cgil scuola: «La personalizzazione dei percorsi formativi, cioè l’individuazione di percorsi di apprendimento in grado di far acquisire a tutti un livello di competenze e conoscenze essenziali, si trasforma in un percorso individuale, in cui la famiglia sceglie (in base ovviamente alle capacità economiche e culturali) i servizi formativi più adatti al proprio figlio».

Il progetto governativo meriterebbe di essere approfondito per altri aspetti sostanziali (dalle competenze regionali, agli organismi di gestione della scuola, al problema docenti, agli spazi che esso apre all'istruzione privata). E tuttavia quelli che ho sopra in­dicato sono sicuramente fra gli snodi fondamentali per la realizzazione di un progetto oscurantista che vuole realizzare una scuola per i ricchi ed una per i poveri. Un progetto che nega, cioè, quello che in qualsiasi società liberale dovrebbe essere or­mai acquisito come imprescindibile condizione per la democrazia, e che la Costituzione Italiana prescrive: il diritto per tutti ad un elevato livello di istruzione  e formazione indipendentemente  dalla classe e dal ceto sociale di appartenenza.

Ma se questo è il loro progetto non hanno ancora vinto. La consapevolezza della straordinaria importanza della posta in gioco sta crescendo, sta crescendo negli studenti che manifestano, negli insegnanti che scioperano, è una consapevolezza che deve estendersi a tutta la società. Questa è la condizione per riuscire fermare questa destra.



Il rogo dei libri
di Gianfranco Pagliarulo
Da "La Rinascita della Sinistra"

Proposta di disegno di legge sull'istruzione

SCUOLA
Rizzo: Dal governo colpo mortale per la pubblica istruzione
Ufficio stampa