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L’attenzione generale, le molte iniziative in
corso, la prevista partecipazione popolare di massa alle
celebrazioni del 25 aprile non sono dovute soltanto al fatto che
si tratta di un anniversario “pieno”, il sessantesimo. E’ anche
per questo. Ed è già di per sé molto significativo che tante
attese si possano manifestare dopo ben 60 anni da quell’evento -
la liberazione dal dominio nazifascista, la fine della guerra -,
dopo che le condizioni della società nazionale in questi decenni
siano profondamente cambiate e non solo - ovviamente - dal punto
di vista generazionale ma da quello politico, da quello
economico, da quello culturale.
Ciò significa che il 25 aprile nella coscienza
del popolo italiano non è soltanto una importante data storica
da ricordare e da celebrare, anche solennemente, come numerose
altre, per esempio e prima di tutte quella del 2 giugno (la
Repubblica), ma è divenuta una data simbolo, che “mobilita”
immense forze popolari. Così come il 1° maggio è da sempre
simbolo della lotta permanente per la causa del lavoro, il 25
aprile è divenuta ormai simbolo permanente della lotta per la
causa della libertà.
Quest’anno la ricorrenza raccoglie in sé un
significato ancora più intenso, e, credo, per due ragioni
fondamentali: in primo luogo perché è stata messa in gioco la
più rilevante conquista della lunga lotta antifascista e della
guerra di Liberazione, la Costituzione della Repubblica, nella
quale sono sanciti i principi inalienabili di libertà ed i
fondamentali diritti per tutti i cittadini. E’ stata messa in
gioco da parte di un governo che l’opinione pubblica teme e
condanna. L’attacco al dettato costituzionale è tra le
motivazioni più forti della sconfitta elettorale e della crisi
in cui è precipitato il governo Berlusconi. Le manifestazioni
del 25 aprile saranno un monito potente contro ogni tentativo di
sovversione costituzionale.
In secondo luogo perché si è superato ogni limite
sopportabile di falsificazione della storia, non già le
insistenti e presuntuose “revisioni critiche” di questo o di
quel momento delle vicende drammatiche che hanno percorso
l’Italia nel periodo cruciale della guerra – dal 1940 al 1945 –
ma il rovesciamento della realtà, con il conseguente
annullamento dei valori ideali, morali, politici che sono alla
base, appunto, della Costituzione repubblicana e del regime
democratico: i valori dell’antifascismo. Nessuno può ignorare,
non può permettersi di ignorare che alla base del patto
costituzionale che legittima la Repubblica democratica c’è
l’impegno antifascista scritto con tutta la solennità di cui si
è stati capaci nella nostra legge fondamentale. E nessuno può
chiedere che le motivazioni di chi combatté al fianco dei
nazisti ed al servizio della Germania, che occupava militarmente
la Patria, siano equiparate a quelle dei “Volontari della
Libertà”, dei partigiani in armi, dei militari fedeli al
legittimo governo nazionale e del popolo dei resistenti.
Male, molto male hanno fatto le parole sui
“ragazzi di Salò” da parte di chi, uomo di sinistra, aveva il
dovere anche istituzionale di difendere proprio la insuperabile
differenza tra aggressori ed aggrediti, tra combattenti per la
liberazione della patria e traditori. Furono parole pesanti,
strumentalizzate poi vergognosamente dalla destra, sino a
tentare di riabilitare una delle pagine più immonde della
millenaria storia di questo nostro Paese, la feroce
repubblichina fascista di Salò. Sino a permettere che a
celebrare l’anniversario del ritorno di Trieste all’Italia sia
stato, nella capitale giuliana, un ministro che in divisa di
repubblichino operava (e forse sparava) contro i partigiani;
lui, che a nome di quel governo illegittimo che aveva ceduto
ufficialmente alla Germania nazista l’amministrazione, il
possesso vero e proprio di quelle terre di confine, e di Trieste
in primo luogo, oggi si permette, e gli è stato permesso, di
parlare a nome dell’Italia. Vergogna.
Il 25 aprile, festa della libertà, sarà quest’anno
più che mai giornata di manifestazioni di tutto il popolo per la
riaffermazione della natura antifascista della democrazia
italiana, per la difesa dei principi di libertà e di giustizia,
di pace e di eguaglianza sanciti dalla Costituzione nata dalla
Resistenza. |