60° Anniversario

25 aprile, in piazza contro la sovversione costituzionale

 

di Armando Cossutta

Da "La Rinascita della Sinistra"
del 22 aprile 2005

 

L’attenzione generale, le molte iniziative in corso, la prevista partecipazione popolare di massa alle celebrazioni del 25 aprile non sono dovute soltanto al fatto che si tratta di un anniversario “pieno”, il sessantesimo. E’ anche per questo. Ed è già di per sé molto significativo che tante attese si possano manifestare dopo ben 60 anni da quell’evento - la liberazione dal dominio nazifascista, la fine della guerra -, dopo che le condizioni della società nazionale in questi decenni siano profondamente cambiate e non solo - ovviamente - dal punto di vista generazionale ma da quello politico, da quello economico, da quello culturale.

Ciò significa che il 25 aprile nella coscienza del popolo italiano non è soltanto una importante data storica da ricordare e da celebrare, anche solennemente, come numerose altre, per esempio e prima di tutte quella del 2 giugno (la Repubblica), ma è divenuta una data simbolo, che “mobilita” immense forze popolari. Così come il 1° maggio è da sempre simbolo della lotta permanente per la causa del lavoro, il 25 aprile è divenuta ormai simbolo permanente della lotta per la causa della libertà.

Quest’anno la ricorrenza raccoglie in sé un significato ancora più intenso, e, credo, per due ragioni fondamentali: in primo luogo perché è stata messa in gioco la più rilevante conquista della lunga lotta antifascista e della guerra di Liberazione, la Costituzione della Repubblica, nella quale sono sanciti i principi inalienabili di libertà ed i fondamentali diritti per tutti i cittadini. E’ stata messa in gioco da parte di un governo che l’opinione pubblica teme e condanna. L’attacco al dettato costituzionale è tra le motivazioni più forti della sconfitta elettorale e della crisi in cui è precipitato il governo Berlusconi. Le manifestazioni del 25 aprile saranno un monito potente contro ogni tentativo di sovversione costituzionale.

In secondo luogo perché si è superato ogni limite sopportabile di falsificazione della storia, non già le insistenti e presuntuose “revisioni critiche” di questo o di quel momento delle vicende drammatiche che hanno percorso l’Italia nel periodo cruciale della guerra – dal 1940 al 1945 – ma il rovesciamento della realtà, con il conseguente annullamento dei valori ideali, morali, politici che sono alla base, appunto, della Costituzione repubblicana e del regime democratico: i valori dell’antifascismo. Nessuno può ignorare, non può permettersi di ignorare che alla base del patto costituzionale che legittima la Repubblica democratica c’è l’impegno antifascista scritto con tutta la solennità di cui si è stati capaci nella nostra legge fondamentale. E nessuno può chiedere che le motivazioni di chi combatté al fianco dei nazisti ed al servizio della Germania, che occupava militarmente la Patria, siano equiparate a quelle dei “Volontari della Libertà”, dei partigiani in armi, dei militari fedeli al legittimo governo nazionale e del popolo dei resistenti.

Male, molto male hanno fatto le parole sui “ragazzi di Salò” da parte di chi, uomo di sinistra, aveva il dovere anche istituzionale di difendere proprio la insuperabile differenza tra aggressori ed aggrediti, tra combattenti per la liberazione della patria e traditori. Furono parole pesanti, strumentalizzate poi vergognosamente dalla destra, sino a tentare di riabilitare una delle pagine più immonde della millenaria storia di questo nostro Paese, la feroce repubblichina fascista di Salò. Sino a permettere che a celebrare l’anniversario del ritorno di Trieste all’Italia sia stato, nella capitale giuliana, un ministro che in divisa di repubblichino operava (e forse sparava) contro i partigiani; lui, che a nome di quel governo illegittimo che aveva ceduto ufficialmente alla Germania nazista l’amministrazione, il possesso vero e proprio di quelle terre di confine, e di Trieste in primo luogo, oggi si permette, e gli è stato permesso, di parlare a nome dell’Italia. Vergogna.

Il 25 aprile, festa della libertà, sarà quest’anno più che mai giornata di manifestazioni di tutto il popolo per la riaffermazione della natura antifascista della democrazia italiana, per la difesa dei principi di libertà e di giustizia, di pace e di eguaglianza sanciti dalla Costituzione nata dalla Resistenza.



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