|
Fra Bertinotti e le minoranze, in particolare
quella dell’Ernesto al congresso sarebbero, come si dice, volate
scintille. Si sapeva. Abbiamo però assistito, oltre alle
scintille, a un vero fuoco di sbarramento nelle conclusioni del
segretario Prc. Fuoco amico, si direbbe oggi. Fin qui, fatti
interni ad un altro partito di sinistra. La particolarità è data
dai veementi attacchi ai Comunisti italiani che, nella foga
delle conclusioni, sono stati portati da Bertinotti durante i
suoi "affondo" contro Grassi. Ciascuno regoli i propri conti a
casa sua come crede ma, per favore, non coinvolga gli assenti in
questioni nelle quali, per di più, non hanno la minima voglia di
essere coinvolti.
Detto questo, è lecito il giudizio politico. Che
Bertinotti sia giunto alla conclusione di candidarsi al governo
del Paese nell’ambito di una grande alleanza di centrosinistra,
è cosa buona, necessaria e urgente. Ma lo era, forse a maggior
ragione, anche nell’ottobre 1998. Se ieri era giusto far cadere
Prodi perché "l’uno o l’altro per me pari sono", se cioè la
bussola era quella del radicalismo estremista, non è chiaro
perché cambiare posizione oggi. Perché Berlusconi si è
dimostrato pessimo ? Suvvia! Lo avevamo detto. Se oggi è giusto
andare al governo "perché non bisogna regalare il governo ai
padroni" non si capisce perché lo si è regalato ieri.
Come che sia, meglio tardi che mai. Attenzione
però, se posso dare un modesto consiglio, a non essere più
realisti del re. Tradotto: guardiamo i programmi, i contenuti,
rafforziamo una piattaforma di sinistra. Che Grassi sia in
asperrima polemica con Bertinotti è un dato di fatto. Ma se tale
polemica, che riguarda la concezione del partito ed anche il
significato di essere comunisti oggi, fosse avvenuta nel 1998,
forse non staremmo qua a celebrare il quarto anno dell’Era
Berlusconi.
Conclusione: sembrerebbe proprio che nel 1998
avevamo ragione noi. Come sempre, però, non basta aver ragione;
occorre guardare al presente e al futuro. Il Pdci da anni
propone la confederazione delle sinistre. Bertinotti snobba
questa proposta affermando che il problema non è di contenitori
ma di contenuti e che non bisogna fare una sommatoria di
partiti. Bene. Ragioniamo sui contenuti. Andiamo oltre la
sommatoria dei partiti, ciascuno con la propria autonoma
identità. È quello che sosteniamo da tempo. Ma si dica
chiaramente la cosa essenziale: se si vuole o no l’unità. E se
no, perché. |