Congresso Rc: il Fausto e l’Ernesto

L’ombra
dell’ottobre 1998

 

di Gianfranco Pagliarulo

Da "La Rinascita della Sinistra"
dell'11 marzo 2005

 

Fra Bertinotti e le minoranze, in particolare quella dell’Ernesto al congresso sarebbero, come si dice, volate scintille. Si sapeva. Abbiamo però assistito, oltre alle scintille, a un vero fuoco di sbarramento nelle conclusioni del segretario Prc. Fuoco amico, si direbbe oggi. Fin qui, fatti interni ad un altro partito di sinistra. La particolarità è data dai veementi attacchi ai Comunisti italiani che, nella foga delle conclusioni, sono stati portati da Bertinotti durante i suoi "affondo" contro Grassi. Ciascuno regoli i propri conti a casa sua come crede ma, per favore, non coinvolga gli assenti in questioni nelle quali, per di più, non hanno la minima voglia di essere coinvolti.

Detto questo, è lecito il giudizio politico. Che Bertinotti sia giunto alla conclusione di candidarsi al governo del Paese nell’ambito di una grande alleanza di centrosinistra, è cosa buona, necessaria e urgente. Ma lo era, forse a maggior ragione, anche nell’ottobre 1998. Se ieri era giusto far cadere Prodi perché "l’uno o l’altro per me pari sono", se cioè la bussola era quella del radicalismo estremista, non è chiaro perché cambiare posizione oggi. Perché Berlusconi si è dimostrato pessimo ? Suvvia! Lo avevamo detto. Se oggi è giusto andare al governo "perché non bisogna regalare il governo ai padroni" non si capisce perché lo si è regalato ieri.

Come che sia, meglio tardi che mai. Attenzione però, se posso dare un modesto consiglio, a non essere più realisti del re. Tradotto: guardiamo i programmi, i contenuti, rafforziamo una piattaforma di sinistra. Che Grassi sia in asperrima polemica con Bertinotti è un dato di fatto. Ma se tale polemica, che riguarda la concezione del partito ed anche il significato di essere comunisti oggi, fosse avvenuta nel 1998, forse non staremmo qua a celebrare il quarto anno dell’Era Berlusconi.

Conclusione: sembrerebbe proprio che nel 1998 avevamo ragione noi. Come sempre, però, non basta aver ragione; occorre guardare al presente e al futuro. Il Pdci da anni propone la confederazione delle sinistre. Bertinotti snobba questa proposta affermando che il problema non è di contenitori ma di contenuti e che non bisogna fare una sommatoria di partiti. Bene. Ragioniamo sui contenuti. Andiamo oltre la sommatoria dei partiti, ciascuno con la propria autonoma identità. È quello che sosteniamo da tempo. Ma si dica chiaramente la cosa essenziale: se si vuole o no l’unità. E se no, perché.



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