GIUSTIZIA: Tutti i rischi della legge "salva-Previti"

Su misura
per gli amici


Ma ci sono mezzi di garanzia
 

di Sergio Pastore Alinante

Da "La Rinascita della Sinistra"
del 24 dicembre 2004

 

Previti e Dell’Utri sono legati a Berlusconi dallo stesso rapporto di vicendevole protezione che caratterizza, in particolare, i sodalizi criminosi. Solo così si può spiegare quanto sta avvenendo in Parlamento. Dopo aver tante volte legiferato per sottrarre alla giustizia il loro padrone, i "giannizzeri" della maggioranza vengono ora costretti ad approvare leggi mirate al solo fine di impedire che le condanne penali inflitte dai tribunali di Milano e di Palermo ai due principali sodali di Berlusconi possano divenire definitive. Previti viene salvato riducendo i tempi di prescrizione di quasi tutti i reati, compresi quelli che lo riguardano. Gli effetti della riduzione saranno devastanti. L’abbreviamento dei tempi di prescrizione riguarda anche i reati per i quali i processi sono già in corso (se no, Previti non ne trarrebbe beneficio) e i più gravi fra questi, compresi concussione e usura, che sono di più complesso accertamento, ne rimarranno travolti. In futuro, poi, dato che il governo non fa nulla per migliorare l’efficienza dell’attività giudiziaria, le propensioni a delinquere saranno esaltate dalla quasi assoluta certezza dell’impunità. Per quanto riguarda Dell’Utri, sembra che gli azzeccagarbugli governativi pensino a depenalizzare il concorso di persone nel delitto di associazione per delinquere. Dimenticando, peraltro, che la peculiare struttura di questo tipo di reato è per definizione comprensiva di qualsiasi comportamento funzionale ai suoi scopi.

«Anche i bambini intuiscono che con questa legge confezionata su misura per gli amici, il governo da lei egregiamente presieduto si macchia... Perché tutti sono al corrente, ma proprio tutti, che determinati aggiustamenti al Codice sono volti non a migliorarlo per ragioni di giustizia, ma a parare le terga di due signori a lei molto vicini». Sono queste le parole con cui, a proposito della legge “salva-Previti”, si rivolge a Berlusconi uno dei suoi più scomposti sostenitori (Vittorio Feltri su “Libero” del 16 dicembre). L’immensa gravità dell’invettiva di Feltri deriva dall’identità del destinatario: non il Parlamento, ma il capo dell’esecutivo, che non è nemmeno il proponente della legge. Insomma, dall’interno del blocco di potere che sta martirizzando la Repubblica giunge il pieno ed esplicito riconoscimento della totale soggezione della Camera dei deputati e del Senato all’arbitrio privato e personale del piduista che ci governa. Un piduista che, a sua volta, non è stato condannato per aver corrotto un magistrato solo perché il giudice ha ritenuto di potere, in relazione a un delitto commesso per lucro, concedere le attenuanti generiche a un miliardario con scabrosi precedenti giudiziari e di vita. È per evitare una volta per tutte di dover continuare a rendere manifesto il dominio assoluto esercitato da Berlusconi sul Parlamento attraverso i suoi giannizzeri, che costoro hanno deciso, con la riforma dell’Ordinamento giudiziario, di assicurare al Governo il controllo e la direzione anche della magistratura e, dunque, della giurisdizione.

La realizzazione di questo disegno eversivo ha trovato un primo ostacolo nella lealtà istituzionale del presidente della Repubblica che, esercitando il potere di controllo affidategli dall’art. 74 della Costituzione, ha rispedito al mittente la legge per il suo palese contrasto con gli articoli 101, 104, 105, 110, 112, 134 della Carta fondamentale. Ciampi, che è anche il presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, ha concentrato la sua attenzione sui punti della riforma che ledono direttamente la libertà della giurisdizione, attraverso lo svilimento del ruolo del CSM e l’illegittima attribuzione al ministro della Giustizia o ad organi da lui condizionati di poteri d’indirizzo politico, di controllo, d’impugnativa e di attribuzione funzionale. E tanto basterebbe. Ma la riforma viola il dettato costituzionale anche sotto altri aspetti che, assieme a quelli segnalati dal Capo dello Stato ed eventualmente non corretti, possono venire cancellati dalla Consulta. Sul piano della legittimità costituzionale, possiamo dunque dire che il nostro ordinamento contiene efficaci mezzi di garanzia.

Resta, tuttavia, una penosa sensazione di impotenza di fronte alla degradazione del Parlamento di cui si diceva in principio. Ma, a proposito di garanzie, siamo proprio sicuri che l’art.88 della Costituzione non attribuisca al presidente della Repubblica il potere di sciogliere le Camere nel caso in cui esse non siano in grado di funzionare per i loro fini istituzionali e, per un’irredimibile loro situazione strutturale, non possano che limitarsi a eseguire la volontà e a soddisfare gli interessi di un privato - come Berlusconi, per giunta ?



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