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Un dibattito intenso e vivace quello che ha
animato la prima Conferenza nazionale della Fgci, nella quale è
stato eletto coordinatore nazionale Francesco Francescaglia, che
dallo scorso 25 aprile aveva condiviso con Alessandro
Pignatiello, "padre" della Fgci, il processo che ha portato alla
conferenza di Fiuggi di sabato e domenica. Un momento
fondamentale del quale i giovani hanno sentito ed interpretato
tutta l’importanza. Circa 200 delegati da tutta Italia, in
rappresentanza di quei giovani che formano ben il 25 del corpo
del Pdci, si sono ritrovati per dare vita alla Fgci,
organizzazione interna al partito ma soggetto politico vero e
spazio di elaborazione, di formazione, di ricerca. Ricerca anche
per essere e reinventarsi comunisti nel terzo millennio. I
lavori, iniziati sabato, sono stati presieduti da Alessandro
Pignatiello, che è stato ringraziato dai giovani ma anche dal
segretario nazionale per il lavoro svolto in questi anni
difficili di costruzione del partito. Il primo a prendere la
parola è stato Francesco Francescaglia, che nella relazione,
oltre a ricordare le forme organizzative della Fgci, si è
soffermato sui contenuti, sulle priorità da affrontare: il
lavoro, con la duplice battaglia per l’abrogazione della legge
30 e per spezzare il nesso tra flessibilità e precarietà; il
sapere e la scuola, con la proposta di abrogazione della legge
Moratti ma anche con l’impegno perché il sapere sia bene
pubblico universale. Nella relazione Francescaglia ha chiamato
in causa direttamente il leader del centro-sinistra. Romano
Prodi, proponendo un incontro tra Prodi e le organizzazioni
giovanili del centro-sinistra, per un coinvolgimento tangibile
anche nella elaborazione del programma della Gad.
Severino Galante, responsabile nazionale
dell’Organizzazione del Pdci, è intervenuto sottolineando come
«con la costituzione della Fgci compiamo un altro passo
fondamentale nella costruzione del partito». Attraverso
l’organizzazione del partito, ha spiegato Galante, bisogna
«saper coniugare nell’esperienza politica lo studio della realtà
e l’azione politica, sviluppando così le capacità critiche dei
nostri militanti». E la capacità critica nel leggere la realtà
non è mancata nei tanti interventi che si sono susseguiti con
approfondimenti sui temi della pace, dei movimenti, del lavoro,
della scuola e della voglia di fare politica a sinistra,
impegnandosi con la passione dei vent’anni. Molti giovani hanno
ricordato le difficoltà del Sud, dove i ragazzi spesso sono
stretti tra la mancanza di lavoro e la criminalità. Si è parlato
di mafia, senza retorica e superficialità, ma attraverso la
testimonianza di chi, suo malgrado, deve farci i conti ogni
giorno, e non è mancata la commozione quando uno degli
intervenuti ha ricordato Felicia Impastato da pochi giorni
scomparsa. Tra gli ospiti, sono intervenuti il rappresentante
dei giovani della Margherita ed i rappresentanti dell’Udu, dell’Uds,
e della Mutua studentesca, segno evidente del rapporto profondo
che la Fgci intende avere con le organizzazioni studentesche.
La "due giorni" di Fiuggi è stata non solo
dibattito ma anche divertimento e canzoni, con Stalingrado a
guidare la hit parade ma anche Bella ciao suonata al pianoforte
da una compagna di Napoli. Sabato sera è stato proiettato un
bellissimo filmato - censurato dalle tv – sull’ultima intervista
di Arafat ed i momenti più importanti della vita di tutti i
palestinesi. Il video è stato presentato da Bassam Salem,
rappresentante della Comunità palestinese del Lazio, che ha
spiegato l’attuale scenario politico palestinese a pochi giorni
dalle elezioni per scegliere il successore di Arafat.
A chiudere i lavori e a "battezzare" la nascita
ufficiale della Fgci è stato il segretario nazionale del Pdci,
Oliviero Diliberto, con un lungo e appassionato intervento.
«Questa prima conferenza nazionale è stata un grande successo.
Voi siete, non solo il futuro, ma il presente di questo partito.
Il vostro documento traduce per le giovani generazioni la linea
del partito, e ci pone anche la domanda di cosa vuoi dire essere
comunisti oggi. Non ci sono ricette, non ci sono partiti guida.
C’è, invece, una ricerca continua. In Europa la sfida dei
comunisti è di coniugare democrazia ed eguaglianza». Molti i
punti affrontati da Diliberto ma vale la pena di citare il
passaggio sul rapporto tra politica ed ideali: «L’utopia è il
sogno che muove il mondo, un sogno che deve camminare sulla
nostre gambe. Per questo dobbiamo tenere insieme idealità e
politica». |