Tagli all'istruzione

Dalla manifestazione del 15 una richiesta alla Gad:
abroghiamo la
"Moratti"

 

di Piergiorgio Bergonzi

Da "La Rinascita della Sinistra"
del 26 novembre 2004

 

Nelle ore che precedevano lo sciopero generale della scuola si diffondeva la notizia dell’intenzione del governo di tagliare 14.000 posti di insegnanti in due anni nella scuola italiana. Un colpo fatale alla scuola pubblica finalizzato al risparmio di circa mezzo miliardo di euro da destinare presumibilmente alla riduzione delle tasse delle cinque-centomila persone più ricche del nostro Paese. L’ineffabile signora Brichetto Moratti affermava di non sapere nulla della vicenda attribuendone l’intera responsabilità al ministero del Tesoro.

Ad oggi non sappiamo quale sarà l’esito di tale ennesima sciagurata proposta della destra di governo, e comunque il risultato straordinariamente positivo dello sciopero della scuola costituisce un disincentivo notevole alla sua realizzazione. Il ministro Brichetto, da parte sua, all’indomani dello sciopero, .ha assicurato che non se ne farà nulla. È lo stesso ministro per il quale vale il detto secondo cui "di bugie è lastricata la strada dell'inferno". È il ministro che mentre cancellava l’obbligo scolastico e lo riduceva da quindici a tredici anni e mezzo di età comunicava al Paese "a reti unificate" che aveva innalzato l’obbligo scolastico a 18 anni, dimenticando di aggiungere che al suo obbligo scolastico si può assolvere lavorando otto ore al giorno come apprendista dai quindici anni, oppure essendo costretti a scegliere la formazione professionale a 13 anni; è lo stesso ministro che nel luglio 2003 insieme a Beriusconi dichiarava di voler stanziare 8 milioni di euro per la scuola in cinque anni, a tutt’oggi ne ha stanziati 90; è lo stesso ministro che giurava di mantenere il tempo pieno mentre creava le premesse per la sua progressiva abolizione riducendo, insieme, l’orario scolastico obbligatorio nella scuola elementare e media; che prometteva più inglese e ne riduceva le ore di insegnamento.

E il ministro che, con un’azione quasi sottotraccia ma insidiosissima, sta cercando di collocare un tassello fondamentale per la privatizzazione della scuola pubblica: la privatizzazione del reclutamento degli insegnanti e la conseguente negazione della loro libertà di insegnamento. In quest’ottica si colloca il disegno di legge in discussione in Parlamento secondo il quale saranno le singole istituzioni scolastiche titolari delle assunzioni degli insegnanti avendo libertà di sceglierli in ragione, oltreché della loro professionalità, magari anche della loro collocazione culturale, del loro credo ideologico, politico o religioso. In quest’ottica si colloca la legge, questa già in essere da un anno, sull’immissione in ruolo degli insegnanti di religione cattolica. In base ad essa, infatti, ogni anno, migliaia di insegnanti nominati dall’autorità ecclesiastica e retribuiti dallo Stato per l’insegnamento della religione cattolica, potrebbero accedere nei ruoli per l’insegnamento di altre discipline scolastiche.

È in tale contesto complessivo che Rutelli ha avanzato la proposta che sia lo Stato a pagare gli insegnanti delle scuole private. Mentre ci uniamo alle voci autorevoli e sagge che hanno consigliato al nostro un corso di aggiornamento di educazione civica nella scuola dell’obbligo dove si insegna la Costituzione italiana, la quale preclude il finanziamento alla scuola privata, gli riconosciamo anche una grande avvedutezza politica: quella di non essere andato a sostenere la sua proposta in piazza Navona o in piazza Venezia il 15 novembre scorso in occasione dello sciopero nazionale della scuola.

La nuova Gad, invece, si sta facendo e deve farsi sempre più portatrice della richiesta unanime, incredibilmente forte che è venuta dallo sciopero del 15: la difesa e l’estensione del diritto di istruzione per tutti in una scuola pubblica, laica, democratica e pluralista; l’abrogazione della legge Moratti. Deve farlo riacquisendo pienamente una consapevolezza (non ci stanchiamo di ripeterlo!): che col diritto all’istruzione questa destra vuole compromettere il futuro di sviluppo e di democrazia del nostro Paese, l’avvenire di intere generazioni. La battaglia deve riprendere dalla Finanziaria nella quale si devono chiedere risorse straordinarie per la scuola pubblica: per l’elevamento dell’obbligo scolastico e per la sua totale gratuità; per il tempo pieno; per l’edilizia scolastica, per l’istruzione e la formazione continua per tutto l’arco della vita; per le singole istituzioni scolastiche; per il personale. Saranno richieste sostenute da un grande movimento di massa che, con lo sciopero generale del 30 novembre prossimo, riproporrà la scuola come tema centrale e decisivo per il futuro del Paese.



Piergiorgio Bergonzi, responsabile scuola PdCI
Un’altra scuola è possibile : più istruzione per tutti
Ore 20.30 - Centro S.Chiara
Trento - 16 aprile

La scuola di San Patrignano
di Piergiorgio Bergonzi


Morattis Gegenreform

Bildung nur für Begüterte
PdKI - Bozen

No all'applicazione anticipata della Riforma Moratti in Trentino
Federazione del Trentino

Moratti fuoriclasse
di Piergiorgio Bergonzi
Da "La Rinascita della Sinistra"