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Nelle ore che precedevano lo sciopero generale
della scuola si diffondeva la notizia dell’intenzione del
governo di tagliare 14.000 posti di insegnanti in due anni nella
scuola italiana. Un colpo fatale alla scuola pubblica
finalizzato al risparmio di circa mezzo miliardo di euro da
destinare presumibilmente alla riduzione delle tasse delle
cinque-centomila persone più ricche del nostro Paese.
L’ineffabile signora Brichetto Moratti affermava di non sapere
nulla della vicenda attribuendone l’intera responsabilità al
ministero del Tesoro.
Ad oggi non sappiamo quale sarà l’esito di tale
ennesima sciagurata proposta della destra di governo, e comunque
il risultato straordinariamente positivo dello sciopero della
scuola costituisce un disincentivo notevole alla sua
realizzazione. Il ministro Brichetto, da parte sua, all’indomani
dello sciopero, .ha assicurato che non se ne farà nulla. È lo
stesso ministro per il quale vale il detto secondo cui "di bugie
è lastricata la strada dell'inferno". È il ministro che mentre
cancellava l’obbligo scolastico e lo riduceva da quindici a
tredici anni e mezzo di età comunicava al Paese "a reti
unificate" che aveva innalzato l’obbligo scolastico a 18 anni,
dimenticando di aggiungere che al suo obbligo scolastico si può
assolvere lavorando otto ore al giorno come apprendista dai
quindici anni, oppure essendo costretti a scegliere la
formazione professionale a 13 anni; è lo stesso ministro che nel
luglio 2003 insieme a Beriusconi dichiarava di voler stanziare 8
milioni di euro per la scuola in cinque anni, a tutt’oggi ne ha
stanziati 90; è lo stesso ministro che giurava di mantenere il
tempo pieno mentre creava le premesse per la sua progressiva
abolizione riducendo, insieme, l’orario scolastico obbligatorio
nella scuola elementare e media; che prometteva più inglese e ne
riduceva le ore di insegnamento.
E il ministro che, con un’azione quasi
sottotraccia ma insidiosissima, sta cercando di collocare un
tassello fondamentale per la privatizzazione della scuola
pubblica: la privatizzazione del reclutamento degli insegnanti e
la conseguente negazione della loro libertà di insegnamento. In
quest’ottica si colloca il disegno di legge in discussione in
Parlamento secondo il quale saranno le singole istituzioni
scolastiche titolari delle assunzioni degli insegnanti avendo
libertà di sceglierli in ragione, oltreché della loro
professionalità, magari anche della loro collocazione culturale,
del loro credo ideologico, politico o religioso. In quest’ottica
si colloca la legge, questa già in essere da un anno,
sull’immissione in ruolo degli insegnanti di religione
cattolica. In base ad essa, infatti, ogni anno, migliaia di
insegnanti nominati dall’autorità ecclesiastica e retribuiti
dallo Stato per l’insegnamento della religione cattolica,
potrebbero accedere nei ruoli per l’insegnamento di altre
discipline scolastiche.
È in tale contesto complessivo che Rutelli ha
avanzato la proposta che sia lo Stato a pagare gli insegnanti
delle scuole private. Mentre ci uniamo alle voci autorevoli e
sagge che hanno consigliato al nostro un corso di aggiornamento
di educazione civica nella scuola dell’obbligo dove si insegna
la Costituzione italiana, la quale preclude il finanziamento
alla scuola privata, gli riconosciamo anche una grande
avvedutezza politica: quella di non essere andato a sostenere la
sua proposta in piazza Navona o in piazza Venezia il 15 novembre
scorso in occasione dello sciopero nazionale della scuola.
La nuova Gad, invece, si sta facendo e deve farsi
sempre più portatrice della richiesta unanime, incredibilmente
forte che è venuta dallo sciopero del 15: la difesa e
l’estensione del diritto di istruzione per tutti in una scuola
pubblica, laica, democratica e pluralista; l’abrogazione della
legge Moratti. Deve farlo riacquisendo pienamente una
consapevolezza (non ci stanchiamo di ripeterlo!): che col
diritto all’istruzione questa destra vuole compromettere il
futuro di sviluppo e di democrazia del nostro Paese, l’avvenire
di intere generazioni. La battaglia deve riprendere dalla
Finanziaria nella quale si devono chiedere risorse straordinarie
per la scuola pubblica: per l’elevamento dell’obbligo scolastico
e per la sua totale gratuità; per il tempo pieno; per l’edilizia
scolastica, per l’istruzione e la formazione continua per tutto
l’arco della vita; per le singole istituzioni scolastiche; per
il personale. Saranno richieste sostenute da un grande movimento
di massa che, con lo sciopero generale del 30 novembre prossimo,
riproporrà la scuola come tema centrale e decisivo per il futuro
del Paese. |