MEDIORIENTE: Numerosi incontri nel Paese dei Cedri. Poi in Siria

Il Pdci in Libano,
dialogo per la pace

 

di Maurizio Musolino

Da "La Rinascita della Sinistra"
del 26 novembre 2004

Il segretario di Alleanza Nazionale si reca, pochi giorni prima di essere nominato ministro degli Esteri, a cercare legittimità - e probabilmente non solo - in Israele dal primo ministro Ariel Sharon. Il segretario dei Comunisti italiani sabato scorso gli ha risposto deponendo una corona di fiori nel sacrario eretto sulla fossa comune dove sono seppellite gran parte delle vittime del massacro di Sabra e-Chatila a Beirut. Un massacro di cui è pienamente responsabile proprio il primo ministro israeliano.

Due facce contrapposte. La prima, quella di una destra reazionaria con radici fasciste che oggi governa il nostro Paese, una destra che in questi tre anni ha gettato al vento decenni di diplomazia italiana fatta di attenzione verso il mondo arabo e, in generale, verso l’intera area che si affaccia sul Mediterraneo. La seconda, quella di uno dei leader del centrosinistra, oggi all’opposizione - Diliberto - che vuole riaffermare quella naturale propensione del popolo italiano a promuovere il dialogo come strumento per il raggiungimento della pace e della coesistenza.

Con questo atto altamente simbolico si è aperta la missione in Medio Oriente della delegazione del Pdci, composta dal segretario Oliviero Diliberto, dal responsabile Esteri, Jacopo Venier e da chi scrive, e accompagnata dal giornalista del manifesto Stefano Chiarini e dal rappresentante della comunità palestinese Bassam Saleh. Alla cerimionia che si è svolta alla fossa comune è seguita una visita dentro il campo di Chatila, dove vivono tuttora circa 10 mila rifugiati palestinesi. La delegazione dei Comunisti italiani ha potuto così costatare con i propri occhi le condizioni drammatiche in cui vive, da quasi cinquanta anni, la popolazione palestinese rifugiata in Libano dopo la guerra del 1948. Condizioni che sono state ribadite nell’incontro che Diliberto ha avuto subito dopo la visita nel campo con i rappresentanti di numerose organizzazioni non governative palestinesi. In quell’occasione il segretario dei Comunisti italiani ha sottolineato la necessità di un impegno della comunità internazionale per fare in modo che siano affermati i giusti diritti del popolo palestinese ad avere una patria. Diritti oggi negati dall’occupazione israeliana.

A Oliviero Diliberto ha risposto Kassem al Aina, coordinatore delle Ong palestinesi in Libano, ringraziando per la visita «che dà coraggio e incoraggiamento» e ricordando l’impegno che da sempre i comunisti italiani hanno profuso verso la causa del loro popolo. Un impegno anche concreto che in questi ultimi anni si è concretizzato con la partecipazione attiva all’interno del Comitato "per non dimenticare Sabra e Chatila".

Fra gli incontri con le forze politiche libanesi - nella giornata di venerdì, Jacopo Venier aveva incontrato, fra gli altri, il ministro del Lavoro del Paese dei Cedri - Diliberto ha avuto un faccia a faccia con il segretario generale del partito Hezbollah, sheik Nasrallah. Durante l’incontro, pur nelle naturali differenze esistenti fra un partito di ispirazione religiosa e il partito comunista, si sono trovate ampie condivisioni in merito allo scenario internazionale e verso le strategie politiche imperialiste messe in atto dall’amministrazione Bush. Ad esempio lo sheik Nasrallah ha sottolineato come certi efferati omicidi, come gli sgozzamenti, commessi in queste settimane in Iraq nulla possono avere a che fare con la resistenza. «Questi - ha insistito il leader di Hezbollah - colpendo i civili danneggiano la stessa resistenza, legittima, e abbiamo prove che spesso vedono coinvolti direttamente settori di ministeri iracheni di concerto con l’intelligence statunitensi». Un’accusa grave che rende esplicito come questi atti servano a coprire e a legittimare l’occupazione stessa. Diliberto da parte sua ha insistito sul fatto che è interesse di tutti distinguere gli atti di resistenza da azioni puramente terroristiche.

Il segretario dei Comunisti italiani ha poi ricordato come questa guerra, non voluta dai popoli, a partire da quello italiano, abbia riportato in auge parole che sembravano oramai relegate ai libri di storia del medioevo. Fra queste, "crociata", che oggi per certa destra ha assunto un valore positivo. Da qui la necessità urgente di mandare questo esecutivo all’opposizione.

Un’occasione importante per riaffermare il senso della missione mediorientale dei Comunisti italiani, è venuta dall’appuntamento organizzato dal Partito comunista libanese in occasione dell’anniversario dei suoi 80 anni dalla nascita. Il tema dell’incontro -"Iniziativa internazionale per un medioriente, punto di vista euromediterraneo" - ha dato l’opportunità a Diliberto di intervenire insistendo sulla necessità di assicurare una patria al popolo palestinese nei confini delimitati dalla risoluzione 242 con Gerusalemme Est capitale, e di lanciare la proposta di una grande conferenza internazionale fra i Paesi non belligeranti europei e della lega Araba, per trovare una sistemazione pacifica alla martoriata regione Mediorientale. L’incontro organizzato dal P.c.l. è stato anche l’occasione per il confronto fra la delegazione dei Comunisti italiani e numerose delegazioni internazionali che avevano apprezzato le parole di Diliberto. In particolare, fra i tanti partiti progressisti e comunisti presenti, il segretario del Partito comunista libanese e il segretario del Partito comunista giordano.

La tappa in Libano, alla quale ne seguirà una in Siria, è l’ennesima occasione che il Pdci si dà per assicurare all’intera coalizione democratica quella spinta innovativa necessaria per qualificare una eventuale futura azione di governo.



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