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Il segretario di Alleanza Nazionale si reca,
pochi giorni prima di essere nominato ministro degli Esteri, a
cercare legittimità - e probabilmente non solo - in Israele dal
primo ministro Ariel Sharon. Il segretario dei Comunisti
italiani sabato scorso gli ha risposto deponendo una corona di
fiori nel sacrario eretto sulla fossa comune dove sono
seppellite gran parte delle vittime del massacro di Sabra
e-Chatila a Beirut. Un massacro di cui è pienamente responsabile
proprio il primo ministro israeliano.
Due facce contrapposte. La prima, quella di una
destra reazionaria con radici fasciste che oggi governa il
nostro Paese, una destra che in questi tre anni ha gettato al
vento decenni di diplomazia italiana fatta di attenzione verso
il mondo arabo e, in generale, verso l’intera area che si
affaccia sul Mediterraneo. La seconda, quella di uno dei leader
del centrosinistra, oggi all’opposizione - Diliberto - che vuole
riaffermare quella naturale propensione del popolo italiano a
promuovere il dialogo come strumento per il raggiungimento della
pace e della coesistenza.
Con questo atto altamente simbolico si è aperta
la missione in Medio Oriente della delegazione del Pdci,
composta dal segretario Oliviero Diliberto, dal responsabile
Esteri, Jacopo Venier e da chi scrive, e accompagnata dal
giornalista del manifesto Stefano Chiarini e dal rappresentante
della comunità palestinese Bassam Saleh. Alla cerimionia che si
è svolta alla fossa comune è seguita una visita dentro il campo
di Chatila, dove vivono tuttora circa 10 mila rifugiati
palestinesi. La delegazione dei Comunisti italiani ha potuto
così costatare con i propri occhi le condizioni drammatiche in
cui vive, da quasi cinquanta anni, la popolazione palestinese
rifugiata in Libano dopo la guerra del 1948. Condizioni che sono
state ribadite nell’incontro che Diliberto ha avuto subito dopo
la visita nel campo con i rappresentanti di numerose
organizzazioni non governative palestinesi. In quell’occasione
il segretario dei Comunisti italiani ha sottolineato la
necessità di un impegno della comunità internazionale per fare
in modo che siano affermati i giusti diritti del popolo
palestinese ad avere una patria. Diritti oggi negati
dall’occupazione israeliana.
A Oliviero Diliberto ha risposto Kassem al Aina,
coordinatore delle Ong palestinesi in Libano, ringraziando per
la visita «che dà coraggio e incoraggiamento» e ricordando
l’impegno che da sempre i comunisti italiani hanno profuso verso
la causa del loro popolo. Un impegno anche concreto che in
questi ultimi anni si è concretizzato con la partecipazione
attiva all’interno del Comitato "per non dimenticare Sabra e
Chatila".
Fra gli incontri con le forze politiche libanesi
- nella giornata di venerdì, Jacopo Venier aveva incontrato, fra
gli altri, il ministro del Lavoro del Paese dei Cedri -
Diliberto ha avuto un faccia a faccia con il segretario generale
del partito Hezbollah, sheik Nasrallah. Durante l’incontro, pur
nelle naturali differenze esistenti fra un partito di
ispirazione religiosa e il partito comunista, si sono trovate
ampie condivisioni in merito allo scenario internazionale e
verso le strategie politiche imperialiste messe in atto
dall’amministrazione Bush. Ad esempio lo sheik Nasrallah ha
sottolineato come certi efferati omicidi, come gli sgozzamenti,
commessi in queste settimane in Iraq nulla possono avere a che
fare con la resistenza. «Questi - ha insistito il leader di
Hezbollah - colpendo i civili danneggiano la stessa resistenza,
legittima, e abbiamo prove che spesso vedono coinvolti
direttamente settori di ministeri iracheni di concerto con l’intelligence
statunitensi». Un’accusa grave che rende esplicito come
questi atti servano a coprire e a legittimare l’occupazione
stessa. Diliberto da parte sua ha insistito sul fatto che è
interesse di tutti distinguere gli atti di resistenza da azioni
puramente terroristiche.
Il segretario dei Comunisti italiani ha poi
ricordato come questa guerra, non voluta dai popoli, a partire
da quello italiano, abbia riportato in auge parole che
sembravano oramai relegate ai libri di storia del medioevo. Fra
queste, "crociata", che oggi per certa destra ha assunto un
valore positivo. Da qui la necessità urgente di mandare questo
esecutivo all’opposizione.
Un’occasione importante per riaffermare il senso
della missione mediorientale dei Comunisti italiani, è venuta
dall’appuntamento organizzato dal Partito comunista libanese in
occasione dell’anniversario dei suoi 80 anni dalla nascita. Il
tema dell’incontro -"Iniziativa internazionale per un
medioriente, punto di vista euromediterraneo" - ha dato
l’opportunità a Diliberto di intervenire insistendo sulla
necessità di assicurare una patria al popolo palestinese nei
confini delimitati dalla risoluzione 242 con Gerusalemme Est
capitale, e di lanciare la proposta di una grande conferenza
internazionale fra i Paesi non belligeranti europei e della lega
Araba, per trovare una sistemazione pacifica alla martoriata
regione Mediorientale. L’incontro organizzato dal P.c.l. è stato
anche l’occasione per il confronto fra la delegazione dei
Comunisti italiani e numerose delegazioni internazionali che
avevano apprezzato le parole di Diliberto. In particolare, fra i
tanti partiti progressisti e comunisti presenti, il segretario
del Partito comunista libanese e il segretario del Partito
comunista giordano.
La tappa in Libano, alla quale ne seguirà una in
Siria, è l’ennesima occasione che il Pdci si dà per assicurare
all’intera coalizione democratica quella spinta innovativa
necessaria per qualificare una eventuale futura azione di
governo. |