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Un attacco in piena regola. Un intervento a gamba
tesa. Una vera e propria indebita ingerenza nelle vicende
politiche di una nazione sovrana e nelle libere decisioni di un
parlamentare della Repubblica italiana. E non è la prima volta.
L’ambasciatore di Israele a Roma, Ehud Gol, che diversi mesi fa
ebbe a che dire su un manifesto del Pdci che ritraeva Oliviero
Diliberto con Arafat torna ad attaccare a testa bassa il
segretario dei Comunisti italiani, reo, stavolta, di aver
incontrato nel suo viaggio in Libano il leader di Hezbollah,
Hasan Nasrallah.
Parla e agisce come se Montecitorio fosse una
dependance della Knesset, come se la politica estera italiana
fosse una rielaborazione di quanto deciso a Tel Aviv
l’ambasciatore Gol. Il comunicato che consegna alle agenzie va
oltre i confini del politicamente corretto, palesa un odio
profondo nei confronti di chiunque abbia a cuore la causa
palestinese: «Con disgusto e ripugnanza abbiamo letto
dell’incontro tra il segretario del Pdci Oliviero Diliberto e il
leader di Hezbollah Hasan Nasrallah. Dimmi con chi vai e ti dirò
chi sei» sentenzia l’ambasciatore, secondo cui «Diliberto non
stava più nella pelle dalla voglia di esprimere il proprio
desiderio di intrattenere relazioni con l’organizzazione
terroristica e assassina degli Hezbollah, con espressioni di
sostegno all’intifada palestinese. Diliberto - prosegue Gol -
non ha mai nascosto la propria simpatia per gli assassini di
civili israeliani, e il suo odio patologico per il popolo
ebraico dovrebbe destare un senso di rifiuto e repulsione in
ogni essere umano onesto e civile. Israele - conclude furioso
l’ambasciatore - continuerà a combattere il terrorismo e gli
assassini di donne, vecchi e bambini, a dispetto e per la
collera dei vari Diliberto di sorta. Nella nostra lunga storia
di popolo abbiamo conosciuto molti antisemiti, divenuti poi
polvere della Storia, mentre noi abbiamo continuato a rifiorire
e a prosperare». "Polvere della storia": una frase da brividi in
un comunicato delirante che mistifica la realtà e che vorrebbe
far credere che Sabra e Chatila sono un’invenzione della
propaganda antiisraeliana, che non ci sono mai stati bambini
palestinesi presi di mira dai cecchini che indossano la divisa
dell’esercito israeliano, che il muro della vergogna,
l’assassinio dei leader della resistenza palestinese siano non
solo legittimi ma giusti. Insomma l’ambasciatore agisce come un
esaltato. Ma esaltato non è: la sua è la "meditata" risposta
del governo Sharon. La risposta del segretario del Pdci non si
fa attendere. Informato dell’accaduto, Diliberto, che si trova
ancora in Medio Oriente, risponde con un comunicato che più duro
non si può: «L'ambasciatore di Israele a Roma è degno
rappresentante di un governo che opprime un altro popolo in
spregio al diritto internazionale e alle risoluzioni dell’Onu»,
dichiara il segretario comunista, secondo cui la nota
dell’ambasciatore «è un esplicito incitamento alla violenza, non
solo politica, nei confronti di un parlamentare della Repubblica
Italiana. Essa rappresenta, ancora una volta, una grave ed
indebita intromissione, ai limiti del codice penale, nella
politica italiana. Le parole dell’ambasciatore rappresentano un
danno proprio alla causa del popolo di Israele e alle sue
sacrosante aspirazioni alla pace e alla sicurezza. Contrastando
le politiche del governo Sharon e garantendo il rispetto del
principio "due popoli in due stati" si combatte anche contro
l’antisemitismo, che ritengo un nemico mortale dell'umanità.
Siamo e saremo sempre contro ogni forma di terrorismo, ovunque
si manifesti, ma siamo e saremo sempre a fianco dei popoli
oppressi come il popolo palestinese. Nessun antisemitismo,
dunque, ma un coerente contrasto delle politiche di un governo
che calpesta i diritti umani. Non ci faremo certo intimidire
dalle volgari minacce dell’ambasciatore di Israele». |