Il CASO: Incontro non gradito

Israele: attacco furioso a Diliberto
 

Da "La Rinascita della Sinistra"
del 26 novembre 2004

 

Un attacco in piena regola. Un intervento a gamba tesa. Una vera e propria indebita ingerenza nelle vicende politiche di una nazione sovrana e nelle libere decisioni di un parlamentare della Repubblica italiana. E non è la prima volta. L’ambasciatore di Israele a Roma, Ehud Gol, che diversi mesi fa ebbe a che dire su un manifesto del Pdci che ritraeva Oliviero Diliberto con Arafat torna ad attaccare a testa bassa il segretario dei Comunisti italiani, reo, stavolta, di aver incontrato nel suo viaggio in Libano il leader di Hezbollah, Hasan Nasrallah.

Parla e agisce come se Montecitorio fosse una dependance della Knesset, come se la politica estera italiana fosse una rielaborazione di quanto deciso a Tel Aviv l’ambasciatore Gol. Il comunicato che consegna alle agenzie va oltre i confini del politicamente corretto, palesa un odio profondo nei confronti di chiunque abbia a cuore la causa palestinese: «Con disgusto e ripugnanza abbiamo letto dell’incontro tra il segretario del Pdci Oliviero Diliberto e il leader di Hezbollah Hasan Nasrallah. Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei» sentenzia l’ambasciatore, secondo cui «Diliberto non stava più nella pelle dalla voglia di esprimere il proprio desiderio di intrattenere relazioni con l’organizzazione terroristica e assassina degli Hezbollah, con espressioni di sostegno all’intifada palestinese. Diliberto - prosegue Gol - non ha mai nascosto la propria simpatia per gli assassini di civili  israeliani, e il suo odio patologico per il popolo ebraico dovrebbe destare un senso di rifiuto e repulsione in ogni essere umano onesto e civile. Israele - conclude furioso l’ambasciatore - continuerà a combattere il terrorismo e gli assassini di donne, vecchi e bambini, a dispetto e per la collera dei vari Diliberto di sorta. Nella nostra lunga storia di popolo abbiamo conosciuto molti antisemiti, divenuti poi polvere della Storia, mentre noi abbiamo continuato a rifiorire e a prosperare». "Polvere della storia": una frase da brividi in un comunicato delirante che mistifica la realtà e che vorrebbe far credere che Sabra e Chatila sono un’invenzione della propaganda antiisraeliana, che non ci sono mai stati bambini palestinesi presi di mira dai cecchini che indossano la divisa dell’esercito israeliano, che il muro della vergogna, l’assassinio dei leader della resistenza palestinese siano non solo legittimi ma giusti. Insomma l’ambasciatore agisce come un esaltato. Ma esaltato non è: la sua è la "meditata"  risposta del governo Sharon. La risposta del segretario del Pdci non si fa attendere. Informato dell’accaduto, Diliberto, che si trova ancora in Medio Oriente, risponde con un comunicato che più duro non si può: «L'ambasciatore di Israele a Roma è degno rappresentante di un governo che opprime un altro popolo in spregio al diritto internazionale e alle risoluzioni dell’Onu», dichiara il segretario comunista, secondo cui la nota dell’ambasciatore «è un esplicito incitamento alla violenza, non solo politica, nei confronti di un parlamentare della Repubblica Italiana. Essa rappresenta, ancora una volta, una grave ed indebita intromissione, ai limiti del codice penale, nella politica italiana. Le parole dell’ambasciatore rappresentano un danno proprio alla causa del popolo di Israele e alle sue sacrosante aspirazioni alla pace e alla sicurezza. Contrastando le politiche del governo Sharon e garantendo il rispetto del principio "due popoli in due stati" si combatte anche contro l’antisemitismo, che ritengo un nemico mortale dell'umanità. Siamo e saremo sempre contro ogni forma di terrorismo, ovunque si manifesti, ma siamo e saremo sempre a fianco dei popoli oppressi come il popolo palestinese. Nessun antisemitismo, dunque, ma un coerente contrasto delle politiche di un governo che calpesta i diritti umani. Non ci faremo certo intimidire dalle volgari minacce dell’ambasciatore di Israele».



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