Il voto del 2005

Elezioni, il centrosinistra parte già spiazzato dall’«asso» Delle Donne

di Fabio Gobbato

Dal "Corriere dell'Alto Adige"
del 25 novembre 2004
 

Dalla prima pagina:

BOLZANO — Per il centrosinistra la partenza pare già in salita. Sciolto il nodo candidature con la scelta di Salghetti, la coalizione fa i conti con lo «smarcamento» dei Comunisti italiani, pronti a candidare a sindaco lo storico Giorgio Delle Donne. «Spero che lo strappo venga superato», afferma il Verde Leander Moroder.
 

Dalla seconda pagina:

Elezioni: Gallo (Rc) all’attacco. Carlini “opportunisti ? Non scherziamo”. I Ds “Ci ripensino”

 

Il lancio di Delle Donne spaventa l’Alleanza


Moroder
(Verdi): “Potrebbe fare molti danni”

Lo storico proposto dai Comunisti italiani:«Bisognava sparigliare il gioco»

BOLZANO — Il gancio in pieno volto sferrato dai Comunisti italiani alla neonata «Alleanza altoatesina» con il lancio di Giorgio Delle Donne, ha lasciato il segno. Nei partiti della coalizione (Margherita, Ds, Verdi, Sdi, Rifondazione), il giorno dopo l’incoronazione di Salghetti, non c’è quell’entusiasmo, quello «slancio», che avrebbe dovuto esserci per il «nuovo inizio».

A rendere il pugno così potente è l’autorevolezza del nome proposto dal segretario del Pdci, Carlo Carlini. Giorgio Delle Donne, oltre ad essere notissimo in città per la sua attività di insegnamento e di ricerca storica, è uno che «pur non avendo mai avuto una tessera se non quella della Cgil», dice lui, fa «politica» da sempre. E rappresenta quella sinistra-sinistra che non accetta «l’idea del governo a tutti i costi con la Svp perché senno tocca ai fascisti». Delle Donne è molto attivo nell’associazione interetnica Convivia. Negli ultimi anni è divenuto un editorialista «affilato» che mette spesso nel mirino quell’altra sinistra (in verità la sua è quasi una «fissa»), che ha deciso di sedere a palazzo Widmann cercando di incidere per quel che può da una posizione di minoranza. Insomma, quella del «bastian contrario» Delle Donne — il termine è quasi in disuso ma è pur sempre efficace — è una candidatura di peso, che se sarà davvero ufficializzata, potrà forse raccogliere i consensi di quell’elettorato di sinistra deluso da Salghetti o insofferente rispetto ad allargamenti centristi dell'alleanza.

Ma come è venuto in mente, a Delle Donne, di non «dire di no» a Carlo Carlini (non ha detto ancora un sì ci sarò)? «L’operazione» spiega lo stesso storico, divertito — è interessante per sparigliare un po' il gioco. Dopo un’estate passata a parlare di nomi imposti dalle segreterie e con uno spettacolo di veti incrociati; questo è un messaggio che si può concepire una politica di sinistra di minoranza, alternativa. Perché ormai le tematiche sociali le porta avanti la destra, la quale d’altronde ha pure conquistato, ormai da vent’anni, il voto del proletariato. Bisogna che si capisca che non è lasciando decidere alla Svp anche il deputato del collegio di Bolzano che si acquisisce credibilità, non è andando al governo pur essendo i meno votati che si può andare avanti, perché c’è il rischio di essere votati sempre di meno. E non si dica che con 1’Svp c’è identità di vedute politiche, per carità».

Indipendentemente dal fatto che il nome di Delle Donne finisca sulla scheda elettorale o no, Carlini dà la sensazione che la decisione di smarcarsi non sia improvvisata e neppure provvisoria. «Viste le mosse della giunta — spiega il segretario dei Comunisti italiani — dal referendum di piazza della Vittoria in qua, non mi sembrava il caso di partecipare all’incoronazione di Salghetti.

Il giudizio politico sulla giunta non può essere positivo e gli altri partiti non possono pensare di metterci sempre davanti alle decisioni compiute, senza nessuna novità sui contenuti. Il nostro obiettivo è quello di dare un'alternativa ai cittadini e aprirci a tutta quella sinistra che avverte un malessere rispetto alla politica portata avanti dalla giunta Salghetti. Rifondazione dice che sono opportunista? Non scherziamo, opportunisti saranno loro che ora devono ubbidire al solo input che arriva da Roma, e cioè: "moderazione". È dimostrato dai fatti e dai numeri che chi è in maggioranza, con pochi voti, come i Ladins nel 2000 riesce a fare un consigliere. Siamo noi che eventualmente ci prendiamo dei rischi, come all’epoca Rifondazione. Il dialogo con gli amici ulivisti comunque continua. È proprio perché siamo ulivisti che non possiamo rinunciare a ragionare su certi contenuti».

«Ognuno — commenta il segretario diessino Christian Tommasini — fa i tatticismi che vuole. Noi cerchiamo di spenderci per l’unità della coalizione. Speriamo che Carlini ci ripensi. Se uno non vuole battere la destra per coltivare il proprio orticello, può farlo, speriamo che gli elettori questa volta lo capiscano». Un’allusione di Tommasini è a ciò che accadde alle provinciali di un anno fa. I Comunisti italiani, a differenza del Prc non parteciparono all’aggregazione Pace e diritti, cui mancarono pochi voti per eleggere il secondo consigliere (in città ottennero il 2,3 dei voti).

Il segretario di Rifondazione, Luigi Gallo, tiene a precisare che «noi abbiamo fatto una scelta di responsabilità e non di opportunismo. Ce la metteremo tutta perché il percorso che porta ad una vera Alleanza si compia. Ma questo non possiamo saperlo fino alla chiusura delle liste. Non è una minaccia, ma è evidente che se la coalizione e Salghetti vanno in una direzione per noi non percorribile, noi faremo scelte conseguenti. Carlini ? Adesso di certo inizierà a sparare contro di noi, ma è un problema che non sopravvaluterei. Forse, inoltre, ci può aiutare a far capire alla Margherita che non si può solo guardare al centro». Sui rischi di una candidatura Delle Donne manifesta invece apertamente preoccupazione il portavoce dei Verdi, Leander Moroder. «Spero che lo strappo con Carlini — afferma — si ricucia. La vittoria del centrosinistra a Bolzano non è così scontata, c’è bisogno di unità. Ma non capisco proprio il Pdci, perché ci si incontra proprio per discutere. Delle Donne ? È una persona seria che se candidasse non farebbe bene a Salghetti. Anzi credo che potrebbe procurare grossi danni». Il più tranquillo è il leader della Margherita Ennio Chiodi, che si aspettava la scelta dei Comunisti italiani. «Loro hanno da tempo questa posizione, che è legittima. È un peccato, ma è meglio che certe cose siano venute fuori ora».



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