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Dalla prima pagina:
BOLZANO — Per il centrosinistra la partenza pare già in salita.
Sciolto il nodo candidature con la scelta di Salghetti, la
coalizione fa i conti con lo «smarcamento» dei Comunisti
italiani, pronti a candidare a sindaco lo storico Giorgio Delle
Donne. «Spero che lo strappo venga superato», afferma il Verde
Leander Moroder.
Dalla seconda pagina:
Elezioni: Gallo (Rc) all’attacco. Carlini
“opportunisti ? Non scherziamo”. I Ds “Ci ripensino”
Il lancio di Delle Donne
spaventa l’Alleanza
Moroder (Verdi): “Potrebbe fare molti
danni”
Lo storico proposto dai Comunisti
italiani:«Bisognava sparigliare il gioco»
BOLZANO — Il gancio in pieno volto sferrato dai Comunisti
italiani alla neonata «Alleanza altoatesina» con il lancio di
Giorgio Delle Donne, ha lasciato il segno. Nei partiti della
coalizione (Margherita, Ds, Verdi, Sdi, Rifondazione), il giorno
dopo l’incoronazione di Salghetti, non c’è quell’entusiasmo,
quello «slancio», che avrebbe dovuto esserci per il «nuovo
inizio».
A rendere il pugno così potente è l’autorevolezza
del nome proposto dal segretario del Pdci, Carlo Carlini.
Giorgio Delle Donne, oltre ad essere notissimo in città per la
sua attività di insegnamento e di ricerca storica, è uno che
«pur non avendo mai avuto una tessera se non quella della Cgil»,
dice lui, fa «politica» da sempre. E rappresenta quella
sinistra-sinistra che non accetta «l’idea del governo a tutti i
costi con la Svp perché senno tocca ai fascisti». Delle Donne è
molto attivo nell’associazione interetnica Convivia. Negli
ultimi anni è divenuto un editorialista «affilato» che mette
spesso nel mirino quell’altra sinistra (in verità la sua è quasi
una «fissa»), che ha deciso di sedere a palazzo Widmann cercando
di incidere per quel che può da una posizione di minoranza.
Insomma, quella del «bastian contrario» Delle Donne — il termine
è quasi in disuso ma è pur sempre efficace — è una candidatura
di peso, che se sarà davvero ufficializzata, potrà forse
raccogliere i consensi di quell’elettorato di sinistra deluso da
Salghetti o insofferente rispetto ad allargamenti centristi
dell'alleanza.
Ma come è venuto in mente, a Delle Donne, di non
«dire di no» a Carlo Carlini (non ha detto ancora un sì ci
sarò)? «L’operazione» spiega lo stesso storico, divertito — è
interessante per sparigliare un po' il gioco. Dopo un’estate
passata a parlare di nomi imposti dalle segreterie e con uno
spettacolo di veti incrociati; questo è un messaggio che si può
concepire una politica di sinistra di minoranza, alternativa.
Perché ormai le tematiche sociali le porta avanti la destra, la
quale d’altronde ha pure conquistato, ormai da vent’anni, il
voto del proletariato. Bisogna che si capisca che non è
lasciando decidere alla Svp anche il deputato del collegio di
Bolzano che si acquisisce credibilità, non è andando al governo
pur essendo i meno votati che si può andare avanti, perché c’è
il rischio di essere votati sempre di meno. E non si dica che
con 1’Svp c’è identità di vedute politiche, per carità».
Indipendentemente dal fatto che il nome di Delle
Donne finisca sulla scheda elettorale o no, Carlini dà la
sensazione che la decisione di smarcarsi non sia improvvisata e
neppure provvisoria. «Viste le mosse della giunta — spiega il
segretario dei Comunisti italiani — dal referendum di piazza
della Vittoria in qua, non mi sembrava il caso di partecipare
all’incoronazione di Salghetti.
Il giudizio politico sulla giunta non può essere
positivo e gli altri partiti non possono pensare di metterci
sempre davanti alle decisioni compiute, senza nessuna novità sui
contenuti. Il nostro obiettivo è quello di dare un'alternativa
ai cittadini e aprirci a tutta quella sinistra che avverte un
malessere rispetto alla politica portata avanti dalla giunta
Salghetti. Rifondazione dice che sono opportunista? Non
scherziamo, opportunisti saranno loro che ora devono ubbidire al
solo input che arriva da Roma, e cioè: "moderazione". È
dimostrato dai fatti e dai numeri che chi è in maggioranza, con
pochi voti, come i Ladins nel 2000 riesce a fare un consigliere.
Siamo noi che eventualmente ci prendiamo dei rischi, come
all’epoca Rifondazione. Il dialogo con gli amici ulivisti
comunque continua. È proprio perché siamo ulivisti che non
possiamo rinunciare a ragionare su certi contenuti».
«Ognuno — commenta il segretario diessino
Christian Tommasini — fa i tatticismi che vuole. Noi cerchiamo
di spenderci per l’unità della coalizione. Speriamo che Carlini
ci ripensi. Se uno non vuole battere la destra per coltivare il
proprio orticello, può farlo, speriamo che gli elettori questa
volta lo capiscano». Un’allusione di Tommasini è a ciò che
accadde alle provinciali di un anno fa. I Comunisti italiani, a
differenza del Prc non parteciparono all’aggregazione Pace e
diritti, cui mancarono pochi voti per eleggere il secondo
consigliere (in città ottennero il 2,3 dei voti).
Il segretario di Rifondazione, Luigi Gallo, tiene
a precisare che «noi abbiamo fatto una scelta di responsabilità
e non di opportunismo. Ce la metteremo tutta perché il percorso
che porta ad una vera Alleanza si compia. Ma questo non possiamo
saperlo fino alla chiusura delle liste. Non è una minaccia, ma è
evidente che se la coalizione e Salghetti vanno in una direzione
per noi non percorribile, noi faremo scelte conseguenti. Carlini
? Adesso di certo inizierà a sparare contro di noi, ma è un
problema che non sopravvaluterei. Forse, inoltre, ci può aiutare
a far capire alla Margherita che non si può solo guardare al
centro». Sui rischi di una candidatura Delle Donne manifesta
invece apertamente preoccupazione il portavoce dei Verdi,
Leander Moroder. «Spero che lo strappo con Carlini — afferma —
si ricucia. La vittoria del centrosinistra a Bolzano non è così
scontata, c’è bisogno di unità. Ma non capisco proprio il Pdci,
perché ci si incontra proprio per discutere. Delle Donne ? È una
persona seria che se candidasse non farebbe bene a Salghetti.
Anzi credo che potrebbe procurare grossi danni». Il più
tranquillo è il leader della Margherita Ennio Chiodi, che si
aspettava la scelta dei Comunisti italiani. «Loro hanno da tempo
questa posizione, che è legittima. È un peccato, ma è meglio che
certe cose siano venute fuori ora». |