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CONTRO il muro in Palestina e la definitiva colonizzazione dei
territori occupati
CONTRO l'occupazione dell'Iraq e la guerra permanente in Medio
Oriente
CON il presidente Yasser Arafat che vive e vivrà sempre nelal
resistenza del popolo palestinese
PER il ritiro delle forze israeliane dai territori occupati di
Cisgiordania, gaza, Gerusalemme est, Golan e il loro ritorno ai
confini del 1967
PER l'attuazione delle risoluzioni ONU sulla questione
palestinese e il rispetto della Convenzione di Ginevra
PER la cessazione dell'assedio alle città e ai dirigenti
palestinesi e la liberazione dei prigionieri politici
PER il ritiro dall'Iraq del contingente italiano e di tutte le
truppe di occupazione
Il Muro dell'Apartheid che il governo Sharon sta
costruendo in Cisgiordania, costituisce uno dei più grandi
progetti di annessione di terre, distruzione e pulizia etnica di
questi ultimi decenni e, puntando a rendere impossibile la
nascita di uno stato palestinese sovrano, costituisce un colpo
mortale a qualsiasi soluzione negoziata del conflitto. Il Muro
dell'Apartheid - lungi dal fornire qualsiasi sicurezza allo
stato di Israele (che sola potrà venire dal rispetto del diritto
internazionale, delle risoluzioni dell'Onu, della convenzione di
Ginevra, dei diritti fondamentali del popolo palestinese) -
annettendo direttamente o indirettamente ad Israele un buon 50%
della Cisgiordania, rinchiudendo i palestinesi in veri e propri
ghetti, separati gli uni dagli altri, asfissiando qualsiasi
possibilità di movimento, di lavoro, di reddito, di istruzione,
di utilizzo dei già scarsi servizi presenti a Gerusalemme est e
nelle principali città, impone alle popolazioni della
Cisgiordania condizioni di vita insostenibili e tali da
spingerle ad un esodo strisciante dal loro paese. Il terzo esodo
in ordine di tempo, dopo quelli, drammatici, del 1948 e del
1967, in conseguenza dei quali la maggior parte del popolo
palestinese è oggi profuga al di fuori del proprio paese.
La Corte Internazionale di Giustizia dell'Aja ha
sentenziato l'illegalità del Muro, sostenendo che esso,
scorrendo all'interno dei territori occupati e non sul confine
con Israele del 1967, è strumento di annessione di terre e che,
violando i diritti delle popolazioni locali, è in aperta
violazione della Convenzione di Ginevra e del diritto
internazionale. Sulla base di tale giudizio, la Corte
internazionale di Giustizia dell'Aja ha invitato tutti gli Stati
a "non dare aiuti o assistenza nel mantenimento della situazione
creata da tale costruzione". La Convenzione di Ginevra,
imponendo infatti a tutti gli stati firmatari di intervenire
presso coloro che la violano per assicurarne il rispetto,
imporrebbe al nostro paese e all'Unione europea di prendere
tutte quelle misure necessarie per spingere il governo di Tel
Aviv a rispettare i diritti fondamentali del popolo palestinese.
Tra queste misure - senza trascurare il congelamento dei
rapporti economici, diplomatici e commerciali, come già avvenne
con il regime sudafricano dell'apartheid - il già troppo a lungo
rinviato congelamento del trattato di associazione di Israele
all'Unione europea (previsto dallo stesso Trattato all'articolo
2 sul rispetto dei diritti umani) sarebbe particolarmente
efficace e politicamente significativo.
Oltre un anno fa, gli USA e i loro alleati,
nell'ambito di un progetto per il controllo neo-coloniale della
strategica area del Medioriente e di subordinazione delle altre
future potenze economiche (come la Cina, il Giappone e l'Unione
Europea), hanno esteso il loro controllo diretto fino all'Iraq,
sulla base di motivazioni rivelatesi del tutto false e
pretestuose, attaccando e distruggendo città irachene,
massacrando e umiliando la popolazione locale, gettando i semi
per una divisione del paese su basi etniche e confessionali con
la creazione di istituzioni locali a loro asservite basate sulle
appartenenze religiose o etniche. Nella realizzazione di tale
progetto, che ha trovato un'inaspettata resistenza da parte
della popolazione irachena, gli eserciti di occupazione stanno
utilizzando in Iraq le stesse tecniche già utilizzate da Israele
nei territori occupati di Palestina, dalle rappresaglie
collettive alle torture, al disprezzo per la cultura e le
tradizioni delle popolazioni locali. Del resto, l'occupazione e
la distruzione del più importante paese arabo della regione -
come sostenuto dai più importanti teorici "neocons" vicini ad
Ariel Sharon presenti ai vertici dell'Amministrazione Bush e
protagonisti della guerra all'Iraq - costituiscono parte
integrante del progetto per una annessione definitiva ad Israele
dell'intera Palestina e per la balcanizzazione dei paesi arabi,
così da assicurare una totale supremazia israelo-americana sul
Medioriente e sulle sue risorse.
Una politica di guerra e di destabilizzazione
destinata a moltiplicare violenze e terrorismi, di stato e
privati, profondamente contraria agli interessi della pace e dei
paesi che si affacciano sul Mediterraneo e alla quale è
necessario porre al più presto un freno con precise prese di
posizione e atti concreti da parte dei governi, dei movimenti,
delle forze democratiche, rafforzando anche la posizione di
quelle minoranze che in Israele sostengono la necessità di un
ritiro dai territori occupati nel 1967, la nascita di uno stato
palestinese sovrano con capitale Gerusalemme est e il
riconoscimento del diritto al ritorno dei profughi palestinesi.
In questo ambito, la Campagna palestinese contro
il Muro dell'Apartheid e il Meeting internazionale del movimento
contro la guerra e la globalizzazione - tenutosi a Beirut dal 17
al 19 settembre - hanno invitato al boicottaggio dell'economia
di guerra israeliana, all'adozione di sanzioni internazionali
contro il sistema di Apartheid creato nei territori occupati, e
sollecitato il ritiro di tutte le truppe di occupazione
dall'Iraq. Raccogliendo l'appello per una settimana
internazionale di mobilitazione su queste parole d'ordine dal 9
al 16 novembre, invitiamo a costruire iniziative di informazione
e lotta in tutte le città e ad organizzare una grande
manifestazione nazionale unitaria a Roma per sabato 13 novembre. |