CON LA PALESTINA NEL CUORE

Pace, terra e libertà per il popolo palestinese

40.000 Persone sfilano a Roma per la Palestina ed in ricordo di Yasser Arafat.

Tra loro tanti comunisti italiani venuti da tutta Italia.

Ufficio stampa
14 novembre 2004
 

PIATTAFORMA MANIFESTAZIONE
13 NOVEMBRE


CONTRO il muro in Palestina e la definitiva colonizzazione dei territori occupati


CONTRO l'occupazione dell'Iraq e la guerra permanente in Medio Oriente


CON il presidente Yasser Arafat che vive e vivrà sempre nelal resistenza del popolo palestinese


PER il ritiro delle forze israeliane dai territori occupati di Cisgiordania, gaza, Gerusalemme est, Golan e il loro ritorno ai confini del 1967


PER l'attuazione delle risoluzioni ONU sulla questione palestinese e il rispetto della Convenzione di Ginevra

PER la cessazione dell'assedio alle città e ai dirigenti palestinesi e la liberazione dei prigionieri politici

PER il ritiro dall'Iraq del contingente italiano e di tutte le truppe di occupazione

Il Muro dell'Apartheid che il governo Sharon sta costruendo in Cisgiordania, costituisce uno dei più grandi progetti di annessione di terre, distruzione e pulizia etnica di questi ultimi decenni e, puntando a rendere impossibile la nascita di uno stato palestinese sovrano, costituisce un colpo mortale a qualsiasi soluzione negoziata del conflitto. Il Muro dell'Apartheid - lungi dal fornire qualsiasi sicurezza allo stato di Israele (che sola potrà venire dal rispetto del diritto internazionale, delle risoluzioni dell'Onu, della convenzione di Ginevra, dei diritti fondamentali del popolo palestinese) - annettendo direttamente o indirettamente ad Israele un buon 50% della Cisgiordania, rinchiudendo i palestinesi in veri e propri ghetti, separati gli uni dagli altri, asfissiando qualsiasi possibilità di movimento, di lavoro, di reddito, di istruzione, di utilizzo dei già scarsi servizi presenti a Gerusalemme est e nelle principali città, impone alle popolazioni della Cisgiordania condizioni di vita insostenibili e tali da spingerle ad un esodo strisciante dal loro paese. Il terzo esodo in ordine di tempo, dopo quelli, drammatici, del 1948 e del 1967, in conseguenza dei quali la maggior parte del popolo palestinese è oggi profuga al di fuori del proprio paese.

La Corte Internazionale di Giustizia dell'Aja ha sentenziato l'illegalità del Muro, sostenendo che esso, scorrendo all'interno dei territori occupati e non sul confine con Israele del 1967, è strumento di annessione di terre e che, violando i diritti delle popolazioni locali, è in aperta violazione della Convenzione di Ginevra e del diritto internazionale. Sulla base di tale giudizio, la Corte internazionale di Giustizia dell'Aja ha invitato tutti gli Stati a "non dare aiuti o assistenza nel mantenimento della situazione creata da tale costruzione". La Convenzione di Ginevra, imponendo infatti a tutti gli stati firmatari di intervenire presso coloro che la violano per assicurarne il rispetto, imporrebbe al nostro paese e all'Unione europea di prendere tutte quelle misure necessarie per spingere il governo di Tel Aviv a rispettare i diritti fondamentali del popolo palestinese. Tra queste misure - senza trascurare il congelamento dei rapporti economici, diplomatici e commerciali, come già avvenne con il regime sudafricano dell'apartheid - il già troppo a lungo rinviato congelamento del trattato di associazione di Israele all'Unione europea (previsto dallo stesso Trattato all'articolo 2 sul rispetto dei diritti umani) sarebbe particolarmente efficace e politicamente significativo.

Oltre un anno fa, gli USA e i loro alleati, nell'ambito di un progetto per il controllo neo-coloniale della strategica area del Medioriente e di subordinazione delle altre future potenze economiche (come la Cina, il Giappone e l'Unione Europea), hanno esteso il loro controllo diretto fino all'Iraq, sulla base di motivazioni rivelatesi del tutto false e pretestuose, attaccando e distruggendo città irachene, massacrando e umiliando la popolazione locale, gettando i semi per una divisione del paese su basi etniche e confessionali con la creazione di istituzioni locali a loro asservite basate sulle appartenenze religiose o etniche. Nella realizzazione di tale progetto, che ha trovato un'inaspettata resistenza da parte della popolazione irachena, gli eserciti di occupazione stanno utilizzando in Iraq le stesse tecniche già utilizzate da Israele nei territori occupati di Palestina, dalle rappresaglie collettive alle torture, al disprezzo per la cultura e le tradizioni delle popolazioni locali. Del resto, l'occupazione e la distruzione del più importante paese arabo della regione - come sostenuto dai più importanti teorici "neocons" vicini ad Ariel Sharon presenti ai vertici dell'Amministrazione Bush e protagonisti della guerra all'Iraq - costituiscono parte integrante del progetto per una annessione definitiva ad Israele dell'intera Palestina e per la balcanizzazione dei paesi arabi, così da assicurare una totale supremazia israelo-americana sul Medioriente e sulle sue risorse.

Una politica di guerra e di destabilizzazione destinata a moltiplicare violenze e terrorismi, di stato e privati, profondamente contraria agli interessi della pace e dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo e alla quale è necessario porre al più presto un freno con precise prese di posizione e atti concreti da parte dei governi, dei movimenti, delle forze democratiche, rafforzando anche la posizione di quelle minoranze che in Israele sostengono la necessità di un ritiro dai territori occupati nel 1967, la nascita di uno stato palestinese sovrano con capitale Gerusalemme est e il riconoscimento del diritto al ritorno dei profughi palestinesi.

In questo ambito, la Campagna palestinese contro il Muro dell'Apartheid e il Meeting internazionale del movimento contro la guerra e la globalizzazione - tenutosi a Beirut dal 17 al 19 settembre - hanno invitato al boicottaggio dell'economia di guerra israeliana, all'adozione di sanzioni internazionali contro il sistema di Apartheid creato nei territori occupati, e sollecitato il ritiro di tutte le truppe di occupazione dall'Iraq. Raccogliendo l'appello per una settimana internazionale di mobilitazione su queste parole d'ordine dal 9 al 16 novembre, invitiamo a costruire iniziative di informazione e lotta in tutte le città e ad organizzare una grande manifestazione nazionale unitaria a Roma per sabato 13 novembre.



La liberazione delle due Simone e la forza della pace
di Jacopo Venier
da "La Rinascita della Sinistra"

Donne e bambini, Baghdad e Beslan: il coraggio della ragione
di Jacopo Venier
da "La Rinascita della Sinistra"


Il nostro dolore non sia veleno. Subito il ritiro dei soldati italiani
di Jacopo Venier

da "La Rinascita della Sinistra"



Yasser Arafat
e le sette vite del popolo palestinese

di Maurizio Musolino

da "La Rinascita della Sinistra"

La grandezza di Yasser
di Stefano Chiarini
da "Il Manifesto"

Che cosa accadrebbe se il nostro Paese....
di Gideon Levy
da "La Rinascita della Sinistra"



16 settembre 1982:
La strage di Sabra e Chatila

di Manuela Palermi
Ufficio stampa