|
A volte le immagini sono talmente potenti che
ogni parola con cui tenti di descriverle sembra insufficiente.
L’immagine di due splendidi sorrisi che brillavano in mezzo a
centinaia di divise scure mentre attraversavano l’aeroporto di
Ciampino resterà credo per molto tempo negli occhi di tutto il
popolo italiano.
In quei sorrisi, in quelle facce
aperte e sincere, in quel coraggio della pace che emergeva dai
gesti ancor prima che dalle parole c’è l’Italia che non si
rassegna alla guerra; c’è il meglio di noi. Impressionante è
stata la potenza comunicativa di questa dualità, l’evidenza
quasi fisica della distanza incolmabile tra l’Italia civile e
quella guerrafondaia. Questa forza ha cancellato di colpo ogni
possibile deformazione del significato profondo dell’evento e
ciò ha provocato una rabbiosa campagna di aggressione contro le
due Simone. Per una destra che non ha avuto il pudore di
strumentalizzare i morti di Nassiriya; per chi ha giocato ai
fini elettorali la liberazione di altri ostaggi e che ha
abbandonato e denigrato Baldoni, prima e dopo la sua morte, non
è proprio male.
Accanto alla nostra indignazione per come Simona
Pari e Simona Torretta vengono aggredite dalla stampa
berlusconiana c’è pero nei constatare questo fatto anche un
motivo di soddisfazione. Dietro questa acrimonia si nasconde
infatti l’enorme paura di veder distrutto un teorema
fondamentale della destra. In realtà più che a noi è evidente a
proprio a questa destra, così attenta alle logiche simboliche
della comunicazione, il pericolo enorme che derivava da questa
liberazione. Ciò che comunicano infatti i visi straordinari di
queste giovani donne è forza. Forza serena, forza positiva,
forza capace di affrontare le prove più dure nella
consapevolezza di aver fatto il proprio dovere verso la propria
coscienza, verso il proprio essere parte di una umanità
sofferente ma non rassegnata. Ed è questo che la destra non può
accettare. Per chi costruisce il proprio consenso sulla paura,
per chi programma insicurezza e guerra, per chi vuole una
società in conflitto e di conflitto, la forza può venire solo
dalle armi.
Su questo giornale abbiamo scritto che contro la
barbarie della guerra abbiamo bisogno di antidoti potenti. Una
dose importante è stata immessa nelle vene della società
italiana da due giovani donne che non hanno arretrato di un
millimetro nelle loro convinzioni ideali e politiche anche nella
più dura delle situazioni. Così debole è apparso un Governo che
pensava di poter utilizzare questa liberazione per far
dimenticare le proprie responsabilità e accreditarsi come abile
mediatore internazionale. Ma anche una parte dell’opposizione
che è entrata nel pantano dell’unità nazionale e voleva farci
archiviare la richiesta di ritiro. Forse è stato pagato un
riscatto, certo un molo positivo è stato svolto anche dagli
apparati dello Stato ma ciò che è sicuro è che le due Simone
sono salve perché è risultato chiaro a tutto il mondo che con
questa guerra loro non avevano niente a che fare, perché è
scattata nel mondo arabo una solidarietà dei bambini di Baghdad
ma anche di forze come Hamas o Hezbollah, perché Al Jazira ha
messo in onda lo straordinario video di Un Ponte per...
Chiunque avesse ucciso gli ostaggi si sarebbe
isolato completamente dal proprio contesto e questa è stata la
premessa della trattativa. Non trattare. Questa è la premessa
per vincere contro il terrore. Non trattare significa non
modificare le nostre posizioni sotto ricatto. Come ci hanno
insegnato le due Simone. |