No alla logica di guerra

La liberazione delle due Simone e la forza della pace
 

di Jacopo Venier

Da "La Rinascita della Sinistra"
del 15 ottobre 2004

 

A volte le immagini sono talmente potenti che ogni parola con cui tenti di descriverle sembra insufficiente. L’immagine di due splendidi sorrisi che brillavano in mezzo a centinaia di divise scure mentre attraversavano l’aeroporto di Ciampino resterà credo per molto tempo negli occhi di tutto il popolo italiano.

            In quei sorrisi, in quelle facce aperte e sincere, in quel coraggio della pace che emergeva dai gesti ancor prima che dalle parole c’è l’Italia che non si rassegna alla guerra; c’è il meglio di noi. Impressionante è stata la potenza comunicativa di questa dualità, l’evidenza quasi fisica della distanza incolmabile tra l’Italia civile e quella guerrafondaia. Questa forza ha cancellato di colpo ogni possibile deformazione del significato profondo dell’evento e ciò ha provocato una rabbiosa campagna di aggressione contro le due Simone. Per una destra che non ha avuto il pudore di strumentalizzare i morti di Nassiriya; per chi ha giocato ai fini elettorali la liberazione di altri ostaggi e che ha abbandonato e denigrato Baldoni, prima e dopo la sua morte, non è proprio male.

Accanto alla nostra indignazione per come Simona Pari e Simona Torretta vengono aggredite dalla stampa berlusconiana c’è pero nei constatare questo fatto anche un motivo di soddisfazione. Dietro questa acrimonia si nasconde infatti l’enorme paura di veder distrutto un teorema fondamentale della destra. In realtà più che a noi è evidente a proprio a questa destra, così attenta alle logiche simboliche della comunicazione, il pericolo enorme che derivava da questa liberazione. Ciò che comunicano infatti i visi straordinari di queste giovani donne è forza. Forza serena, forza positiva, forza capace di affrontare le prove più dure nella consapevolezza di aver fatto il proprio dovere verso la propria coscienza, verso il proprio essere parte di una umanità sofferente ma non rassegnata. Ed è questo che la destra non può accettare. Per chi costruisce il proprio consenso sulla paura, per chi programma insicurezza e guerra, per chi vuole una società in conflitto e di conflitto, la forza può venire solo dalle armi.

Su questo giornale abbiamo scritto che contro la barbarie della guerra abbiamo bisogno di antidoti potenti. Una dose importante è stata immessa nelle vene della società italiana da due giovani donne che non hanno arretrato di un millimetro nelle loro convinzioni ideali e politiche anche nella più dura delle situazioni. Così debole è apparso un Governo che pensava di poter utilizzare questa liberazione per far dimenticare le proprie responsabilità e accreditarsi come abile mediatore internazionale. Ma anche una parte dell’opposizione che è entrata nel pantano dell’unità nazionale e voleva farci archiviare la richiesta di ritiro. Forse è stato pagato un riscatto, certo un molo positivo è stato svolto anche dagli apparati dello Stato ma ciò che è sicuro è che le due Simone sono salve perché è risultato chiaro a tutto il mondo che con questa guerra loro non avevano niente a che fare, perché è scattata nel mondo arabo una solidarietà dei bambini di Baghdad ma anche di forze come Hamas o Hezbollah, perché Al Jazira ha messo in onda lo straordinario video di Un Ponte per...

Chiunque avesse ucciso gli ostaggi si sarebbe isolato completamente dal proprio contesto e questa è stata la premessa della trattativa. Non trattare. Questa è la premessa per vincere contro il terrore. Non trattare significa non modificare le nostre posizioni sotto ricatto. Come ci hanno insegnato le due Simone.



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