No alla logica di guerra

Donne e bambini,
Baghdad e Beslan:
Il coraggio della ragione

 

di Jacopo Venier

Da "La Rinascita della Sinistra"
del 17 settembre 2004

 

Prima le donne e i bambini. Questa frase non può non tornarci m mente. Il messaggio che ci arriva dalla comunicazione del terrore è infatti preciso. Chi ha pianificato questi attacchi sta infatti usando un archetipo fondamentale della nostra cultura. Uccidere o minacciare donne e bambini significa (da sempre) colpire l’aspettativa di riproduzione del "nemico" e quindi dichiarargli guerra totale.

Rispetto all’omicidio Baldoni siamo ad un salto ulteriore di qualità. Oggi nessuno può negare che siamo di fronte ad una decisione che, sia nel caso di Beslan che in quello delle due Simone, ha colpito scientificamente il punto più esposto per provocare il massimo della reazione. Se lo scopo ormai dichiarato è quello di far scoppiare lo scontro di civiltà, in realtà l’obiettivo è quello dì far regredire tutte le civiltà per riportarle al livello della barbarie. Per questo non dobbiamo concedere a chiunque stia programmando questa regressione lo status di interlocutore.

Voglio dire esplicitamente che considero improbabile che, in particolare nel caso iracheno, non vi sia dietro l’apparenza una regia che vede inesorabilmente coinvolte forze ambigue a partire dai servizi segreti di tutti i Paesi che agiscono in Iraq. Anche però se si trattasse di gruppi della guerriglia islamica la realtà non cambia. Nessuno può e deve accettare, nemmeno a livello psicologico, il terreno proposto da chi ha organizzato i rapimenti o le stragi. Questa volta ci sentiamo certamente maggiormente coinvolti perché di nuovo, dopo Baldoni, hanno colpito due di noi, due pacifiste coraggiosamente impegnate proprio per spezzare la logica della guerra. Questo coinvolgimento non deve però farci in alcun modo cadere nella trappola di chi ha messo in conto proprio i nostri sentimenti e ci sta ricattando. Ciò è forse umanamente comprensibile ma è la premessa per la sconfitta. Noi non possiamo accettare il condizionamento "politico" di chiunque pianifichi il terrore pena il suo successo. Ciò concretamente significa rifiutare con atti altrettanto "politici" di cadere nella trappola che ci viene tesa.

Dobbiamo tenere presente che:

1)  totale è la nostra avversità per una guerriglia irachena tra le cui fila non esistono forze che si battano con una prospettiva nazionale o laica;

2)  non esiste una sola Italia. C’è l’Italia di Berlusconi che occupa militarmente l’Iraq e quella delle due Simone che si batte per un Iraq libero e pacificato. In questa situazione dobbiamo fare tutto il possibile per liberare gli ostaggi senza dimenticare che l’obiettivo di questo rapimento è generare un processo di "coinvolgimento" di tutta la società italiana nella logica di guerra.

Noi dobbiamo impedire questo esito anche a costo di andare contro corrente. Per tutte queste ragioni i comunisti italiani rifiutano e rifiuteranno sempre la logica dell’unità nazionale che presuppone la remissione dei peccati del governo e continueranno a chiedere la fine della guerra e il ritiro delle truppe dall’Iraq. Sappiamo bene che è in corso una offensiva che ha tra i suoi scopi quello di cancellare coloro che, come Simona Pari e Simona Trorretta, non si piegano alla logica dello scontro di civiltà.

Spetta a noi respingere la regressione alla logica tribale. Noi non siamo una specie in via di estinzione ed i nostri non sono problemi di riproduzione genetica. Ciò che è in gioco è quella "civiltà" che ci insegna come - per proteggere davvero uomini, donne e bambini - bisogna avere il coraggio della ragione e quindi della pace.



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