|
Prima le donne e i bambini. Questa frase non può
non tornarci m mente. Il messaggio che ci arriva dalla
comunicazione del terrore è infatti preciso. Chi ha pianificato
questi attacchi sta infatti usando un archetipo fondamentale
della nostra cultura. Uccidere o minacciare donne e bambini
significa (da sempre) colpire l’aspettativa di riproduzione del
"nemico" e quindi dichiarargli guerra totale.
Rispetto all’omicidio Baldoni siamo ad un salto
ulteriore di qualità. Oggi nessuno può negare che siamo di
fronte ad una decisione che, sia nel caso di Beslan che in
quello delle due Simone, ha colpito scientificamente il punto
più esposto per provocare il massimo della reazione. Se lo scopo
ormai dichiarato è quello di far scoppiare lo scontro di
civiltà, in realtà l’obiettivo è quello dì far regredire tutte
le civiltà per riportarle al livello della barbarie. Per questo
non dobbiamo concedere a chiunque stia programmando questa
regressione lo status di interlocutore.
Voglio dire esplicitamente che considero
improbabile che, in particolare nel caso iracheno, non vi sia
dietro l’apparenza una regia che vede inesorabilmente coinvolte
forze ambigue a partire dai servizi segreti di tutti i Paesi che
agiscono in Iraq. Anche però se si trattasse di gruppi della
guerriglia islamica la realtà non cambia. Nessuno può e deve
accettare, nemmeno a livello psicologico, il terreno proposto da
chi ha organizzato i rapimenti o le stragi. Questa volta ci
sentiamo certamente maggiormente coinvolti perché di nuovo, dopo
Baldoni, hanno colpito due di noi, due pacifiste coraggiosamente
impegnate proprio per spezzare la logica della guerra. Questo
coinvolgimento non deve però farci in alcun modo cadere nella
trappola di chi ha messo in conto proprio i nostri sentimenti e
ci sta ricattando. Ciò è forse umanamente comprensibile ma è la
premessa per la sconfitta. Noi non possiamo accettare il
condizionamento "politico" di chiunque pianifichi il terrore
pena il suo successo. Ciò concretamente significa rifiutare con
atti altrettanto "politici" di cadere nella trappola che ci
viene tesa.
Dobbiamo tenere presente che:
1)
totale è la nostra avversità per
una guerriglia irachena tra le cui fila non esistono forze che
si battano con una prospettiva nazionale o laica;
2)
non esiste una sola Italia. C’è
l’Italia di Berlusconi che occupa militarmente l’Iraq e quella
delle due Simone che si batte per un Iraq libero e pacificato.
In questa situazione dobbiamo fare tutto il possibile per
liberare gli ostaggi senza dimenticare che l’obiettivo di questo
rapimento è generare un processo di "coinvolgimento" di tutta la
società italiana nella logica di guerra.
Noi dobbiamo impedire questo esito anche a costo
di andare contro corrente. Per tutte queste ragioni i comunisti
italiani rifiutano e rifiuteranno sempre la logica dell’unità
nazionale che presuppone la remissione dei peccati del governo e
continueranno a chiedere la fine della guerra e il ritiro delle
truppe dall’Iraq. Sappiamo bene che è in corso una offensiva che
ha tra i suoi scopi quello di cancellare coloro che, come Simona
Pari e Simona Trorretta, non si piegano alla logica dello
scontro di civiltà.
Spetta a noi respingere la regressione alla
logica tribale. Noi non siamo una specie in via di estinzione ed
i nostri non sono problemi di riproduzione genetica. Ciò che è
in gioco è quella "civiltà" che ci insegna come - per proteggere
davvero uomini, donne e bambini - bisogna avere il coraggio
della ragione e quindi della pace. |