IRAQ: Ragazze rapite e ritiro delle truppe

La posizione del PdCI

Dichiarazione di Oliviero Diliberto

Ufficio Stampa
del 10 settembre 2004

 

Non condivido la posizione di Bertinotti. Lo dico senza alzare i toni, ma sono convinto che aprire in questo frangente un dibattito sul comportamento da tenere rispetto al ritiro dei militari dall'Iraq è gravemente inopportuno e profondamente sbagliato. E nel merito è un non senso. Occorre, al contrario, tenere le due cose assieme: l'unico modo per far cessare i massacri in Iraq è quello di ritirare le truppe. Non ci sarà mai pace, non ci sarà mai fine all'orrore del terrorismo, se non finirà l'orrore della guerra all'Iraq. Per questo si battono e si sono battute le due ragazze italiane, che hanno sempre militato nel movimento per la pace. Se ci sono margini, sono pronto a partire per l'Iraq in qualsiasi momento: per chiedere la liberazione delle due volontarie e per affermare la necessità del ritiro delle truppe. Ma anche il governo deve fare la sua parte fino in fondo. Deve mettere in atto ogni iniziativa, ogni contatto, ogni capacità di relazione diplomatica. Deve essere più attento alle ragioni di chi ha considerato e considera la guerra il brodo di cultura del terrorismo. Non può essere dimenticato che l'Iraq è stato invaso anche se non aveva alcuna responsabilità nell'attentato terrorista dell'11 settembre, non disponeva di armi di distruzione di massa e da lì non veniva alcun terrorismo. Avere la memoria corta non aiuta. L'Iraq è stato invaso per rapinarne le risorse e perché la guerra preventiva ha sostituito la politica ed il dialogo con il mondo medio orientale. Quello che non aiuta la liberazione delle nostre due volontarie, è il bombardamento quotidiano all'Iraq, che anche oggi ha provocato morti tra i civili. Sarebbe opportuno che il governo si attivasse nei confronti degli Usa: la vita preziosa delle due ostaggi meriterebbe almeno una pausa, una sospensione dell'eccidio quotidiano in Iraq.



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Ufficio stampa