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Alcuni giorni fa ho parlato in un comizio durante
la festa di Rinascita di Ceccano.
Compagni bravissimi. Poco prima del comizio un
dirigente locale dei Comunisti italiani mi diceva che, dopo
l’orrore di Beslan, non bisognava perdere la speranza. Comunque.
E dunque che avevamo il dovere di dare delle risposte razionali
a tre domande: cosa sta succedendo ? Dove stiamo andando ? Cosa
possiamo fare noi comunisti, la sinistra, per contrastare tutto
questo ? Mentre io parlavo, ardevano sul palco del comizio tre
candele. La speranza. Dopo il crollo dell’Est, altro che fine
della storia! Scomparsi i regimi del cosiddetto socialismo
reale, si misurano sullo scenario globale le rappresentanze
politico-militari delle multinazionali, che stanno praticando
una regressione delle forme e delle modalità della democrazia
liberale, ed hanno rilanciato la guerra neocoloniale come
strumento principe per delineare il loro nuovo ordine mondiale,
travolgendo, in una folle cavalcata tesa al controllo delle
fonti di energia e degli spazi strategici del mondo, principi e
libertà che fino a 15 anni fa informavano lo stato di diritto.
Dall’altra parte si misura la bestialità di un fondamentalismo
più o meno intriso di ragioni etniche e nazionalistiche, non
nuovissimo nell’era contemporanea - basti pensare ai massacri
dei fondamentalisti nell’Algeria qualche anno fa - ma oramai
tonico e germogliante, grazie alla politica dei neocons
americani, dei tardi epigoni dell’impero coloniale inglese,
degli ansimanti supporter italiani con bandana incorporata.
La nuova barbarie non è più ima drammatica
prospettiva possibile. È il tempo in cui viviamo. Non si sa e
quasi sembra che non importi chi siano stati i responsabili
dello scannatoio di bambini, se un gruppo di terroristi assetati
di sangue umano o un gruppo di teste di cuoio incapaci persino
di fare il loro mestiere, agli ordini di un Putin deciso a
sterminare il nemico costi quel che costi. Eventuali bambini
compresi.
Negli anni del trionfo del liberismo, il
liberismo ha sanguinosamente fallito. Ma si aspetta una risposta
e una proposta, globale e locale, della sinistra. Il movimento,
che negli scorsi mesi ed anni ha vissuto una luminosa stagione,
vive un fase di stallo. Va rilanciato. Subito. I partiti di
sinistra parlano tutti di unità, che però sembra la lepre
meccanica inseguita dai levrieri. Sempre davanti, ma sempre
irraggiungibile. Eppure c’è una proposta. L’hanno avanzata da
tempo i Comunisti italiani. Si chiama confederazione. La si
chiami come si vuole, ma si proceda per realizzarla. Oggi è
compito della sinistra segnare la via per il progetto di un
mondo nuovo. Il Novecento: né nostalgie né abiure. Tutte
sciocchezze. Va assunto per quello che è, in chiave critica,
come punto di partenza - assieme al secolo precedente - per
rilanciare la sfida mondiale a un sistema economico-sociale che
dietro la chimera dello sviluppo produce morte e distruzione.
Una sfida che si può vincere facendo prevalere la politica. La
sinistra, i comunisti, hanno la missione di restituire alla
realtà e alla razionalità ciò che fondamentalismi diversi e
contrapposti hanno consegnato all’irrazionalismo e al feticcio
religioso. Un Dio falso e bugiardo, che si nutre del sangue
degli innocenti. Come i bimbi di Belsan.
Paradossalmente non è mai state così attuale
un’altra politica e non è mai stato così profondo il bisogno di
comunismo. Alla bestia trionfante dobbiamo contrapporre un
umanesimo nuovo. Prima che sia troppo tardi. È la speranza
consegnataci da quelle tre candele di Ceccano. Lavoriamo insieme
perché non si spengano. Mai. |