L'alternativa: cambiare lo spartito

L’orchestra, lo spartito,
l’alternativa e quei poveri “clandestini”


IL PROGRAMMA: "L'Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro"
 

di Giampiero Cazzato

Da "La Rinascita della Sinistra"
del 13 agosto 2004

 

Fra qualche settimana i giornali e le televisioni penseranno ad altro. Eppure per capire che cosa  è questa destra. Italiana e cosa è, o meglio, cosa. dovrebbe essere il centrosinistra è proprio da lì che dovremmo partire, da quei ventotto corpi di immigrati che hanno salutato malamente la vita al largo della Sicilia, inghiottiti dalle onde, dall’indifferenza e da una globalizzazione che si occupa assai di come far viaggiare le merci, ma nega agli uomini il diritto di vivere. Quando, fra qualche settimana, al ritorno dalla pausa estiva i maggiorenti del centrodestra si riuniranno per piazzare dei candelotti di dinamite sotto la Costituzione repubblicana, quando l’egoismo sociale e le piccole patrie troveranno compiutezza nel disegno "riformatore" berlusconian-bossiano non sarà male ricordarsi delle parole "a caldo" del ministro Calderoli: i clandestini vanno «respinti al mittente con le buone o con le cattive». Insomma servono nuove regole di ingaggio che permettano ai nostri militari di poter speronare e cannoneggiare senza tanti complimenti "questi negri". Certo qualcuno in quella porcilaia che si chiama Casa delle libertà non fa mancare la sua "pietà" il suo "dolore", ma sono i fatti quelli che contano. E quei fatti sono stati elevati a legge, la incostituzionale Bossi-Fini. L’ingrediente base del centrodestra, piaccia o non piaccia a Follini, è indigesto ed irriducibilmente avverso alla tradizione democratica di questo Paese: c’è dentro tanto il razzismo quanto l’idea proprietaria della politica e dello Stato; c’è la revanche contro il movimento dei lavoratori, quanto la riduzione della giustizia ad utile del più forte. C’è il servilismo internazionale quanto la grandeur bellicista. "La legge è uguale per tutti" è scritto nelle aule di giustizia. E invece no, niente è uguale per tutti, sia la scuola tratteggiata dalla leggiadra ministra Moratti o la possibilità di pagare un affitto e di arrivare alla fine del mese; sia la possibilità di abortire o quella di mettere al mondo un figlio.

Perché dovrebbe vincere il centrosinistra? Perché i suoi leader sono più bravi, più corretti, meno presi dalla furia iconoclasta di questi "uomini nuovi" del centrodestra ? Perché non hanno conflitti di interessi giganteschi ? Sì, va bene, tutto vero. Ma non basta. Dovrebbe vincere il centrosinistra perché ha una idea di società immediatamente riconoscibile. Un’idea alternativa che convinca gli elettori di Mastella e quelli di Rifondazione. Da dove partire ? Della querelle sulla leadership, sulle primarie o altri bizantinismi non interessa un fico secco ai cittadini italiani che alle europee e alla amministrative hanno scelto il centrosinistra. Non gli interessa sapere se il listone diventerà un partito, e nemmeno se l’Ulivo continuerà a chiamarsi così. Di una cosa la stragrande maggioranza di loro è convinta: che non si può cambiare orchestra per continuare a suonare lo stesso spartito (anche se con meno stecche). L’abrogazione delle leggi del centrodestra, che Rutelli invece non vorrebbe toccate o appena ritoccate, rappresenta la misura reale della volontà di cambiamento. Impegnarsi solennemente a buttare a mare quei provvedimenti, a partire dalla Bossi-Fini e dalla legge 30 sul mercato del lavoro, è il primo passo verso il programma di cui si fa un gran parlare. A questo, e non alle ovvietà salomoniche dall’impronta moderata, dovrebbe pensare Romano Prodi se vuole veramente dar corpo e sostanza ad un leadership forte e riconosciuta dai cittadini.



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