DESTRA: L'Udc ritira gli emendamenti sulle riforme

Aspettando
settembre


Una tregua costruita sulla sabbia
 

di Giampiero Cazzato

Da "La Rinascita della Sinistra"
del 30 luglio 2004

 

Marco Follini esce malconcio dal braccio di ferro con il resto di coalizione. Le "bandiere" dell’Udc, cioè gli emendamenti sul federalismo e premierato sono stati ritirati. La partita interna, per ora, l’hanno vinta i Buttiglione e Giovanardi, quinte colonne del cavaliere di Arcore nel partito centrista. La poltrona di commissario europeo che Buttiglione si è aggiudicata ha giocato un ruolo di rilievo sul risultato finale.

La riforma costituzionale approda nell’Aula di Montecitorio in settimana per la gioia del neo ministro Calderoli; ad agosto ci sarà una replica della gita a Lorenzago per cercare di trovare una quadra nella maggioranza. Altrimenti garantiscono gli uomini vicini a Follini, l’Udc ripresenterà i propri emendamenti alla ripresa dei lavori parlamentari. Come andrà a finire è presto per dirlo. Certo è che il parlamento esce umiliato da questa vicenda, svuotato di ruolo e prestigio a beneficio di qualche, amena baita di montagna. Le riforme, cioè a dire i destini del Paese, le sue regole di convivenza, sono state sordida merce di scambio all’interno di quella stalla maleodorante che risponde al nome di Casa delle libertà. Berlusconi, Fini, Calderoli e Bossi possono anche gioire, pensando ciascuno di aver incassato qualcosa.

Il presidente del Consiglio, come un qualunque bullo di periferia, gongola soddisfatto: Follini ha capito la lezione. Il Carroccio straparla di saldezza della coalizione (ma intanto non esclude trabocchetti e vuole spostare a settembre anche la partita sulle pensioni). A ben vedere sotto la patina di soddisfazione c’è il baratro, l’incapacità di dare omogeneità ad un centrodestra che è ormai null’altro che una accozzaglia di signori della guerra in disaccordo su tutto, incapaci di elaborare un progetto condiviso per il Paese. Ed è proprio lì, nella sofferenza di questo Paese, che è iscritta la fine del centrodestra. Non c’è Buttiglione che tenga di fronte ad una contrazione impressionante dei consumi, alla devastazione dello stato sociale, all’agonia dell'industria, allo svilimento della pratica democratica. Su questo versante nessuno dei tanti attori della farsa ha in mano la carta vincente.

Lunedì prossimo si riunirà il Consiglio nazionale dell’Udc. Lì Follini chiederà un mandato pieno per gestire la Lorenzago 2. Il fatto è che il segretario Udc è convinto che il dopo Berlusconi è, di fatto, già iniziato. Ha forse accelerato i tempi dell'offensiva, ma la strategia rimane la stessa. E non è una strategia che punti a far saltare il fragile bipolarismo italiano ma a ricalibrarlo sui partiti moderati. In sostanza, a ridurre all’angolo la Lega per poi dare una spallata a Forza Italia e riprendersi buona parte dei voti ex de che sono confluiti in questo decennio nel partito del cavaliere. Il segretario udiccino (con l'aiuto discreto di Casini) non rinuncerà alla sua offensiva. È in gioco non solo la sua carriera, ma un progetto politico. La tregua appena siglata è destinata a saltare già nei prossimi giorni.



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