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Marco Follini esce malconcio dal braccio di ferro
con il resto di coalizione. Le "bandiere" dell’Udc, cioè gli
emendamenti sul federalismo e premierato sono stati ritirati. La
partita interna, per ora, l’hanno vinta i Buttiglione e
Giovanardi, quinte colonne del cavaliere di Arcore nel partito
centrista. La poltrona di commissario europeo che Buttiglione si
è aggiudicata ha giocato un ruolo di rilievo sul risultato
finale.
La riforma costituzionale approda nell’Aula di
Montecitorio in settimana per la gioia del neo ministro
Calderoli; ad agosto ci sarà una replica della gita a Lorenzago
per cercare di trovare una quadra nella maggioranza. Altrimenti
garantiscono gli uomini vicini a Follini, l’Udc ripresenterà i
propri emendamenti alla ripresa dei lavori parlamentari. Come
andrà a finire è presto per dirlo. Certo è che il parlamento
esce umiliato da questa vicenda, svuotato di ruolo e prestigio a
beneficio di qualche, amena baita di montagna. Le riforme, cioè
a dire i destini del Paese, le sue regole di convivenza, sono
state sordida merce di scambio all’interno di quella stalla
maleodorante che risponde al nome di Casa delle libertà.
Berlusconi, Fini, Calderoli e Bossi possono anche gioire,
pensando ciascuno di aver incassato qualcosa.
Il presidente del Consiglio, come un qualunque
bullo di periferia, gongola soddisfatto: Follini ha capito la
lezione. Il Carroccio straparla di saldezza della coalizione (ma
intanto non esclude trabocchetti e vuole spostare a settembre
anche la partita sulle pensioni). A ben vedere sotto la patina
di soddisfazione c’è il baratro, l’incapacità di dare omogeneità
ad un centrodestra che è ormai null’altro che una accozzaglia di
signori della guerra in disaccordo su tutto, incapaci di
elaborare un progetto condiviso per il Paese. Ed è proprio lì,
nella sofferenza di questo Paese, che è iscritta la fine del
centrodestra. Non c’è Buttiglione che tenga di fronte ad una
contrazione impressionante dei consumi, alla devastazione dello
stato sociale, all’agonia dell'industria, allo svilimento della
pratica democratica. Su questo versante nessuno dei tanti attori
della farsa ha in mano la carta vincente.
Lunedì prossimo si riunirà il Consiglio nazionale
dell’Udc. Lì Follini chiederà un mandato pieno per gestire la
Lorenzago 2. Il fatto è che il segretario Udc è convinto che il
dopo Berlusconi è, di fatto, già iniziato. Ha forse accelerato i
tempi dell'offensiva, ma la strategia rimane la stessa. E non è
una strategia che punti a far saltare il fragile bipolarismo
italiano ma a ricalibrarlo sui partiti moderati. In sostanza, a
ridurre all’angolo la Lega per poi dare una spallata a Forza
Italia e riprendersi buona parte dei voti ex de che sono
confluiti in questo decennio nel partito del cavaliere. Il
segretario udiccino (con l'aiuto discreto di Casini) non
rinuncerà alla sua offensiva. È in gioco non solo la sua
carriera, ma un progetto politico. La tregua appena siglata è
destinata a saltare già nei prossimi giorni. |