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Il Pdci al 2.4 alle elezioni europee ed al 2,8
alle provinciali. Un buon risultato. Ben 783.710 elettori hanno
scelto di votare il nostro simbolo tanto antico quanto ancora,
purtroppo, troppo poco "riconosciuto" viste le decine e decine
di migliaia di preferenze espresse ai nostri candidati sotto
altre insegne, perlopiù quella di Rifondazione. Ci siamo.
Abbiamo una rilevanza nazionale, con escursioni ancora molto
evidenti sul territorio, ma guadagniamo sia in percentuale (+
0,4 rispetto alle precedenti europee e + 0,7 rispetto alle
politiche del 2001) che in termini assoluti (rispettivamente +
161.451 e + 163.613).
Forse qualcuno tra noi sperava in qualcosa di più
? Non era del tutto peregrina tale aspettativa se rapportata
agli sforzi spesso sovrumani profusi da tante e tanti in una
campagna elettorale, sorretta sicuramente dalla grande passione
e dallo spirito di sacrificio ma con scarsissimi mezzi e risorse
finanziarie a disposizione, in totale assenza di ogni supporto
mediatico, in particolare quello dei quotidiani nazionali e
locali. Aspettativa acuita dalla buona riuscita di tutte le
nostre iniziative e dal giudizio positivo che abbiamo sentito
crescere attorno a noi, in questi pochi anni di vita, per quello
che diciamo e, soprattutto, per quello che facciamo. Ma sarebbe
del tutto fuorviante se questa aspettativa si traducesse, almeno
per qualcuno di noi, in una seppur minima sottovalutazione del
nostro risultato, che, ripeto, è per un verso buono e per altri
addirittura straordinario. Intanto non era per niente scontato,
visto il quadro generale in cui si è svolta la tornata
elettorale. Rimando all’analisi svolta da Diliberto al Comitato
Centrale per comprendere come il nostro partito sarebbe potuto
uscire da questa prova con percentuali da prefisso telefonico.
Stando almeno ad altrui aspettative. Quelle cioè secondo cui nel
nostro Paese, in campo progressista, tra moderatismo e
massimalismo ci sia solo il deserto o, meglio, terra bruciata.
Circa 800mila italiani hanno dimostrato quanto quell’attesa
fosse insensata, irrazionale e, perciò, velleitaria. Di fronte
alla debacle personale del Mister di plastica e del partito a
sua immagine e somiglianza (- 4,2 rispetto alle precedenti
europee pari ad 1 milione di voti persi, ma ad una distanza di
8,4 punti dal risultato delle politiche di tre anni fa ed oltre
4 milioni di voti in meno!) ed all’inversione nel trend positivo
di An (che guadagna qualcosa dalle precedenti europee, ma perde
mezzo punto rispetto alle politiche), la Cdl complessivamente
arretra (-2 su europee e - 3,5 sulle politiche) ma non troppo,
grazie al bianco giglio Udc, al verde arbusto della Lega ed al
garofano che, sfiorito sulle rovine di Tangentopoli, è
ambiguamente risorto nel giardino della destra, sfruttando al
meglio la mancata concorrenza della rosa socialista. Il
centrosi-nistra nel suo complesso avanza (+ 3 sulle europee e +
1,5 sulle politiche) senza però arrivare al tanto agognato
sorpasso. Quattro milioni e mezzo di italiani hanno disertato le
urne rispetto alle politiche del 2001, nonostante gli sms della
Pres. del Cons. e la doverosa quanto martellante (sospettabile
?) pubblicità progresso televisiva. Ma a chi ha negato fiducia
questa grande massa di elettori ? Il conto è presto fatto:
rispetto alle politiche, il centro-sinistra perde un milione e
mezzo di voti, la Cdl tre milioni e mezzo, altre liste non
assimilabili ai due schieramenti (Bonino, Pensionati, ecc.) ne
guadagnano mezzo milione. La somma algebrica porta esattamente a
quei 4,5 milioni di non votanti, un terzo dei quali avevano in
precedenza espresso il proprio consenso al centro-sinistra. Ma
oggi in questo schieramento solo due formazioni arretrano: Di
Pietro-Occhetto (Italia dei Valori nel 2001 era forte di 1,4
milioni di voti ed ora ne perde la metà) e la lista Uniti per
l’Ulivo (la sola somma di Margherita e Ds contava 11,5 milioni
di voti ed ora il listone arriva ai dieci milioni tondi). Dato,
questo, certamente mitigato dal risultato di Ap-Udeur (400 mila
voti che alle politiche stavano dentro la Margherita). Cresce
invece il Prc (+ 1,8 sulle europee e + 1,1 sulle politiche),
crescono i Verdi (+ 0,8 sulle europee, + 0,3 sulle politiche, ma
il risultato non è ben analizzabile visto che in quella
occasione si erano presentati con la lista Girasole insieme allo
Sdi). Cresce il Pdci (+ 0,4 sulle europee e + 0,7 sulle
politiche).
Perso nel dedalo del politicismo quello che
doveva essere il "valore aggiunto" del listone, ci ritroviamo
invece con un centro-sinistra indebolito da una forzosa unità di
facciata che non alletta almeno un milione di persone, le quali,
a differenza del 2001 preferiscono rimanere tra le mura
domestiche anziché riconfermare la propria fiducia al sorgente
(?) partito riformista. Il fatto è che guardando un po' più da
vicino il voto espresso nelle contemporanee elezioni
provinciali, che hanno coinvolto il 70 di tutto l’elettorato
nazionale, emergono dati incontrovertibili: il listone smotta
paurosamente dalle parti del centro, la Margherita perde infatti
quasi 5 punti sulle politiche del 2001 e 4 dalle precedenti
provinciali pari a 600 mila voti, mentre tiene di più sul fianco
sinistro, che guadagna in percentuale un + 0,3 rispetto alle
politiche e solo in voti assoluti (+ 200 mila) ma non in
percentuale sulle provinciali.
È proprio dal confronto tra il voto europeo e
quello provinciale che emerge il dato più importante per il
nostro partito. Basta infatti guardare ai voti assoluti e non
solo alle percentuali per capire il vero orientamento
dell’elettorato di sinistra ed i segnali tangibili che ha
lanciato alle formazioni politiche che lo dovrebbero
rappresentare. Vediamo. Nonostante che nelle 63 province in cui
si è votato manchino all’appello quasi un milione e mezzo di
voti validi rispetto a quelli là espressi dai medesimi cittadini
e nello stesso giorno, il centro-sinistra nel suo complesso
avanza sulle contemporanee europee di ben 6 punti e 500 mila
voti, il che gli consente di superare ampiamente il centrodestra
con un 52,3 contro il 44,1. Ma a sinistra che è successo ? I
Verdi guadagnano, sempre nello stesso giorno, 80 mila voti, noi
qualche migliaio. Rifondazione ne perde oltre 200 mila. Questo
significa due cose: che Rifondazione ha goduto alle europee di
un voto largamente di "passaggio" e che il Pdci ed i Verdi hanno
ottenuto un voto "stabile".
Se, forti di queste considerazioni, ritorniamo a
guardare i voti assoluti delle europee, non dovremo strabiliarci
nel constatare che il Pdci guadagna, in maniera stabile, sia
rispetto alle politiche del 2001 che alle precedenti europee,
oltre 160 mila voti mentre Rifondazione avanza certamente sulle
europee, ma solo di 98mila voti sulle politiche e per giunta, in
via transitoria. Ciò significa che la grande massa del voto di
protesta dell’ala sinistra Ds, refrattaria al moderatismo
"riformista", ha votato e fatto votare per Bertinotti, tanto che
1 voto ogni 7 gli viene da là. Ma allora è proprio vero che
Rifondazione è in crescita ? Un’altra parte di coloro che non
condividono la sparizione tout court della sinistra nel nostro
Paese, seppur in misura minore dei votanti a prestito, ha
operato una scelta permanente verso i Verdi, ma, in maniera
significativa, soprattutto verso il Pdci.
Questo è il dato davvero rilevante, questa è
l’importanza concreta effettiva del risultato raggiunto con
tanto lavoro e tanto sacrificio, perseguito con ostinazione ed
orgoglio dai dirigenti e dai meravigliosi, quasi eroici,
militanti di questo nostro piccolo grande partito. Grazie
compagne, grazie compagni ! Non abbiamo tempo per riposarci.
Torniamo subito al lavoro, per far conoscere il nostro progetto
di trasformazione della società, per difendere gli interessi
della classe che vogliamo rappresentare, per essere il lievito
della rinascita di una sinistra vera e forte nel nostro Paese,
una sinistra unita che sia all’altezza del proprio compito
storico e che, alleata con il centro democratico, riesca
davvero, davvero, a battere Berlusconi ed il berlusconismo alle
prossime politiche. |