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Strana situazione quella del centrosinistra. Ha
perso eppure ha vinto, ha vinto eppure rischia di perdere.
Potrebbe finire vittima della sindrome di Annibale. Roma è
vicina, pronta ad aprire la sue porte, perché non riposarsi a
Capua ? Ma l’ozio, si sa, infiacchisce, e nell’ozio nascono le
dispute. I generali lontani dalla pugna si prendono a pugni tra
loro, disegnando sulle nuvole strategie di battaglie che
rischiano di non fare mai. E intanto il nemico si riorganizza.
Strana situazione in questo listone riformista, forte eppure
debole. Tornare indietro non è facile, perché quel non brillante
31 per cento non è eludibile, ma andare avanti nemmeno. Di
fronte ci sono almeno tre strade possibili, quella del partito
riformista e quella di un nuovo Grande Ulivo. C’è poi un terzo
itinerario, la riscoperta del centro-sinistra con il trattino,
dove l’incontro non è mai dato dall’offuscamento delle ragioni
dell’altro ma da una sintesi di storie e culture diverse. Quale
strada sarà percorsa non lo sappiamo. Quel che possiamo vedere è
che non solo il listone non ha fatto lievitare entusiasmo tra
gli elettori, ma lascia aperta la questione della conflittualità
tra Ds e Margherita, e all’interno di queste due forze. Prodi
chiede la Costituente dell’Ulivo, D’Alema ribatte, minaccioso,
incitando il professore a federare la lista unitaria. Prodi,
consapevole della freddezza alla sua soluzione, propone un mix:
la federazione dell’Ulivo. Giochi di parole che nascondo il vero
problema che ci consegnano queste elezioni: la conquista dei
voti moderati. Che non c’è stata. I democristiani della
Margherita ce l’hanno con i Ds e con Prodi: il voto non li ha
premiati, schiacciandoli sulla Quercia. Hanno ragione. Ora
rischiano di sbagliare di grosso. Il campanello d’allarme arriva
da Piacenza dove il presidente uscente, della Margherita, ha
dichiarato che ai ballottaggi sosterrà il candidato del
centrodestra. Una scelta che potrebbe terremotare il versante
moderato del centrosinistra.
E ritorniamo allora al centro-sinistra col
trattino. Solo su questo percorso la leadership di Prodi è
salda. Altra strade portano ad una sua delegittimazione. Se i Ds
non sono più riconoscibili come un partito di sinistra, se si
riscoprono moderati e "democratici" perché non dovrebbero
esprimere loro una loro leadership ? Perché ancora Prodi quando
c’è Veltroni che piace tanto anche a Bertinotti ? «Prodi - dice
Diliberto - è il nostro candidato». È il candidato di un
progetto di riorganizzazione del campo del centro-sinistra che
tragga il valore aggiunto dalle identità e non dalle persone. E
questo ci porta a quel 13 per cento di voti alla sinistra del
triciclo, una crescita che ha riguardato i Verdi, il Pdci,
Rifondazione. I Comunisti italiani con il 2,4 per cento e
800mila voti sono una presenza ineludibile della sinistra. Non è
solo questione di numeri. È la conferma di un progetto che
riporta in primo piano il mondo del lavoro. Per metterlo a
regime serve la Confederazione della sinistra: una
confederazione che sia aperta non solo a quel 13, ma che veda
protagonisti anche i Ds, tutti i Ds, se dovesse saltare il
triciclo. Bertinotti liquida l’operazione come politicista.
Della sua idea però si capisce ben poco. Dietro le iperbole c’è
solo la voglia di fare una grande Rifondazione a sua immagine e
somiglianza. Una ipotesi che non dispiace affatto a chi nei Ds
vuole l’approdo riformista. Tanta sicumera è pericolosa. Anche
Fausto rischia la sindrome di Annibale. |