Brevi note sullo svolgimento dell'assemblea congressuale in Trentino Alto Adige

 
21 novembre 2001

 

Domenica scorsa la Federazione regionale di Trento e Bolzano del Partito dei Comunisti Italiani ha tenuto la propria assemblea congressuale in preparazione del secondo congresso nazionale del partito. Un’assemblea che mirava più alla sostanza che all’immagine, anche in considerazione delle proporzioni del partito, che ha però potuto salutare la presenza di un attivo gruppo di compagni in provincia di Bolzano.

La discussione ha riconfermato la necessità di un partito che mantenga l’obiettivo di trasformare la società in senso socialista - fondata cioè sulla solidarietà, sull’interesse collettivo e non sull’egoismo personale. Obiettivo da perseguire tenendo conto della situazione di fatto, delle conseguenze enormi della sconfitta dell’esperienza nata dalla rivoluzione russa e della resa teorica e culturale, in Italia, del maggior partito della sinistra all’offensiva delle forze padronali e della destra. L’esperienza ha dimostrato infatti che atti clamorosi per affermare la necessità di una politica più decisamente a favore dei ceti popolari, hanno avuto come unico risultato l’ingresso di forze di destra nella coalizione di governo e un peggioramento della situazione, tanto da arrivare - anche per incertezze, ambiguità ed errori della maggioranza, come la partecipazione alla guerra contro la Serbia - a consegnare il Paese a una maggioranza non solo di destra ma addirittura eversiva.

 Non sono infatti solo di destra ma eversive (e fatte su misura) le norme che riducono il falso in bilancio a semplice reato non più perseguibile dopo tre anni e quelle che impongono anche per i processi già celebrati atti originali e non fotocopie nelle rogatorie internazionali, approvate in gran fretta per risolvere subito alcuni problemi giudiziari di Berlusconi. Sono eversivi i continui pesanti attacchi alla magistratura, tesi a ridurla docile strumento del governo. Sono reazionarie e truffaldine, se non eversive, le misure prospettate sulla previdenza, sulla sanità, sull’utilizzo immediato in busta paga di parte delle somme che spettano al lavoratore alla fine del rapporto di lavoro (per far credere in un aumento di paga) e quelle già adottate sulla scuola. E’ apertamente reazionaria e parte di un disegno mirante a cancellare possibilmente tutto lo Statuto dei Lavoratori la volontà espressa di abolire il divieto di licenziare senza giusta causa come richiesto dalla Confindustria. L’abolizione della contrattazione collettiva nazionale, anch’essa perseguita dalla Confindustria, sarebbe l’ultimo colpo, dopo di che ognuno verrebbe a trovarsi solo e senza difese di fronte a uno strapotere padronale mai visto, per di più appoggiato da un potere politico che tende a farsi regime.

La massiccia adesione di lavoratori alla manifestazione della FIOM e della CGIL a Roma (senza la partecipazione delle altre due confederazioni) indica che malgrado tutto il mondo del lavoro è pronto a lottare contro questo pericolo. Altrettanta capacità di mobilitazione e volontà di muoversi contro la politica delle grandi potenze economiche mondiali, prima di tutto contro la guerra, ha dimostrato la grande partecipazione alle manifestazioni di Genova, Perugia-Assisi e Roma. Malgrado le divergenze anche profonde su alcuni punti, è al fianco di questo popolo che devono schierasi le forze democratiche che hanno dato vita all’Ulivo. Come devono ricercare l’unità al loro interno, devono ricercarla anche con questi movimenti, che esprimono l’esigenza di una politica di pace e di solidarietà fra le classi sfruttate. Per questo è stata giusta l’adesione dei Comunisti Italiani alla manifestazione di Genova e alla marcia Perugia-Assisi, e sarebbe stato giusto aderire ufficialmente, di là dalla partecipazione di singoli esponenti del partito, anche alla manifestazione di Roma. Questo non avrebbe in alcun modo pregiudicato la possibilità di critica ad atteggiamenti estremistici. Avrebbe anzi dato a quella critica una forza e una credibilità maggiore, e avrebbe rafforzato il legame dei Comunisti Italiani con forze che a quella manifestazione hanno partecipato pur non condividendo impostazioni di qualcuno degli organizzatori.

Più in generale, dalla discussione è emersa la necessità di ricreare una diffusa coscienza realmente “di sinistra”: cosa che richiederà un lavoro lungo e un dibattito politico e culturale anche aspro vista la preoccupante deriva del maggior partito della sinistra italiana che ormai appare più liberaldemocratico che di sinistra. Una deriva che lo ha portato ultimamente ad esprimere voto favorevole alla partecipazione italiana alla guerra in Afghanistan, che lungi dal vincere il terrorismo rischia di alimentarlo pericolosamente in una spirale che potrebbe rivelarsi catastrofica per tutta l’umanità. Anche alla luce di questo fatto la costruzione dell’unità delle sinistre richiederà un lavoro non breve e potrà avvenire eventualmente più attraverso una forma confederativa, dove il dibattito e le divergenze possono esprimersi senza eccessivi traumi, che in un partito unico, dove tutto rischia di livellarsi nelle decisioni della maggioranza.

L’assemblea ha poi eletto i delegati al congresso nazionale (Carlo Carlini, Mirko Carotta e Maurizio Scarpa), un coordinamento regionale di 20 membri e un direttivo ristretto di 5 membri (Carlo Carlini e Anita Polenta per Bolzano, Mirko Carotta, Giuliano Pantano e Franco Valduga per Trento)ed eletto la compagna Rosa Anna Tamanini presidente della Federazione.


Partito dei Comunisti Italiani
- Federazione di Trento e Bolzano -