Via dall'Iraq

L'intervento di
Diliberto alla Camera

 

Ufficio stampa

Roma, 20 maggio 2004

 

Signor Presidente,

quanti altri morti - italiani, irakeni, americani, uomini in armi, donne, tanti bambini, civili inermi - quanti altri morti farà questa sporca guerra coloniale?

Ieri, altri 40, ad una festa di nozze. Ieri l'altro, un soldato italiano. Ed in Palestina, altri venti assassinati, moltissimi ragazzi, abbattuti disarmati da una cannonata israeliana.

Non vedete che la guerra genera altra guerra, altro odio, altra disperazione. Non vedete che tutto ciò ha aumentato vertiginosamente il terrorismo, ovunque nel mondo?

Le immagini di torture atroci sono entrate nelle nostre case. Indignazione e disgusto non bastano. Occorre agire, porre fine all'occupazione militare dell'Irak, ritirare le truppe occupanti, quelle dei Paesi che hanno fatto la guerra, gestire con l'Onu - e solo con essa, senza americani ed inglesi - una breve transizione per restituire l'Irak agli irakeni.

Torture, massacri: l'unica grande potenza rimasta al mondo fa valere con sconfinata arroganza la propria forza. Ma una politica siffatta la rende drammaticamente più fragile, più isolata, più indifesa. E noi, senza più alcuno straccio di politica estera autonoma, ridicolizzati in tutto il mondo, senza contare più niente, siamo assediati nel bunker insieme agli Usa, esposti a rischi gravissimi.

Abbiamo appreso da un colonnello italiano che il nostro contingente in Irak consegnava prigionieri ad un carcere irakeno, alla polizia irakena, da noi addestrata e pagata, sapendo che questi uomini sarebbero stati torturati.

Ma a quale grado di abiezione siete arrivati? Dovreste provare vergogna per le vostre azioni, per il vostro silenzio e le vostre omissioni di fronte a fatti enormi come questi. Ma come chiedere di provare vergogna ad una maggioranza che poche settimane fa, in quest’aula, ha votato a favore di un emendamento della Lega che autorizza, in Italia!, l'uso della tortura.

Stiamo sprofondando in un baratro di ignominia e di vergogna. E' il sonno della ragione che genera mostri.

Bush sapeva da mesi delle torture sistematiche. Altro che diritti umani, valori dell'occidente, pace e democrazia! Bugie e ipocrisie, come quelle sulle armi di distruzione di massa.

Siamo in guerra. L'Italia è in guerra. Contro la Costituzione, contro i valori morali del nostro popolo, contro il buon senso. Non ci dobbiamo abituare all'idea.

Il centro-sinistra è unito nel chiedere il ritiro immediato dall'Iraq. Bene. Ma il 4 giugno, quando il presidente che ha autorizzato le torture, Gorge W. Bush, verrà in Italia, per regalare a Berlusconi un odioso spot elettorale, noi saremo in piazza - a costo di esser da soli, ma vedrete che saremo tantissimi -, a dire a Bush che c'è un'Italia che non lo vuole. E' l'Italia migliore. E' l'Italia che ripudia la guerra. E' l'Italia antifascista. L'Italia della Costituzione.



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