SALVIAMO ARAFAT !

Difendere la vita del leader palestinese per dare forza ad una prospettiva di pace
 

di Jacopo Venier

Da "La Rinascita della Sinistra"
del 2 aprile 2004

 

Salvate Arafat e con Arafat salvate la possibilità della pace. L'iniziativa di un appello per la difesa della vita del presidente palestinese ha la forza rivoluzionaria delle cose semplici.

Se la politica smettesse di voler nascondersi di fronte alle proprie responsabilità sarebbe infatti chiaro come la priorità assoluta per chiunque voglia contribuire a rimettere in moto la ricerca di una soluzione alla tragedia medio orientale deve essere oggi la difesa, anche fisica, di Arafat. Siamo ad un momento cruciale in cui tutto è possibile. L’uccisione di Yassin è infatti la dimostrazione che ci troviamo ad un punto di non ritorno. Solo l’assuefazione all’orrore ci può portare a sottovalutare la portata di ciò che è accaduto e le conseguenze di questo atto criminale.

In queste ore è probabile che si stia organizzando una terribile rappresaglia. Ancora una volta vite innocenti sono appese a fili invisibili che verranno presto spezzati. I cinici giocatori di questo tragico gioco giocano al rialzo perché, avendo imposto la logica della faida, sanno che tanto più alto sarà l’esito tragico del prossimo attacco tanto più clamoroso dovrà essere il nuovo colpo. La destra israeliana e palestinese giocano la stessa partita. Seduti attorno ad un tavolo programmano e votano la morte di altri esseri umani. Il terrore per loro è un fatto "politico" utilissimo per spostare il terreno dello scontro dal piano politico a quello religioso. Sharon e Hamas negano l’altro e quindi non devono consentire alcun terreno di incontro possibile. Da un lato i terroristi dall’altro l’entità sionista; da un lato gli ebrei dall’altro i mussulmani; è questa logica binaria che, secondo le destre, deve guidare la mente ed il cuore degli uomini. Per questo insieme odiano Arafat. Arafat è infatti, nel bene e nel male, il simbolo detta politica, della mediazione, della trattativa. Arafat è stato il comandante militare dell’Olp ma è anche l’uomo che ha riconosciuto lo Stato di Israele, Arafat è il discusso Presidente della gestione del dopo Oslo ma anche un simbolo vivente di resistenza, chiuso nella sua prigione diroccata, il capo carismatico che risorge da ogni sconfitta. Insomma cancellare Arafat è stato ed e un obiettivo di tutti coloro che non vogliono la pace e quindi non vogliono lo stato di Palestina.

Per questo, oggi come non mai, noi stiamo con Arafat e crediamo che sia necessario stringersi intorno a lui ed al suo popolo per proteggerlo con le sole armi di cui dispongono i popoli, l’amicizia, la solidarietà, il riconoscimento sincero della sua grande personalità. Invece di discutere di improbabili associazioni di Israele e Palestina all’Europa dovremmo far applicare gli accordi attuali che vengono puntualmente disattesi. Se i popoli possono rispondere solo con la propria "tenerezza" reciproca gli Stati avrebbero invece la responsabilità di imporre la fine dell’occupazione, la fine degli omicidi, delle rappresaglie collettive, delle distruzioni, della costruzione del muro dentro il territorio palestinese.

L’indifferenza in politica si nasconde dietro la passività o l’irrealismo. Noi che odiamo gli indifferenti dobbiamo oggi fare di tutto per rendere “inutili” i prossimi morti, per “proteggerli” da chi ha pianificato la loro fine, dai corvi e dagli avvoltoi. Dobbiamo dimostrare che la forza della giustizia prevale sulla logica del sangue e per questo oggi, subito, l’Europa deve dichiarare che Arafat è il proprio unico interlocutore, che è pronta da subito a riconoscere la Palestina sui confini del '67.



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