Il Fallimento e la protervia del governo Berlusconi

Lo sciopero generale, il nostro nemico, il rapporto con i DS
 

di Oliviero Diliberto

Da "La Rinascita della Sinistra"
del 26 marzo 2004

 

È sciopero generale. Su due temi - lo sviluppo del Paese e la difesa delle pensioni - che condannano il fallimento di questo governo e la sua protervia. È fallimentare un governo che causa il declino economico e il dramma sociale. È protervo un governo che in questo quadro, invece di avviare una svolta nella politica economica, si preoccupa solo di elevare l’età pensionabile, aggravando così le condizioni sociali. A quanti anni e con quale reddito andranno in pensione i tanti giovani che, per colpa della legge che distrugge le regole del mercato del lavoro, sono precari ? Per questo è bene che ci sia lo sciopero generale, ed è bene che sia unitario. Condividiamo pienamente le posizioni della Cgil. Ma siamo i primi, nella società e nella politica, a sostenere le ragioni dell’unità per sconfiggere il comune nemico e - come ha detto il Presidente della Repubblica - innovare il modello di sviluppo.

Gli effetti combinati dell’inflazione e della recessione hanno causato il drastico impoverimento dei ceti popolari e di tanta parte dei ceti medi. È il risultato di un insieme di politiche: la politica economica del governo, incardinata - ahinoi! - sulla "finanza creativa" di Tremonti; la politica industriale, del tutto inesistente; la politica fiscale, che ha sollecitato la tendenza all’impunità di evasori ed elusori; la politica della giustizia, che ha abbassato la soglia della legalità.

Le forze del centrosinistra vinceranno se unite. Eppure è dei giorni scorsi uno strappo grave: dopo la squallida contestazione del segretario Ds Piero Fassino da parte di un gruppo di "disobbedienti" durante la straordinaria manifestazione per la pace, autorevoli dirigenti Ds, a cominciare proprio da Fassino, hanno dato vita a un attacco senza precedenti ai Comunisti italiani. Un attacco che partiva dall’assunto falso, strumentale ed arrogante, di una responsabilità del Pdci per la contestazione subita da Fassino. Abbiamo risposto offrendo, certo, la solidarietà a Fassino per l’aggressione subita, ma ribadendo anche l’assoluta legittimità delle nostre posizioni e rivendicando delle scuse che ci sono dovute. Abbiamo risposto rilanciando la nostra strategia unitaria – Beriusconi si batte solo con l’unità di tutte le forze democratiche –, e la proposta di confederazione di sinistra. La rilanciamo persino nel momento in cui la scelta Ds si muove nell’opposta direzione dell’unità con i moderati della Margherita. La rilanciamo guardando comunque alla sinistra che ci sta. Comprendiamo le difficoltà di un gruppo dirigente che subisce all’interno del suo partito critiche, riserve e defezioni davanti alla sua linea. Ma non può perciò diminuire il rigore delle nostre posizioni e la nostra libertà di critica. Né sui temi della pace né, per esempio sui temi del lavoro. Non ci è chiaro come si fa a sconfiggere Beriusconi aggredendo parte delle forze del centrosinistra. Perché, caro Fassino, Berlusconi non si batte con una visione proprietaria dell’Ulivo, ma conquistando insieme la maggioranza dei voti. E la lista "unitaria", da sola, non ce l'ha; e non ce l'ha neppure con Bertinotti. Se le nostre posizioni sul ritiro dei militari italiani o sulla manifestazione bipartizan contro il terrorismo sono diverse dalle vostre, rassegnatevi. Non le cambieremo certo davanti alle minacce, anche perché è naturale che in una coalizione vi siano, su questioni anche grandi, opinioni diverse. Noi non mettiamo in discussione la prospettiva unitaria, perché vogliamo vincere, unitariamente, per tornare a governare nel rispetto dell’identità di ciascuno e dando più forza alla sinistra del nostro Paese. Siamo tutti d'accordo ?



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