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Un gruppo di facinorosi – notoriamente ostili al
Pdci e altrettanto notoriamente prossimi a altri partiti (come
documentano, da ultimo, anche le immagini televisive) – ha
virulentemente contestato la partecipazione al corteo del 20
marzo del Segretario dei Ds, compagno Pietro Fassino.
Siamo stati, siamo e saremo sempre contro ogni forma
di violenza, e perciò confermiamo a Fassino la nostra
solidarietà, che nessuna critica politica mette in discussione.
Ma a seguito di quella contestazione i dirigenti nazionali dei
Ds hanno sferrato un attacco immotivato e strumentale al gruppo
dirigente del Pdci – imputandolo di essere l’ispiratore
dell’aggressione! – ringraziando invece Fausto Bertinotti per le
sue posizioni “unitarie”.
Uno scatto di nervi individuale può essere
soggettivamente comprensibile, anche se da un autentico leader
si richiederebbe maggior raziocinio. Tendiamo però a escludere
che l’intera maggioranza del gruppo dirigente dei Ds abbia perso
il controllo dei propri nervi a seguito di una pur grave
provocazione. Bisogna perciò concludere che essa abbia
lucidamente scelto un pretesto qualsiasi per giustificare in
qualche modo la decisione presa a freddo di scatenare
un’offensiva distruttrice contro il Pdci. Un’offensiva di cui
s’erano avute recentissime avvisaglie (per esempio, la pretesa
che il nostro Partito non si presenti alle elezioni
amministrative in importanti comuni, per non ‘disturbare’
Rifondazione; e il rifiuto di pubblicare sulla contro copertina
de “l’Unità” proprio del 20 marzo il nostro manifesto contro la
guerra...) ma che ora si sta dispiegando in tutta la sua
ampiezza.
La ragione vera di questa offensiva è per noi
chiarissima. Il Pdci sta infatti consolidandosi e crescendo con
un continuo flusso di adesioni che provengono anche dai Ds e da
Rc, dimostrando di essere un polo di attrazione di sinistra e
per la sinistra, alternativo sia alla deriva moderata diessina
sia a quella ‘estremista’ bertinottiana: smentendo, insomma,
nella pratica la teoria delle “due sinistre”, tanto falsa quanto
utile alla leadership sia diessina sia rifondarola, entrambe
ostili per diversi motivi alla crescita di una forza politica
radicata nella tradizione del Partito comunista italiano. E’
proprio questa concreta smentita che spinge la dirigenza Ds a
tentare di fare terra bruciata attorno al Pdci, nell’illusione
che agitare un “nemico” esterno possa frenare la crisi politica
del loro partito, bloccandone l’emorragia di quadri, militanti
ed elettori.
I Comunisti italiani non si faranno isolare né
stritolare dalla tenaglia Ds-Rc. Continueremo invece a muoverci
sulla nostra linea politica di unità del centro sinistra e di
autonomia nel centro sinistra. Continueremo a dire quel che
pensiamo e a fare quel che diciamo. Continueremo a batterci per
il lavoro, per i diritti, per la democrazia, per la pace:
coerentemente a sinistra; coerentemente, ieri e oggi, contro la
destra; coerentemente, comunisti. E la nostra presenza nelle
istituzioni – in Parlamento non meno che negli enti locali – o
serve a questo o non serve a nulla: sappiano, dunque, i
dirigenti dei Ds che essa non è moneta di scambio con cui
possano comprare il nostro silenzio e la nostra dignità: non
cederemo né alle intimidazioni, né alle minacce, né ai ricatti.
Faremo vivere nei fatti la tradizione politica dei comunisti
italiani contro tutti quelli che vanamente vogliono cancellarla.
Il gruppo dirigente dei Ds può, se lo ritiene,
proporsi di riportare all’ordine le proprie componenti interne.
Ma il Pdci non è una componente dei Ds, né esiste alla loro
ombra o per loro grazia. Il Pdci è un soggetto politico autonomo
sotto tutti i profili – ideale, politico, organizzativo – e
continuerà a esserlo, essendo del tutto estraneo alle rese di
conti interne a altri partiti.
Il gruppo dirigente dei Ds può anche proporsi, in
concorso con altri, di “normalizzare” il movimento per la pace
spartendolo in una componente moderata (subalterna a logiche
governiste) e in una componente ultra radicale (subalterna a
logiche estremistiche). Il Pdci si opporrà a questo eventuale
disegno e, comunque, a qualsiasi pratica indirizzata verso
questo esito, in nome della salvaguardia dell’unità nella
diversità – e, dunque, dell’autonoma efficacia politica – del
movimento stesso.
Il gruppo dirigente dei Ds, infine, può proporsi di normalizzare
anche la Cgil, piegandola alle proprie logiche di partito.
Sarebbe una tragedia per il movimento sindacale e per la
sinistra, che la democrazia italiana oggi non può in alcun modo
permettersi. Il Pdci farà la propria parte, con la modestia
delle proprie forze ma con la chiarezza delle proprie idee e
delle proprie ragioni, per salvaguardare l’autonoma funzione del
sindacato, e per supportarne l’impegno in difesa del lavoro, dei
diritti, della democrazia e della pace: cioè degli obiettivi
fondamentali anche dei Comunisti italiani. |