Lo scatto di nervi di Fassino

Un attacco pretestuoso

di Severino Galante

Ufficio stampa
Roma 23 marzo 2004
 

Un gruppo di facinorosi – notoriamente ostili al Pdci e altrettanto notoriamente prossimi a altri partiti (come documentano, da ultimo, anche le immagini televisive) – ha virulentemente contestato la partecipazione al corteo del 20 marzo del Segretario dei Ds, compagno Pietro Fassino.

            Siamo stati, siamo e saremo sempre contro ogni forma di violenza, e perciò confermiamo a Fassino la nostra solidarietà, che nessuna critica politica mette in discussione. Ma a seguito di quella contestazione i dirigenti nazionali dei Ds hanno sferrato un attacco immotivato e strumentale al gruppo dirigente del Pdci – imputandolo di essere l’ispiratore dell’aggressione! – ringraziando invece Fausto Bertinotti per le sue posizioni “unitarie”.

            Uno scatto di nervi individuale può essere soggettivamente comprensibile, anche se da un autentico leader si richiederebbe maggior raziocinio. Tendiamo però a escludere che l’intera maggioranza del gruppo dirigente dei Ds abbia perso il controllo dei propri nervi a seguito di una pur grave provocazione. Bisogna perciò concludere che essa abbia lucidamente scelto un pretesto qualsiasi per giustificare in qualche modo la decisione presa a freddo di scatenare un’offensiva distruttrice contro il Pdci. Un’offensiva di cui s’erano avute recentissime avvisaglie (per esempio, la pretesa che il nostro Partito non si presenti alle elezioni amministrative in importanti comuni, per non ‘disturbare’ Rifondazione; e il rifiuto di pubblicare sulla contro copertina de “l’Unità” proprio del 20 marzo il nostro manifesto contro la guerra...) ma che ora si sta dispiegando in tutta la sua ampiezza.

            La ragione vera di questa offensiva è per noi chiarissima. Il Pdci sta infatti consolidandosi e crescendo con un continuo flusso di adesioni che provengono anche dai Ds e da Rc, dimostrando di essere un polo di attrazione di sinistra e per la sinistra, alternativo sia alla deriva moderata diessina sia a quella ‘estremista’ bertinottiana: smentendo, insomma, nella pratica la teoria delle “due sinistre”, tanto falsa quanto utile alla leadership sia diessina sia rifondarola, entrambe ostili per diversi motivi alla crescita di una forza politica radicata nella tradizione del Partito comunista italiano. E’ proprio questa concreta smentita che spinge la dirigenza Ds a tentare di fare terra bruciata attorno al Pdci, nell’illusione che agitare un “nemico” esterno possa frenare la crisi politica del loro partito, bloccandone l’emorragia di quadri, militanti ed elettori.

            I Comunisti italiani non si faranno isolare né stritolare dalla tenaglia Ds-Rc. Continueremo invece a muoverci sulla nostra linea politica di unità del centro sinistra e di autonomia nel centro sinistra. Continueremo a dire quel che pensiamo e a fare quel che diciamo. Continueremo a batterci per il lavoro, per i diritti, per la democrazia, per la pace: coerentemente a sinistra; coerentemente, ieri e oggi, contro la destra; coerentemente, comunisti. E la nostra presenza nelle istituzioni – in Parlamento non meno che negli enti locali – o serve a questo o non serve a nulla: sappiano, dunque, i dirigenti dei Ds che essa non è moneta di scambio con cui possano comprare il nostro silenzio e la nostra dignità: non cederemo né alle intimidazioni, né alle minacce, né ai ricatti. Faremo vivere nei fatti la tradizione politica dei comunisti italiani contro tutti quelli che vanamente vogliono cancellarla.

            Il gruppo dirigente dei Ds può, se lo ritiene, proporsi di riportare all’ordine le proprie componenti interne. Ma il Pdci non è una componente dei Ds, né esiste alla loro ombra o per loro grazia. Il Pdci è un soggetto politico autonomo sotto tutti i profili – ideale, politico, organizzativo – e continuerà a esserlo, essendo del tutto estraneo alle rese di conti interne a altri partiti.

            Il gruppo dirigente dei Ds può anche proporsi, in concorso con altri, di “normalizzare” il movimento per la pace spartendolo in una componente moderata (subalterna a logiche governiste) e in una componente ultra radicale (subalterna a logiche estremistiche). Il Pdci si opporrà a questo eventuale disegno e, comunque, a qualsiasi pratica indirizzata verso questo esito, in nome della salvaguardia dell’unità nella diversità – e, dunque, dell’autonoma efficacia politica – del movimento stesso.

             Il gruppo dirigente dei Ds, infine, può proporsi di normalizzare anche la Cgil, piegandola alle proprie logiche di partito. Sarebbe una tragedia per il movimento sindacale e per la sinistra, che la democrazia italiana oggi non può in alcun modo permettersi. Il Pdci farà la propria parte, con la modestia delle proprie forze ma con la chiarezza delle proprie idee e delle proprie ragioni, per salvaguardare l’autonoma funzione del sindacato, e per supportarne l’impegno in difesa del lavoro, dei diritti, della democrazia e della pace: cioè degli obiettivi fondamentali anche dei Comunisti italiani.



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