Al lavoro per la Sinistra


I Comunisti e il congresso:
la sfida che lanciamo

 

di Oliviero Diliberto

Da "La Rinascita della Sinistra"
del 20 febbraio 2004

 

           Il tema del congresso nazionale del Pdci, “al lavoro per la sinistra”, è l’agenda del nostro impegno: restituire ad ub universo di invisibili una rappresentanza politica autonoma. In primo luogo i salariati delle imprese: operai massa, specializzati, tecnici, impiegati. Il frastagliato mondo dei precari, quelli che, se passa il progetto del governo, non avranno mai una pensione pubblica. Ma anche fasce di lavoratori autonomi, e, fra questi, coloro che in realtà dipendono dall’impresa non avendo però da questa né contributi né assistenza né niente di niente. Invisibili: scomparsi dalla politica pur essendo nella società i protagonisti, perché produttori e consumatori. Diciamocelo chiaro e tondo: le lavoratrici, i lavoratori e le loro famiglie sono la spina dorsale dell’Italia che vorremmo ricostruire dopo questi anni di devastazione sociale dell’estrema destra che governa. Il suo fallimento è la bancarotta del liberismo selvaggio. Per loro, meglio, con loro, occorre ricostruire la rappresentanza politica.

Cos’è questa, se non una sinistra rinata, ove noi Comunisti italiani, mantenendo la propria identità, ne siamo il lievito ? Può essere che ne diventiamo l’elemento ordinatore. Non abbiamo, sia chiaro, alcuna intenzione di piantare bandierine, di imporre supremazie. Sarebbe stupido ed in ultima analisi controproducente. Ma siamo consapevoli, ed orgogliosi, di essere stati i primi ed i più coerenti assertori della ricostruzione di una sinistra politica che accetti la sfida dei cosiddetti riformisti, salvaguardando un’ampia alleanza democratica per cacciare Berlusconi e dare finalmente all’Italia un governo della trasformazione.

Lavoro e unità della sinistra, quindi, ma iscritti in una costellazione di valori in cui la stella polare è un nuovo antifascismo. Siamo rimasti pressoché gli unici a difendere e a rappresentare una generazione di partigiani umiliati e offesi da torrenziali fesserie, falsi storici e opportunismi di ogni sorta che, disgraziatamente, hanno contaminato parte della sinistra. Se oggi noi possiamo inaugurare il congresso nazionale a Rimini, invece che a Lione, lo dobbiamo a loro, a quell’idea di libertà, di Patria e di Repubblica che hanno conquistato col sangue. Ma sappiamo che l’attacco ai partigiani e all’antifascismo tende a cambiare l'Italia di domani, ad avviare una rifondazione dello Stato costituzionale che lo porti fuori da quell’idea di democrazia partecipata e progressiva su cui si è incardinato l’ultimo mezzo secolo. Non era il Pci di Enrico Berlinguer che, a metà degli anni 70, aveva messo all’ordine del giorno "una nuova tappa della rivoluzione democratica e antifascista"? L'orizzonte della nostra politica guarda lontano, nel tempo e nello spazio. Guarda l'Europa e il mondo, Sappiamo che sarà una strada lunga, difficile e tortuosa, perché il compito immane dei popoli del mondo è quello di combattere contro le mostruose disuguaglianze ed ingiustizie sociali causate dalle forme contemporanee che ha assunto il capitalismo nell'economia, nella politica, nella cultura. Ma è proprio la dilagante ineguaglianza sociale che determina una simmetrica domanda di tanta parte dell’umanità. Una moderna domanda che ieri ha mosso l'Ottobre 1917, la Comune di Parigi del 1871, la Francia del 1789. Si chiama uguaglianza. È lì, nella Costituzione, ove si afferma che la Repubblica rimuove gli ostacoli che limitano di fatto l’eguaglianza dei cittadini. È la nostra bandiera. Ecco ciò che sono e che saranno i Comunisti italiani. Ed ecco la sfida che lanciamo dal nostro Congresso nazionale.



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