IRAQ

Vanno. vengono,
a volte ritornano...
dal Grand Hotel Nassiriya

 

di Jacopo Venier

Da "La Rinascita della Sinistra"
del 13 febbraio 2004

 

Vanno. Vengono, a volte ritornano… Come le nuvole di una famosa canzone i politici italiani vogliono provare l’ebbrezza di stare "con i nostri ragazzi " al fronte.

Prima c'è andato Martino (versione guerresca con tanto di giubbotto antiproiettile e mimetica) a piangere lacrime di coccodrillo sulle macerie insanguinate dai corpi straziati di ragazzi mandati a morire per conto terzi.

Poi è toccato a Casini (versione "padre della patria" con tanto di branda e barzellette) che ha così bruciato Berlusconi mancato alla gita perché impegnato con le sue rughe.

E poteva forse Fini, tra una scazzottata per la verifica ed una comparsata da Vespa, perdersi l’appuntamento con la retorica dei "pacificatori non pacifisti"?

Come se non bastasse questo carnevale, l’arrivo dei "big" ha scatenato persino una ingloriosa polemica tra carabinieri ed esercito sulla "visibilità".

Nessuno di questi "uomini delle istituzioni" ha avuto però il coraggio di dire che i militari sono in Iraq contro quella Costituzione su cui tutti loro hanno giurato. Impegnati a dare sfogo al loro narcisismo non vogliono sentire la voce degli operatori umanitari che spiegano come la presenza militare ostacola e mette in pericolo chi davvero opera a favore delle popolazioni. Mentre Bush e Blair devono rendere conto ai loro popoli per le loro bugie, i nostri "viaggiatori" non pensano sia un loro problema spiegare perché, a quasi un anno dalla fine dei combattimenti e dopo mesi dalla cattura di Saddam, in Iraq si continua a morire mentre nella popolazione crescono le tentazioni integraliste.

 Noi siamo "al servizio della guerra al terrorismo" e quindi al servizio degli USA. Perciò nessuno si è posto il problema del rientro a casa perché questo accadrà quando altri lo decideranno. Come il chirurgo ha cambiato i connotati all’inquisito Berlusconi, così costoro stanno cambiando i connotati all'Italia, alla sua Costituzione, alla sua immagine e sostanza internazionale. Vogliono abituarci ad essere una paese da operetta, una forza mercenaria pronta alle avventure dei padroni del mondo. Un paese "usa e getta" con i valori dei talk show di prima serata, dove le storie taroccate si mescolano con l’esibizionismo macabro e tutti insieme servono a vendere meglio pannolini e merendine.

Dobbiamo ribellarci a questa Italia orrenda e pericolosa e ridarci dignità di popolo e nazione.  Dobbiamo avere il senso delle cose, della vita e della morte, della pace e della guerra. Per questo è fondamentale ripetere che l’unico modo per stare con quegli uomini e con quelle donne è chiedere il loro immediato ritiro. L’Italia deve uscire dalla guerra rifiutandosi di svolgere la funzione di copertura delle retrovie di una occupazione militare illegale, sbagliata, funzionale alla spoliazione di un paese delle proprie risorse.

Oggi in Iraq il nostro esercito non porta la Pace, tenta di imporre la "pacificazione" dei forti, di coloro che hanno vinto la guerra ma non sanno vincere la pace. Non è lecito nascondersi dietro alle parole, nessuno ha diritto di giocare con la vita di coloro che la rischiano sul serio. L’opposizione non può e non deve farsi imbrogliare da un governo che nasconde in un decreto la missione di aggressione in Iraq tra quelle dei caschi blu.

Votare contro la proroga della missione è un obbligo morale verso quei militari, verso la nostra Costituzione, verso il nostro popolo che non è più disposto a veder calpestato ogni principio ed ogni valore per calcolo o viltà.



IRAQ
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Ufficio stampa

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