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Vanno. Vengono, a volte ritornano… Come le nuvole
di una famosa canzone i politici italiani vogliono provare
l’ebbrezza di stare "con i nostri ragazzi " al fronte.
Prima c'è andato Martino (versione guerresca con
tanto di giubbotto antiproiettile e mimetica) a piangere lacrime
di coccodrillo sulle macerie insanguinate dai corpi straziati di
ragazzi mandati a morire per conto terzi.
Poi è toccato a Casini (versione "padre della
patria" con tanto di branda e barzellette) che ha così bruciato
Berlusconi mancato alla gita perché impegnato con le sue rughe.
E poteva forse Fini, tra una scazzottata per la
verifica ed una comparsata da Vespa, perdersi l’appuntamento con
la retorica dei "pacificatori non pacifisti"?
Come se non bastasse questo carnevale, l’arrivo
dei "big" ha scatenato persino una ingloriosa polemica tra
carabinieri ed esercito sulla "visibilità".
Nessuno di questi "uomini delle istituzioni" ha
avuto però il coraggio di dire che i militari sono in Iraq
contro quella Costituzione su cui tutti loro hanno giurato.
Impegnati a dare sfogo al loro narcisismo non vogliono sentire
la voce degli operatori umanitari che spiegano come la presenza
militare ostacola e mette in pericolo chi davvero opera a favore
delle popolazioni. Mentre Bush e Blair devono rendere conto ai
loro popoli per le loro bugie, i nostri "viaggiatori" non
pensano sia un loro problema spiegare perché, a quasi un anno
dalla fine dei combattimenti e dopo mesi dalla cattura di Saddam,
in Iraq si continua a morire mentre nella popolazione crescono
le tentazioni integraliste.
Noi siamo "al servizio della guerra al
terrorismo" e quindi al servizio degli USA. Perciò nessuno si è
posto il problema del rientro a casa perché questo accadrà
quando altri lo decideranno. Come il chirurgo ha cambiato i
connotati all’inquisito Berlusconi, così costoro stanno
cambiando i connotati all'Italia, alla sua Costituzione, alla
sua immagine e sostanza internazionale. Vogliono abituarci ad
essere una paese da operetta, una forza mercenaria pronta alle
avventure dei padroni del mondo. Un paese "usa e getta" con i
valori dei talk show di prima serata, dove le storie
taroccate si mescolano con l’esibizionismo macabro e tutti
insieme servono a vendere meglio pannolini e merendine.
Dobbiamo ribellarci a questa Italia orrenda e
pericolosa e ridarci dignità di popolo e nazione. Dobbiamo
avere il senso delle cose, della vita e della morte, della pace
e della guerra. Per questo è fondamentale ripetere che l’unico
modo per stare con quegli uomini e con quelle donne è chiedere
il loro immediato ritiro. L’Italia deve uscire dalla guerra
rifiutandosi di svolgere la funzione di copertura delle retrovie
di una occupazione militare illegale, sbagliata, funzionale alla
spoliazione di un paese delle proprie risorse.
Oggi in Iraq il nostro esercito non porta la
Pace, tenta di imporre la "pacificazione" dei forti, di coloro
che hanno vinto la guerra ma non sanno vincere la pace. Non è
lecito nascondersi dietro alle parole, nessuno ha diritto di
giocare con la vita di coloro che la rischiano sul serio.
L’opposizione non può e non deve farsi imbrogliare da un governo
che nasconde in un decreto la missione di aggressione in Iraq
tra quelle dei caschi blu.
Votare contro la proroga della missione è un
obbligo morale verso quei militari, verso la nostra
Costituzione, verso il nostro popolo che non è più disposto a
veder calpestato ogni principio ed ogni valore per calcolo o
viltà. |