Esito politico del voto in Alto Adige

Il gioco delle parti: cronaca di uno "sdoganamento" annunciato

di Carlo Carlini
Bolzano, lì 17 novembre 2003
 

            E così il gioco del “cerino” è già finito: i molteplici attori dello sdoganamento di An anche in Alto Adige-Südtirol hanno soffiato tutti insieme nella speranza che nessuno si bruci le dita e che soprattutto, nel buio della sciatta mediocrità che ha portato a questa scelta, si offuschi al più presto la gravità di quanto si sta decidendo in queste ore.

Che caduta una pregiudiziale presto ne possano cadere delle altre, nessuno lo vuole evidenziare, tutti presi dal proprio alquanto mediocre “particulare”: c’è chi conta le competenze del proprio futuro assessorato e chi le proprie ambizioni agli incarichi di sottogoverno, c’è chi misura la propria frustrazione di dover stare all’opposizione comunque e chi si protegge dietro lo scudo di un potere che neanche il tempo sembra scalfire. Peccato, però, che la pregiudiziale di cui non si vuol parlare sia quella antifascista, pur nei modi e nelle forme peculiari che questa ha assunto in Alto Adige.

Una volta assunta la carica istituzionale più alta nell’ambito del legislativo, quale freno ci sarebbe, in prospettiva, ad un ingresso di An anche nell’esecutivo altoatesino ? Peccato, però, che si tratti di una forza politica che non si è mai pienamente riconosciuta nella nostra autonomia e che qui in Alto Adige, in maniera ancora più evidente che altrove, non abbia mai reciso il cordone ombelicale che la lega all'MSI.

Sarà dunque solo la contingenza del groviglio dei molteplici interessi che intessono la politica locale a decidere il quando: magari la prossima legislatura, casomai – ma facciamo gli scongiuri – un’eventuale inettitudine del centrosinistra, che per ora si arrovella intorno alle “liste unitarie”, dovesse riuscire a puntellare il peggior governo che l’Italia repubblicana ricordi: dovesse, infatti, reggere il governo Berlusconi potrebbe forse anche Durnwalder pensare che non è più il caso, per un altro quinquennio, di  alimentare l’ostilità del governo centrale (il tutto anche in quel caso, a prescindere dai risultati delle elezioni provinciali).

Per adesso accontentiamoci di osservare come i protagonisti politici locali abbiano reso inevitabile, ciò che inevitabile non era. Com’è infatti possibile che diventi presidente del Consiglio provinciale Holzmann, quando sulla carta ben 30 consiglieri su 35 dovrebbero essere  formalmente contrari a questa soluzione ?

La palma di chi è stato il primo ad aver messo a fuoco il problema, quando ancora gli altri contavano i propri voti, spetta sicuramente a Cigolla; il superstite dell’Unione Autonomista ha infatti subito messo le mani avanti, affermando che non avrebbe mai lasciato il “proprio” assessorato, anticipando in tal modo - con una sagacia che non si limita alla sola raccolta delle preferenze - qualsiasi eventuale tentativo di dirottarlo verso la presidenza del Consiglio Provinciale.

Dopo che gli strilloni di turno hanno evocato ad arte il rischio di paralisi istituzionale - con il rischio, a norma dell’articolo 56 dello Statuto d’autonomia, di continui ricorsi alla Consulta, un’arma solo in seguito definita spuntata -, sono stati a ruota i DS, la Margherita ed i Grünen, naturalmente come “atto serio di responsabilità istituzionale”, a sostenere la soluzione Holzmann.

Di Cigolla già si è in parte detto, per parte sua il segretario dei DS l’ha definita come la “soluzione più limpida”. Gallo di RC l’ha a sua volta mestamente definita come l’unica via percorribile, senza intravederne un’altra possibile. Nota a margine: che tristezza osservare che la variegata delegazione di “Pace e Diritti” (Gnecchi, Bertinazzo, Comina e Gallo) si sia recata da Durnwalder per manifestare da subito un tale sconcertante possibilismo: che sia questo il frutto di tanta unità ?

Continuando, in questo bailamme i Grünen non sono stati certo da meno ed anzi hanno rilanciato: l’incarico va dato alle opposizioni (con ciò riconoscendo che loro sono l’opposizione “morbida” di madrelingua tedesca!) e dunque via libera ad un eventuale binomio Holzmann-Kury.

Unico scontato intermezzo la strigliata degli Arbeitnehmer e dei responsabili dei circondari della SVP che  temono di scoprirsi a favore dell'Ufs e dei Freiheitlichen e la tardiva quanto improvvisata disponibilità sui generis della Gnecchi a fare il nobile gesto di rinunciare all’assessorato per coprire l’incarico di vicepresidente del Consiglio provinciale, il tutto, a sua volta, solo per non scoprirsi a sinistra.

Nessuno però ha poi contestato la presa d’atto di  Durnwalder, che non vuol por tempo in mezzo alla costituzione della Sua Giunta ed ha così sgombrato il campo ad ogni ipotesi alternativa. Con il suo solito astuto realismo, il “presidentissimo” ha infatti chiarito che manca da una parte il benestare della maggioranza dei partiti italiani che sostengono la Giunta e dall’altra la disponibilità dei Grünen ad allungare almeno un voto a favore dell’assessore esterno per raggiungere la maggioranza qualificata dei 2/3 in Consiglio provinciale, vale a dire 24 voti.

E così se per un punto Martin perse la cappa, per un voto – che nessuno ha seriamente intenzione di cercare – Holzmann, che aspetta sornione, si guadagna una legittimazione sul piano istituzionale, che nei suoi piani è solo il primo passo verso ben altre mete.

Chissà, se per spiegarsi il suo ennesimo bruciore di stomaco, l’elettore di Sinistra - altoatesino o südtirolese che sia - si accontenterà di osservare che il cerino è passato così velocemente di mano in mano da generare, a più fiati, un soffio così forte da spegnerlo.



Un ritornello sinonimo di sciatteria politica
di Carlo Carlini
dall' "Alto Adige"
dell'8 novembre 2003


Elezioni amministrative in Trentino Alto Adige


Un risultato davvero incoraggiante

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Gli scarsi risultati delle "liste unitarie"
Lettera ai giornali di Armando Cossutta
Ufficio stampa

"Un buon risultato"
dall' "Alto Adige"
del 29 ottobre 2003