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E così il gioco del “cerino” è già finito: i
molteplici attori dello sdoganamento di An anche in Alto
Adige-Südtirol hanno soffiato tutti insieme nella
speranza che nessuno si bruci le dita e che soprattutto, nel
buio della sciatta mediocrità che ha portato a questa scelta, si
offuschi al più presto la gravità di quanto si sta decidendo in
queste ore.
Che caduta una pregiudiziale presto ne possano
cadere delle altre, nessuno lo vuole evidenziare, tutti presi
dal proprio alquanto mediocre “particulare”: c’è chi conta le
competenze del proprio futuro assessorato e chi le proprie
ambizioni agli incarichi di sottogoverno, c’è chi misura la
propria frustrazione di dover stare all’opposizione comunque e
chi si protegge dietro lo scudo di un potere che neanche il
tempo sembra scalfire. Peccato, però, che la
pregiudiziale di cui non si vuol parlare sia quella
antifascista, pur nei modi e nelle forme peculiari che
questa ha assunto in Alto Adige.
Una volta assunta la carica istituzionale più
alta nell’ambito del legislativo, quale freno ci sarebbe, in
prospettiva, ad un ingresso di An anche nell’esecutivo
altoatesino ? Peccato, però, che si tratti di una
forza politica
che non si è mai pienamente riconosciuta nella nostra autonomia
e che qui in Alto Adige, in maniera ancora più evidente che
altrove, non abbia mai reciso il cordone ombelicale che la lega
all'MSI.
Sarà dunque solo la
contingenza del groviglio dei molteplici interessi che intessono
la politica locale a decidere il quando: magari la prossima
legislatura, casomai – ma facciamo gli scongiuri – un’eventuale
inettitudine del centrosinistra, che per ora si arrovella
intorno alle “liste unitarie”, dovesse riuscire a puntellare il
peggior governo che l’Italia repubblicana ricordi: dovesse,
infatti, reggere il governo Berlusconi potrebbe forse anche
Durnwalder pensare che non è più il caso, per un altro
quinquennio, di alimentare l’ostilità del governo centrale (il
tutto anche in quel caso, a prescindere dai risultati delle
elezioni provinciali).
Per adesso
accontentiamoci di osservare come i protagonisti politici locali
abbiano reso inevitabile, ciò che inevitabile non era. Com’è
infatti possibile che diventi presidente del Consiglio
provinciale Holzmann, quando sulla carta ben 30 consiglieri su
35 dovrebbero essere formalmente contrari a questa soluzione ?
La palma di chi è
stato il primo ad aver messo a fuoco il problema, quando ancora
gli altri contavano i propri voti, spetta sicuramente a Cigolla;
il superstite dell’Unione Autonomista ha infatti subito messo le
mani avanti, affermando che non avrebbe mai lasciato il
“proprio” assessorato, anticipando in tal modo - con una sagacia
che non si limita alla sola raccolta delle preferenze -
qualsiasi eventuale tentativo di dirottarlo verso la presidenza
del Consiglio Provinciale.
Dopo che gli strilloni
di turno hanno evocato ad arte il rischio di paralisi
istituzionale - con il rischio, a norma dell’articolo 56 dello
Statuto d’autonomia, di continui ricorsi alla Consulta, un’arma
solo in seguito definita spuntata -, sono stati a ruota i DS, la
Margherita ed i Grünen, naturalmente come “atto serio di
responsabilità istituzionale”, a sostenere la soluzione Holzmann.
Di Cigolla già si è in
parte detto, per parte sua il segretario dei DS l’ha definita
come la “soluzione più limpida”. Gallo di RC l’ha a sua volta
mestamente definita come l’unica via percorribile, senza
intravederne un’altra possibile. Nota a margine: che tristezza
osservare che la variegata delegazione di “Pace e Diritti” (Gnecchi,
Bertinazzo, Comina e Gallo) si sia recata da Durnwalder per
manifestare da subito un tale sconcertante possibilismo: che sia
questo il frutto di tanta unità ?
Continuando, in questo
bailamme i Grünen non sono stati certo da meno ed anzi hanno
rilanciato: l’incarico va dato alle opposizioni (con ciò
riconoscendo che loro sono l’opposizione “morbida” di
madrelingua tedesca!) e dunque via libera ad un eventuale
binomio Holzmann-Kury.
Unico scontato
intermezzo la strigliata degli Arbeitnehmer
e dei responsabili dei
circondari della SVP che temono di scoprirsi a favore dell'Ufs
e dei Freiheitlichen e la tardiva quanto improvvisata
disponibilità sui generis della Gnecchi a fare il nobile gesto
di rinunciare all’assessorato per coprire l’incarico di
vicepresidente del Consiglio provinciale, il tutto, a sua volta,
solo per non scoprirsi a sinistra.
Nessuno però ha poi
contestato la presa d’atto di Durnwalder, che non vuol por
tempo in mezzo alla costituzione della Sua Giunta ed ha così
sgombrato il campo ad ogni ipotesi alternativa. Con il suo
solito astuto realismo, il “presidentissimo” ha infatti chiarito
che manca da una parte il benestare
della maggioranza dei partiti italiani che sostengono la Giunta
e dall’altra la disponibilità dei Grünen ad allungare almeno un
voto a favore dell’assessore esterno per raggiungere la
maggioranza qualificata dei 2/3 in Consiglio provinciale, vale a
dire 24 voti.
E così se per un punto Martin perse la cappa, per
un voto – che nessuno ha seriamente intenzione di cercare –
Holzmann, che aspetta sornione, si guadagna una legittimazione
sul piano istituzionale, che nei suoi piani è solo il primo
passo verso ben altre mete.
Chissà, se per
spiegarsi il suo ennesimo bruciore di stomaco, l’elettore
di Sinistra - altoatesino o südtirolese che sia
- si accontenterà
di osservare che il cerino è passato così
velocemente di mano in mano da generare, a più fiati, un soffio
così forte da spegnerlo. |