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A spoglio non ancora ultimato un refrain già
veniva ampiamente utilizzato dagli inventori del non ben
amalgamato listone “Pace e Diritti”; il ritornello, preparato
per tempo per mascherare un fallimento annunciato, è stato fin
da subito questo: tutta colpa dei Comunisti italiani!
“Grazie Carlini” ha infatti prontamente
pronunciato, alla disperata ricerca di un capro espiatorio, il
giovane segretario dei DS; “scelta inaudita” quella dei
Comunisti italiani tuonava intanto l’appena riconfermata Gnecchi;
“scellerati” sentenziava poi via email il “geometra” dei calcoli
elettorali, Toni Serafini; “dobbiamo
ringraziare i Comunisti Italiani” rincarava ancora, in modo non
proprio originale, Alessandro Bertinazzo, segretario dell’ormai
sparuto SDI; il tutto sempre condito con la perfida
accusa di aver facilitato l’ingresso in Consiglio Provinciale
del nero Seppi, al posto dell’innocente pargolo della Gnecchi,
ad ulteriore conferma che i Comunisti mangiano ancora i bambini,
specie se profumano di sagrestia.
Tutto troppo semplice per essere vero, solo
un’immarcescibile arroganza unita alla sciatteria politica può
propinare simili verità: ad un’analisi del risultato elettorale
solo un poco più attenta risulta invece evidente che il progetto
“Pace e Diritti” ha nei numeri riscontrato ben poca credibilità
presso gli elettori, sia per le forze che lo hanno
strumentalmente intessuto sia per i contenuti poco chiari che lo
hanno caratterizzato. I numeri, come accennavo, parlano chiaro:
alle provinciali del ‘98 l’allora Progetto Centrosinistra - con
PDS, SDI e Repubblicani, ma senza RC e senza l’apporto di chi ha
preteso di incarnare i “movimenti” - aveva ottenuto 10.530
voti, pari al 3,47% ed ora il listone, con tutti dentro, non va
oltre gli 11.575 voti, pari al 3,8%, lontano oltre 3000 voti dai
14.659, raccolti nel ’98 separatamente da RC e dal Progetto
Centrosinistra e dunque ben al disotto del teorico 4,8%.
Quanto poi alla mancata elezione di Francesco
Comina, non è per una manciata di voti, come qualcuno va ancora
stancamente ciancicando, che hanno fallito l’obiettivo, bensì
per oltre 1000; senza contare che ben più di “Pace e Diritti”
sia i Ladins che l'Union für Südtirol hanno eventualmente
qualche motivo per dispiacersi, visto che hanno ottenuto un
resto notevolmente più alto. Eppure non si sono sognati
minimamente di accusare altri partiti di avergli sottratto dei
voti e di aver favorito così Unitalia.
In realtà i voti, come dovrebbe essere evidente a
tutti, non sono di proprietà di nessuno ed il consenso
elettorale si ottiene se il proprio progetto politico risulta
credibile, non certo cancellando la presenza di altre liste
(anche arrivando al partito unico, resterebbe pur sempre la
possibilità di astenersi - fenomeno che si è già chiaramente
intravisto anche e proprio in questa tornata elettorale).
Se poi ci si volesse solo avvicinare ad
un'analisi politica un po' più seria del risultato elettorale,
ci si potrebbe rendere conto che tutti i partiti italiani di
destra hanno perso un considerevole numero di voti (Unitalia –
920, Forza Italia – 1159, Lega Nord – 980, Alleanza Nazionale –
3910 voti), ma che altresì le due armate brancaleone del
centrosinistra, nonostante gli inutili travestimenti dell’ultim’ora,
non hanno costituito una alternativa credibile, proprio per la
loro pregressa politica di eccessiva subalternità ad una
gestione dell’autonomia targata SVP.
In effetti anche
l'altra lista
“unitaria”, intitolata Unione Autonomista, comprendente
Margherita, Italia dei Valori, UDC ed altre forze locali di
centro, è andata incontro ad un insuccesso clamoroso, perdendo
molto di più della metà dei consensi che solo due anni fa, alle
elezioni politiche, le singole forze avevano ottenuto,
presentandosi separatamente.
Se una lezione si può apprendere da queste
elezioni è dunque proprio il fallimento delle “liste unitarie”,
perché prima di tutto contano i
contenuti e poi vengono i contenitori.
Con senso della misura - dato che il voto verde
molto deve alla presenza in lista di Kusstatscher ed Heiss e che
la Lista Rosa troppo profumava del nome della Zendron - l’unica
vera novità può essere così vista proprio nella crescita di
consensi a favore del Partito dei Comunisti Italiani, che
rispetto alle politiche ha ampiamente triplicato i propri voti.
Anche se qualcuno fa ancora finta di non vedere, il PdCI è
diventato una presenza reale anche nel panorama politico locale.
E per noi era ed è essenziale, appunto, parlare proprio dei
contenuti e non dei contenitori. Avremmo, per esempio, forse
potuto omologarci e fare una lista con chi tra pochi giorni
voterà a favore della presenza delle truppe italiane in Iraq ?
Certo uniti si vince. Ma non basta. Dentro al centrosinistra
occorre far prevalere posizioni più avanzate, una rigorosa
difesa dei diritti sociali, della laicità dello stato e dei
valori costituzionali. E per far prevalere queste posizioni,
anche in una realtà così complessa come quella altoatesina, era
essenziale dare espressione politica all’esigenza di una
politica più di sinistra.
Comunque sin d’ora - dato che l’unità, che non
coincide con l’unicità, si costruisce, sulla base di un grande e
reciproco rispetto delle diverse culture politiche, con una
comune ricerca, una comune progettualità che sappia per tempo
individuare degli obiettivi comuni da perseguire ben prima e ben
oltre le future scadenze elettorali - noi siamo disponibili a
discutere su alcuni temi che dovrebbero essere cari alla
sinistra e caratterizzarne l’azione politica anche a livello
locale, a partire proprio dalle delicate tematiche che
riguardano la nostra autonomia.
Come precondizione, auspicheremmo solo un minimo
di coerenza e di umiltà politica: alla Gnecchi, in qualità di
consigliere eletta dalla lista “Pace e Diritti” - proprio per
smentire l’eventuale strumentalità dell’operazione elettorale
appena compiuta - chiediamo per esempio di dissociarsi
pubblicamente dalle scelte che stanno per fare i DS e lo SDI in
relazione alle truppe italiane in Iraq.
Ancora alla Gnecchi - visto che la SVP, a
prescindere dal risultato elettorale come tutti ben sapevano fin
dall’inizio, decide delle alleanze e non pare che abbia alcuna
intenzione di aprire al centrodestra - chiediamo di fare una
sorta di passo indietro e di assumere Lei, nell’eventualità, la
carica di Presidente del Consiglio Provinciale: mentre per gli
assessorati si può ricorrere ad esterni, questo non vale per la
carica di Presidente del Consiglio Provinciale. E con la SVP
parli di contenuti e non di posti. Abbandoni, dunque, il Suo
sconcertante possibilismo nei confronti di Holzmann. O dovremo
forse pensare che un assessorato per sé vale lo sdoganamento di
AN anche in Südtirol ?
Al giornalista Comina, invece, chiediamo di
prendere atto con umiltà di quanto avvenuto: non ci si inventa
politici dalla sera alla mattina, prenda atto del fallimento
dell’iniziativa di cui si è fatto mero strumento e non si
avventuri, nuovamente come deus ex machina, a lanciare
candidature per la carica di sindaco di Bolzano. Dalle ultime
sue dichiarazioni, questo proprio non si direbbe: dà il nome al
futuro sindaco di Bolzano (“Bassetti è l’uomo giusto”) e fa
calcoli alquanto teorici, incamerando voti non suoi.
Caro Comina, prima i contenuti, poi le coalizioni
e gli uomini. La politica dei nomi non è nuova politica, è
notabilato politico e pure perdente: non è scimmiottando il
berlusconismo che si costruisce un’alternativa credibile. |