Esito delle elezioni amministrative in Alto Adige

Un ritornello sinonimo di sciatteria politica

di Carlo Carlini

Dall' "Alto Adige"
dell' 8 novembre 2003
(pubblicato non integralmente e con un altro titolo)

 

A spoglio non ancora ultimato un refrain già veniva ampiamente utilizzato dagli inventori del non ben amalgamato listone “Pace e Diritti”; il ritornello, preparato per tempo per mascherare un fallimento annunciato, è stato fin da subito questo: tutta colpa dei Comunisti italiani!

“Grazie Carlini” ha infatti prontamente pronunciato, alla disperata ricerca di un capro espiatorio, il giovane segretario dei DS; “scelta inaudita” quella dei Comunisti italiani tuonava intanto l’appena riconfermata Gnecchi; “scellerati” sentenziava poi via email il “geometra” dei calcoli elettorali, Toni Serafini; “dobbiamo ringraziare i Comunisti Italiani” rincarava ancora, in modo non proprio originale, Alessandro Bertinazzo, segretario dell’ormai sparuto SDI; il tutto sempre condito con la perfida accusa di aver facilitato l’ingresso in Consiglio Provinciale del nero Seppi, al posto dell’innocente pargolo della Gnecchi, ad ulteriore conferma che i Comunisti mangiano ancora i bambini, specie se profumano di sagrestia.

Tutto troppo semplice per essere vero, solo un’immarcescibile arroganza unita alla sciatteria politica può propinare simili verità: ad un’analisi del risultato elettorale solo un poco più attenta risulta invece evidente che il progetto “Pace e Diritti” ha nei numeri riscontrato ben poca credibilità presso gli elettori, sia per le forze che lo hanno strumentalmente intessuto sia per i contenuti poco chiari che lo hanno caratterizzato. I numeri, come accennavo, parlano chiaro: alle provinciali del ‘98 l’allora Progetto Centrosinistra - con PDS, SDI e Repubblicani, ma senza RC e senza l’apporto di chi ha preteso di incarnare i “movimenti” -  aveva ottenuto 10.530 voti, pari al 3,47% ed ora il listone, con tutti dentro, non va oltre gli 11.575 voti, pari al 3,8%, lontano oltre 3000 voti dai 14.659, raccolti nel ’98 separatamente da RC e dal Progetto Centrosinistra e dunque ben al disotto del teorico 4,8%.

Quanto poi alla mancata elezione di Francesco Comina, non è per una manciata di voti, come qualcuno va ancora stancamente ciancicando, che hanno fallito l’obiettivo, bensì per oltre 1000; senza contare che ben più di “Pace e Diritti” sia i Ladins che l'Union für Südtirol hanno eventualmente qualche motivo per dispiacersi, visto che hanno ottenuto un resto notevolmente più alto. Eppure non si sono sognati minimamente di accusare altri partiti di avergli sottratto dei voti e di aver favorito così Unitalia.

In realtà i voti, come dovrebbe essere evidente a tutti, non sono di proprietà di nessuno ed il consenso elettorale si ottiene se il proprio progetto politico risulta credibile, non certo cancellando la presenza di altre liste (anche arrivando al partito unico, resterebbe pur sempre la possibilità di astenersi - fenomeno che si è già chiaramente intravisto anche e proprio in questa tornata elettorale).

Se poi ci si volesse solo avvicinare ad un'analisi politica un po' più seria del risultato elettorale, ci si potrebbe rendere conto che tutti i partiti italiani di destra hanno perso un considerevole numero di voti (Unitalia – 920, Forza Italia – 1159, Lega Nord – 980, Alleanza Nazionale – 3910 voti), ma che altresì le due armate brancaleone del centrosinistra, nonostante gli inutili travestimenti dell’ultim’ora, non hanno costituito una alternativa credibile, proprio per la loro pregressa politica di eccessiva subalternità ad una gestione dell’autonomia  targata SVP.

In effetti anche l'altra lista “unitaria”, intitolata Unione Autonomista, comprendente Margherita, Italia dei Valori, UDC ed altre forze locali di centro, è andata incontro ad un insuccesso clamoroso, perdendo molto di più della metà dei consensi che solo due anni fa, alle elezioni politiche, le singole forze avevano ottenuto, presentandosi separatamente.

Se una lezione si può apprendere da queste elezioni è dunque proprio il fallimento delle “liste unitarie”, perché prima di tutto contano i contenuti e poi vengono i contenitori.

Con senso della misura - dato che il voto verde molto deve alla presenza in lista di Kusstatscher ed Heiss e che la Lista Rosa troppo profumava del nome della Zendron - l’unica vera novità può essere così vista proprio nella crescita di consensi a favore del Partito dei Comunisti Italiani, che rispetto alle politiche ha ampiamente triplicato i propri voti. Anche se qualcuno fa ancora finta di non vedere, il PdCI è diventato una presenza reale anche nel panorama politico locale. E per noi era ed è essenziale, appunto, parlare proprio dei contenuti e non dei contenitori. Avremmo, per esempio, forse potuto omologarci e fare una lista con chi tra pochi giorni voterà a favore della presenza delle truppe italiane in Iraq ? Certo uniti si vince. Ma non basta. Dentro al centrosinistra occorre far prevalere posizioni più avanzate, una rigorosa difesa dei diritti sociali, della laicità dello stato e dei valori costituzionali. E per far prevalere queste posizioni, anche in una realtà così complessa come quella altoatesina, era essenziale dare espressione politica all’esigenza di una politica più di sinistra.

Comunque sin d’ora - dato che l’unità, che non coincide con l’unicità, si costruisce, sulla base di un grande e reciproco rispetto delle diverse culture politiche, con  una comune ricerca, una comune progettualità che sappia per tempo individuare degli obiettivi comuni da perseguire ben prima e ben oltre le future scadenze elettorali - noi siamo disponibili a discutere su alcuni temi che dovrebbero essere cari alla sinistra e caratterizzarne l’azione politica anche a livello locale, a partire proprio dalle delicate tematiche che riguardano la nostra autonomia.

Come precondizione, auspicheremmo solo un minimo di coerenza e di umiltà politica: alla Gnecchi, in qualità di consigliere eletta dalla lista “Pace e Diritti” - proprio per smentire l’eventuale strumentalità dell’operazione elettorale appena compiuta - chiediamo per esempio di dissociarsi pubblicamente dalle scelte che stanno per fare i DS e lo SDI in relazione alle truppe italiane in Iraq.

Ancora alla Gnecchi - visto che la SVP, a prescindere dal risultato elettorale come tutti ben sapevano fin dall’inizio, decide delle alleanze e non pare che abbia alcuna intenzione di aprire al centrodestra - chiediamo di fare una sorta di passo indietro e di assumere Lei, nell’eventualità, la carica di Presidente del Consiglio Provinciale: mentre per gli assessorati si può ricorrere ad esterni, questo non vale per la carica di Presidente del Consiglio Provinciale. E con la SVP parli di contenuti e non di posti. Abbandoni, dunque, il Suo sconcertante possibilismo nei confronti di Holzmann. O dovremo forse pensare che un assessorato per sé vale lo sdoganamento di AN anche in Südtirol ?

Al giornalista Comina, invece, chiediamo di prendere atto con umiltà di quanto avvenuto: non ci si inventa politici dalla sera alla mattina, prenda atto del fallimento dell’iniziativa di cui si è fatto mero strumento e non si avventuri, nuovamente come deus ex machina, a lanciare candidature per la carica di sindaco di Bolzano. Dalle ultime sue dichiarazioni, questo proprio non si direbbe: dà il nome al futuro sindaco di Bolzano (“Bassetti è l’uomo giusto”) e fa calcoli alquanto teorici, incamerando voti non suoi.

Caro Comina, prima i contenuti, poi le coalizioni e gli uomini. La politica dei nomi non è  nuova politica, è notabilato politico e pure perdente: non è scimmiottando il berlusconismo che si costruisce un’alternativa credibile.



Elezioni amministrative in Trentino Alto Adige

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Gli scarsi risultati delle "liste unitarie"
Lettera ai giornali di Armando Cossutta
Ufficio stampa

"Un buon risultato"
dall' "Alto Adige"
del 29 ottobre 2003