|
Noi l'avevamo detto. Da subito. E mentre lo
dicevamo, molti, anche a sinistra, ci giudicavano esagerati
allarmisti. Questa destra al governo è pericolosa. E' in grado
di solleticare gli interessi più protervi e far emergere gli
istinti più biechi, sempre presenti, in questo nostro Paese.
Esaltati nel ventennio nero del secolo scorso, sconfitti ma non
estirpati dalla guerra di liberazione, tenuti ai bordi dal
quarantennio democristiano. Ed ora, con la discesa in campo
"dell'unto", ecco che i protagonisti della nuova rivoluzione
reazionaria tornano a tirar fuori la testa e le unghie dal mix
melmoso fatto di liberalismo selvaggio, populismo, demagogia,
razzismo, xenofobia, autoritarismo.
La Costituzione gli va stretta al Cavaliere. La
democrazia è uno straccetto di troppo che, tra l'altro, proprio
stona col doppiopetto finemente gessato della nuova classe
dirigente. I diritti sono troppo lunghi: vanno tagliati.
Totalmente fuori moda anche scuola e sanità pubblica. Sovversivi
gli scioperi. Taglio radicale dal passato anche in politica
estera. Ora i riferimenti storico-culturali sono da una parte
Von Klausewitz (la guerra è il proseguimento della politica con
altri mezzi) e dall'altra gli Zanni della commedia dell'arte:
Peppe Nappa e Brighella, servi sciocchi bugiardi e intriganti.
Dunque aria nuova in sartoria! Le laboriose
cucitrici - deputati e senatori della gran maggioranza di
centrodestra - sono stati messi davvero sotto pressione in
questi due anni, nella forsennata ricerca di ammodernare e
velocemente il guardaroba del Capo. Sempre lì a pigiare il
pulsante verde, talvolta anche quello del vicino, talvolta
magari turandosi il naso, per sfornare utilissimi articoli: qua
un taglio ai salari sottostimando la percentuale di inflazione
programmata, là un finto aumento delle pensioni, un condono
tombale per fare cassa e, insieme, l'occhiolino agli evasori
totali, una detassazione per le grandi eredità, poi l'abolizione
del falso in bilancio, un regalino a Rete 4 che non deve andar
più per satelliti, la premiazione per il rientro dei capitali
illegalmente trasferiti fuori dell'Italia, il tentativo di
rendere impossibili le rogatorie all'estero, il legittimo
sospetto dell'amico Cirami per salvare il corruttore Previti,
ecc. ecc.
Caro Cavaliere, come direbbe Camilleri, il suo
guardaroba "fete" terribilmente.
Puzza di regime lontano un miglio. Puzza
orrendamente. Anche perché dal fondo di quell'armadio emerge lo
scheletro dei fatti di Genova, del quasi monopolio sulla carta
stampata e televisiva, della pistola fumante vista tra le mani
di Cofferati, delle toghe rosse che si apprestano al colpo di
stato, delle liste di proscrizione di insegnanti rei di essere
democratici, degli attacchi squadristi a librerie e teatri e a
sedi del nostro e di altri partiti della sinistra.
L'avevamo detto e lo stanno facendo. Non ci
compiacciamo per aver azzeccato per tempo l'analisi. Siamo
invece molto, molto preoccupati. Bene farebbero anche altri ad
esserlo. In primis il compagno Bertinotti che fa invece
prevalere le "Folli" amicizie da salotto.
Proprio perché siamo così preoccupati, non
possiamo starcene con le mani in mano. In verità, non ci siamo
mai stati. Ma di fronte all'ultima, almeno in ordine di tempo,
provocazione siamo disposti a brandire uno strumento che noi
comunisti sappiamo va maneggiato con parsimonia ed a ragion
veduta: il referendum abrogativo.
Non se, ma quando anche la Camera avrà licenziato
il lodo Schifani, l'articolo di legge che tramuta l'immunità in
impunità, un minuto dopo i Comunisti Italiani saranno in tutte
le piazze a raccogliere le firme necessarie a promuovere il
referendum abrogativo dell'articolo infame.
L'ignorante Cavaliere, probabilmente, non ha come scopo il
sovvertimento dello Stato. Il suo unico fine è salvare se stesso
e le proprie sostanze. Per raggiungerlo è disposto a tutto, far
comprare giudici accomodanti e bastonare pesantemente quelli che
fanno il proprio dovere. Il colpo inferto alla democrazia è,
forse, un semplice effetto secondario.
Ma il nostro Paese scricchiola a causa di quest'effetto.
Quando l'illegalità si fa Stato, quando i gruppi
dirigenti si autoassolvono e per farlo calpestano le comuni
regole di convivenza civile, quello è il momento di chiamare a
raccolta tutte le forze in grado di reagire.
Questo è il momento, compagne e compagni, di
prendere le nostre bandiere, un tavolino, un volantino ed uscire
per le strade, parlare con le persone, dir loro cosa sta
accadendo, convincerle che è giusto, necessario, urgente
reagire. Democraticamente e subito. Ora, prima che sia troppo
tardi.
Non saremo soli né isolati in questa battaglia.
Avremo molti al nostro fianco, in primo luogo quella borghesia
democratica che tante volte abbiamo incrociato nelle piazze dei
cosiddetti girotondi. Ma anche tanti altri andranno conquistati
alla causa, anche a sinistra.
Noi Comunisti Italiani siamo forti di una storia
e di valori che ci rendono diversi dagli altri. Questa diversità
ci spinge ad essere il motore, il cuore pulsante della lotta che
ci apprestiamo a sostenere. Per vincerla. |