Lodo Schifani: referendum abrogativo per far sì che la legge sia uguale per tutti
 

Il guardaroba di Silvio

Alla premiata sartoria
 dell'autoritarismo

di Rosalba Cesini

Da "La Rinascita della Sinistra"
del 13 giugno 2003

 

Noi l'avevamo detto. Da subito. E mentre lo dicevamo, molti, anche a sinistra, ci giudicavano esagerati allarmisti. Questa destra al governo è pericolosa. E' in grado di solleticare gli interessi più protervi e far emergere gli istinti più biechi, sempre presenti, in questo nostro Paese. Esaltati nel ventennio nero del secolo scorso, sconfitti ma non estirpati dalla guerra di liberazione, tenuti ai bordi dal quarantennio democristiano. Ed ora, con la discesa in campo "dell'unto", ecco che i protagonisti della nuova rivoluzione reazionaria tornano a tirar fuori la testa e le unghie dal mix melmoso fatto di liberalismo selvaggio, populismo, demagogia, razzismo, xenofobia, autoritarismo.

La Costituzione gli va stretta al Cavaliere. La democrazia è uno straccetto di troppo che, tra l'altro, proprio stona col doppiopetto finemente gessato della nuova classe dirigente. I diritti sono troppo lunghi: vanno tagliati. Totalmente fuori moda anche scuola e sanità pubblica. Sovversivi gli scioperi. Taglio radicale dal passato anche in politica estera. Ora i riferimenti storico-culturali sono da una parte Von Klausewitz (la guerra è il proseguimento della politica con altri mezzi) e dall'altra gli Zanni della commedia dell'arte: Peppe Nappa e Brighella, servi sciocchi bugiardi e intriganti.

Dunque aria nuova in sartoria! Le laboriose cucitrici - deputati e senatori della gran maggioranza di centrodestra - sono stati messi davvero sotto pressione in questi due anni, nella forsennata ricerca di ammodernare e velocemente il guardaroba del Capo. Sempre lì a pigiare il pulsante verde, talvolta anche quello del vicino, talvolta magari turandosi il naso, per sfornare utilissimi articoli: qua un taglio ai salari sottostimando la percentuale di inflazione programmata, là un finto aumento delle pensioni, un condono tombale per fare cassa e, insieme, l'occhiolino agli evasori totali, una detassazione per le grandi eredità, poi l'abolizione del falso in bilancio, un regalino a Rete 4 che non deve andar più per satelliti, la premiazione per il rientro dei capitali illegalmente trasferiti fuori dell'Italia, il tentativo di rendere impossibili le rogatorie all'estero, il legittimo sospetto dell'amico Cirami per salvare il corruttore Previti, ecc. ecc.

Caro Cavaliere, come direbbe Camilleri, il suo guardaroba "fete" terribilmente.

Puzza di regime lontano un miglio. Puzza orrendamente. Anche perché dal fondo di quell'armadio emerge lo scheletro dei fatti di Genova, del quasi monopolio sulla carta stampata e televisiva, della pistola fumante vista tra le mani di Cofferati, delle toghe rosse che si apprestano al colpo di stato, delle liste di proscrizione di insegnanti rei di essere democratici, degli attacchi squadristi a librerie e teatri e a sedi del nostro e di altri partiti della sinistra.

L'avevamo detto e lo stanno facendo. Non ci compiacciamo per aver azzeccato per tempo l'analisi. Siamo invece molto, molto preoccupati. Bene farebbero anche altri ad esserlo. In primis il compagno Bertinotti che fa invece prevalere le "Folli" amicizie da salotto.

Proprio perché siamo così preoccupati, non possiamo starcene con le mani in mano. In verità, non ci siamo mai stati. Ma di fronte all'ultima, almeno in ordine di tempo, provocazione siamo disposti a brandire uno strumento che noi comunisti sappiamo va maneggiato con parsimonia ed a ragion veduta: il referendum abrogativo.

Non se, ma quando anche la Camera avrà licenziato il lodo Schifani, l'articolo di legge che tramuta l'immunità in impunità, un minuto dopo i Comunisti Italiani saranno in tutte le piazze a raccogliere le firme necessarie a promuovere il referendum abrogativo dell'articolo infame.
L'ignorante Cavaliere, probabilmente, non ha come scopo il sovvertimento dello Stato. Il suo unico fine è salvare se stesso e le proprie sostanze. Per raggiungerlo è disposto a tutto, far comprare giudici accomodanti e bastonare pesantemente quelli che fanno il proprio dovere. Il colpo inferto alla democrazia è, forse, un semplice effetto secondario.

Ma il nostro Paese scricchiola a causa di quest'effetto.

Quando l'illegalità si fa Stato, quando i gruppi dirigenti si autoassolvono e per farlo calpestano le comuni regole di convivenza civile, quello è il momento di chiamare a raccolta tutte le forze in grado di reagire.

Questo è il momento, compagne e compagni, di prendere le nostre bandiere, un tavolino, un volantino ed uscire per le strade, parlare con le persone, dir loro cosa sta accadendo, convincerle che è giusto, necessario, urgente reagire. Democraticamente e subito. Ora, prima che sia troppo tardi.

Non saremo soli né isolati in questa battaglia. Avremo molti al nostro fianco, in primo luogo quella borghesia democratica che tante volte abbiamo incrociato nelle piazze dei cosiddetti girotondi. Ma anche tanti altri andranno conquistati alla causa, anche a sinistra.

Noi Comunisti Italiani siamo forti di una storia e di valori che ci rendono diversi dagli altri. Questa diversità ci spinge ad essere il motore, il cuore pulsante della lotta che ci apprestiamo a sostenere. Per vincerla.



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