Ufficio
stampa
Roma, 18 giugno 2003
Signor Presidente,
colleghi,
Ci sono momenti nei quali le parole sembrano
non bastare più per indicare la propria indignazione.
State per approvare una legge che è perfino difficile
commentare. L'immunità-impunità per cinque alte cariche dello
Stato: in realtà per una sola di esse: il presidente del
consiglio. E questa legge è - come dire? - simbolica della
vostra concezione della società e dello stato.
Forti, fortissimi con i deboli. Deboli, debolissimi con i forti.
Volete le cannonate sugli immigrati, sulle navi della
disperazione e della speranza e, al contempo, intendete salvare
dai processi parlamentari e ministri. Volete sbattere in galera
i tossicodipendenti, ma contemporaneamente avete piena
indulgenza per gli imputati di quei processi di spaccio che
vedono coinvolti esponenti della classe dirigente. Volete la
"tolleranza zero" con la piccola delinquenza ed insieme volete
imparare a convivere con la mafia: la grande delinquenza,
appunto. Vi inchinate di fronte al Pontefice in quest'aula,
applaudite ipocritamente le sue parole, e non siete capaci
neppure di varare uno straccio di indultino, un qualsivoglia
provvedimento di clemenza.
Volete privatizzare la sanità sul modello statunitense, avete
già largamente distrutto la scuola pubblica e destrutturato il
mercato del lavoro, intendete rendere arbitrari i licenziamenti,
abolire le tutele e le garanzie dei lavoratori. E preparate la
madre di tutte le controriforme: quella della previdenza. Se si
tratta di lavoratori, niente diritti, tutt'al più elemosine.
Il principio di eguaglianza, cardine e architrave della
Costituzione, voi non sapete neppure cosa sia. Già, ma voi
pensate che la Costituzione - quella di De Gasperi, di La Malfa,
di Nenni, di Terracini e di Togliatti - sia stata scritta sotto
dettatura dei sovietici!
Arroganza e ignoranza insieme. La storia d'Italia, quella della
nostra Repubblica nata con il 25 aprile, con l'antifascismo, con
il riscatto della dignità nazionale rappresentato dalla
Resistenza, è storia che non vi riguarda, non la conoscete, e se
la conoscete vi fa paura, la combattete, la contrastate. Ma è la
storia dell'Italia migliore, quella dell'Italia pulita e
democratica, che voi disprezzate.
State per approvare una legge, dunque, palesemente
incostituzionale. Lo fate in nome di un presunto garantismo, in
nome dei diritti degli imputati. Cose, in sé, serissime,
sacrosante. Ma il vostro è un garantismo peloso, a senso unico.
E' il garantismo dei ricchi e dei potenti. Le carceri scoppiano
di extracomunitari, tossicodipendenti, disagio e marginalità
sociale. Ma a voi, che v'importa? Non di diritti, parlate.
Perché i diritti sono di tutti, non di pochi: altrimenti, non si
chiamano diritti, ma privilegi. Di classe e di casta.
La giustizia è in crisi, sempre di più. Certo, è una crisi
antica. Ma è dovere di una classe dirigente che vuole governare
il Paese cercare di porvi rimedio, affrontare i problemi,
ridurre i disagi, proporre un piano riformatore complessivo,
teso a risolvere i guai antichi e nuovi del processo penale e
civile, delle sue lunghezze ed incertezze esasperanti, delle
inefficienze. Ed invece, voi vi interessate solo di due - tre
processi, quelli "eccellenti". Il resto, pazienza! Non ve ne
curate. In fondo, si tratta di problemi dei cittadini comuni,
non dei vostri e dei vostri famigli.
Pensate a colpire la magistratura e la sua indipendenza, avete
l'ossessione delle toghe e dei comunisti, spesso confondendo le
une con gli altri e viceversa.
Dovreste vergognarvi, ma temo non sappiate neppure cosa sia, la
vergogna.
Noi non vogliamo sconfiggervi in tribunale. Vogliamo
sconfiggervi nel Paese, con la politica, con il voto dei
cittadini: e già in due tornate di elezioni amministrative vi
abbiamo duramente sconfitti.
Ripeto. Non vi vogliamo sconfiggere in tribunale. Ma vogliamo
che il cittadino Berlusconi - come qualunque altro cittadino
italiano - possa essere processato per reati comuni senza che si
nasconda dietro la carica che ricopre. E', appunto, quel
principio di eguaglianza che voi state calpestando.
Da domani intendiamo promuovere un referendum abrogativo di
questa nefandezza legislativa. Ma vogliamo farlo con un fronte
democratico il più ampio possibile. Nessuno deve ripetere
l'errore del referendum appena trascorso. Solo con l'unità, la
più ampia, la più convinta, la più determinata di tutte le forze
dell'opposizione, noi potremo rappresentare la maggioranza del
Paese e vincere.
Ci rivolgiamo a tutte le forze dell'opposizione di
centro-sinistra e non solo all'Ulivo. Tutti insieme possiamo
raccogliere le firme per un referendum abrogativo che verrebbe
votato anche da tanti elettori non di centro-sinistra, che
tuttavia non ne possono più delle palesi violazioni delle regole
democratiche e della legalità che questo governo pone in essere
quotidianamente, per salvare dai processi i suoi principali
esponenti.
Il tema è quello della dignità del nostro Paese, dei suoi
principi fondativi, dei valori costituzionali. Noi Comunisti
italiani mettiamo la nostra forza politica, la nostra passione
civile, le nostre militanti e i nostri militanti al servizio di
questa sfida democratica. |