Guerra in Iraq


Militari in Iraq, primo esempio di colonialismo italiano dopo gli anni '30
 

di Jacopo Venier

Da "La Rinascita della Sinistra"
del 16 maggio 2003

 

Hanno cominciato con la retorica di sempre. Come si trattasse di una delegazione olimpica i telegiornali di guerra ci raccontano di "Piazza Italia" a Baghdad dove i buoni carabinieri montano tende, allestiscono ospedali, cucinano pasta (ovviamente al dente) ed organizzano l'immancabile partitella di pallone. E' incredibile come sia scontata e banale questo tipo di propaganda. Eppure essa copre la prima vera iniziativa coloniale italiana dopo le avventure africane del secolo scorso. L'Iraq è occupato da forze di invasione che sono intervenute contro il diritto internazionale, contro l'Onu, contro la Lega Araba. Nessuno parla più delle "ragioni" che avrebbero dovuto giustificare l'intervento. Le armi di distruzione di massa non c'erano e la stessa veloce sconfitta militare del regime dimostra quanto falsi fossero i timori che esso potesse avere ambizioni aggressive. Saddam si poteva sconfiggere con le anni della politica e con il buon senso senza colpire il popolo iracheno. Nessun fiore ha accolto i marines ed essi continuano a sparare ed uccidere dato che (incredibile, vero?) in Iraq cresce una opposizione popolare che chiede la fine dell'occupazione e l'autodeterminazione. Questa è la realtà che si vuole cancellare con la propaganda di guerra. I carabinieri e l'esercito italiano non andranno a svolgere operazioni umanitarie ma ad occupare una loro zona, a stabilizzare l'area per preparare l'arrivo delle truppe "d'appalto". Lo faranno in sfregio alla Costituzione ed al diritto internazionale ma appunto, in nome di concretissimo interessi economici. Come già Mussolini, anche Berlusconi pensa di dover avere qualche "decina di cadaveri" da far pesare sul tavoli della pace. Egli crede che questa guerra sia finita, vinta dal suo "padrino-padrone" Bush e si mangia le mani per il fatto che l'enorme movimento pacifista e quel vecchietto al Vaticano gli hanno impedito di indossare prima i panni del guerriero. Purtroppo però l'idea che il conflitto sia finito e che oggi si tratti di spartirsi la torta del dopo guerra o al meglio intervenire umanitariamente per alleviare le sofferenze della popolazione è una tragica illusione. Sarebbe tragico se non fosse ridicolo il fatto che, in qualche modo, in questo errore è caduto anche gran parte dell'Ulivo quando non si è opposto o addirittura ha votato a favore all'invio di truppe in Iraq. I milioni di italiani che hanno manifestato contro la guerra hanno capito meglio di certi presunti leader ciò che vogliono Bush e Berlusconi; intendono cancellare definitivamente l'Onu ed ogni parvenza di diritto internazionale, vogliono fare cadere ogni maschera ed affermare la legittimità delle armi come fonte unica del diritto all'accesso alle risorse del pianeta. La guerra quindi non è finita ma appena iniziata, ed è una guerra permanente e mondiale.

Questo nuovo colonialismo economico e "culturale" aprirà inevitabilmente il vaso di pandora dello scontro tra civiltà. Il nuovo secolo si apre male, peggio di quello che abbiamo lasciato alle spalle. Nostro compito è quello di fare di tutto per fermare la spirale che rischia di travolgerci. Tenere ferma la barra è importantissimo.  Il grande movimento della pace  non si è fatto abbindolare dall'elegia del più forte e ci chiama a fare la nostra parte. Un pezzo non secondario di questo impegno passa attraverso il contrasto delle ambizioni coloniali del cavaliere. Per questo siamo contro ogni invio di truppe, di mezzi, di servizi, segreti o meno, da parte dell'Italia.



CARABINIERI IN IRAK
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L'intervento alla Camera di Diliberto - 15 aprile

L'imperialismo di oggi, la barbarie moderna, i cattolici e i comunisti
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Un'aggressione neocoloniale e imperialista
di Gianfranco Pagliarulo
Da "La Rinascita della Sinistra"

ITALIEN RAUS AUS DEM KRIEG !

FUORI L'ITALIA DALLA GUERRA !

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di Jacopo Venier
Da "La Rinascita della Sinistra"

“Questa sporca guerra la farete non in nostro nome”
Il discorso di Diliberto
alla Camera