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Il ciclo storico aperto dalla Resistenza si è
chiuso con il passare del tempo e per il mutare dei tempi e
sarebbe vano esercizio retorico tentare di farlo rivivere.
La chiusura di un ciclo storico non comporta però
l'esaurimento e ancor meno la negazione dei principi e delle
idealità di cui esso fu matrice. Il ciclo aperto dalle barricate
del 1848 si chiuse con Roma capitale, ma da esso prese
l'impronta l'Italia liberale e per cancellarla il fascismo
dovette ricorrere al ferro e al fuoco, al manganello e al
Tribunale Speciale, complice necessario il re. La Resistenza,
secondo Risorgimento, ha dato la sua impronta all'Italia
repubblicana. La Costituzione che ne nacque - lo disse in
assemblea un uomo noto per la sua moderazione, Aldo Moro - fu
una Costituzione antifascista, inteso l'aggettivo non in senso
settario, ma come affermazione dei valori, dei principi e dei
diritti che il fascismo aveva negati nella dottrina e nella
pratica: la libertà, il rifiuto della guerra quale mezzo di
soluzione delle vertenze tra Stati, il riconoscimento del lavoro
quale fondamento della società, l'indipendenza della
magistratura, il diritto all'istruzione garantito dalla scuola
dello Stato e la libertà dell'insegnamento senza oneri per lo
Stato, l'ordinamento regionale nel rispetto della unità della
patria, l'accettazione di limitazioni della sovranità nazionale
in vista di più vaste e istituzionalizzate solidarietà fra i
popoli, la funzione dei partiti politici, finanche la difesa
dell'ambiente. Le trasformazioni prodottesi da allora nelle
strutture portanti della economia, nella società, nelle culture,
nelle ideologie, nel costume, a un ritmo e con un’intensità mai
registrate prima nella storia, hanno impresso rughe sul volto
della nostra Costituzione, non hanno alterato la validità dei
valori e dei principii in essa affermati, che sono il retaggio
delle tre grandi componenti della civiltà europea, quella
cristiana, quella liberale, quella socialista. Gli errori e le
colpe dei partiti di quello che un tempo si chiamava l'arco
costituzionale sono innegabili, ma la contestazione che ne è
stata fatta si è gradualmente e sempre più scopertamente
indirizzata nel senso non del rinnovamento ma della sovversione,
ha investito i pilastri di questa civiltà con effetti che
minacciano di diventare devastanti e che in Italia già lo sono.
L'offensiva ideologica che di lì ha preso le mosse si è data un
obiettivo; delegittimare la Resistenza per legittimare la
manovra rivolta a sovvertire i principii sui quali si è retto
fin qui il sistema democratico e l'ordine sociale, tutto
subordinando alla legge del profitto, sottratta a ogni norma
morale e giuridica. Il 25 aprile riacquista a questo punto una
sua vibrante attualità, diventa una giornata non di stanca
celebrazione, ma di mobilitazione che vede in prima fila le
giovani generazioni a difesa della Costituzione, violata nello
spirito e nella lettera da un comitato d'affari costituito in
governo che va provocando danni irreversibili dei quali i nostri
figli e i nostri nipoti pagheranno alto prezzo. Tutte le
battaglie in corso, per un ordine internazionale che non sia
quello della guerra perpetua, per un ordine interno di giustizia
e di libertà, hanno nella Costituzione nata dalla Resistenza la
fonte della loro legittimità, etica, giuridica, politica. Per
questo non commemoriamo il 25 aprile, lo chiameremo a risorgere |