|
Da ormai oltre otto mesi la Giunta della
Provincia di Bolzano - guidata dalla Volkspartei e dai suoi
sparring-partner del debole e monco centrosinistra altoatesino -
ha introdotto nuovi ticket sui farmaci e su altre prestazioni
sanitarie. Particolarmente odioso risulta il ticket sui
ricoveri ospedalieri (10 € al giorno), di cui l’Alto Adige
vanta il triste primato: è l’unica provincia d’Italia ad aver
introdotto una tassa sull’ammalato costretto a ricorrere alle
strutture ospedaliere (compresa la lungodegenza).
Ma anche i ticket generalizzati sui farmaci (per
ricetta e per medicinale) e quelli sul Pronto soccorso e sulle
Ambulanze rivelano una profonda iniquità che finisce per colpire
soprattutto - più di quanto il sistema delle esenzioni non
riesca a mascherare - le fasce di popolazione più deboli.
Le misure adottate di fatto reintroducono il
nefasto meccanismo della ‘tassa sulla salute’ - che a livello
nazionale sembrava avviato al definitivo superamento con la
finanziaria del centrosinistra del 2001 - e minano un diritto
fondamentale: quello alla salute, così come sancito dalla nostra
Costituzione all’art. 32.
In effetti, a ben vedere, il provvedimento del
governo provinciale non sembra discostarsi poi molto da quello
che risulta essere il chiaro disegno del governo Berlusconi: lo
smembramento del servizio sanitario pubblico, che, è bene
ricordarlo, nonostante alcune lacune gestionali e operative, è
l’unico strumento che ha garantito a tutti indistintamente
un’assistenza sanitaria completa.
Di là da qualche sondaggio ad hoc, numerose e
pienamente legittime sono pertanto le proteste da parte di
coloro che sono costretti a ricorrere alle prestazioni
sanitarie, a cominciare dai cittadini più bisognosi di cure e
di medicinali, come le persone anziane; perciò – già dai primi
di febbraio - la Federazione dell’Alto Adige-Südtirol del
Partito dei Comunisti Italiani ha lanciato una campagna per la
raccolta di firme contro le scelte di politica sanitaria della
Giunta provinciale, al fine di ottenere l’abolizione almeno dei
ticket più iniqui, a partire da quello sui ricoveri ospedalieri.
I punti della petizione
sono propriamente tre: primo, il ritiro della delibera con cui
la giunta ha varato i ticket. Secondo, la copertura finanziaria
del deficit sanitario, stornando quanto necessario da altri
capitoli di spesa del ricco bilancio provinciale. Terzo: la
ridefinizione del nuovo piano sanitario provinciale, in modo
tale da cominciare a scrivere una pagina diversa per la sanità
altoatesina, in cui il diritto alla salute, all'equità e la
qualità delle prestazioni siano principi ispiratori e fatti
concreti.
L'iniziativa - che si
protrarrà per almeno altri tre mesi, nel corso dei quali saranno
«toccati» i punti strategici del territorio provinciale,
privilegiando gli ospedali, i distretti sanitari e le piazze dei
centri abitati - sta proseguendo con successo, segno che quello
della sanità è un argomento che interessa la popolazione in modo
trasversale - senza che possano incidere artificiose barriere
etniche - e che anche i cittadini ne fanno una questione di
principio. Basti pensare che hanno firmato anche parecchie
persone che comunque risultano esenti dai ticket ed un discreto
numero di addetti ai lavori.
Non c’è comunque da aspettarsi a breve un
ripensamento del presidente della giunta, Luis Durnwalder,
perché, anzi insiste e rilancia, proponendo di approvare,
prima della fine della legislatura, la
legge che prevede la cosiddetta "tassa sulla vecchiaia”, la
Pflegeversicherung:
l'introduzione dell'assicurazione obbligatoria di 180 euro
all'anno per tutti, a prescindere dal reddito, contro il rischio
della mancanza di autosufficienza delle persone in età avanzata.
Tanto più,
però, si tratta allora di sensibilizzare l’opinione pubblica
rispetto al modo di affrontare questi delicati temi, un modo che
nella provincia di Bolzano tende ad anticipare gli effetti
devastanti sul piano sociale della devolution, con una
negazione dell’universalità dei diritti ed
un'accelerazione dei processi di smantellamento
dei sistemi pubblici di protezione sociale. |