LEGGE CIRAMI

L'intervento di Oliviero Diliberto alle commissioni I e II riunite della Camera

Roma 10 settembre2002

Ufficio stampa
 

Come molti dei presenti sanno, nella passata legislatura - a parti invertite -, non mi sono mai sottratto ad un confronto serio, nel merito dei provvedimenti che di volta in volta si discutevano, con l'allora opposizione. Ed ho sempre rifuggito - per così dire - dalle esibizioni muscolari e dai proclami.
Così, anche in questo caso, voglio provare a svolgere in questa sede alcune considerazioni di natura squisitamente politica, pacatamente, per quanto ben fermo nelle mie convinzioni e nella critica al provvedimento in discussione e all'impianto delle politiche del governo.
Vorrei partire da un dato, ovvio, ma che sembra come rimosso da questo dibattito. Lo stato dell'amministrazione della giustizia è, come tutti sanno, drammatico: sia di quella civile che di quella penale. Soprattutto, ben lo sanno i cittadini italiani.
Ora, è evidente che tale stato non può essere ascritto al governo in carica, risalendo a decenni passati. Ma è altrettanto vero che il governo in carica ha la responsabilità, il dovere - istituzionale e politico - di attivarsi per affrontare tale stato di cose, cercare di porvi rimedio.
Nella passata legislatura, il centro-sinistra approntò un piano complessivo ed organico di misure sulla giustizia che fu elaborato dal mio predecessore, il prof. Flick e che io ho avuto l'onore, da ministro della giustizia, di portare a compimento. Rammento, al solo scopo di ordinare meglio il ragionamento, le misure che furono approvate: giudice unico e conseguente riforma del rito monocratico (c.d. legge Carotti); depenalizzazione dei reati minori; sezioni stralcio e istituzione dei GOA; competenza penale dei giudici di pace; tribunali metropolitani; competenze civili dei notai; e così via. A tali misure legislative, vanno aggiunti gli interventi sulle strutture, con un massiccio investimento di risorse (circa 900 mld delle vecchie lire) per l'edilizia giudiziaria e migliaia di nuove assunzioni nel comparto giustizia.
Ancora poco, si dirà, per risolvere gli annosi problemi della giustizia in Italia, ma sicuramente molto rispetto alla situazione di partenza. Tanto è vero che per la prima volta da mezzo secolo, nelle ultime due cerimonie per l'inaugurazione dell'anno giudiziario, i procuratori generali presso la suprema Corte di Cassazione hanno riconosciuto (e non si tratta, evidentemente, di due pericolosi bolscevichi!) che la situazione negli ultimi anni è migliorata sia sotto il profilo dello smaltimento dell'arretrato, sia sotto quello della diminuzione dei tempi della giustizia. Siamo di fronte, quindi, a timidi quanto incoraggianti segnali di ripresa, frutto di cinque anni di riforme, di attività seria rivolta alla giustizia dei cittadini, delle famiglie, degli operatori economici.
Abbiamo insomma, come governi di centro-sinistra, fatto il nostro dovere.
Il che non ci ha impedito di affrontare, come era altrettanto nostro dovere, i grandi ed importanti temi delle garanzie e dei diritti. Penso a provvedimenti quali l'istituzione delle indagini difensive, ma soprattutto, ovviamente, alla riforma dell'art. 111 della Costituzione, con l'introduzione, nella nostra Carta fondamentale, dei principi del cosiddetto "giusto processo".
Abbiamo, cioè, tenuto insieme i temi concernenti l'amministrazione concreta della giustizia con quelli riguardanti le garanzie: che non stanno, evidentemente, a cuore solo ad una parte politica.
Ho voluto ricordare tutto ciò perché il processo riformatore si è oggi bruscamente interrotto. Non lo dico io. Lo afferma l'organizzazione degli avvocati, l'OUA (organizzazione unitaria dell'avvocatura), certo non sospettabile di simpatie per la mia parte politica, che critica aspramente questa interruzione del percorso riformatore.
Cosa avete fatto, voi, da un anno a questa parte? Voglio, anche in questo caso, rammentare i provvedimenti approvati e quelli, ahimè, in discussione.
Falso in bilancio, rogatorie internazionali, rientro anonimo dei capitali illecitamente esportati all'estero, riforma del Csm, ed oggi la legge Cirami. Cui vanno aggiunti non pochi interventi concreti di governo, nonché numerose - ed altrettanto gravi - ulteriori ipotesi di riforma sulla giustizia, che vanno tutte nella medesima direzione: quella cioè di una concezione censitaria della giustizia medesima. Si tratta, infatti, ed uso un eufemismo, di agevolazioni rilevanti per i soli imputati ricchi e potenti.
Voi le chiamate garanzie. Ma le garanzie ed i diritti (anche quelli degli imputati) sono una cosa seria, serissima. E sono tali, i diritti, se sono di tutti. Altrimenti si chiamano in un altro modo: privilegi. Privilegi di classe.
Questo è dimostrato anche su un altro versante. Infatti, dal punto di vista dei soggetti più deboli della società, della devianza, della marginalità sociale, avete scelto la linea della "tolleranza zero". Ne sono eloquenti esempi la legge sull'immigrazione, che offende la civiltà giuridica del nostro Paese; il d.l. - già approvato dal consiglio dei ministri - sulla tossicodipendenza, che sposa un modello repressivo di intervento; le ipotesi di riforma (controriforma) del penale minorile; la scelta della repressione delle manifestazioni di piazza (Genova insegna) e della criminalizzazione del conflitto sociale; sino all'attacco ai diritti delle donne, nell'ambito di un generale affievolimento dell'essenziale principio della laicità dello Stato.
Le carceri - voi che parlate tanto di garantismo e di diritti - conoscono oggi, dopo decenni tutto sommato tranquilli, manifestazioni generalizzate di protesta: scoppiano per il sovraffollamento e le condizioni concrete di vita (per chi ci lavora e per chi è recluso) sono insostenibili. State scaricando sugli istituti di pena le contraddizioni principali della società.
Assistiamo, dunque, a quella che non esito a definire una asimmetria dei diritti, che mi fa asserire, appunto, che voi siete interessati unicamente ai privilegi di chi appartiene alla classe dirigente e non ai diritti in quanto tali, alla loro universalità.
Lo dimostra la fretta con la quale volete approvare proprio questa legge, la legge Cirami. Una fretta, questa sì, che induce al legittimo sospetto che essa sia stata concepita ad personam, per un singolo processo. Bloccate da mesi il lavoro del Parlamento per una legge che non rientra tra le priorità, in tema di giustizia, per nessun osservatore sereno ed oggettivo della cose di giustizia.
Alla luce di tutto ciò, appare chiaro che sono oggi in discussione principi fondanti dell'ordinamento.
Si tratta, certo, anche di principi che riguardano la giustizia, ma non esito a dire che oggi discutiamo di concezioni e di valori che attengono più profondamente ad un principio cardine, ad una delle architravi del nostro ordinamento costituzionale: mi riferisco all'art. 3 della Costituzione, quello che solennemente sancisce l'eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. Noi difendiamo, infatti, l'indipendenza della magistratura e il principio del giudice naturale proprio perché tali valori rappresentano la migliore difesa, non già della magistratura o dei singoli magistrati in quanto tali, ma proprio dell'eguaglianza: quella sostanziale, intesa dalla nostra Costituzione nel senso che la repubblica italiana ha il dovere di rimuovere gli ostacoli di classe che ne impediscono il concreto dispiegarsi.
L'intera politica del governo conferma proprio il rischio che corriamo, quale sia, in definitiva la vera posta in gioco, ad iniziare dalle politiche sociali: dall'attacco all'art. 18 dello statuto dei lavoratori, a quello contro scuola e sanità pubblica, sino alle misure di privatizzazione del collocamento e di altri essenziali servizi sociali.
La nostra opposizione, dunque, sarà dura e rigorosa. Non gridata. Non c'è bisogno di gridare in casi come questi: bastano i fatti. Quelli compiuti da noi quando eravamo al governo (e dei quali siamo orgogliosi) e quelli che state compiendo oggi voi, disattendendo i più elementari doveri cui siete chiamati.
E' in gioco un intero modello di società: da una parte quello fondato sui diritti, dall'altra quello, invece, che voi propugnate, fondato sui privilegi di classe.
Credo che la maggioranza dei cittadini se ne stia accorgendo. Anche molti di coloro che hanno votato per voi alle ultime elezioni. Credo insomma che pagherete un prezzo assai elevato per queste scelte. Avete svolto un'ossessiva campagna elettorale sul tema della sicurezza e state governando in modo diametralmente opposto: confermando, in ciò, il ben noto (tristemente noto, anzi celebre) precedente del primo governo Berlusconi. Quando, cioè, avete inaugurato la vostra politica sulla giustizia con un decreto legge passato poi alla storia del nostro Paese con un nome inglorioso: decreto salva-ladri. Tornati al governo, non vi state comportando diversamente: anzi, dimostrate che al peggio non c'è mai fine.



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