L'impronta autoritaria: tra personalismo e presidenzialismo

Un solo grido
da Palazzo Chigi:
Berlusconi über alles


di Fausto Marchetti

Da "La Rinascita della Sinistra"
del 2 agosto 2002

  

Oggi il Senato discute di una legge, quella sul legittimo sospetto, fatta su misura per trasferire o addirittura annullare i processi a carico di personaggi eccellenti, a cominciare da Berlusconi.  Ieri Berlusconi si è autocandidato alla massima carica, che dovrebbe essere prevista da una Costituzione riscritta con l'impronta autoritaria del personalismo e del plebiscitarismo. La sorpresa sarebbe fuori luogo. Nessuno può essere pari all'uomo di Arcore che è tremendamente disturbato dall'ingombrante Carta del'48, della quale rifiuta principi essenziali e architettura istituzionale. Per questo da più di un anno fa approvare o tenta di far approvare leggi incostituzionali, incontrando qualche difficoltà perfino all’interno della maggioranza. Incurante del balbettii perplessi di alcuni del suoi moderati, vuole la demolizione del sindacalismo autentico dei nostri tempi, la sottomissione del lavoratori e della magistratura. Ai suoi maggiori satelliti assicura la legge razzista sull’immigrazione e promette una confusionaria devoluzione, paralizzando intanto l’importante riforma costituzionale realizzata dal centro-sinistra.

Si è, di conseguenza, aperta uni stagione di lotte popolari, sindacali e politiche a difesa della democrazia e della dignità umana, che ha rivelato a larghi strati di cittadini la natura classista e autoritaria delle forze governanti. Nell'ultimo anno è sempre più clamorosamente emersa la specialità del fragoroso conflitto di interessi che investe il presidente del Consiglio, proprietario e controllore di quasi tutto il sistema mass-mediatico e assolutamente determinato a disconoscere l'esistenza di questo conflitto. Sarebbe illusorio pensa­re che vi saranno positivi mutamenti di rottura. Come è scritto nel "manifesto degli intellettuali per la Repubblica", siamo «di fronte al rischio ormai reale di un'involuzione autoritaria».

Il rilancio della soluzione presidenzialista è chiaramente connotato: la Costituzione nata dalla Resistenza sta stretta a Berlusconi, lo imbriglia, non gli consente di "fare"! Cos’è questo Quirinale che incombe, che consiglia, che richiama? Ha forse vinto le elezioni? Cos’è questa Magistratura strapotente? Cos’è questa "piazza" di Cofferati? Altro che federalismo! E' necessaria una drastica concentrazione di poteri in una persona! Oggi si tocca in tutta la sua concretezza il rischio insito nella soluzione presidenzialista che i Comunisti italiani denunciano da sempre. È auspicabile che ora non si apra una disputa astratta sul tipo di riforma costituzionale (per esempio presidenzialismo francese, americano, ecc.) e che non ricomincino le disquisizioni dei tempi della Bicamerale. Non si tratta soltanto del solito annuncio di Berlusconi per divagare e distrarre dalle evidenti difficoltà e fallimenti del suo governo. C’è la scelta di una delle strade che conducono all'involuzione autoritaria o che la consacrano. Il rischio reale si contrasta con una risposta democratica forte, coerente, unitaria. Si deve, per esempio, lottare seriamente perché il messaggio del Presidente della Repubblica su pluralismo e imparzialità dell'informazione non cada nel nulla. La vera necessità democratica sarebbe quella di una piena attuazione dei principi del­la prima parte della Costituzione: principi che la maggioranza calpesta continuamente. Ora, per meglio sovvertirli, Il Presidente del Consiglio vuole introdurre figure istituzionale dirompenti rispetto al nostro assetto democratico. Nessuno torni ad illudersi che con queste destre sia possibile una qualsiasi intesa.



Il grande imbroglio
Conseguenze devastanti di un uso strumentale del legittimo sospetto
La dichiarazione di voto di Luigi Marino al Senato