Sembrava dovessero rientrare in pompa magna,
addirittura con una treno speciale che ne
celebrasse la magnificenza. E invece il percorso
della legge Costituzionale che dovrà consentire
il rientro in Italia degli eredi di casa Savoia
ha subito un intoppo inaspettato. Non sarà il
blocco dell'iter legislativo, ma sicuramente il
senato ha avuto una "scivolata" che
renderà certamente meno osannante il rientro
della "famiglia reale".
I senatori, infatti, non hanno raggiunto i due
terzi dei votanti per "blindare" il
provvedimento di modifica della Costituzione che
consente agli eredi del re di rientrare in Italia.
Trattandosi di una legge costituzionale il
mancato raggiungimento dei due terzi in una delle
quattro votazioni (nei due rami del Parlamento
con almeno tre mesi di distanza) consente, almeno
in via teorica, il ricorso al referendum
abrogativo.
Il capogruppo dei Comunisti italiani Marco Rizzo
e quello del Senato Luigi Marino si soffermano
innanzi tutto sulla "soddisfazione"
che, rispetto alle aspettative, non tutto è
andato liscio e che, vuoi per volontà palese di
un pezzo di maggioranza, vuoi per il crescere del
malcontento nell'opposiozne del centrosinistra,
il voto al Senato ha registrato 187 sì, lontano
dal quorum previsto di 216 voti. Insomma un
"intoppo" sulla strada che sembrava
spianata dalla destra neofascista e arata a lungo
dal revisionismo storico di pezzi di sinistra.
"quello che sembrava un percorso dovuto, o
come e' stato detto in aula un terno che doveva
arrivare - ha commentato Rizzo - ha dovuto
rallentare anche se non so se riusciremo a
portarlo su un binario morto. Per Rizzo in ogni
caso "l'intoppo" e' un segnale
soddisfacente. "Siamo contenti - prosegue il
capogruppo del Pdci a Montecitorio - per tre
ragioni: innanzi tutto perché' per noi il
divieto al rientro dei Savoia previsto dalla
Costituzione non aveva carattere transitorio ma
permanente come sostenuto da autorevoli giuristi;
in secondo luogo in questa fase di revisionismo
storico che si respira in tutta Europa crediamo
che sia il caso di ricordare cosa sia stata la
monarchia dei Savoia con i rapporti con il
fascismo, le legge razziali, la vigliacca e
vergognosa fuga del '43; infine stiamo parlando
di personaggi che non hanno mai riconosciuto la
Costituzione e la democrazia italiana... anzi
hanno spesso sbeffeggiato sia il Parlamento che
le nostre istituzioni".
Sulla stessa lunghezza d'onda Luigi Marino,
capogruppo al Senato che spiega il voto contrario
dei senatori Comunisti: "Nessun tappeto
rosso per i Savoia. Non c'e' da inorgoglirsi per
i loro rientro, si tratta tutt'al più' di un
gesto di clemenza e che i Savoia chiedano scusa
agli italiani per le tante complicità', per le
numerose colpe e per il loro comportamento
assolutamente ingiustificabile. Ci aspettiamo
almeno una sobrietà' di comportamento da parte
dei Savoia, dei cittadini Savoia della Repubblica
italiana, sobrietà'che non ha certamente
contraddistinto i Savoia durante tutto il periodo
dell'esilio. Pretendiamo un comportamento
rispettoso della Costituzione e dei valori della
Repubblica".
A questo punto potrebbe aprirsi la prospettiva
referendaria per eliminare la variazione
costituzionale. Su questo terreno, però, vi
cautela da parte di tutte le forze politiche che
hanno votato contro il rientro dei Savoia, cioè
Comunisti italiani, Verdi, Rifondazione e alcuni
parlamentari Ds. Per Marco Rizzo dopo il segnale
giunto dal Senato occorre "Valutare nella
sinistra e nel centrosinistra quale saranno le
iniziative da prendere anche su eventuali
referendum. Teniamo presente, in ogni caso, che i
referendum vanno fatti per essere vinti ed hanno
bisogno di un ampio schieramento di sostegno".
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