RIENTRO DEI SAVOIA

Rizzo e Marino: Non torneranno certo in trionfo

Ufficio stampa

Roma, 17 maggio 2002

 

Sembrava dovessero rientrare in pompa magna, addirittura con una treno speciale che ne celebrasse la magnificenza. E invece il percorso della legge Costituzionale che dovrà consentire il rientro in Italia degli eredi di casa Savoia ha subito un intoppo inaspettato. Non sarà il blocco dell'iter legislativo, ma sicuramente il senato ha avuto una "scivolata" che renderà certamente meno osannante il rientro della "famiglia reale".
I senatori, infatti, non hanno raggiunto i due terzi dei votanti per "blindare" il provvedimento di modifica della Costituzione che consente agli eredi del re di rientrare in Italia. Trattandosi di una legge costituzionale il mancato raggiungimento dei due terzi in una delle quattro votazioni (nei due rami del Parlamento con almeno tre mesi di distanza) consente, almeno in via teorica, il ricorso al referendum abrogativo.
Il capogruppo dei Comunisti italiani Marco Rizzo e quello del Senato Luigi Marino si soffermano innanzi tutto sulla "soddisfazione" che, rispetto alle aspettative, non tutto è andato liscio e che, vuoi per volontà palese di un pezzo di maggioranza, vuoi per il crescere del malcontento nell'opposiozne del centrosinistra, il voto al Senato ha registrato 187 sì, lontano dal quorum previsto di 216 voti. Insomma un "intoppo" sulla strada che sembrava spianata dalla destra neofascista e arata a lungo dal revisionismo storico di pezzi di sinistra. "quello che sembrava un percorso dovuto, o come e' stato detto in aula un terno che doveva arrivare - ha commentato Rizzo - ha dovuto rallentare anche se non so se riusciremo a portarlo su un binario morto. Per Rizzo in ogni caso "l'intoppo" e' un segnale soddisfacente. "Siamo contenti - prosegue il capogruppo del Pdci a Montecitorio - per tre ragioni: innanzi tutto perché' per noi il divieto al rientro dei Savoia previsto dalla Costituzione non aveva carattere transitorio ma permanente come sostenuto da autorevoli giuristi; in secondo luogo in questa fase di revisionismo storico che si respira in tutta Europa crediamo che sia il caso di ricordare cosa sia stata la monarchia dei Savoia con i rapporti con il fascismo, le legge razziali, la vigliacca e vergognosa fuga del '43; infine stiamo parlando di personaggi che non hanno mai riconosciuto la Costituzione e la democrazia italiana... anzi hanno spesso sbeffeggiato sia il Parlamento che le nostre istituzioni".
Sulla stessa lunghezza d'onda Luigi Marino, capogruppo al Senato che spiega il voto contrario dei senatori Comunisti: "Nessun tappeto rosso per i Savoia. Non c'e' da inorgoglirsi per i loro rientro, si tratta tutt'al più' di un gesto di clemenza e che i Savoia chiedano scusa agli italiani per le tante complicità', per le numerose colpe e per il loro comportamento assolutamente ingiustificabile. Ci aspettiamo almeno una sobrietà' di comportamento da parte dei Savoia, dei cittadini Savoia della Repubblica italiana, sobrietà'che non ha certamente contraddistinto i Savoia durante tutto il periodo dell'esilio. Pretendiamo un comportamento rispettoso della Costituzione e dei valori della Repubblica".
A questo punto potrebbe aprirsi la prospettiva referendaria per eliminare la variazione costituzionale. Su questo terreno, però, vi cautela da parte di tutte le forze politiche che hanno votato contro il rientro dei Savoia, cioè Comunisti italiani, Verdi, Rifondazione e alcuni parlamentari Ds. Per Marco Rizzo dopo il segnale giunto dal Senato occorre "Valutare nella sinistra e nel centrosinistra quale saranno le iniziative da prendere anche su eventuali referendum. Teniamo presente, in ogni caso, che i referendum vanno fatti per essere vinti ed hanno bisogno di un ampio schieramento di sostegno".



Un pericoloso segnale di revisionismo storico
I Savoia e la revisione della XIII DISPOSIZIONE
L'intervento di Marino al Senato