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Il Comitato per gli affari politici del Consiglio
d’Europa ha deciso di preparare un rapporto sulla necessità di
una condanna internazionale del comunismo da portare alla
sessione dell’Assemblea plenaria che si terrà in ottobre. Lo
denuncia il partito comunista della Federazione Russa, membro
del Gruppo della Sinistra Unitaria, che chiama le forze
democratiche ed antifasciste europee alla mobilitazione contro
questo pericolo.
Siamo infatti di fronte ad una “provocazione” che
nelle intenzioni dei proponenti ha alcuni obiettivi precisi. Il
primo di questi è sancire a livello internazionale una condanna
“definitiva” della ideologia nel nome della quale, si legge nel
dispositivo, “è stato perpetuato un terrore diffuso, la
violazione sistematica dei diritti umani, la morte di molti
milioni di individui e la sofferenza di intere nazioni”. Insomma
pare assurdo ai proponenti che mentre sul nazismo c’è stato un
dibattito approfondito, che ha portato alla condanna
internazionale della ideologia e dei responsabili dei crimini
commessi, tale processo non sia stato fatto per il comunismo. Il
tutto è per essi tanto più urgente in quanto ancora oggi molti
stati ( Cina, Corea del Nord, Vietnam, Cuba e Laos sono citati
nel rapporto), molti politici e partiti politici e soprattutto
molti giovani guardano al comunismo come una speranza positiva.
Siamo quindi di fronte alla seconda puntata di
quella offensiva politica ed ideologica che pochi mesi fa (in
quel caso nell’ambito istituzionale dell’Unione Europea) aveva
portato il Vice Presidente della Commissione Europea Franco
Frattini ad avanzare la proposta di mettere al bando, insieme, i
simboli del nazismo e del comunismo. Il tentativo di Frattini,
poi accantonato, era quindi solo un assaggio dato che oggi non
si parla più di simboli ma addirittura di una condanna che
coinvolge anche quegli stati e quei partiti che ancora oggi si
richiamano al comunismo.
Ancora più grave è il fatto che la proposta viene
presentata questa volta all’assemblea parlamentare di quel
Consiglio d’Europa che nacque nel 1949 proprio per dare una sede
di dialogo comune tra coloro che avevano vinto insieme contro il
nazismo. Si vuole così, proprio in occasione del 60°
anniversario della vittoria sul nazismo, rimuovere le ragioni
stesse che portarono alla fondazione di questa importante
istituzione internazionale per rifondarla questa volta
sull’anticomunismo.
Se una tale risoluzione fosse approvata ci
troveremmo di fronte ad un atto politico e simbolico gravissimo.
Una condanna sommaria del comunismo in quella sede
significherebbe la criminalizzazione storica e politica di un
movimento nato dal pensiero e dall’azione di grandissimi
filosofi e teorici europei e che ha portato proprio in Europa (e
poi in tutto il mondo) milioni di persone a battersi per la
libertà e l’emancipazione sociale.
È ovvio che questo tipo di strumentalizzazione
della storia al fine della bassa speculazione politica nasce
dalla sconfitta storica di una esperienza di costruzione del
socialismo. Questa sconfitta consente ai vincitori di cercare di
riscrivere la memoria e l’identità collettiva di popoli interi
nell’inutile tentativo di estirpare il germe del cambiamento
possibile e necessario.
Costoro non si fermano nemmeno di fronte al
ridicolo di voler condannare l’ideologia a cui si riferisce ad
esempio uno stato come la Cina in cui vive un quarto
dell’umanità e con cui ogni giorno l’Europa ed il mondo devono
sempre più fare i conti.
Ci chiediamo se questi “difensori dei diritti
umani e della democrazia” hanno gli occhi aperti non solo su ciò
che è accaduto nel passato ma anche sul presente di paesi
europei dove oggi nel nome della “decomunistizzazione” si nega
sistematicamente la libertà politica di associazione e di
pensiero di chi si proclama comunista e si incarcerano persone
solo perché non hanno rinnegato il loro passato. Non è così
perché la questione dei “diritti umani” è un’arma politica da
usare contro chi non si piega agli interessi delle
multinazionali e del nuovo ordine mondiale che ha in mente Bush.
Ovviamente noi non siamo e non saremo mai dei
negazionisti. In nome del comunismo sono stati commessi crimini
orrendi ed errori imperdonabili. Il movimento comunista mondiale
non è stato però un tutto organico è stato una pluralità di
esperienze e di tentativi che a volte sono persino entrati in
conflitto tra loro. Non riconoscere questa pluralità non
consente nemmeno di avere un serio atteggiamento critico sulla
storia di un movimento politico e sociale che ha comunque
consentito a miliardi di persone di acquisire una condizione
umana più avanzata.
Gli stessi diritti umani e sociali di cui tanto
si parla sono il frutto storico di un conflitto che ha visto tra
i protagonisti i comunisti di tutto il mondo.
Siamo quindi di fronte ad una iniziativa
ideologica reazionaria che non può essere accettata. Il PdCI
lancia quindi un appello ai parlamentari italiani dell’Unione
presenti nel Consiglio d’Europa (tra essi molti della sinistra
come Tana de Zulueta, Achille Occhetto, Giovanna Meandri, Marida
Bolognesi ed Umberto Ranieri) perché questa risoluzione non
venga adottata e perché essi si battano invece perché il
Consiglio d’Europa sia davvero garante del rispetto delle
libertà democratiche e dei diritti civili e sociali nel
Continente.
Risoluzione o meno è infine chiaro che proprio
queste iniziative ci dimostrano la paura che questa bandiera
ancora è capace di suscitare. Il tentativo di chiudere la
partita è destinato a fallire perché “il comunismo non è stato,
il comunismo è”. E’ un movimento di donne e di uomini che hanno
l’obiettivo di cambiare una società ed un sistema economico i
cui “crimini” stanno portando l’intera umanità alla catastrofe;
è una speranza di uguaglianza e libertà; è il tentativo di
interpretare, capire e ribaltare la logica di dominio e
sfruttamento imperante. E nulla di tutto questo può essere
cancellato. |