Una provocazione indecente

Un fantasma inquieta il Consiglio d'Europa...

Una strumentalizzazione della storia serva della bassa politica
 

di Iacopo Venier

Da "La Rinascita della Sinistra"
del 2 settembre 2005

 

Il Comitato per gli affari politici del Consiglio d’Europa ha deciso di preparare un rapporto sulla necessità di una condanna internazionale del comunismo da portare alla sessione dell’Assemblea plenaria che si terrà in ottobre. Lo denuncia il partito comunista della Federazione Russa, membro del Gruppo della Sinistra Unitaria, che chiama le forze democratiche ed antifasciste europee alla mobilitazione contro questo pericolo.

Siamo infatti di fronte ad una “provocazione” che nelle intenzioni dei proponenti ha alcuni obiettivi precisi. Il primo di questi è sancire a livello internazionale una condanna “definitiva” della ideologia nel nome della quale, si legge nel dispositivo, “è stato perpetuato un terrore diffuso, la violazione sistematica dei diritti umani, la morte di molti milioni di individui e la sofferenza di intere nazioni”. Insomma pare assurdo ai proponenti che mentre sul nazismo c’è stato un dibattito approfondito, che ha portato alla condanna internazionale della ideologia e dei responsabili dei crimini commessi, tale processo non sia stato fatto per il comunismo. Il tutto è per essi tanto più urgente in quanto ancora oggi molti stati ( Cina, Corea del Nord, Vietnam, Cuba e Laos sono citati nel rapporto), molti politici e partiti politici e soprattutto molti giovani guardano al comunismo come una speranza positiva.

Siamo quindi di fronte alla seconda puntata di quella offensiva politica ed ideologica che pochi mesi fa (in quel caso nell’ambito istituzionale dell’Unione Europea) aveva portato il Vice Presidente della Commissione Europea Franco Frattini ad avanzare la proposta di mettere al bando, insieme, i simboli del nazismo e del comunismo. Il tentativo di Frattini, poi accantonato, era quindi solo un assaggio dato che oggi non si parla più di simboli ma addirittura di una condanna che coinvolge anche quegli stati e quei partiti che ancora oggi si richiamano al comunismo.

Ancora più grave è il fatto che la proposta viene presentata questa volta all’assemblea parlamentare di quel Consiglio d’Europa che nacque nel 1949 proprio per dare una sede di dialogo comune tra coloro che avevano vinto insieme contro il nazismo. Si vuole così, proprio in occasione del 60° anniversario della vittoria sul nazismo, rimuovere le ragioni stesse che portarono alla fondazione di questa importante istituzione internazionale per rifondarla questa volta sull’anticomunismo.

 Se una tale risoluzione fosse approvata ci troveremmo di fronte ad un atto politico e simbolico gravissimo. Una condanna sommaria del comunismo in quella sede significherebbe la criminalizzazione storica e politica di un movimento nato dal pensiero e dall’azione di grandissimi filosofi e teorici europei e che ha portato proprio in Europa (e poi in tutto il mondo) milioni di persone a battersi per la libertà e l’emancipazione sociale.

 È ovvio che questo tipo di strumentalizzazione della storia al fine della bassa speculazione politica nasce dalla sconfitta storica di una esperienza di costruzione del socialismo. Questa sconfitta consente ai vincitori di cercare di riscrivere la memoria e l’identità collettiva di popoli interi nell’inutile tentativo di estirpare il germe del cambiamento possibile e necessario.

Costoro non si fermano nemmeno di fronte al ridicolo di voler condannare l’ideologia a cui si riferisce ad esempio uno stato come la Cina in cui vive un quarto dell’umanità e con cui ogni giorno l’Europa ed il mondo devono sempre più fare i conti.

Ci chiediamo se questi “difensori dei diritti umani e della democrazia” hanno gli occhi aperti non solo su ciò che è accaduto nel passato ma anche sul presente di paesi europei dove oggi nel nome della “decomunistizzazione” si nega sistematicamente la libertà politica di associazione e di pensiero di chi si proclama comunista e si incarcerano persone solo perché non hanno rinnegato il loro passato. Non è così perché la questione dei “diritti umani” è un’arma politica da usare contro chi non si piega agli interessi delle multinazionali e del nuovo ordine mondiale che ha in mente Bush.

Ovviamente noi non siamo e non saremo mai dei negazionisti. In nome del comunismo sono stati commessi crimini orrendi ed errori imperdonabili. Il movimento comunista mondiale non è stato però un tutto organico è stato una pluralità di esperienze e di tentativi che a volte sono persino entrati in conflitto tra loro. Non riconoscere questa pluralità non consente nemmeno di avere un serio atteggiamento critico sulla storia di un movimento politico e sociale che ha comunque consentito a miliardi di persone di acquisire una condizione umana più avanzata.

Gli stessi diritti umani e sociali di cui tanto si parla sono il frutto storico di un conflitto che ha visto tra i protagonisti i comunisti di tutto il mondo.

Siamo quindi di fronte ad una iniziativa ideologica reazionaria che non può essere accettata. Il PdCI lancia quindi un appello ai parlamentari italiani dell’Unione presenti nel Consiglio d’Europa (tra essi molti della sinistra come Tana de Zulueta, Achille Occhetto, Giovanna Meandri, Marida Bolognesi ed Umberto Ranieri) perché questa risoluzione non venga adottata e perché essi si battano invece perché il Consiglio d’Europa sia davvero garante del rispetto delle libertà democratiche e dei diritti civili e sociali nel Continente.

Risoluzione o meno è infine chiaro che proprio queste iniziative ci dimostrano la paura che questa bandiera ancora è capace di suscitare. Il tentativo di  chiudere la partita è destinato a fallire perché “il comunismo non è stato, il comunismo è”. E’ un movimento di donne e di uomini che hanno l’obiettivo di cambiare una società ed un sistema economico i cui “crimini” stanno portando l’intera umanità alla catastrofe; è una speranza di uguaglianza e libertà; è il tentativo di interpretare, capire e ribaltare la logica di dominio e sfruttamento imperante. E nulla di tutto questo può essere cancellato.



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