COMITATO CENTRALE

Le conclusioni di Oliviero Diliberto


Roma, 17 luglio 2005

 

Al termine di un Comitato centrale così impegnativo, è mio preciso dovere fare una replica che tenga conto di tutta la discussione, una replica non ipocrita, facendo il punto sulle situazioni aperte che possono essere superate, ha ragione Cossutta, a partire dalla fine di questo Comitato Centrale. Occorre quindi mettere a fuoco di cosa si tratta e proporre delle soluzioni.

Tre permesse.

La prima è un ringraziamento alle compagne e ai compagni che non fanno parte del Comitato centrale ed hanno lavorato di sabato e di domenica; alcuni sono compagni dell’apparato, altri sono volontari, penso ai compagni della vigilanza che svolgono il proprio lavoro di vigilanti nella vita ed hanno dedicato a noi i giorni di festa. Li ringrazio a nome mio e di tutti voi.

Il secondo è un apprezzamento per l’eccellente lavoro che si sta conducendo tra i giovani; dovunque vada, e come sapete giro molto, trovo gruppi di giovani che stanno crescendo e che spero non avranno i nostri vizi quando saranno più avanti negli anni. Quindi un plauso al lavoro che stanno facendo il compagno Francescaglia e tutto il coordinamento della FGCI. 

La terza premessa è che ha perfettamente ragione Frosini quando dice: “proviamo a vedere come stavamo quattro anni fa”, perché quella di oggi è, e cercherò di ragionare attorno a questo tema, una crisi di crescita.

In tutta la discussione non ho sentito nessuno dire: “il partito è transitorio, cosa faremo, dove andremo..”. Questo dibattito, che pure assillava molti compagni, semplicemente non c’è più: e questa è una prima cosa altamente positiva.

Vengo alle questioni politiche: sulla guerra non ho nulla da aggiungere al ragionamento e alle proposte che da ultimo ha avanzato Cossutta. Sicuramente non potremo votare il documento che ci è stato proposto da Prodi. La mia opinione è di lavorare per un voto unitario di tutto il centrosinistra. L’unico modo per farlo è che non si presenti alcun documento, altrimenti la diversità delle opinioni, non solo nostre, ma interne ai Ds, non lo permetteranno. Nella votazione di sei mesi fa noi siamo rimasti da soli, perché abbiamo avuto più coraggio e più coerenza di altri nel chiedere il ritiro immediato. Oggi la discussione è un’altra: oggi un pezzo di centrosinistra, largo, forse maggioritario, non chiede più il ritiro. Prima si discuteva della parola “immediato”, ora invece è un punto di merito.

Nella relazione ho parlato dello spostamento moderato di pezzi grandi dell’Unione, a iniziare dalla Margherita, ma non solo, lo spostamento è anche nei Ds che sono troppo spesso spinti ad una sorta di concorrenza al centro. È esattamente quello che si sta verificando sulla pace e sulla guerra. Prodi sta cercando di tenere l’unità dello schieramento, ci lavoreremo anche noi, ma non credo realisticamente che sarà possibile. Il documento di Prodi è per noi irricevibile, perché chiede al governo di stabilire i tempi del rientro delle truppe. Un pesante arretramento delle posizioni. Al fondo c’è un problema serio che ci interrogherà drammaticamente se vinceremo le elezioni e dovremo definire il programma di governo. Al momento, prima delle elezioni, sarà possibile trovare le formule per trovare l’unità della coailizione e il programma elettorale sarà fondato più sulle omissioni che sulle cose scritte. Ma al momento del governo si apriranno contraddizioni molto serie. Cercheremo di affrontarle con spirito unitario, ma dobbiamo realisticamente sapere che ci saranno. Prevedere lo scenario è un compito della politica, compagne e compagni, per non peccare di superficialità o di avventurismo.

Sulle questioni economiche condivido interamente l’intervento di Strambi. Ancora una volta, il problema è quello degli interessi che verranno tutelati e degli interessi che verranno colpiti: interessi materiali, la condizione di vita di milioni di lavoratori. Da che parte sarà schierato il governo di centrosinistra? Io sono convinto che Prodi farà la sua parte per tenere unito il centrosinistra e cercherà di governare con equità sociale. Lo ha già fatto nel passato, anche se in una condizione completamente diversa dall’attuale. Una volta al governo troveremo il disastro. Chi dovrà pagare i prezzi del risanamento? La destra economica – quella che si sta spostando dalla nostra parte – pensa che la sinistra potrà fare il lavoro sporco che non è riuscito alla destra, e senza pagare prezzi sul piano del conflitto sociale, perché i sindacati saranno più accondiscendenti. In questo, la scelta della Cgil è interessante, ha ragione Strambi, e noi dobbiamo dedicarle un’attenzione maggiore. La Cgil può diventare per noi, se sapremo essere davvero gli interpreti, i rappresentanti politici del mondo del lavoro, un interlocutore fondamentale e anche un grande bacino di consenso.

Questo ci porta al tema delle alleanze. Non ho alcun dubbio, e se qualcuno l’avesse se lo tolga dalla testa, che l’obiettivo primario è sconfiggere il governo Berlusconi, perché lì c’è il sovversivismo delle classi dirigenti. Quindi, primo, sconfiggere Berlusconi, tutti insieme, con una alleanza la più larga possibile. Nella logica del maggioritario, come ha detto la compagna Bellillo, siamo indotti ad una realista politica delle alleanze. Non è un optional. Siamo indotti perché, per sconfiggere Berlusconi, è necessario inglobare il maggior numero possibile di forze. Il compagno Pestalozza ci ricorda sempre l’alleanza della classe operaia con la borghesia illuminata. Ha ragione. Ricordo spesso ai compagni che il Pci condusse la politica delle alleanze dal ’44 in avanti, addirittura accordandosi con la monarchia fellona, con Badoglio, pur di sconfiggere i fascisti.

Se l’obiettivo è sconfiggere Berlusconi, il nostro candidato non può che essere Romano Prodi. Anche alle primarie. Ci sono difficoltà? Lo capisco. Una di queste difficoltà ho provata a smontarla giocando d’anticipo. Sono stato criticato, pazienza, non è lesa maestà, tuttavia non credo di aver commesso un errore a stanare Bertinotti. Bertinotti avrebbe usato un argomento: “volete l’unità della sinistra, volete spostare a sinistra il baricentro dell’Unione: e allora perché non sostenete un candidato di sinistra alle primarie?”. Io gliel’ho proposto, affermando: “Sarai il nostro candidato se avvierai un processo di unità a sinistra, se nella lista proporzionale sarai il candidato della sinistra unita”. Era prevedibile che avrebbe risposto picche. Ma io ho voluto muovermi coerentemente con la nostra linea politica. Bertinotti ha scelto di essere unicamente il rappresentante del suo partito, e quindi noi sosteniamo Prodi. Ci saranno sicuramente passaggi difficili ed ovviamente la Direzione del partito sarà convocata per ragionarci. Vedete, all’atto della presentazione delle primarie ciascun candidato deve predisporre non il programma, ma indicare alcuni punti programmatici, le priorità. Immagino che le priorità di Bertinotti saranno abbastanza simili alle nostre. Mentre non sappiamo quali saranno quelle di Prodi. Oggi il nostro cimento è dunque quello di portare Prodi a sostenere priorità che ci consentano di votarlo convintamente. Con i tempi che corrono, Prodi rappresenta oggi l’equilibrio più avanzato possibile della nostra coalizione. Non è il candidato della sinistra, ma rappresenta l’equilibrio più avanzato possibile.

Per quanto riguarda l’alleanza con i Verdi, invito le compagne ed i compagni a non usare mai la parola “bicicletta” o “Pdci e Verdi”. Il nostro obiettivo è la lista Arcobaleno, con i Verdi, con i movimenti, i pacifisti, il sindacato, pezzi di società, liste civiche. E mentre tutti gli altri saranno impegnati nelle primarie, in quella che io continuo a giudicare una pagliacciata, vi propongo che il partito si impegni per una grande raccolta di firme su due cose: una nuova scala mobile e l’innalzamento dell’obbligo scolastico a diciotto anni. Dobbiamo raccogliere le firme negli stessi posti dove vengono raccolte le firme per le primarie, mandando così un messaggio al popolo italiano: loro fanno le primarie; noi scegliamo di portare l’attenzione su quel che dovremo fare quando torneremo al governo. Contemporaneamente, come ovvio, continueremo a chiedere, in tutte le sedi, in tutte le occasione, l’abrogazione della legge 30, della Bossi-Fini, della controriforma Moratti. Ma intanto impegniamo tutto il partito anche su proposte in positivo: una parla ai salari e l’altra ai saperi, alla scuola, e su quest’ultima  il partito ha già una proposta di legge eccellente che ha avuto il plauso di tutte le associazioni, degli insegnanti, dei sindacati. Bisogna quindi predisporre i moduli, mandarli nelle federazioni e a settembre partire con la raccolta delle firme.

La lista Arcobaleno non è la confederazione, ha detto la compagna Bernasconi, ed ha perfettamente ragione. Certo che non è la Confederazione. Noi puntiamo a qualcosa di molto più grande, ed è altrettanto ovvio che la lista Arcobaleno nasce anche, non solo, ma anche perché i Verdi vi sono costretti per via dello sbarramento del 4%. Ma è l’embrione di qualche cosa? È la possibilità di un processo? La lista Arcobaleno può sottrarre voti a Rifondazione? Secondo me, sì, perché è un’idea che piace all’elettorato della sinistra. Dobbiamo percorrere questa strada con intelligenza, anche dal punto di vista simbolico, affinché ci sia sulla scheda, se non cambierà la legge elettorale, i simboli della falce e martello e del sole che ride. E siccome non è detto che, in automatico, sommando i voti si raggiunga il 4%, dovremo fare una campagna elettorale vera, convincendo l’elettorato che non si tratta di un’operazione meramente elettorale, ma di un progetto politico che guarda al dopo. Diranno che ci siamo messi insieme per raggiungere il 4%. Diranno che i temi ambientali sono estranei ai comunisti. E invece non è così. L’ambiente è, storicamente, in Marx, e ancor più in Engels, uno dei temi assunto per un modello di sviluppo più favorevole all’uomo di quello capitalista.

In molti paesi d’Europa, l’alleanza rosso-verde esiste e funziona. E le alleanze tra forze politiche diverse tra loro, sembra andare avanti anche in altri Paesi. Quello che sta avvenendo in Germania è molto importante. I sondaggi danno al 12%, cioè il terzo partito, la lista fondata dagli ex comunisti della Ddr (la Pds), insieme a chi è uscito dalla socialdemocrazia: la scissione di sinistra guidata da Lafontaine, ma organizzata soprattutto dai sindacalisti, dall’Ig Metal, il sindacato che più rappresenta la classe operaia. Noi stiamo cercando di fare una cosa simile. Stiamo cercando di mettere insieme pezzi di sinistra diversa. 

In una situazione assolutamente in movimento, si apre per noi una fase positiva, una fase in cui “chi ha più filo, tesserà”, come diceva Giorgio Amendola. Siamo finalmente in un situazione più serena che nel passato. Ho sentito diversi interventi richiamare il tema della identità comunista da non annacquare nella Confederazione. Abbiamo scherzato per due congressi, compagni? Abbiamo fatto questa proposta tanto per farla, perché bisognava tirarne fuori una? Cerchiamo di capirci. Noi abbiamo una identità talmente forte e marcata che non dobbiamo avere paura delle alleanze. Può temerle Rifondazione, che ha un’identità molto più incerta della nostra, eclettica culturalmente, e che dunque in un’alleanza rischierebbe di lacerarsi, ma non noi. Abbiamo una identità molto marcata, per quanto non ideologica, né astratta. Togliatti sarebbe inorridito se il Partito nuovo fosse stato costruito sulla base dell’ideologia. Di che cosa abbiamo paura? Di contaminarci nell’unirci con culture diverse dalla nostra? Ma conoscete forse un’altra politica che ci consenta di essere più forti all’interno dell’alleanza in una fase nella quale il centrosinistra si sta spostando sul versante moderato? Non ce lo ha consigliato il medico, di fare la Confederazione. È una valutazione politica, conseguenza di una analisi politica. Per questo sono d’accordo con il compagno Venier: non avere paura. Andiamo avanti su questa strada, senza nessuna paura. La nostra autonomia viene esaltata nella logica unitaria.

Sono stato in Basilicata per un attivo regionale – Soave l’ha ricordato - e del tutto casualmente, proprio quel giorno, sulla prima pagina di un giornale locale c’era una lettera firmata da quattro consiglieri regionali dell’ex Pci, che appartengono oggi a quella schiera di persone che non ha aderito a nessun partito. Apprezzavano la proposta della Confederazione, dicevano: bene, ci stiamo, vogliamo lavorarci concretamente. Naturalmente in Basilicata è più facile perché siamo forti. Ma in molte regioni cominciamo ad avere percentuali significative. Di cosa abbiamo paura? I dubbi sulla Confederazione andavano esplicitati al congresso. Forse qualcuno pensava che tanto non si sarebbe mai fatta? Ora che cominciano a intravedersi le possibilità concrete vengono i dubbi? Allora esplicitiamoli in una discussione politica che io sono disposto a fare.

Ma questo tema mi porta a ragionare sul partito. Lo faccio con toni pacati, brevemente e in modo non ipocrita. A proposito di identità comunista, si è detto in giro che il segretario starebbe “decomunistizzando” il partito. E anche in alcuni interventi, in questo Comitato Centrale, è riemerso, seppur implicitamente, questo tema. Ancora una volta: i compagni abbiamo il coraggio di fare nomi e cognomi. Sono io che sto decomunistizzando il partito? Io che mi considero marxista-leninista con il trattino? C’è poi qualcuno che dice in giro che Diliberto sarebbe andato in minoranza alla direzione del partito. Non è vero, chiunque conosca la direzione sa bene che è lontanissimo dal vero, anzi che è vero proprio il contrario, ma molti compagni me lo hanno riferito allarmati.

Io sono convinto che solo nella sincerità, nella trasparenza, nel dibattito franco possiamo superare questa fase di difficoltà. Nei giorni passati, proprio su questi problemi interni, è intervenuta la commissione nazionale di garanzia con alcuni provvedimenti. Il compagno Albertini mi ha chiesto, ha chiesto al Presidente e a me, di pronunciarci, e io lo faccio: fiducia piena nella commissione di garanzia. Secondo: sono sinceramente persuaso che i provvedimenti di essa vadano rispettati anche quando non si condividono. Devo aggiungere tuttavia, e voglio farlo nella maniera più pacata possibile, che non ho apprezzato l’intervento del compagno Alberini, presidente della garanzia. Il compagno Albertini ha criticato alcuni punti della mia linea politica, ed io considero questo del tutto legittimo, anche se dalla garanzia nazionale ci si aspetterebbe un ruolo super partes. Ma vedi, Renato, proprio perché sei il presidente della garanzia, vorrei sentirmi tutelato per le cose che stanno succedendo e che riguardano me, come si sentono (e sono stati) tutelati altri compagni. Tutto qui. Galante ci ha parlato di episodi piuttosto pesanti, citando interventi precisi: li confermo. Varrebbe la pena di esercitare la par condicio, tutto qui. Dopo di che, io non chiedo provvedimenti, intendo risolvere politicamente le cose. E sino a quando è in ballo la mia persona, pazienza. Ma quando in ballo è il partito, no, perché il partito è una cosa che abbiamo costruito insieme ed è di tutti.

Contrasterò ogni deriva; la contrasterò con ogni mia forza, perché questo partito, sono d’accordo con Armando Cossutta, è l’approdo dei Comunisti Italiani, che per la prima volta si sta affermando. Non ci sono i buoni e gli onesti da una parte e dall’altra dei lazzaroni. Torti e ragioni sono equamente distribuiti e chiunque faccia il dirigente periferico lo sa. Prego pertanto alcuni compagni di evitare ogni forma di manicheismo, insopportabilmente ipocrita. Sono curioso di verificare se gli attacchi di qualcuno alle ambizioni personali sarà fatto valere anche quando discuteremo dei prossimi collegi elettorali.

Così come prego di evitare uno strumentale catastrofismo, che certo non giova a questo partito, che invece sta crescendo. Si è persino parlato di emorragia di iscritti, che stanno invece aumentando. Abbiamo sentito il bellissimo intervento di Roberto Sciacca, il deputato che ha lasciato i Ds per venire da noi. Quand’è che abbiamo perso i compagni? Nella grandissima maggioranza si tratta di qualcuno che sperava in un incarico e non l’ha avuto.

Io ringrazio sinceramente Armando Cossutta, e lo ringrazio perché ha fatto degli apprezzamenti sulla mia persona che mi rincuorano, mi danno fiducia. L’unica cosa su cui non sono d’accordo è quando dice che devo fare il segretario per un tempo molto lungo. Credo, non da oggi, e chi conosce la mia storia personale ben lo sa, che gli incarichi di partito debbano essere a rotazione. Il Presidente è un’altra cosa dal segretario, per la storia e per il futuro che rappresenta. Ma i segretari devono essere a rotazione. Vogliamo introdurre nel prossimo Statuto questa norma, che è una norma di buon costume?

Vi ho chiesto di votare la mia relazione. Se si determinerà una maggioranza ed una minoranza, io continuerò ad essere il segretario di sintesi tra maggioranza e  minoranza. Spero che non si determini. Ma se anche fosse, non sarò mai il segretario della maggioranza, ma di tutti, di tutto il partito. Vedete, compagne e compagni, tra me e Cossutta non c’è nessun problema. Armando sa che in presenza di una divergenza di opinione, bastano due minuti: ci vediamo nella sua stanza e tutto si risolve. Il problema è un altro, e lo ha detto Frosini. Il problema è chi usa il suo nome, a ricaduta dal centro sino nei territori, indossando una casacca che si ritorce contro il Presidente. Questo, non altro, è il malcostume che va contrastato. Ho per Cossutta rispetto autentico, oltre che sincero affetto, e lo difenderò da ogni attacco, come ho sempre fatto nella mia vita.

Voglio dirvi per finire: tornate con fiducia nei territori, compagne e compagni, tornate con fiducia, perché un partito che discute, anche aspramente, è un partito in salute. Il partito malato è quello che non discute.

Tre anni fa, si veniva al Comitato centrale e ci si lamentava perché nei territori la maggioranza di centrosinistra ci ignorava o ci trattava male o non ci dava l’assessore anche se lo meritavano. Adesso gli assessori sono (con qualche rara eccezione) praticamente ovunque, forse è per questo che litighiamo di più. Non avevamo consiglieri regionali, e oggi si litiga su chi deve andare a fare il consigliere regionale, e in qualche caso ne abbiamo due e persino tre. Badate, certe pratiche vanno contrastate, ma sono anche il segno di una crescita. Tornate quindi con fiducia nei territori, care compagne e compagni, tornate a lavorare. Come ha detto Cossutta, da questo Comitato Centrale possiamo uscire più forti avendo, come credo e spero, chiarito le questioni. E rispetto ad alcuni, pochissimi interventi, mi sento di concludere, come dice Alessandro Manzoni, autore molto caro al Presidente: “poveri untorelli, non saranno loro a spiantare Milano”. E neanche, tanto meno, questo nostro partito.



COMITATO CENTRALE
del 16 e 17 luglio 2005

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- L'intervento di Armando Cossutta
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D
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COMITATO CENTRALE
del 29 e 30 giugno 2002

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DIREZIONE NAZIONALE
del 18 aprile 2002

Fortissime perplessità sullo "statuto dei lavori"
Ufficio stampa

A UN ANNO DA BELLARIA
La confederazione della Sinistra per il lavoro, la pace e i diritti
di Oliviero Diliberto
Da "La Rinascita della Sinistra"

COMITATO CENTRALE
 del 26 gennaio 2002

La relazione del Segretario, O. Diliberto
"Due campagne nazionali su giustizia e lavoro"

Le conclusioni di Diliberto
"Il partito cresce ovunque, continuiamo così"

Dopo Bellaria
I compiti di chi guarda avanti per costruire
di Carlo Benedetti
Da "La Rinascita della Sinistra"