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Al termine di un Comitato centrale così
impegnativo, è mio preciso dovere fare una replica che tenga
conto di tutta la discussione, una replica non ipocrita, facendo
il punto sulle situazioni aperte che possono essere superate, ha
ragione Cossutta, a partire dalla fine di questo Comitato
Centrale. Occorre quindi mettere a fuoco di cosa si tratta e
proporre delle soluzioni.
Tre permesse.
La prima è un ringraziamento alle compagne e ai
compagni che non fanno parte del Comitato centrale ed hanno
lavorato di sabato e di domenica; alcuni sono compagni
dell’apparato, altri sono volontari, penso ai compagni della
vigilanza che svolgono il proprio lavoro di vigilanti nella vita
ed hanno dedicato a noi i giorni di festa. Li ringrazio a nome
mio e di tutti voi.
Il secondo è un apprezzamento per l’eccellente
lavoro che si sta conducendo tra i giovani; dovunque vada, e
come sapete giro molto, trovo gruppi di giovani che stanno
crescendo e che spero non avranno i nostri vizi quando saranno
più avanti negli anni. Quindi un plauso al lavoro che stanno
facendo il compagno Francescaglia e tutto il coordinamento della
FGCI.
La terza premessa è che ha perfettamente ragione
Frosini quando dice: “proviamo a vedere come stavamo quattro
anni fa”, perché quella di oggi è, e cercherò di ragionare
attorno a questo tema, una crisi di crescita.
In tutta la discussione non ho sentito nessuno
dire: “il partito è transitorio, cosa faremo, dove andremo..”.
Questo dibattito, che pure assillava molti compagni,
semplicemente non c’è più: e questa è una prima cosa altamente
positiva.
Vengo alle questioni politiche: sulla guerra non
ho nulla da aggiungere al ragionamento e alle proposte che da
ultimo ha avanzato Cossutta. Sicuramente non potremo votare il
documento che ci è stato proposto da Prodi. La mia opinione è di
lavorare per un voto unitario di tutto il centrosinistra.
L’unico modo per farlo è che non si presenti alcun documento,
altrimenti la diversità delle opinioni, non solo nostre, ma
interne ai Ds, non lo permetteranno. Nella votazione di sei mesi
fa noi siamo rimasti da soli, perché abbiamo avuto più coraggio
e più coerenza di altri nel chiedere il ritiro immediato. Oggi
la discussione è un’altra: oggi un pezzo di centrosinistra,
largo, forse maggioritario, non chiede più il ritiro. Prima si
discuteva della parola “immediato”, ora invece è un punto di
merito.
Nella relazione ho parlato dello spostamento
moderato di pezzi grandi dell’Unione, a iniziare dalla
Margherita, ma non solo, lo spostamento è anche nei Ds che sono
troppo spesso spinti ad una sorta di concorrenza al centro. È
esattamente quello che si sta verificando sulla pace e sulla
guerra. Prodi sta cercando di tenere l’unità dello schieramento,
ci lavoreremo anche noi, ma non credo realisticamente che sarà
possibile. Il documento di Prodi è per noi irricevibile, perché
chiede al governo di stabilire i tempi del rientro delle truppe.
Un pesante arretramento delle posizioni. Al fondo c’è un
problema serio che ci interrogherà drammaticamente se vinceremo
le elezioni e dovremo definire il programma di governo. Al
momento, prima delle elezioni, sarà possibile trovare le formule
per trovare l’unità della coailizione e il programma elettorale
sarà fondato più sulle omissioni che sulle cose scritte. Ma al
momento del governo si apriranno contraddizioni molto serie.
Cercheremo di affrontarle con spirito unitario, ma dobbiamo
realisticamente sapere che ci saranno. Prevedere lo scenario è
un compito della politica, compagne e compagni, per non peccare
di superficialità o di avventurismo.
Sulle questioni economiche condivido interamente
l’intervento di Strambi. Ancora una volta, il problema è quello
degli interessi che verranno tutelati e degli interessi che
verranno colpiti: interessi materiali, la condizione di vita di
milioni di lavoratori. Da che parte sarà schierato il governo di
centrosinistra? Io sono convinto che Prodi farà la sua parte per
tenere unito il centrosinistra e cercherà di governare con
equità sociale. Lo ha già fatto nel passato, anche se in una
condizione completamente diversa dall’attuale. Una volta al
governo troveremo il disastro. Chi dovrà pagare i prezzi del
risanamento? La destra economica – quella che si sta spostando
dalla nostra parte – pensa che la sinistra potrà fare il lavoro
sporco che non è riuscito alla destra, e senza pagare prezzi sul
piano del conflitto sociale, perché i sindacati saranno più
accondiscendenti. In questo, la scelta della Cgil è
interessante, ha ragione Strambi, e noi dobbiamo dedicarle
un’attenzione maggiore. La Cgil può diventare per noi, se
sapremo essere davvero gli interpreti, i rappresentanti politici
del mondo del lavoro, un interlocutore fondamentale e anche un
grande bacino di consenso.
Questo ci porta al tema delle alleanze. Non ho
alcun dubbio, e se qualcuno l’avesse se lo tolga dalla testa,
che l’obiettivo primario è sconfiggere il governo Berlusconi,
perché lì c’è il sovversivismo delle classi dirigenti. Quindi,
primo, sconfiggere Berlusconi, tutti insieme, con una alleanza
la più larga possibile. Nella logica del maggioritario, come ha
detto la compagna Bellillo, siamo indotti ad una realista
politica delle alleanze. Non è un optional. Siamo indotti
perché, per sconfiggere Berlusconi, è necessario inglobare il
maggior numero possibile di forze. Il compagno Pestalozza ci
ricorda sempre l’alleanza della classe operaia con la borghesia
illuminata. Ha ragione. Ricordo spesso ai compagni che il Pci
condusse la politica delle alleanze dal ’44 in avanti,
addirittura accordandosi con la monarchia fellona, con Badoglio,
pur di sconfiggere i fascisti.
Se l’obiettivo è sconfiggere Berlusconi, il
nostro candidato non può che essere Romano Prodi. Anche alle
primarie. Ci sono difficoltà? Lo capisco. Una di queste
difficoltà ho provata a smontarla giocando d’anticipo. Sono
stato criticato, pazienza, non è lesa maestà, tuttavia non credo
di aver commesso un errore a stanare Bertinotti. Bertinotti
avrebbe usato un argomento: “volete l’unità della sinistra,
volete spostare a sinistra il baricentro dell’Unione: e allora
perché non sostenete un candidato di sinistra alle primarie?”.
Io gliel’ho proposto, affermando: “Sarai il nostro candidato se
avvierai un processo di unità a sinistra, se nella lista
proporzionale sarai il candidato della sinistra unita”. Era
prevedibile che avrebbe risposto picche. Ma io ho voluto
muovermi coerentemente con la nostra linea politica. Bertinotti
ha scelto di essere unicamente il rappresentante del suo
partito, e quindi noi sosteniamo Prodi. Ci saranno sicuramente
passaggi difficili ed ovviamente la Direzione del partito sarà
convocata per ragionarci. Vedete, all’atto della presentazione
delle primarie ciascun candidato deve predisporre non il
programma, ma indicare alcuni punti programmatici, le priorità.
Immagino che le priorità di Bertinotti saranno abbastanza simili
alle nostre. Mentre non sappiamo quali saranno quelle di Prodi.
Oggi il nostro cimento è dunque quello di portare Prodi a
sostenere priorità che ci consentano di votarlo convintamente.
Con i tempi che corrono, Prodi rappresenta oggi l’equilibrio più
avanzato possibile della nostra coalizione. Non è il candidato
della sinistra, ma rappresenta l’equilibrio più avanzato
possibile.
Per quanto riguarda l’alleanza con i Verdi,
invito le compagne ed i compagni a non usare mai la parola
“bicicletta” o “Pdci e Verdi”. Il nostro obiettivo è la lista
Arcobaleno, con i Verdi, con i movimenti, i pacifisti, il
sindacato, pezzi di società, liste civiche. E mentre tutti gli
altri saranno impegnati nelle primarie, in quella che io
continuo a giudicare una pagliacciata, vi propongo che il
partito si impegni per una grande raccolta di firme su due cose:
una nuova scala mobile e l’innalzamento dell’obbligo scolastico
a diciotto anni. Dobbiamo raccogliere le firme negli stessi
posti dove vengono raccolte le firme per le primarie, mandando
così un messaggio al popolo italiano: loro fanno le primarie;
noi scegliamo di portare l’attenzione su quel che dovremo fare
quando torneremo al governo. Contemporaneamente, come ovvio,
continueremo a chiedere, in tutte le sedi, in tutte le
occasione, l’abrogazione della legge 30, della Bossi-Fini, della
controriforma Moratti. Ma intanto impegniamo tutto il partito
anche su proposte in positivo: una parla ai salari e l’altra ai
saperi, alla scuola, e su quest’ultima il partito ha già una
proposta di legge eccellente che ha avuto il plauso di tutte le
associazioni, degli insegnanti, dei sindacati. Bisogna quindi
predisporre i moduli, mandarli nelle federazioni e a settembre
partire con la raccolta delle firme.
La lista Arcobaleno non è la confederazione, ha
detto la compagna Bernasconi, ed ha perfettamente ragione. Certo
che non è la Confederazione. Noi puntiamo a qualcosa di molto
più grande, ed è altrettanto ovvio che la lista Arcobaleno nasce
anche, non solo, ma anche perché i Verdi vi sono costretti per
via dello sbarramento del 4%. Ma è l’embrione di qualche cosa? È
la possibilità di un processo? La lista Arcobaleno può sottrarre
voti a Rifondazione? Secondo me, sì, perché è un’idea che piace
all’elettorato della sinistra. Dobbiamo percorrere questa strada
con intelligenza, anche dal punto di vista simbolico, affinché
ci sia sulla scheda, se non cambierà la legge elettorale, i
simboli della falce e martello e del sole che ride. E siccome
non è detto che, in automatico, sommando i voti si raggiunga il
4%, dovremo fare una campagna elettorale vera, convincendo
l’elettorato che non si tratta di un’operazione meramente
elettorale, ma di un progetto politico che guarda al dopo.
Diranno che ci siamo messi insieme per raggiungere il 4%.
Diranno che i temi ambientali sono estranei ai comunisti. E
invece non è così. L’ambiente è, storicamente, in Marx, e ancor
più in Engels, uno dei temi assunto per un modello di sviluppo
più favorevole all’uomo di quello capitalista.
In molti paesi d’Europa, l’alleanza rosso-verde
esiste e funziona. E le alleanze tra forze politiche diverse tra
loro, sembra andare avanti anche in altri Paesi. Quello che sta
avvenendo in Germania è molto importante. I sondaggi danno al
12%, cioè il terzo partito, la lista fondata dagli ex comunisti
della Ddr (la Pds), insieme a chi è uscito dalla
socialdemocrazia: la scissione di sinistra guidata da Lafontaine,
ma organizzata soprattutto dai sindacalisti, dall’Ig Metal, il
sindacato che più rappresenta la classe operaia. Noi stiamo
cercando di fare una cosa simile. Stiamo cercando di mettere
insieme pezzi di sinistra diversa.
In una situazione assolutamente in movimento, si
apre per noi una fase positiva, una fase in cui “chi ha più
filo, tesserà”, come diceva Giorgio Amendola. Siamo finalmente
in un situazione più serena che nel passato. Ho sentito diversi
interventi richiamare il tema della identità comunista da non
annacquare nella Confederazione. Abbiamo scherzato per due
congressi, compagni? Abbiamo fatto questa proposta tanto per
farla, perché bisognava tirarne fuori una? Cerchiamo di capirci.
Noi abbiamo una identità talmente forte e marcata che non
dobbiamo avere paura delle alleanze. Può temerle Rifondazione,
che ha un’identità molto più incerta della nostra, eclettica
culturalmente, e che dunque in un’alleanza rischierebbe di
lacerarsi, ma non noi. Abbiamo una identità molto marcata, per
quanto non ideologica, né astratta. Togliatti sarebbe inorridito
se il Partito nuovo fosse stato costruito sulla base
dell’ideologia. Di che cosa abbiamo paura? Di contaminarci
nell’unirci con culture diverse dalla nostra? Ma conoscete forse
un’altra politica che ci consenta di essere più forti
all’interno dell’alleanza in una fase nella quale il
centrosinistra si sta spostando sul versante moderato? Non ce lo
ha consigliato il medico, di fare la Confederazione. È una
valutazione politica, conseguenza di una analisi politica. Per
questo sono d’accordo con il compagno Venier: non avere paura.
Andiamo avanti su questa strada, senza nessuna paura. La nostra
autonomia viene esaltata nella logica unitaria.
Sono stato in Basilicata per un attivo regionale
– Soave l’ha ricordato - e del tutto casualmente, proprio quel
giorno, sulla prima pagina di un giornale locale c’era una
lettera firmata da quattro consiglieri regionali dell’ex Pci,
che appartengono oggi a quella schiera di persone che non ha
aderito a nessun partito. Apprezzavano la proposta della
Confederazione, dicevano: bene, ci stiamo, vogliamo lavorarci
concretamente. Naturalmente in Basilicata è più facile perché
siamo forti. Ma in molte regioni cominciamo ad avere percentuali
significative. Di cosa abbiamo paura? I dubbi sulla
Confederazione andavano esplicitati al congresso. Forse qualcuno
pensava che tanto non si sarebbe mai fatta? Ora che cominciano a
intravedersi le possibilità concrete vengono i dubbi? Allora
esplicitiamoli in una discussione politica che io sono disposto
a fare.
Ma questo tema mi porta a ragionare sul partito.
Lo faccio con toni pacati, brevemente e in modo non ipocrita. A
proposito di identità comunista, si è detto in giro che il
segretario starebbe “decomunistizzando” il partito. E anche in
alcuni interventi, in questo Comitato Centrale, è riemerso,
seppur implicitamente, questo tema. Ancora una volta: i compagni
abbiamo il coraggio di fare nomi e cognomi. Sono io che sto
decomunistizzando il partito? Io che mi considero
marxista-leninista con il trattino? C’è poi qualcuno che dice in
giro che Diliberto sarebbe andato in minoranza alla direzione
del partito. Non è vero, chiunque conosca la direzione sa bene
che è lontanissimo dal vero, anzi che è vero proprio il
contrario, ma molti compagni me lo hanno riferito allarmati.
Io sono convinto che solo nella sincerità, nella
trasparenza, nel dibattito franco possiamo superare questa fase
di difficoltà. Nei giorni passati, proprio su questi problemi
interni, è intervenuta la commissione nazionale di garanzia con
alcuni provvedimenti. Il compagno Albertini mi ha chiesto, ha
chiesto al Presidente e a me, di pronunciarci, e io lo faccio:
fiducia piena nella commissione di garanzia. Secondo: sono
sinceramente persuaso che i provvedimenti di essa vadano
rispettati anche quando non si condividono. Devo aggiungere
tuttavia, e voglio farlo nella maniera più pacata possibile, che
non ho apprezzato l’intervento del compagno Alberini, presidente
della garanzia. Il compagno Albertini ha criticato alcuni punti
della mia linea politica, ed io considero questo del tutto
legittimo, anche se dalla garanzia nazionale ci si aspetterebbe
un ruolo super partes. Ma vedi, Renato, proprio perché sei il
presidente della garanzia, vorrei sentirmi tutelato per le cose
che stanno succedendo e che riguardano me, come si sentono (e
sono stati) tutelati altri compagni. Tutto qui. Galante ci ha
parlato di episodi piuttosto pesanti, citando interventi
precisi: li confermo. Varrebbe la pena di esercitare la par
condicio, tutto qui. Dopo di che, io non chiedo provvedimenti,
intendo risolvere politicamente le cose. E sino a quando è in
ballo la mia persona, pazienza. Ma quando in ballo è il partito,
no, perché il partito è una cosa che abbiamo costruito insieme
ed è di tutti.
Contrasterò ogni deriva; la contrasterò con ogni
mia forza, perché questo partito, sono d’accordo con Armando
Cossutta, è l’approdo dei Comunisti Italiani, che per la prima
volta si sta affermando. Non ci sono i buoni e gli onesti da una
parte e dall’altra dei lazzaroni. Torti e ragioni sono equamente
distribuiti e chiunque faccia il dirigente periferico lo sa.
Prego pertanto alcuni compagni di evitare ogni forma di
manicheismo, insopportabilmente ipocrita. Sono curioso di
verificare se gli attacchi di qualcuno alle ambizioni personali
sarà fatto valere anche quando discuteremo dei prossimi collegi
elettorali.
Così come prego di evitare uno strumentale
catastrofismo, che certo non giova a questo partito, che invece
sta crescendo. Si è persino parlato di emorragia di iscritti,
che stanno invece aumentando. Abbiamo sentito il bellissimo
intervento di Roberto Sciacca, il deputato che ha lasciato i Ds
per venire da noi. Quand’è che abbiamo perso i compagni? Nella
grandissima maggioranza si tratta di qualcuno che sperava in un
incarico e non l’ha avuto.
Io ringrazio sinceramente Armando Cossutta, e lo
ringrazio perché ha fatto degli apprezzamenti sulla mia persona
che mi rincuorano, mi danno fiducia. L’unica cosa su cui non
sono d’accordo è quando dice che devo fare il segretario per un
tempo molto lungo. Credo, non da oggi, e chi conosce la mia
storia personale ben lo sa, che gli incarichi di partito debbano
essere a rotazione. Il Presidente è un’altra cosa dal
segretario, per la storia e per il futuro che rappresenta. Ma i
segretari devono essere a rotazione. Vogliamo introdurre nel
prossimo Statuto questa norma, che è una norma di buon costume?
Vi ho chiesto di votare la mia relazione. Se si
determinerà una maggioranza ed una minoranza, io continuerò ad
essere il segretario di sintesi tra maggioranza e minoranza.
Spero che non si determini. Ma se anche fosse, non sarò mai il
segretario della maggioranza, ma di tutti, di tutto il partito.
Vedete, compagne e compagni, tra me e Cossutta non c’è nessun
problema. Armando sa che in presenza di una divergenza di
opinione, bastano due minuti: ci vediamo nella sua stanza e
tutto si risolve. Il problema è un altro, e lo ha detto Frosini.
Il problema è chi usa il suo nome, a ricaduta dal centro sino
nei territori, indossando una casacca che si ritorce contro il
Presidente. Questo, non altro, è il malcostume che va
contrastato. Ho per Cossutta rispetto autentico, oltre che
sincero affetto, e lo difenderò da ogni attacco, come ho sempre
fatto nella mia vita.
Voglio dirvi per finire: tornate con fiducia nei
territori, compagne e compagni, tornate con fiducia, perché un
partito che discute, anche aspramente, è un partito in salute.
Il partito malato è quello che non discute.
Tre anni fa, si veniva al Comitato centrale e ci
si lamentava perché nei territori la maggioranza di
centrosinistra ci ignorava o ci trattava male o non ci dava
l’assessore anche se lo meritavano. Adesso gli assessori sono
(con qualche rara eccezione) praticamente ovunque, forse è per
questo che litighiamo di più. Non avevamo consiglieri regionali,
e oggi si litiga su chi deve andare a fare il consigliere
regionale, e in qualche caso ne abbiamo due e persino tre.
Badate, certe pratiche vanno contrastate, ma sono anche il segno
di una crescita. Tornate quindi con fiducia nei territori, care
compagne e compagni, tornate a lavorare. Come ha detto Cossutta,
da questo Comitato Centrale possiamo uscire più forti avendo,
come credo e spero, chiarito le questioni. E rispetto ad alcuni,
pochissimi interventi, mi sento di concludere, come dice
Alessandro Manzoni, autore molto caro al Presidente: “poveri
untorelli, non saranno loro a spiantare Milano”. E neanche,
tanto meno, questo nostro partito. |