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Mentre noi svolgiamo questa importante
discussione, gli elettori del Mugello, proprio in queste ore,
stanno manifestando il loro consenso elettorale. Vorrei a nome
di tutti augurare un grande "in bocca al lupo" al nostro
organizzatore nazionale, Severino Galante.
Abbiamo affrontato temi oggettivamente molto
difficili. Li abbiamo affrontati con maturità, testimoniando una
crescita costante del gruppo dirigente collettivo. E' motivo di
grande soddisfazione vedere tantissime compagne del Comitato
centrale che intervengono e contribuiscono all'elaborazione
collettiva. In conclusione di questa impegnativa sessione, credo
di poter dire che il momento di difficoltà, evidente nella
riunione del Comitato centrale di fine giugno, è alle nostre
spalle. Una difficoltà peraltro paradossale perché venivamo da
un risultato elettorale positivo, di crescita e consolidamento.
La fase attuale è complessa. Hanno fatto bene i
compagni a ricordarlo, perché il tema della democrazia ed il
rischio di eversione non è soltanto responsabilità della destra.
Siamo in presenza del più classico dei sovversivismi della
classe dirigente, per usare una vecchia espressione gramsciana,
ma non c'è dubbio che i germi della sindrome "dell'uomo solo al
comando" e delle assemblee elettive intese come un impaccio per
la governabilità sono stati introdotti sin dai primi anni
novanta dallo stesso centrosinistra. L'ubriacatura per
l'elezione diretta dei sindaci, dei presidenti dei consigli
provinciali e regionali; l'idea che una volta eletti con
investitura popolare costoro non dovessero avere consigli con
poteri forti; l'idea che i partiti fossero un impaccio; lo
spostamento dal proporzionale al maggioritario, nascono non a
caso nel momento dello scioglimento del PCI. Le cose si tengono:
la fine del sistema dei partiti, lo scioglimento del partito
comunista e la deriva occhettiana che cavalca la spinta
referendaria di Mario Segni, la legge 142 sui comuni sino ad
arrivare al tema degli statuti regionali, trattato ieri da
Valente, il segretario delle Puglie, e poi da De Angelis e da
Maranta.
Abbiamo tenuto, qui a Roma, un importante
convegno proprio su questo - i materiali saranno pronti a breve
- con autorevolissimi interventi. Giovanni Ferrara, Giuliano
Vassalli. Il tema è connesso allo scardinamento dello
Stato-nazione, all'idea del titolo V approvato a maggioranza
risicata dal centro-sinistra nella scorsa legislatura. È un
problema di democrazia, di concezione della democrazia, su cui
oggi timidamente il centro-sinistra comincia a fare autocritica.
Il centro-destra si è inserito in questo solco.
L’idea della governabilità nasce negli anni 80 con un signore
che si chiamava Bettino Craxi. La governabilità come valore che
va al di là della rappresentatività, al di là del ruolo dei
consigli che a tutti i livelli, sino al parlamento nazionale,
sono espressione della democrazia. Ed è connessa con l'altro
disegno pericolosissimo degli sbarramenti nelle leggi
elettorali. In Sicilia è già stato approvato lo sbarramento del
5% per l'Assemblea regionale, per la provincia e per i comuni.
La battaglia referendaria è in corso, ma saremo obbligati, se il
referendum non passerà, ad allearci con altri partiti, a fare la
confederazione. In Sicilia, ad un certo momento, per fare una
cortesia a Rifondazione hanno provato a scendere dal 5% al 3,
che avrebbe penalizzato noi, i Verdi, la lista di Leoluca
Orlando, i socialisti. Siamo intervenuti pesantemente e la
soglia è rimasta al 5%. Saremo costretti, ci piaccia o no, a
varare liste con altri per non restare fuori dalle istituzioni.
Lo stesso pericolo si sta correndo in altre regioni. In alcune
sono state varate leggi positive, rispettose, penso alla
Toscana, dove la legge elettorale è buona. In altre, con
protervia, per esempio in Calabria e in Puglia, si insiste sugli
sbarramenti. Non sono proposte, sono vere e proprie esclusioni.
Ed io non escludo che laddove dovessero passare misure simili, o
almeno in un caso, in una regione simbolicamente scelta, noi si
faccia uno strappo a una regola che ci siamo dati, e cioè il
centro-sinistra inteso come asse strategico. Una prova di forza.
Spero naturalmente che lo sbarramento non si faccia e che il
problema non si ponga. Ma se accadesse, non escludo un segnale,
a un anno dalle elezioni politiche, di determinazione,
scegliendo un'aggregazione diversa dal centro-sinistra.
Ho voluto introdurre esplicitamente questo tema
perché l'obiettivo è esattamente quello che tanti hanno detto:
far venire meno l'anomalia comunista. Ma cosa ci stanno a fare
questi che pensano di essere comunisti, che si battono per il
nome comunista? D'Alema, in occasione della presentazione del
libro di Cossutta, è stato garbato. Conosco D'Alema da trent'anni
e so che quando vuole sa essere infinitamente sgarbato. In quel
caso è stato garbato, dialogante, però il vestito che ha
ritagliato addosso al nostro partito è stato quello di un
partito ortodosso e sostanzialmente residuale. Ha detto che
Bertinotti è post comunista e quindi ha ragione Bertinotti.
Bisogna cancellare l'anomalia comunista. E' un punto molto
serio. Bisogna reagire, e noi reagiremo, perché l'aggressione da
una parte o dall'altra potrebbe essere difficilissima da
reggere.
Cossutta ha detto giustamente che siamo in una
fase di grandi movimenti. La mia metafora sulla nave da corsa
intendeva esattamente questo: non possiamo stare fermi. Di volta
in volta, a seconda delle condizioni date, reagiremo sulla base
della situazione, dei rapporti di forza ed a volte
illuministicamente, passatemi l'espressione, anche con qualche
forzatura.
Il compagno Maranta da ultimo mi ha chiesto un
giudizio su quello che è successo in Campania. Il giudizio è
nelle cose dato che io stesso ho concluso la riunione nella
quale si è assunto l'orientamento di uscire dalla maggioranza di
Bassolino. Non dalla giunta, perché Bassolino non ci ha voluto,
ma dalla maggioranza in tutte le istanze della Campania. Lo
ribadisco: non potevamo fare diversamente, abbiamo fatto bene. È
stata una scelta obbligata, ma giusta. Questo non significa
affatto che quella scelta metta in discussione la nostra linea
del congresso, e cioè la politica delle alleanze. È esattamente
il contrario. Lo ha detto uno come De Mita: le alleanze vanno
rinegoziate su basi diverse di contenuti e di pari dignità. In
Campania esiste un problema concreto di democrazia. Con la
nostra scelta abbiamo messo in difficoltà Rifondazione tanto che
alla fine, dopo la vicenda di Acerra, è dovuta uscire dalla
giunta, che pure aveva sempre acriticamente appoggiato. Che il
candidato alle regionali sia ancora Bassolino o un altro, non
sarà ininfluente. Il mio auspicio è che sia un altro. Ma se sarà
ancora Bassolino cercheremo di rinegoziare l'alleanza su basi
diverse.
Questa linea di attacco è l'unica che può
consentirci non di sopravvivere, perché sopravviveremo comunque,
ma di affrontare i problemi che i nostri ceti di riferimento ci
chiedono. Per questo abbiamo bisogno di un intenso lavoro
culturale dentro al partito e di una battaglia delle idee fuori
dal partito. Certe cose possono essere molto complicate da
spiegare. Quando se ne parla, anche nelle sezioni, scattano
meccanismi semplicistici, che sono poi le reazioni normali della
gente normale: hanno rotto l'alleanza… Nel Mugello, dove sono
stato venerdì, mi dicevano: "Mi raccomando, dì a Roma che non
rompano, state uniti, non litigate". E' una cosa da non
sottovalutare, rappresenta un problema reale, concreto. E'
necessaria una grande maturità ed un grande equilibrio nel
coniugare la tensione unitaria, che resta l'asse fondamentale
del partito, con quella che all'ultimo congresso abbiamo
definito la competizione. Ogni volta che muoviamo una critica al
centro-sinistra, dobbiamo immediatamente aggiungere o premettere
l'ispirazione unitaria. Questo vale oggi che siamo
all'opposizione, ma varrà soprattutto domani se e quando ci sarà
un governo di centro-sinistra. |