COMITATO CENTRALE

L'intervento di
Armando Cossutta


Roma, 24  ottobre 2004
 

Ho apprezzato e condivido interamente la relazione del compagno Diliberto. Credo che si tratti di una chiara ed efficace esposizione e nello stesso tempo di una analisi precisa ed acuta della fase in cui ci troviamo. È una nuova fase, che potrei definire di movimento. Non mi riferisco soltanto ai mutamenti profondi che si stanno determinando nel quadro politico, economico ed istituzionale. Ci troviamo di fronte ad una situazione molto grave che rappresenta un vero e proprio salto qualitativo ulteriore rispetto agli anni precedenti: segnali precisi ci dicono che il sistema politico assume sempre più la connotazione di un regime, un regime autoritario che rappresenta una vera e proprio sfida dal punto di vista dei contenuti di classe al movimento operaio, alle forze democratiche del Paese. Esemplare, da questo punto di vista, la vicenda delle riforme istituzionali che scardinano le fondamenta della Repubblica costituzionale.

Ma quando parlo di fase di movimento mi riferisco anche ad altro, alla nuova e complessa realtà all'interno dello schieramento di centrosinistra. C'è una contesa seria all'interno di questo nostro schieramento anche per quello che riguarda il cosiddetto triciclo, il listone riformista che vede assieme Ds, Margherita, Sdi e repubblicani. Molti esponenti del centrosinistra sostengono, supportati e in parte ispirati dal Corriere della Sera, che se si vuole vincere bisogna conquistare i voti dei moderati e che si stanno perdendo quei voti a causa di una politica troppo spostata a sinistra. Non credo affatto che sia così. Sono convinto, certamente, che le elezioni si vincono conquistando i voti dei ceti moderati poiché la sinistra da sola non ha la maggioranza, ma quello che conta è che nello schieramento di centrosinistra la parte di sinistra deve continuare responsabilmente e coerentemente a fare il suo "lavoro" di sinistra. È anche logico che Rutelli ed altri vogliano lavorare ed agire per rincorrere i consensi moderati. È cosa normale, corrispondente al loro modo di pensare e di essere. Non è logico e tantomeno fisiologico che forze della sinistra o che dovrebbero essere di sinistra seguano questo indirizzo. Mi riferisco ai Democratici di sinistra e al loro gruppo dirigente che sta avviandosi verso un congresso, nel quale prevedo che queste tendenze a cessare di essere una forza di sinistra saranno ulteriormente precisate ed aggravate.

Il centrosinistra è riuscito in questo ultimo anno a recuperare molti di quei consensi che aveva perso per strada. Avevamo perso seguito non perché i lavoratori, i giovani simpatizzino per Berlusconi ma perché diversi strati del nostro popolo non si sentivano rappresentati, vedevano un centrosinistra che non riusciva a cogliere e a valorizzare le loro domande politiche. Il rischio che oggi si corre - se prevale questa corsa al centro, se il centrosinistra dovesse apparire come una formazione che rincorre le posizioni moderate e trascura o addirittura contrasta le posizioni di sinistra - è che quegli uomini e quelle donne si rifugino nell'astensione. Il pericolo è serio e Diliberto ha fatto bene a sottolineare come la prospettiva di una vittoria elettorale, se va avanti questo andazzo, è tutt’altro che certa.

Credo che i dirigenti dei Democratici di sinistra non riescano a comprendere - per la loro cultura, per una loro intrinseca maniera di concepire i problemi politici del momento - il rischio che la loro deriva moderata comporta per la sinistra e per tutto lo schieramento democratico. Ritengono viceversa che sia di grande efficacia la tesi che si devono conquistare i voti moderati per vincere le elezioni.

Questo significa che i Ds non riescono, non possono coprire l'elettorato che si richiama ad una politica di sinistra e vedo anche - ed è in un certo modo il rovescio della stessa medaglia - che la politica di Rifondazione non corrisponde alle esigenze più profonde delle grandi masse popolari. Man mano che ci avviciniamo alle scadenze elettorali emerge la natura di Rifondazione, un miscuglio molto strumentale di massimalismo e di opportunismo. Questo impasto di posizioni massimaliste e cedimenti opportunisti non è una novità, corrisponde ad una antica cultura minoritaria che era propria del vecchio partito socialista. D'altra parte credo che emerga nel modo di pensare della gente, dei lavoratori la consapevolezza che la politica di Bertinotti è rivolta non tanto a far avanzare le istanze della sinistra e cioè le aspirazioni del mondo del lavoro, le questioni della pace, dell'ambiente, dei diritti, ma il cercare per se stesso e per il proprio partito la maggiore visibilità e attraverso questa il maggior consenso elettorale. Prendiamo la vicenda delle primarie. La posizione di Bertinotti è da scostumati. D'Alema nelle chiacchierate che abbiamo fatto a latere della presentazione del mio libro ha sostenuto che Bertinotti "è il killer della sinistra". Gli ha giustamente risposto Oliviero: "già, ma tu sei l'apprendista stregone che ha evocato questo killer". Si potrebbe aggiungere che chi semina vento raccoglie tempesta. Perché diciamola tutta, i Ds hanno pensato di utilizzare Bertinotti per colpire noi e adesso si ritrovano in questa situazione assurda, in un vero e proprio cul de sac. Rischiano di donare il sangue, da una parte a Prodi e alla Margherita e dall'altra a Bertinotti che mira a presentarsi come il candidato di sinistra alle primarie. La spregiudicatezza di Bertinotti è clamorosa: sostiene che il candidato è Prodi e poi si candida. Ma allora vuol dire che non condivide la posizione e quindi il ruolo di presidente di Romano Prodi! La verità è che per Bertinotti le primarie rappresentano una mossa tutta politicista, direi un trucco contabile, per fare del suo partito e della sua persona il nucleo attorno a cui costruire - in maniera forzosa - una nuova geografia della sinistra italiana. È, insomma, una situazione assurda e anomala e credo che dobbiamo agire per evitare che queste primarie si svolgano. Non credo agli escamotage, alle formule escludenti, che peraltro mostrerebbero il fianco a forti critiche. E d'altronde non posso non notare che le norme che Prodi ha messo in campo per le primarie sono costruite apposta per consentire la candidatura di Bertinotti. Si riuscirà ad evitare le primarie? Questa è la questione. Ritengo che si debba arrivare ad un chiarimento, ad un confronto ravvicinato e duro se occorre con gli esponenti del centrosinistra, in modo particolare con D'Alema, Fassino e con lo stesso Prodi per far capire tutta la nostra avversità rispetto a questa questione. Certo è che se non riusciamo ad evitarle non possiamo lasciare il campo libero a Bertinotti. Dobbiamo scendere in campo. Sono d'accordo con chi chiede che dovremmo cercare in quella assemblea che stiamo cercando di costruire attorno alla lettera-appello di Asor Rosa a il manifesto la figura che possa considerarsi espressione della sinistra in senso lato. Una sinistra non soltanto estremista e tantomeno radicale. Anzi, vorrei la si smettesse una volta per tutte di metterci tra quelli che fanno parte della sinistra radicale. Noi siamo la sinistra unitaria, la sinistra responsabile, la sinistra propositiva, la sinistra che unisce. Noi siamo la sinistra, punto e basta.

Trovare una persona che rappresenta questa sinistra non è impresa facile. Se non riusciremo a trovarla, questa personalità, che possa scendere in campo, sono del parere che vada valutata la candidatura del segretario del partito, che è persona che riscuote apprezzamenti e consensi ben al di là dei confini del nostro partito. Ritengo che nelle regioni rosse, in Emilia, in Toscana, in Umbria, molti elettori che vorranno sottolineare la loro vocazione di sinistra saranno portati a preferire Diliberto a Bertinotti.

Perché, se usciamo dal circo mediatico in cui Fausto è maestro, se facciamo la tara al chiacchiericcio assordante del segretario del Prc, le contraddizioni di Rifondazione sono forti e gravi. Ne è una prova evidente la contraddizione che c’è sulla vicenda europea. Bertinotti con la sua posizione di netta contrarietà alla Costituzione europea dimostra di essere un killer dell'Europa. Questa Costituzione non mi piace, questo trattato non corrisponde alle esigenze e alle aspettative dei popoli europei e dei lavoratori d'Europa. Non vi è dubbio alcuno al riguardo. È un segno dei tempi, dei rapporti di forza che ci sono in Europa. Se volete la mia opinione, questa Costituzione è ancora più avanti di quanto non siano realmente i rapporti di forza nel Vecchio continente. A color che fanno i paragoni con la Costituzione della Repubblica italiana basta ricordare che a presiedere la Costituente che ha fatto la Costituzione c'era un comunista, Umberto Terracini; a presiedere la commissione che ha scritto il trattato c'era Giscard d'Estaing che è un grande moderato.

È il segno dei tempi. È chiaro che bisogna contrastarla questa Costituzione, ma in modo articolato. Occorre dire che ci vuole una Costituzione diversa. Certo, essendo un trattato internazionale non si può emendare, ma nessuno ci impedisce di avanzare l'esigenza politica di portare avanti, con una nuova convenzione, la possibilità di una diversa sistemazione del trattato.

Il punto di partenza è di carattere strategico. Nel mondo non c'è contrappeso agli Stati Uniti e fintanto che non ci sarà un contrappeso essi faranno quello che vogliono. Noi faremo i cortei, le manifestazioni, gli scioperi, ma loro faranno quello che vogliono. C'era il contrappeso, l'Unione Sovietica, è finita come tutti sappiamo. Forse l'Europa può diventare un contrappeso, ed è anche per questo che in quel trattato è presente la possibilità di una politica di difesa autonoma dell'Europa. Per questo occorre che l'Europa sia una entità politica, ma senza una Costituzione essa non sarà mai una entità politica autonoma ma sarà, come è oggi, una entità economica e finanziaria. Queste sono le vere scelte, se non si hanno presenti questi scenari si fa solo vuota propaganda.

Le posizioni che ha assunto Bertinotti sulle questioni dell'Iraq sono un altro esempio plateale delle contraddizioni di quel partito. Non possiamo dimenticare che nel momento in cui le due Simone erano nelle mani dei sequestratori, il segretario del Prc ha detto: "mettiamo da parte la questione del ritiro". Adesso cerca di dar a vedere che sostiene con forza il ritiro del contingente italiano. Egli, che si professa uomo della sinistra radicale, non ha avuto il coraggio e la coerenza di sostenere quello che noi abbiamo sostenuto in ogni occasione, anche quando sostenerlo costava fatica ed accuse pesanti. Per non parlare poi, ed è la cosa che più scandalizza, dell'atteggiamento assunto sulle questioni economiche e sociali e del lavoro. Nell'incontro con i segretari del centrosinistra ha sostenuto la posizione più piatta ed arretrata e questo avviene anche in parlamento. Sono pugnalate alla sinistra, al movimento pacifista e al movimento operaio!

Questo nostro piccolo partito ha saputo mostrare in questi mesi e in questi anni una coerenza ed una lucidità invidiabili e credo che, pur con tutte le difficoltà che ci sono e ci saranno, cominciamo a raccogliere i frutti di una linea politica giusta che abbiamo sostenuto con tenacia. Ricordate, eravamo derisi quando parlavamo di confederazione della sinistra. Ebbene a parlare della necessità di una aggregazione confederale della sinistra è stato, sulle colonne de il manifesto, un intellettuale prestigioso come Asor Rosa. Bertinotti è stato messo al corrente di questa iniziativa e ha tentato di correre ai ripari: lui che aveva sempre liquidato le nostre proposte come politiciste oggi propone - anche brutalmente - un nuovo "contenitore". In molti, ed anche io tra questi, ci aspettavamo che il manifesto raccogliesse con più forza l'invito di Asor Rosa e lanciasse una assemblea pubblica per far partire il progetto. Così per ora non è stato, anche perché il manifesto è diviso e lacerato e c'è una maggioranza che intende sostenere le posizioni di Bertinotti. Ma questa "prudenza", che è di fatto ostilità nei confronti del nostro partito, non ci deve bloccare. È in qualche modo il segno della forza attrattiva della nostra idea.

Ci troviamo di fronte ad una posizione che è in formazione e il cui sbocco dipende da quello che riusciremo a fare. Noi siamo oggi in un una fase diversa che è quella di movimento e che intreccia i due momenti permanenti dell'azione politica: i contenuti e gli schieramenti. Oggi viene avanti la possibilità di far avanzare questa ipotesi come una esigenza oggettiva.

Vi sono grandi opportunità e grandi pericoli. Ho sentito gli interventi di chi ha esposto con preoccupazione i pericoli dello sbarramento al 5 per cento nelle elezioni regionali. Quella soglia così alta rischia di strangolarci e non solo noi, ma i Verdi, Mastella, la stessa Rifondazione. Di fronte a queste posizioni e anche rispetto alle politiche, dove, con la legge attuale, c'è lo sbarramento del 4 per cento, occorre reagire rilanciando. Come? Costruendo aggregazioni della sinistra non chiuse, non effimere. Se non lo faremo prepariamoci ad una orchestrata campagna che mirerà a presentare il voto al nostro partito, che oggi è al di sotto del 4 per cento, come un voto inutile e dannoso al centrosinistra.

Aggregazione dunque, ma non intesa meramente in funzione elettorale. Aggregazione come impegno e come terreno concreto di azione della confederazione della sinistra. Come e con chi la costruiamo questa aggregazione? Con chi ci sta. Bertinotti non ci starà? È probabile, ma noi andiamo avanti lo stesso. È evidente a tutti che se noi ci presentiamo non come il partito che ha il 2,4 per cento, ma come parte di uno schieramento che è di gran lunga sopra lo sbarramento del 4 per cento si innescherà naturalmente un circuito virtuoso che catalizzerà nuovi consensi.

È una battaglia dura e difficile quella che ci attende e la possiamo vincere con la caratteristica che ci ha sempre animato: l'impegno unitario e la competizione. Guardate solo agli ultimi mesi: abbiamo detto di no alla richiesta di mettere da parte la questione del ritiro delle truppe, abbiamo detto no alla devolution e all'inciucio che altri cercavano, abbiamo detto no alle posizioni di Rutelli a proposito della possibilità di "correggere" le leggi di Berlusconi. Ebbene su questa strada dobbiamo continuare.

Il partito infine. Diliberto ha fatto bene a porre le questioni relative allo stato del partito. È una fase di movimento, guai a chiusure! Ci sono federazioni dove si tengono le tessere chiuse nel cassetto e non si cercano nuovi tesserati. È uno scandalo! È autolesionismo! Ci sono province dove il partito ha poche decine di iscritti. Qui esso si chiude, non vuole dialogare con tutto ciò che si muove all’esterno. E fuori dalle nostre sedi c'è un mondo vasto da conquistare alle nostre idee e alle nostre battaglie: ci sono i giovani dell'Arci, i lavoratori dei sindacati, le famiglie nelle cooperative, l'associazionismo.

Aspettiamo che vengano a bussare per incanto alle nostre porte o non pensiamo, invece, di andarli a cercare per mettere in piedi iniziative comuni ?  È l’abc della politica, cari compagni.

Certo il partito deve dimostrare la propria compattezza e la compattezza la si dimostra non con le prediche ma nella attuazione della linea politica, superando le difficoltà che ci sono state. Credo che si sia finalmente messa una pietra sui contrasti che erano emersi nel recente passato. Ma del veleno continua a circolare. Sono state avanzate ipotesi di contrapposizione inesistenti tra me e il segretario del partito. Noi lavoriamo all’unisono, ogni giorno insieme e insieme discutiamo della linea politica, della sua realizzazione concreta, della gestione operativa della vita del partito. Il segretario del partito è il dirigente del partito e il presidente del partito non è soltanto lì a rappresentare una testimonianza e una storia, ma con lui contribuisce alla direzione del nostro partito sulla base di una comune, identica visione politica e di gestione del partito. Chi insinua divisioni opera contro il partito. Rispondetegli per le rime! Così come è assurdo pensare che ci possono essere contrapposizioni tra chi vuole o non vuole un’opera di rinnovamento del partito. Il rinnovamento è necessario e salutare. È un problema di età ovviamente ma non è, non può essere, solo questo. Il rinnovamento è una battaglia comune contro quelle posizioni che ricordava il segretario, l'arrivismo, il carrierismo, le ambizioni non motivate.

L’ambizione, una dose di ambizione, fa parte della natura di un organismo vivo come è appunto il nostro partito. L'ambizione è necessaria per avere sempre maggiori responsabilità, per ottenere successi per sé e per il partito in cui si milita. Ma l'ambizione non può mai essere disgiunta dalla politica e dalla morale, dalla trasparenza, dalla lealtà. Il compagno Pestalozza mi ha fatto leggere dei versi bellissimi di un poeta africano. Diceva questo poeta: "I comunisti sono i soli uomini che nel nostro secolo hanno pensato agli altri". Ecco, cari compagni, l'ambizione è legittima, ma quello che soprattutto anima i comunisti è altro. È la dedizione: pensare agli altri e non solo a se stessi.



COMITATO CENTRALE
del 19 e 20 giugno 2004

- La relazione del segretario
- Le conclusioni di Oliviero Diliberto

COMITATO CENTRALE
del 29 e 30 novembre 2003

- La relazione del segretario
- L'intervento di Armando Cossutta
- Le conclusioni di Oliviero Diliberto
- L'ordine del giorno
D
IREZIONE NAZIONALE

del 18 settembre 2003

No alla lista unica

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del 12 e 13 luglio 2003

- La relazione del segretario
- L'intervento di Armando Cossutta
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COMITATO CENTRALE
dell'11 e 12  gennaio 2003
- La relazione del segretario
- L'intervento di Armando Cossutta
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- L'ordine del giorno conclusivo

COMITATO CENTRALE
del 29 e 30 giugno 2002

- La relazione del segretario
- L'intervento di Armando Cossutta
- Le conclusioni di Oliviero Diliberto

DIREZIONE NAZIONALE
del 18 aprile 2002

Fortissime perplessità sullo "statuto dei lavori"
Ufficio stampa

A UN ANNO DA BELLARIA
La confederazione della Sinistra per il lavoro, la pace e i diritti
di Oliviero Diliberto
Da "La Rinascita della Sinistra"

COMITATO CENTRALE
 del 26 gennaio 2002

La relazione del Segretario, O. Diliberto
"Due campagne nazionali su giustizia e lavoro"

Le conclusioni di Diliberto
"Il partito cresce ovunque, continuiamo così"

Dopo Bellaria
I compiti di chi guarda avanti per costruire
di Carlo Benedetti
Da "La Rinascita della Sinistra"