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Care compagne e cari compagni,
non dirò di essere d’accordo con il segretario,
ma forse solo perché lo sono sin troppo e dunque, bando ai
convenevoli di rito, cercherò invece di inseguire il filo della
sua relazione per inserirmi in alcune pieghe o almeno per fare
alcune, concise, considerazioni non tanto sull’analisi della
situazione quanto sul “che fare”, sulle proposte del segretario
richiamate in quattro punti.
Primo. Il compagno
Oliviero ha parlato dei contenuti, della necessità di tenere
ferma la barra sui contenuti e subito dopo ha parlato del ritiro
delle truppe dall’Iraq; bene, perché dopo la formazione della “G.A.D.”
sembrava emergere qualcosa di assai fumoso in proposito, non
certo da parte nostra, ma il tutto è apparso più fosco, con i
tempi non più definiti del ritiro, quasi che tutta l’alleanza
dovesse condividere quest’impostazione, prima, cioè, conferenza
internazionale e poi ritiro (non più subito). E dunque se sarà
il caso, che si voti invece in difformità rispetto agli altri,
perché su una questione dirimente come la pace, su una questione
che tocca il cuore dell’Art. 11 della nostra Costituzione, non
ci può essere neanche il più nobile dei tatticismi.
Tenere ferma la barra sui contenuti, ha detto il
segretario e quest’invito va accolto e vale anche e forse ancor
di più a livello locale, per snidare i compagni DS e di
Rifondazione e far sfociare le loro contraddizioni anche nei
territori e solo per fare uno tra i tanti possibili esempi, per
quanto riguarda il Trentino Alto Adige significa dire con
chiarezza che certe aperture all’Assicurazione per la
non-autosufficienza, con l’introduzione non di un’imposta, ma di
una tassa locale, monetizzando fra parentesi il bisogno,
significa aprire all’idea di venti sistemi socio-sanitari
diversi che negano l’universalità di un diritto fondamentale.
Secondo. La
questione delle primarie, non tornando sull’assurdità delle
stesse, non credo che saranno del tutto finte o che ci saranno
regole tali da impedirne un uso strumentale e dunque la
questione va posta sin d’ora: bisogna impedire che Bertinotti
possa illudersi di rappresentare tutta la sinistra, a sinistra
del listone. E come se non ricorrendo ad una personalità terza
che possa rappresentare tutto il mondo della pace, come per
esempio Gino Strada ? Ma poi, se come probabile, nessuno
accettasse e altri segretari dovessero invece partecipare, caro
Oliviero, temo che allora dovrai essere protagonista di questa
triste partita, anche se piuttosto farsesca.
Terzo. Per quanto
riguarda le elezioni, per il Trentino Alto Adige la questione
non si pone per la regione, ma si vota comunque, per le
comunali, ed in tempi probabilmente non pienamente coincidenti,
sfalsati magari di una settimana, ed è ovvio che solo se ci
apriremo, potremo riuscire a presentare le liste e proprio per
questo anche a livello locale, in alcuni centri, stiamo
lavorando per dare concretezza all’idea di Confederazione.
Quarto. L’Eppur si
muove: la Confederazione è un bel termine, proprio perché
diverso da un altro, federazione, proprio perché permette sia un
processo di riaggregazione a sinistra, sia contemporaneamente di
garantire una presenza autonoma sul piano organizzativo e
politico dei Comunisti in Italia. Epperò il crinale tra identità
e riaggregazione della sinistra si presenta assai stretto e mi
domando, in modo provocatorio: e se, costretto dalle circostanze
che si dovessero andare determinando, Bertinotti, pur
osteggiando il tutto, dovesse accettare sul serio di farvi
parte, come si andrebbe disegnando il nostro ruolo ? Quale
sarebbe la struttura organizzativa e politica in grado di
esercitare un ruolo egemonico ? Gli esiti a me paiono per ora
imprevedibili e speriamo di non risultare noi stessi alla fine
degli “apprendisti stregoni”.
Cari compagni, per concludere, si ricorda spesso
la frase Hic Rhodus, hic saltus, a me piace soprattutto
la versione ripresa anche da Hegel, qui è la rosa, qui danza,
ricordandosi però che non si tratta con la confederazione di
fare il petalo, bensì di esserne il germoglio ed il cuore, il
cuore rosso, e dunque, cari compagni, la danza ci aspetta, ma
per me con un’unica certezza, che quella dei Comunisti Italiani
è l’unica tessera che ho preso e che prenderò e che, di là dai
marosi e dalle sirene (pur dal canto armonioso e dal tono
intellettuale), la nostra è l’unica nave, pur corsara, che può
indicare e ritrovare la rotta. |