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Il nostro giornale si è sempre impegnato in
questi anni a diffondere notizie precise e puntuali su quanto
accade in Medio Oriente e in particolare in Palestina. Un
impegno nel quale spesso ci siamo sentiti soli. I silenzi e le
reticenze di gran parte dei media internazionali sono in merito
a queste questioni enormi. Per questa ragione abbiamo deciso di
pubblicare questo articolo scritto da un autore israeliano,
diffuso nella "rete" dalla mailing list di "orienthousenapoli",
che ringraziamo per il lavoro di controinformazione che
quotidianamente portano avanti.
Che cosa accadrebbe se un terrorista palestinese
dovesse fare esplodere una bomba all’entrata di un appartamento
israeliano e causasse la morte di uomo anziano su una sedia a
rotelle, che fosse poi trovato sepolto sotto le macerie della
costruzione ? Il Paese sarebbe profondamente scosso. Tutti
parlerebbero della crudeltà dell’atto e dei suoi autori. E più
grande sarebbe l’orrore se si sapesse che la moglie dell’uomo
malato aveva provato a dissuadere il terrorista dal fare
scoppiare la casa, dicendogli inutilmente che c’era gente
all'interno. I giornali titolerebbero con frasi ad effetto:
«sepolto vivo con la sua sedia a rotelle». I terroristi
sarebbero certamente considerati "animali".
Lunedì scorso, i bulldozer di Israele a Khan
Younis, nella Striscia di Gaza, hanno demolito la casa di
Ibrahim Halfalla, un uomo invalido di 75 anni, padre di sette
figli, e lo hanno sepolto vivo. Umm-Basel, sua moglie, ha
provato a fermare l’autista del bulldozer gridando, ma non è
stata degnata di alcuna attenzione. L’idf (l’esercito
israeliano) ha liquidato l’atto definendolo «un errore che non
sarebbe dovuto accadere», e l’avvenimento non ha avuto alcuna
risonanza tra gli occupanti.
Il giornale più letto del paese, Yedioth
Ahronoth, non ha dato alla storia alcuno spazio. La favola,
smentita subito dopo, raccontata dalla donna in Francia, che
aveva fatto gridare all’antisemitismo, aveva avuto molta più
eco. Là abbiamo pensato che l’assalto fosse mirato contro la
nostra gente. Ma quando i bulldozer dell’Idf portano un
palestinese disabile alla morte non è una storia. Proprio come
l’uccisione, sotto le macerie della sua casa, di Noha Maqadama,
una donna al nono mese di gravidanza, sotto gli occhi di suo
marito e dei bambini, nel campo profughi di el Boureij pochi
mesi fa.
E che cosa accadrebbe se un palestinese dovesse
sparare ad un lettore di un’università israeliana ed a suo
figlio davanti a sua moglie ed al loro figlio più giovane ?
Questo è quello che e accaduto dieci giorni fa al dottor Salem
Khaied di Nablus, che fu chiamato dai soldati alla finestra di
casa perché era un uomo di pace, gli avevano bloccato la porta
di ingresso m modo che lui non potesse uscire. I soldati gli
hanno sparato e poi hanno ucciso il figlio di 16 anni davanti
agli occhi di sua madre e del fratello di 1lanni. Non è
difficile immaginare come avremmo reagito alla storia se le
vittime fossero state nostre.
Ma quando siamo noi implicati e le vittime sono
palestinesi, noi preferiamo non guardare, per non sapere, e
certamente per non essere scossi. Le vittime palestinesi ed il
loro numero, come tutti sanno, sono molto più delle nostre
eppure non meritano articoli sui giornali, nemmeno quando sono
particolarmente brutali, come negli esempi qui sopra.
Questa non è un’esercitazione intellettuale ma un
tentativo di dimostrare la falsità delle informazioni, la doppia
moralità e l’ipocrisia. L’indifferenza verso questi due
avvenimenti molto recenti ha dimostrato ancora una volta che nei
nostri occhi c’è soltanto una vittima e che tutti gli altri non
saranno mai considerati tali.
Se un ministro europeo dovesse dichiarare, «non
desidero che questi ebrei mi servano nei ristoranti» tutta
l’Europa insorgerebbe e questa sarebbe l’ultima dichiarazione
del ministro. Tre anni fa il ministro al Lavoro e agli Affari
sociali, Shlomo Benizri, del partito Shas, ha dichiarato: «non
riesco a capire perché debba essere servito da questi qua» non è
successo nulla. A noi è consentito essere razzisti. E se un
governo europeo dovesse annunciare che agli ebrei non è
consentito di frequentare scuole cristiane ? Il mondo ebreo
scatenerebbe la protesta. Ma quando il nostro ministero
dell’Istruzione annuncia che non è permesso agli arabi
frequentare le scuole ebree ad Haifa, questo non è considerato
razzismo. Soltanto in Israele questo non è considerato razzista.
L'eredità di Golda Meir - fu lei a dire che dopo quello che il
nazismo aveva fatto a noi, noi possiamo fare quello che vogliamo
- ora sta avendo tardiva e sfortunata replica.
Che cosa accadrebbe se un certo Paese dovesse
promulgare una legislazione che proibisse ai membri di una
nazione di diventarne cittadini, senza tener conto delle
circostanze, incluso il fatto che a seguito di matrimoni misti
ci sono delle famiglie ? Nessun Paese potrebbe mai avere leggi
del genere. Nessun Paese oltre Israele. Se il ministero estende
la validità della nuova legge sulla cittadinanza, i palestinesi
non potranno essere naturalizzati qui, anche se sono sposati con
israeliane. Abbiamo il diritto, vedete. E se gli immigranti
israeliani illegali negli Stati Uniti fossero cacciati giù come
gli animali nell’oscurità della notte avremmo una comprensione
migliore dell’ingiustizia che perpetriamo ai danni di una
comunità che non desidera nulla se non lavorare qui ?
Che cosa diremmo se i genitori degli emigranti
israeliani fossero separati dai loro bambini e deportati, senza
avere alcuna possibilità di naturalizzazione, qualunque siano le
circostanze ? E come classificheremmo un Paese che interroga i
visitatori sui loro orientamenti politici appena sbarcano
dall’aereo all’aeroporto e gli impedisce di entrare se la loro
risposta non soddisfa le autorità di sicurezza ? Che cosa
accadrebbe se gli antisemiti in Francia dovessero avvelenare
l’acqua potabile di un vicino ebreo ? È quello che è accaduto la
scorsa settimana a Atawana, nel sud della regione di Hebron e la
polizia sta investigando. Ed ancora non abbiamo detto nulla
circa un Paese che imprigiona un’altra nazione, o circa un
regime che impedisce l’accesso alle cure mediche, a seconda
dell’identità nazionale, circa le strade che sarebbero aperte
soltanto ai membri di una nazione o circa un aeroporto che
sarebbe chiuo ad un’altra nazione. Tutto questo sta accadendo in
Israele e ci mette in condizione di non poterci lamentare del
razzismo e dell’antisemitismo quando sono giustificati.
Gideon Levy |