ISRAELE: un articolo che denuncia i silenzi dei media e la parzialità dell'informazione

Che cosa accadrebbe se il nostro Paese...

di Gideon Levy

Da "La Rinascita della Sinistra"
del 3 settembre 2004

 

Il nostro giornale si è sempre impegnato in questi anni a diffondere notizie precise e puntuali su quanto accade in Medio Oriente e in particolare in Palestina. Un impegno nel quale spesso ci siamo sentiti soli. I silenzi e le reticenze di gran parte dei media internazionali sono in merito a queste questioni enormi. Per questa ragione abbiamo deciso di pubblicare questo articolo scritto da un autore israeliano, diffuso nella "rete" dalla mailing list di "orienthousenapoli", che ringraziamo per il lavoro di controinformazione che quotidianamente portano avanti.

 

Che cosa accadrebbe se un terrorista palestinese dovesse fare esplodere una bomba all’entrata di un appartamento israeliano e causasse la morte di uomo anziano su una sedia a rotelle, che fosse poi trovato sepolto sotto le macerie della costruzione ? Il Paese sarebbe profondamente scosso. Tutti parlerebbero della crudeltà dell’atto e dei suoi autori. E più grande sarebbe l’orrore se si sapesse che la moglie dell’uomo malato aveva provato a dissuadere il terrorista dal fare scoppiare la casa, dicendogli inutilmente che c’era gente all'interno. I giornali titolerebbero con frasi ad effetto: «sepolto vivo con la sua sedia a rotelle». I terroristi sarebbero certamente considerati "animali".

Lunedì scorso, i bulldozer di Israele a Khan Younis, nella Striscia di Gaza, hanno demolito la casa di Ibrahim Halfalla, un uomo invalido di 75 anni, padre di sette figli, e lo hanno sepolto vivo. Umm-Basel, sua moglie, ha provato a fermare l’autista del bulldozer gridando, ma non è stata degnata di alcuna attenzione. L’idf (l’esercito israeliano) ha liquidato l’atto definendolo «un errore che non sarebbe dovuto accadere», e l’avvenimento non ha avuto alcuna risonanza tra gli occupanti.

Il giornale più letto del paese, Yedioth Ahronoth, non ha dato alla storia alcuno spazio. La favola, smentita subito dopo, raccontata dalla donna in Francia, che aveva fatto gridare all’antisemitismo, aveva avuto molta più eco. Là abbiamo pensato che l’assalto fosse mirato contro la nostra gente. Ma quando i bulldozer dell’Idf portano un palestinese disabile alla morte non è una storia. Proprio come l’uccisione, sotto le macerie della sua casa, di Noha Maqadama, una donna al nono mese di gravidanza, sotto gli occhi di suo marito e dei bambini, nel campo profughi di el Boureij pochi mesi fa.

E che cosa accadrebbe se un palestinese dovesse sparare ad un lettore di un’università israeliana ed a suo figlio davanti a sua moglie ed al loro figlio più giovane ? Questo è quello che e accaduto dieci giorni fa al dottor Salem Khaied di Nablus, che fu chiamato dai soldati alla finestra di casa perché era un uomo di pace, gli avevano bloccato la porta di ingresso m modo che lui non potesse uscire. I soldati gli hanno sparato e poi hanno ucciso il figlio di 16 anni davanti agli occhi di sua madre e del fratello di 1lanni. Non è difficile immaginare come avremmo reagito alla storia se le vittime fossero state nostre.

Ma quando siamo noi implicati e le vittime sono palestinesi, noi preferiamo non guardare, per non sapere, e certamente per non essere scossi. Le vittime palestinesi ed il loro numero, come tutti sanno, sono molto più delle nostre eppure non meritano articoli sui giornali, nemmeno quando sono particolarmente brutali, come negli esempi qui sopra.

Questa non è un’esercitazione intellettuale ma un tentativo di dimostrare la falsità delle informazioni, la doppia moralità e l’ipocrisia. L’indifferenza verso questi due avvenimenti molto recenti ha dimostrato ancora una volta che nei nostri occhi c’è soltanto una vittima e che tutti gli altri non saranno mai considerati tali.

Se un ministro europeo dovesse dichiarare, «non desidero che questi ebrei mi servano nei ristoranti» tutta l’Europa insorgerebbe e questa sarebbe l’ultima dichiarazione del ministro. Tre anni fa il ministro al Lavoro e agli Affari sociali, Shlomo Benizri, del partito Shas, ha dichiarato: «non riesco a capire perché debba essere servito da questi qua» non è successo nulla. A noi è consentito essere razzisti. E se un governo europeo dovesse annunciare che agli ebrei non è consentito di frequentare scuole cristiane ? Il mondo ebreo scatenerebbe la protesta. Ma quando il nostro ministero dell’Istruzione annuncia che non è permesso agli arabi frequentare le scuole ebree ad Haifa, questo non è considerato razzismo. Soltanto in Israele questo non è considerato razzista. L'eredità di Golda Meir - fu lei a dire che dopo quello che il nazismo aveva fatto a noi, noi possiamo fare quello che vogliamo - ora sta avendo tardiva e sfortunata replica.

Che cosa accadrebbe se un certo Paese dovesse promulgare una legislazione che proibisse ai membri di una nazione di diventarne cittadini, senza tener conto delle circostanze, incluso il fatto che a seguito di matrimoni misti ci sono delle famiglie ? Nessun Paese potrebbe mai avere leggi del genere. Nessun Paese oltre Israele. Se il ministero estende la validità della nuova legge sulla cittadinanza, i palestinesi non potranno essere naturalizzati qui, anche se sono sposati con israeliane. Abbiamo il diritto, vedete. E se gli immigranti israeliani illegali negli Stati Uniti fossero cacciati giù come gli animali nell’oscurità della notte avremmo una comprensione migliore dell’ingiustizia che perpetriamo ai danni di una comunità che non desidera nulla se non lavorare qui ?

Che cosa diremmo se i genitori degli emigranti israeliani fossero separati dai loro bambini e deportati, senza avere alcuna possibilità di naturalizzazione, qualunque siano le circostanze ? E come classificheremmo un Paese che interroga i visitatori sui loro orientamenti politici appena sbarcano dall’aereo all’aeroporto e gli impedisce di entrare se la loro risposta non soddisfa le autorità di sicurezza ? Che cosa accadrebbe se gli antisemiti in Francia dovessero avvelenare l’acqua potabile di un vicino ebreo ? È quello che è accaduto la scorsa settimana a Atawana, nel sud della regione di Hebron e la polizia sta investigando. Ed ancora non abbiamo detto nulla circa un Paese che imprigiona un’altra nazione, o circa un regime che impedisce l’accesso alle cure mediche, a seconda dell’identità nazionale, circa le strade che sarebbero aperte soltanto ai membri di una nazione o circa un aeroporto che sarebbe chiuo ad un’altra nazione. Tutto questo sta accadendo in Israele e ci mette in condizione di non poterci lamentare del razzismo e dell’antisemitismo quando sono giustificati.

 

Gideon Levy



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