COMITATO CENTRALE

La relazione del segretario,
Oliviero Diliberto


Roma, 19  giugno 2004

 

Voglio per prima cosa ringraziare le compagne ed i compagni che hanno lavorato in campagna elettorale. Una campagna elettorale massacrante, con un esito positivo che analizzerò più avanti. Veramente grazie di cuore, compagne e compagni. Nel nostro partito ci sono pochissimi funzionari, siete quasi tutti volontari, ed avendo girato tutta l'Italia in campagna elettorale posso testimoniare che vi siete tutti prodigati in maniera straordinaria.

L'esito elettorale ci consegna una situazione politica in movimento. Talmente in movimento che da un giorno all'altro, dalla riunione della direzione nazionale di ieri ad oggi, la situazione si è già modificata. Stamattina interviste e dichiarazioni di esponenti politici sembrano mettere in discussione alcune certezze maturate, che sembravano consolidate.

Il governo esce sconfitto, ma in maniera diversa da quella che noi immaginavamo. Perde rovinosamente Berlusconi, e perde in quanto capo del governo e soprattutto di Forza Italia che passa dal 29 al 21%, otto punti percentuali in meno. Una debacle. I voti persi sono 4 milioni, di cui 500 mila solo in Sicilia, nella Sicilia del 61 a 0. E' un segnale politico chiarissimo. E tuttavia il governo Berlusconi recupera in larga parte grazie al forte astensionismo, ma soprattutto grazie ai voti degli altri partiti che sostengono il governo.

La Lega ha un buon successo, probabilmente indotto anche dall'emozione per la condizione particolare del suo leader. Alleanza Nazionale sostanzialmente tiene, in una condizione nella quale era prevedibile invece un calo, mentre l'Udc è il vero vincitore della competizione a destra, con un riequilibrio di voti sul versante moderato e, se posso dirlo, della presentabilità, cosa che è manca totalmente al premier.

Questo risultato, che rimescola le carte all'interno del centrodestra, dice una cosa molto rilevante, e cioè che l'Italia si conferma un paese moderato e conservatore. Il Polo è sostanzialmente pari al centrosinistra allargato, compresa Rifondazione. Mentre perde maggiormente nelle amministrative, ad iniziare dal dato simbolico e importantissimo rappresentato dalla vittoria di Cofferati a Bologna.

E tuttavia il problema serio, per poter tornare a vincere le prossime elezioni, è quello di conservare, da una parte, tutti i voti della sinistra, ma, dall'altra, di conquistare i voti moderati, di spostarli dalla nostra parte: in caso contrario le elezioni non si vincono. E questo ci porta a ragionare sul nostro schieramento.

Il Listone sta vivendo una sorta di psicodramma: non può dirsi sconfitto, ma nemmeno vittorioso. E' in una specie di guado. Il 31,5% lo colloca come prima forza politica, tanto più dopo la sconfitta rovinosa di Forza Italia. Ma quel 31,5% non crea l'entusiasmo e la passione che possono consentire al Listone di andare avanti spedito sulla strada intrapresa, e cioè la premessa del partito riformista. Basta vedere cos'è successo tra ieri e oggi.

A Piacenza, il capo della Margherita sceglie di appoggiare, per il ballottaggio in provincia, il candidato della destra e lo fa con una motivazione politica: il centrosinistra è troppo spostato a sinistra e troppo condizionato da Rifondazione. È la prova, una delle tante, di un laboratorio neocentrista che può creare grandissime difficoltà al centro-sinistra. E' del tutto evidente - e non mi stanco di ripeterlo - che senza il consenso di una parte dei moderati la sinistra perderà le prossime elezioni. Ma il Listone non è in grado di fare questa operazione, non riesce a creare un rapporto con l'elettorato moderato. Quando De Mita afferma che l'operazione Listone è contro natura, coglie un punto vero, denunciato anche da noi prima ancora che il Listone si costituisse. Tenere insieme la sinistra e gli ex democristiani, due schieramenti che non hanno una identità comune, è un'operazione politica ibrida. Inutile nasconderlo.Quindi il grande problema che le elezioni consegnano al centrosinistra è come raccogliere il consenso dei moderati, e cioè di chi rappresenta nella coalizione quel valore aggiunto che ci consenta di aumentare i voti.

Che la confusione su quel fronte sia totale ce lo dice il fatto che Prodi propone una cosa mentre D'Alema ne propone altre (l'intervista di stamattina su Repubblica). Sostanzialmente, non hanno più chiaro cosa fare: ed hanno ripreso a litigare sulla leadership, esattamente come è successo nei cinque anni nei quali il centrosinistra ha governato.

Lo scenario è ancora troppo in movimento per poter determinare il da farsi, ma c'è una cosa che, se condivisa al nostro interno, va dichiarata esplicitamente. La nostra linea - che prevede il centro-sinistra con il trattino, e cioè l'alleanza tra la sinistra che fa la sinistra e i moderati che fanno i moderati - è l'unica possibile per evitare la confusione e il disorientamento dei due elettorati, quello della sinistra e quello del centro. Sembrerebbe cosa ovvia, ma evidentemente non tanto se si è andati avanti sull'ipotesi ibrida del Listone. Che sia una operazione ibrida è reso plasticamente chiaro dal fatto che, dopo essersi uniti in un'unica lista, a livello europeo Ds e Margherita si sono iscritti a due gruppi diversi. Cosa francamente innaturale.

Questa confusione continuerà. Continuerà perché continueranno i personalismi. Prodi propone l'assemblea costituente di tutto il centro-sinistra e D'Alema risponde di no, vuole continuare col Listone e facciamolo diventare partito. La confusione continua e - temo - continuerà.

In questo contesto, noi possiamo e dobbiamo essere i più lineari. Avanziamo una proposta semplice, comprensibile ed efficace. Noi siamo la "sinistra che unisce". Noi ci alleiamo con il centro perché il Paese abbia un governo migliore. Ma noi siamo sinistra: nelle nostre scelte, nei contenuti, nelle lotte.

C'è bisogno di sinistra: è questo il messaggio che abbiamo lanciato al congresso e poi in tutta la nostra campagna elettorale. Questo bisogno - che è reale, concreto, evidente - va declinato in due direzioni.

La prima: il Listone è in stato confusionale e questo ci consente di rilanciare con più forza la proposta di confederazione della sinistra. La lanciamo a tutti i Ds, non solo alla minoranza, la lanciamo al grosso del corpo di quel partito che è tuttora il più grande partito della sinistra. La lanciamo a livello centrale, ma anche nei territori. Dobbiamo incalzarli, dobbiamo chiedere: perché volete fare un accordo innaturale con i moderati, che senso ha, perché non aderire alla nostra proposta che ha la capacità di parlare al grande popolo della sinistra, di interpretarne il bisogno di unità?

Secondo: se i Ds continuano ad essere sordi, a non comprendere l'importanza e la giustezza della nostra proposta, noi la declineremo in tono minore, pronti ad attuarla con coloro che ci stanno. Cosa vuol dire "coloro che ci stanno"?

Ieri l'Espresso parlava del "fattore 13%". Si riferiva al risultato ottenuto dalle formazioni a sinistra del Triciclo: Rifondazione col 6,1%, i Verdi col 2,5%, noi col 2,4% ed Occhetto-Di Pietro, che pur avendo avuto un insuccesso rilevante (solo Di Pietro aveva il 3,9%), ed avendo già rotto il loro sodalizio, anch'esso francamente ibrido, hanno comunque avuto il 2,2%. C'è questo spazio politico-elettorale a sinistra del Triciclo al quale noi ci rivolgiamo: facciamo una Confederazione, uniamo la sinistra per battere Berlusconi.

Bertinotti ovviamente non ne ha alcuna intenzione. Ogni volta che gli si propone qualcosa lui rilancia - nebulosamente - la "costituente dell'alternativa programmatica". Cosa che stento a comprendere, mi riferisco in questo caso alla lingua italiana. Ma così come non la comprendo io, non la comprendono neanche gli elettori. Bertinotti replica così alla nostra proposta: non voglio un'alleanza tra ceti politici, e la vostra lo è, è un'operazione politicista. L'ha ribattezzata "il Listino". Noi siamo pronti a qualunque forma aggregante a sinistra, comunque essa venga chiamata, non siamo affezionati al nome ma alla sostanza. L'esperienza del "Forum programmatico per l'alternativa di governo", di cui siamo parte integrante e propulsiva - mi riferisco al forum lanciato da Giampaolo Patta, segretario della Cgil e rappresentante della sinistra -, vede come elemento frenante proprio Rifondazione. Noi ne siamo l'elemento propulsivo, pur non essendo stati noi a lanciarlo, e quindi nessuno può accusarci di essere strumentali. La nostra volontà di aggregare le forze della sinistra per battere Berlusconi è ormai evidente a tutti. Bertinotti punta ad escluderci da un processo aggregativo. Lo ha affermato esplicitamente in due interviste. Ha detto: auspico che ci siano delle auto esclusioni, aggiungendo che si riferiva agli stalinisti, e cioè (secondo lui) a noi. Nella sua ottica, naturalmente. Gli ultimi stalinisti, come tutti sanno, stanno proprio dentro Rifondazione, ma la verità è che Bertinotti vorrebbe escluderci da un processo aggregativo a sinistra. Vorrei ricordare una sua intervista al Corriere della Sera di circa un anno, un anno e mezzo fa, nel quale disse: aggreghiamo tutto quello che c'è a sinistra dei Ds. Il giorno dopo io risposi: noi ci siamo, siamo pronti. Da quel momento Bertinotti non ne ha più parlato. Perché la verità è che vorrebbe mettersi a capo, essere la guida di un processo aggregativo che in pratica è l'obiettivo della grande Rifondazione. Non c'è, nelle sue intenzioni, il progetto di mettere assieme le forze delle sinistra. Il suo obiettivo è allargare Rifondazione e fagocitare tutto quello che c'è a sinistra dei Ds. Obiettivo - notate bene - aiutato e sostenuto dagli stessi Ds perché, spostandosi su una posizione moderata, hanno tutto l'interesse a non avere alcuna forza politica competitiva tra loro e Rifondazione.

I Ds sanno perfettamente che si è aperta una sorta di terra di nessuno che si chiama "sinistra". Ed è loro interesse che in quella terra di nessuno ci sia solo un gruppo estremistico che, in quanto tale, non è in grado di fargli alcuna concorrenza. Noi siamo dei concorrenti, Rifondazione no. Siamo stati oggetto di una campagna di aggressione da parte dei Ds che continua ancora oggi con il fondo di Padellaro su l'Unità. Una campagna di aggressione iniziata quando Fassino ha sostenuto che le contestazioni nei suoi confronti durante la manifestazione per la pace le avevamo organizzate io e Rizzo. La campagna è poi proseguita con un editoriale durissimo del giornale Europa, l'organo de La Margherita, nel quale si sosteneva, in estrema sintesi, che Bertinotti era meglio di Diliberto perché più ragionevole, più serio, più pacato. Infine c'è stato un articolo su l'Espresso in cui D'Alema ha dichiarato che era disgustoso vedere Cossutta che faceva il pacifista.

Per due mesi, ininterrottamente, Repubblica, il giornale legato alla sinistra riformista, ha fatto campagna elettorale a favore di Bertinotti. Una cosa imbarazzante ed un po' vergognosa. Ed è ancora Repubblica che consegna a Bertinotti la titolarità del garante della pace, pubblicizzando la sua posizione e ignorando la nostra. Eppure il segretario di Rifondazione era stato molto incerto e meno netto di noi, ad iniziare dalla vicenda dei morti di Nassiryia.

Vedete, compagne e compagni, le mie non sono lamentale. E' un ragionamento politico. Metto semplicemente nel conto che gli estremisti da un lato e i moderati dall'altro vogliano annientare i comunisti. E' sempre stato così. Non ci sono riusciti e non ci riusciranno e l'esito del voto europeo dice proprio questo. Il nostro partito va avanti, forse meno di quanto qualche compagno si aspettasse, ma abbiamo raggiunto il 2,4%, lo 0,7% in più rispetto al dato delle politiche. Un risultato tutt'altro che scontato. Negli ultimi sette giorni c'è stata una stretta micidiale.

Ciò nonostante, noi andiamo avanti e veniamo giustamente individuati dai giornali e dalle televisioni tra i principali vincitori di questa tornata elettorale.

Siamo dunque in crescita in termini percentuali ma, cosa più rilevante, siamo in crescita in termini assoluti.

Nel '99 c'è stata la prima tornata elettorale. Da allora, e sino al 2001, abbiamo avuto una media di circa 600 mila voti. Oggi guadagniamo 180 mila voti in più. Non rappresentano uno sfondamento, ma sono il segnale che è iniziata un'erosione dell'elettorato dei Ds, perché è lì - fondamentalmente - che abbiamo presi i voti.

Abbiamo avuto un buon risultato. Analizzerò nel merito le singole zone, ma intanto voglio dire che questo buon risultato è tanto più importante perché riusciamo ad ottenere risultati significativi nelle cosiddette regioni rosse. Raddoppiamo i voti in Emilia Romagna, in Toscana, nelle Marche ed in Umbria. Raddoppiamo: un segnale importantissimo perché quello è il bacino del vecchio Pci. È un dato che ci incoraggia perché abbiamo ormai alle spalle, definitivamente, il tema della provvisorietà del partito: il 2,4% è un dato analogo a quello che avevano, nella cosiddetta prima Repubblica, parecchi partiti che sono vissuti per decenni e che sono stati cancellati non dalla volontà dell'elettorato, ma dalla bufera di Tangentopoli: repubblicani, socialdemocratici, liberali.

Noi vogliamo ancora crescere, ma il dato delle europee ci dice che ci siamo. Se pensiamo alla nostra situazione nel 2001, solo tre anni fa, possiamo dire che in questi anni abbiamo fatto passi in avanti rilevanti e li abbiamo fatti su una linea politica che ha corretto alcuni nostri comportamenti. Per usare due slogan, dalla linea "unità e autonomia" siamo passati alla "unità e competizione". I Comunisti italiani sono entrati in leale competizione con le altre forze della sinistra sul tema della pace e sui temi del lavoro.

Per poter fare l'accordo con il Listone, Bertinotti non parla più di contenuti. E' costretto a non parlare più di niente. Ma noi, pur tenacemente attaccati alla linea unitaria, sui contenuti non ci spostiamo di un millimetro: abrogazione della legge 30, abrogazione della riforma Moratti, approvazione della legge sulla rappresentanza sindacale.

Nell'ambito di un buon risultato, pur senza enfatizzare, mi rendo conto che la percezione dei compagni sul risultato è diversa a seconda della provenienza geografica. Chi a casa propria ha avuto un risultato deludente, percepisce il nostro 2,4% come una sconfitta. E' del tutto normale. Ma io, che come segretario del partito devo avere una valutazione generale, sono convinto che si tratti di un buon risultato. Con luci ed ombre.

Nella circoscrizione del Nord-Ovest confermiamo le europee del '99: avevamo il 2,2 e abbiamo il 2,2. C'è però un'avanzata positiva, non grande, dello 0,5%, rispetto alle politiche, e differenziazioni piuttosto significative tra regione e regione.

Andiamo molto bene in Piemonte e, in particolare, a Torino. In Piemonte, alle politiche, avevamo raggiunto l'1,8% con 52.000 voti. Oggi siamo al 2,9 con 71.800, l'1,1% in più con una crescita reale di quasi 20.000 voti. Un ottimo risultato. In Lombardia passiamo dall'1,5 all'1,9%, ma in termini assoluti perdiamo circa 1000 voti rispetto alle europee del '99. In Lombardia, complessivamente, il risultato non è buono, tranne che a Milano, a dimostrazione che il lavoro di adesione di altri quadri, massiccio nell'ultimo anno e mezzo, ha pagato anche elettoralmente.

Un risultato assai deludente lo abbiamo in Liguria: circa mille voti in meno. Un trend negativo che non ci deve non solo preoccupare, ma indurci ad intervenire. Siamo partiti dal 2,7 delle europee del '99 - un buon risultato - per poi passare al 2.5 delle precedenti politiche ed infine al risultato attuale. Un trend discendente sia in termini percentuali che in termini assoluti. La segreteria e la direzione del partito dovranno attentamente valutare come aiutare il gruppo dirigente. Non si tratta di colpevolizzare. L'attuale gruppo dirigente si è insediato al congresso, quindi pochissimo tempo fa, e non ha certamente alcuna colpa. E tuttavia occorre aiutarlo, supportarlo, perché la Liguria è una regione importantissima: è assai probabile che l'anno prossimo il centro-sinistra vinca le regionali. Il nostro risultato dovrà essere adeguato. Dobbiamo puntare a crescere ed a conquistare almeno un consigliere.

Nel Nord-Est andiamo bene praticamente dovunque. Aumentiamo positivamente nel Trentino Alto Adige, seguendo un trend che dallo 0,5 ci ha portato allo 0,7%.

Eccellente risultato nel Veneto: da 34.000 passiamo a 43.000 voti. Bene il Friuli Venezia Giulia, dall'1,7 all'1,9.

Straordinario il risultato dell'Emilia Romagna che passa dall'1,6% al 3,1. Nei fatti il raddoppio dei voti: da 46.000 a 81.000. Faccio alcuni esempi: Rimini è al 4%, Ferrara al 3,8%, Forlì e Cesena al 3,5%, Modena al 3,4%. Dati che si ripetono, in alcuni casi migliorando, nelle amministrative. Ne cito solo uno, il 7% che abbiamo raggiunto alle comunali di Reggio Emilia. Un risultato straordinario che ha un fondamento politico perché a Reggio Emilia siamo stati protagonisti, facendo parte della giunta (la compagna Dolci, autorevole dirigente del partito, era assessore al bilancio), di una battaglia politica contro le privatizzazioni. Condotta con spirito fortemente unitario, ma anche con grande determinazione.

Molto positivo, in alcuni casi straordinario, è il risultato del centro. La Toscana passa dal 2,3 al 3,8%, con un aumento dei voti che va da 57.000 a 83.000. Ed alle comunali di Firenze siamo andati oltre il 5%, confermando anche qui una tendenza all'aumento. In Toscana ci sono stati molti altri risultati straordinari, così come in tutte le regioni del centro. In Umbria abbiamo avuto momenti molto complicati in passato che il gruppo dirigente ha affrontato coraggiosamente. Bene, oggi arrivano i risultati, eccellenti. L'Umbria, con il 4,7% (avevamo il 2,4), diventa la prima regione per il nostro partito e passa da 13.000 a 24.500 voti. E gli stessi dati positivi si ripetono alle provinciale, in una situazione nella quale i Ds hanno oltre il 40%. Un dato, quindi, particolarmente significativo. Le Marche avevano l'1.9%. Ora sono al 3.5, con un guadagno di 12.800 voti in termini assoluti. Il Lazio va dall'1.3 al 2.7%, passando da 48.000 a 83.000 voti. Un risultato strepitoso. Ottimo anche il risultato di Roma che conferma, tra l'altro, il trend positivo delle provinciali dell'anno scorso. Complessivamente, nella circoscrizione del centro passiamo da 138.000 a 223.000 voti, quindi quasi 100.000 voti in più.

Non è positivo, invece, il risultato del mezzogiorno, pur diverso da regione a regione. In Abruzzo passiamo dall'1,9 al 2,4%, ma nel Molise si va indietro, dall'1,7 all'1,6, ed in Campania dal 2 si passa all'1,9%, con una perdita, in termini assoluti, di 11.000 voti. Buono il risultato della Puglia, dove si passa dall'1,4 all'1,8% con quasi 5.000 voti in più. In Basilicata c'è un leggero aumento in termini percentuali ed una leggera diminuzione in termini assoluti. Il risultato della Calabria registra invece un piccolo aumento, dal 2,5 al 2,6%.

Complessivamente il sud rimane stabile, dall'1,9 al 2%, ma con 5.300 voti in meno in termini assoluti. È evidente che la nostra attenzione ai temi del Mezzogiorno non è stata adeguata e quindi occorre fare un'autocritica. La Direzione del partito che si è tenuta ieri ha stabilito che in autunno si convochi la Conferenza Meridionale del partito riprendendo il materiale congressuale ed i materiali programmatici elaborati nel corso di questo ultimo anno in alcune conferenze regionali che si sono tenute nel Sud. Materiali pregevolissimi, un vero lavoro di ricognizione. Dobbiamo passare dall'elaborazione ad alcune proposte programmatiche concrete ed investire politicamente sul Mezzogiorno per invertire l'attuale tendenza.

Infine le isole. Le isole ci danno un dato un po' contraddittorio. Cercherò di spiegare perché. Alle europee il dato è straordinario: passiamo complessivamente dall'1,6 al 2,4% e da 60.000 a 75.000 voti. La Sicilia guadagna 5.500 voti in più e passa dall'1,1 all'1,7%. Da tutte le province vengono segnali positivi, per alcuni versi anche al di là del dato elettorale. Il nostro è un partito che si sta radicando, sta diventando un vero partito. Ho fatto parecchi giorni di campagna elettorale in Sicilia: iniziative, incontri, comizi in piazza. Sembrava di essere nel vecchio Pci, una sensazione davvero bella. La stessa cosa è successa in Sardegna, anche se con luci ed ombre che vanno affrontate. Passiamo dal 2,8 delle politiche al 4,2 con un aumento in termini assoluti di 10.000 voti. Segnalo che già il 2,8% delle politiche rappresentava per la Sardegna un risultato importante ed era il nostro primo dato nazionale. Oggi siamo al 4,2%. Dove sono dunque le ombre? I miei concittadini non hanno votato solo per le europee, ma anche per le regionali. Nello stesso momento hanno scritto la loro preferenza su due schede. Nello stesso momento nel quale ci davano il 4,2% per le europee, ci davano l'1,9 per le regionali, che è il dato più basso nella storia del nostro partito in Sardegna. Cinque anni fa, quando eravamo appena nati, prendemmo il 2,1% ed alle politiche il 2,8.

Non so francamente valutare quanto abbia pesato la circostanza che il capolista per le europee fossi io. Questo può aver portato un po' di voti in più. Ma non spiega, non può spiegare il dislivello tra europee e regionali. C'è evidentemente un problema che, assieme ai compagni della Sardegna, dovremo affrontare con molta serietà. Valuteremo, con l'organizzazione nazionale e con il comitato regionale sardo, il modo più opportuno per affrontarlo.

Mi avvio a chiudere. Alle europee abbiamo presentato liste forti, con indipendenti di prestigio, tranne forse al Sud, dove la lista era sostanzialmente di partito. Il conto approssimativo, per difetto, dei voti portati dagli indipendenti (voti non di partito), è superiore ai 20.000. E' un dato molto alto che dobbiamo a personalità come Vattimo, Guidoni, Cancrini, Barsella, Marcialis e tanti altri. Anche Vauro, che pure non è un indipendente, ha spostato verso il partito voti nuovi e non pochi.

C'è un altro dato che vorrei sottolineare, perché esso dà il segno che il nostro partito, seppure ancora a macchia di leopardo, si sta radicando nei territori. Ne fa testimonianza un fatto. Nella direzione nazionale si decise di portare al parlamento europeo, presentandolo nella circoscrizione centro, il compagno Venier, responsabile esteri del partito. Venier è un compagno di Trieste che si è fatto valere dentro al partito svolgendo uno straordinario lavoro al dipartimento esteri, grazie al quale abbiamo aumentato il nostro prestigio nazionale ed internazionale. Ma il compagno Venier non va in televisione, non è certamente tra i compagni più conosciuti all'esterno. La sua candidatura nel centro Italia poteva avere un risultato solo se le organizzazioni del partito si fossero mosse adeguatamente. Bene, il compagno Venier ha avuto uno straordinario risultato, 5.100 preferenze, superato da un indipendente famoso come Guidoni. Per avere 5.100 persone che scrivono Venier sulla scheda, in larga parte non conoscendolo deve essere aiutato da un voto di organizzazione di partito. Il risultato di Venier, di cui sono personalmente felice, dice che il partito sta iniziando a radicarsi se è in grado, pur con forze ancora limitate, di far votare 5.100 elettori, più dei nostri iscritti. Ed è un riconoscimento proprio al lavoro svolto da Venier, del quale voglio dare collettivo riconoscimento in questo organismo. Quindi ci stiamo radicando, e questo deve spingerci ad essere ancora più spregiudicati nella fase che si apre, perché il nostro è un risultato che ci consente di giocare d'attacco.

L'anno prossimo ci saranno le regionali. Per noi si tratta di un voto più difficile di quello europeo. Dobbiamo utilizzare quest'anno con grande spregiudicatezza politica, incalzando a tutto campo la sinistra italiana. Suggerisco un tema che è in sintonia con tutta la nostra linea, e cioè il "bisogno di sinistra". Il tema è questo: Berlusconi sta perdendo pezzi rilevantissimi del suo blocco sociale. Proprio ieri il nuovo presidente di Confindustria, Montezemolo, ha criticato esplicitamente il governo. Confindustria si è spostata, la Banca d'Italia si è spostata, Fazio, governatore della Banca d'Italia, verso il quale noi non nutriamo alcuna fiducia, sembra essersi svegliato dal letargo nel quale è vissuto per tre anni, ed ha anche lui attaccato il governo.

I poteri forti si stanno spostando verso il centro-sinistra. Per un verso questo ci fa piacere, perché significa che Berlusconi ha fallito e che il centro-sinistra ha maggiori possibilità di vincere. Ma il tema che noi dobbiamo utilizzare - ed è un tema vero, non è propaganda - è questo: benissimo che Montezemolo modifichi le posizioni di Confindustria, ma la linea del centro-sinistra non la può determinare lui, non può determinarla il capo degli industriali. E dunque c'è bisogno di più sinistra per bilanciare i rapporti di forza con i poteri forti. Più sinistra non solo rispetto ai moderati, più sinistra rispetto agli interessi dominanti. Confindustria può anche modificare la sua linea, ma non arriverà mai a condividere la legge sulla rappresentanza sindacale o l'abrogazione della legge 30 e della controriforma della scuola. Questo è il tema politico che abbiamo di fronte. Non sarà Bertinotti a sollevarlo, saremo noi. E su questo segneremo tutta la nostra campagna elettorale per le regionali. C'è necessità di bilanciare a sinistra la linea complessiva del centro-sinistra. Dobbiamo farlo noi, e farlo con grande spregiudicatezza.

Finisco. Dobbiamo capitalizzare il risultato elettorale raggiunto. Dobbiamo prendere atto che la crescita del nostro partito passa da una erosione continua e tenace, non da uno sfondamento. E comunque dobbiamo evitare che qualche delusione condizioni o, peggio ancora, deprima l'attività del partito.

Sulle questioni delle opzioni per le elezioni europee, è la Direzione del partito che statutariamente si occupa del tema e lo abbiamo già affrontato e deciso ieri all'unanimità. E ciò è di enorme importanza. Mi hanno insegnato da ragazzo, in quel grande partito che era il Pci, che il bene più prezioso è l'unità del gruppo dirigente. Dunque, finché ricoprirò la carica di segretario, mi batterò con ogni energia contro qualunque tentativo di divisione del partito. Ed oggi la sua unità è rappresentata da questo gruppo dirigente che vedete schierato qui, alla presidenza. Le soluzioni, che su mandato unanime della Direzione del partito saranno concretizzate nei prossimi giorni, sono equilibrate e ci consentono di guardare al futuro con l'ottimismo della ragione e non soltanto della volontà.




COMITATO CENTRALE
del 29 e 30 novembre 2003

- La relazione del segretario
- L'intervento di Armando Cossutta
- Le conclusioni di Oliviero Diliberto
- L'ordine del giorno
D
IREZIONE NAZIONALE

del 18 settembre 2003

No alla lista unica

COMITATO CENTRALE
del 12 e 13 luglio 2003

- La relazione del segretario
- L'intervento di Armando Cossutta
- Le conclusioni di Oliviero Diliberto

COMITATO CENTRALE
del 10 maggio 2003
- La relazione del segretario
- L'intervento di Armando Cossutta
- Le conclusioni di Oliviero Diliberto

COMITATO CENTRALE
dell'11 e 12  gennaio 2003
- La relazione del segretario
- L'intervento di Armando Cossutta
- Le conclusioni di Oliviero Diliberto
- L'ordine del giorno conclusivo

COMITATO CENTRALE
del 29 e 30 giugno 2002

- La relazione del segretario
- L'intervento di Armando Cossutta
- Le conclusioni di Oliviero Diliberto

DIREZIONE NAZIONALE
del 18 aprile 2002

Fortissime perplessità sullo "statuto dei lavori"
Ufficio stampa

A UN ANNO DA BELLARIA
La confederazione della Sinistra per il lavoro, la pace e i diritti
di Oliviero Diliberto
Da "La Rinascita della Sinistra"

COMITATO CENTRALE
 del 26 gennaio 2002

La relazione del Segretario, O. Diliberto
"Due campagne nazionali su giustizia e lavoro"

Le conclusioni di Diliberto
"Il partito cresce ovunque, continuiamo così"

Dopo Bellaria
I compiti di chi guarda avanti per costruire
di Carlo Benedetti
Da "La Rinascita della Sinistra"