Il saluto di
Romano Prodi
 

 

Rimini, 22 febbraio 2004

 

Caro Armando, caro Oliviero, care amiche e amici,

quello che vi mando, in occasione del vostro Congresso, è, innanzitutto, un messaggio di amicizia. Di amicizia e di riconoscenza.

Non posso e non voglio dimenticare il prezzo che voi avete scelto di pagare per affermare e difendere le ragioni e le speranze dei più deboli tra i cittadini, per realizzare un progetto di autentica giustizia sociale.

La vostra azione in questi anni, prima partecipando al governo, il nostro governo, poi animando giorno per giorno l'opposizione nel Parlamento e nel Paese, testimonia il valore di quella ispirazione originale.

L'Italia, l'Europa, vivono una stagione di speranze e, allo stesso tempo, di preoccupazioni.

La speranza è l'allargamento dell'Unione Europea a dieci nuovi Paesi: l'unificazione, per la prima volta nella storia, in pace e in democrazia, del nostro Continente.

La preoccupazione è quella vissuta quotidianamente dalle nostre famiglie che vedono ridursi il potere d'acquisto dei loro salari, compromessi i loro risparmi, in pericolo le reti di protezione dello stato sociale.

La preoccupazione è, ancora, quella di un mondo che non trova pace.

Care amiche, cari amici, l'Italia ha bisogno di Europa, l'Europa ha bisogno d'Italia perché è solo nella dimensione europea che possiamo agire con efficacia per costruire un futuro di benessere, di giustizia, di sicurezza. Perché è solo nella dimensione europea che possiamo operare per la pace nel mondo.

Un anno fa, le strade, le piazze d'Europa si sono riempite di donne e uomini che portavano le bandiere colorate della pace. Ad un anno di distanza misuriamo nei fatti e nella violenza che ancora segna la realtà quotidiana dell'Iraq, che nessuna potenza, che nessun Paese possono, da soli, garantire sicurezza e stabilità. Il mondo ha bisogno di un equilibrio più vasto, fondato sull'impegno dell'intera comunità internazionale. La risposta alle tensioni del mondo di oggi, l'unica risposta in grado di darci una ragionevole speranza di pace, sta nel primato della politica, nel multilateralismo, nella centralità delle Nazioni Unite.

Care amiche, cari amici, per la politica, per la società italiana, si apre oggi una nuova stagione. Di fronte a un'Italia che rischia di perdere la strada dell'Europa, di fronte ad una società che rischia di perdere la strada dell'Europa, di fronte a una società che rischia di perdere il senso della giustizia e della solidarietà, le forze politiche riformatrici, democratiche e progressiste hanno saputo reagire trovando la via dell'unità. Questa è una strada che voi conoscete bene, perché, al di là e oltre le diverse sigle di partito, voi avete sempre saputo e voluto partecipare, nel segno dell'Ulivo, ad un progetto comune di riforma e di cambiamento.

Su questa strada di unità, anche se con modalità e velocità diverse, sono certo che ci muoveremo anche in occasione delle prossime elezioni europee. Così come sono certo che su questa stessa strada ci ritroveremo dopo il 13 giugno per un altro traguardo. Per l'Italia e per l'Europa. Più uniti che mai.


 





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(senza gli emendamenti approvati)
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