|
Esaurite le
funzioni della Commissione politica col documento presentato nel
Comitato centrale di una settimana fa, ho avuto il compito,
assieme alla compagna Cesini, a nome della segreteria nazionale,
di raccogliere e sistemare gli emendamenti avanzati negli ultimi
giorni al documento presentato. Discuteremo fra poco di tutto
ciò. Vorrei dire solo che gli emendamenti presentati sono una
prosecuzione dell'impegno largamente costruttivo ed unitario
operato nel precedente Comitato centrale, un impegno che ci può
portare fra qualche ora ad approvare un documento politico forte
e chiaro. Consentitemi solo una premessa politica.
Gli emendamenti
corrispondono allo spirito del congresso, a quell'animus,
di cui parlava il presidente del partito nel precedente comitato
centrale, che ruota attorno alla proposta essenziale che noi
avanzeremo al congresso: l'unità a sinistra. Poche ore fa
si è svolta una manifestazione straordinaria che ha
rappresentato la forza del movimento sindacale, per fortuna e su
questo riunito, contro la proposta di controriforma della
previdenza avanzata dal governo. Chiunque di noi ha partecipato,
ha visto anche la grandissima partecipazione di compagne e di
compagne e di popolo al nostro corteo, il corteo dei Comunisti
italiani. Si tratta probabilmente della più numerosa,
organizzata ed entusiasmante presenza della nostra breve storia
ad una manifestazione di massa. Tutti voi sapete che si
respirava questa mattina fra i nostri compagni un clima
bellissimo, la percezione di un consenso in crescita, come se
sia prossimo il periodo della raccolta, quanto meno parziale,
dopo tanti anni di lavoro duro, di sacrifici ed anche,
diciamocelo, di delusioni. Fra i tanti compagni, ho parlato
questa mattina con un compagno di Rho recentemente entrato nel
partito, un compagno molto bravo che viene dai Ds. Gli ho
chiesto come si sentisse nella sua casa nuova. Mi ha risposto:
quale casa nuova? Sono semplicemente tornato nella mia vecchia
casa. Sono tornato a casa mia. Sul prossimo numero di
Rinascita pubblichiamo il documento di tanti sindacalisti
napoletani che sono entrati pochi giorni fa nel partito. Sul
successivo, pubblicheremo un servizio su tanti sindacalisti di
Catanzaro che sono entrati nel partito. Tutto ciò ci rafforza in
questo momento difficilissimo, e ci consente di essere sempre
più un punto di riferimento per l'unità a sinistra.
Una proposta che
nasce da una analisi della realtà e che ha come sfondo il
bisogno di sinistra, la domanda di sinistra che è nei fatti e
nelle contraddizioni sociali che abbiamo davanti e che non ha
ancora una sufficiente e organizzata risposta politica. Una
proposta che nasce anche dai riflessi in Italia della situazione
mondiale. Quello che ha detto Berlusconi ieri sul New York
Times dà ragione, anzi rafforza l'analisi che abbiamo
avviato con questo documento congressuale, a cominciare dalle
prime parole: "il mondo sembra precipitato in un incubo senza
fine". La notizia, data in tono minore da tanti quotidiani, mi
pare di inaudita gravità. Berlusconi ha detto fra l'altro che
"la comunità delle democrazie occidentali deve essere pronta a
intervenire come esportatrice di libertà e democrazia nel mondo
intero". Ha auspicato "un cambiamento del diritto internazionale
che precedentemente prevedeva che la sovranità di uno Stato
era inviolabile". Ha invitato tutti i Paesi europei a
intervenire militarmente a fianco degli Stati Uniti. Non è la
prima volta, per chi ricorda l'intervista rilasciata a The
spectator. Ma mai come oggi il discorso è stato, per così
dire, asciutto, articolato e coerente. Un programma di lavoro.
Non vorrei sembrare eccessivo, ma le parole di Berlusconi
ricordano sinistramente lo stile delle dichiarazioni che
precedettero le aggressioni delle dittature dell'Europa del
Novecento, a cominciare da quelle sullo spazio vitale, il
Lebensraum. Certo, parla per conto terzi, cioè per conto del
Dipartimento di Stato. Ciò rende l'intervista ancora più
allarmante. Esportazione di libertà e democrazia in tutto il
mondo attraverso la guerra. Disponibilità dell'Italia a
qualsiasi avventura bellica alla coda degli Stati Uniti. Una
Unione Europea vassalla degli Stati Uniti. Irrilevanza della
sovranità nazionale.
Ebbene: le
bufale sulla missione militare italiana di carattere umanitario
in Iraq sono definitivamente tramontate. Questo conferma la
giustezza e lungimiranza delle nostre posizioni dopo la strage
di Nassirija. Berlusconi è pronto a mandare i militari italiani
ovunque vorrà Bush. Berlusconi, tradendo il mandato di
Presidente di turno dell'Eu, cerca di forzare i Paesi membri a
partecipare alla guerra di Bush. Si prepara presumibilmente una
nuova e più terribile fase storica di guerre imperialistiche e
neocoloniali con effetti devastanti per gli equilibri mondiali e
con una conseguente moltiplicazione esponenziale degli attacchi
terroristici. Oggi molto più di ieri, dopo l'intervista di
Berlusconi, l'Italia è nel mirino del terrorismo internazionale.
Avevamo visto giusto in questi giorni. Avevamo visto giusto nel
documento congressuale. Assieme alle questioni del lavoro, i
problemi della pace e della guerra diventeranno presumibilmente
gli assi più impegnativi del Congresso. Le parole di Berlusconi
rendono ancora più inquietanti quelle del consigliere di palazzo
Chigi, il generale Tricarico, che ha auspicato dal Corriere
della Sera l'altro ieri una drastica riduzione dello
Stato di diritto per lottare contro il terrorismo,
auspicando conseguenti decisioni non da parte del Parlamento
italiano, ma - ascoltate - da parte del G8 e della Nato. Pisanu
ha avanzato una mezza critica alle parole del generale. Ma alla
luce dell'intervista di Berlusconi, è realistico pensare che
quelle parole possano essere il programma quanto meno di
una parte del governo o del Presidente del Consiglio. C'è perciò
un allarme rosso per il nostro Paese, per la convivenza civile,
per la sicurezza, per la democrazia, che noi non sottovalutiamo
affatto. Mi pare confermata l'analisi del documento congressuale
a proposito di un regime autoritario inedito che si sta
materialmente costruendo ogni giorno in Italia. Anche ciò
conferma la necessità di una strategia unitaria, l'unità delle
forze democratiche, e, in particolare, della proposta di unità a
sinistra, con la quale poniamo con grande vigore il problema
della rappresentanza politica della sinistra dei ceti popolari e
dei lavoratori.
Cos'è la
rappresentanza politica della sinistra? E' il soggetto che
trasferisce nella sfera della politica quell'insieme di
interessi, di bisogni, di punti di vista espressi dai nostri
ceti di riferimento e assieme si propone di operare per
l'unificazione del mondo del lavoro. E' un punto avanzato del
lungo processo di transizione iniziato con lo scioglimento del
Pci. E' il riferimento e il collegamento a quello che per tanto
tempo abbiamo definito movimento operaio. Movimento, che
indica una categoria che fa parte di per sé dell'idea che noi
abbiamo di una democrazia complessa e partecipata. Operaio,
per indicare con una parola classica la sorgente della
nostra rappresentanza che è quella del mondo del lavoro. Dunque
noi pensiamo ad una sinistra unita e specificamente pensiamo a
una domanda di rappresentanza da parte dei lavoratori non ancora
soddisfatta. Noi pensiamo all'unità della sinistra perché la
ragion d'essere, l'identità, la ragione della autonomia della
sinistra è quella del governo della trasformazione, la
sua vocazione intransigente, senza se né ma, nel mondo d'oggi, è
quella della pace. La sinistra esiste per cambiare lo
stato di cose presente. E tale cambiamento non può che avvenire
se essa assume un ruolo di direzione, un ruolo di governo.
Diceva Diliberto, concludendo il dibattito della scorsa
settimana che la sinistra o è di governo o non è. E aggiungeva
che i contenuti devono essere di un certo tipo, altrimenti non è
più sinistra. A me pare che in questa sintesi si raccolga la
prospettiva politica italiana.
Si è parlato a
lungo nel Comitato centrale della lista unitaria alle europee e
dell'avvio di un possibile percorso che vede il traguardo di una
fusione, in un unico partito o in altra forma, di una formazione
politica riformista. Quando Fassino, scrivendo su l'Unità
qualche tempo fa del futuro partito riformista, parlava di "un
riformismo che trovi un popolo" rappresentava in positivo il
fatto che quest'idea di partito democratico non ha mai trovato
in Italia una base sociale popolare. Un partito illuminato che
non è affatto il partito socialdemocratico deciso al congresso
di Pesaro dei Ds, peraltro mai realizzato, e che perciò non
rappresenta interessi e bisogni che partono dal mondo del
lavoro, ovvero li rappresenta in modo subalterno.
Insomma c'è il
rischio di un riformismo senza popolo. Ma se così fosse,
con l'assunzione dei Ds nel partito riformista, inevitabilmente
su posizioni moderate, scomparirebbe quella sinistra che ho
tratteggiato, creando un vuoto politico pericolosissimo in una
fase economica di crisi strutturale e nel pieno di scelte
belliciste e irresponsabili. C'è una rabbia crescente a partire
dal mondo del lavoro perché è aggredito in modo violentissimo il
tenore di vita fin dai livelli più elementari di sussistenza. La
recente vicenda dello sciopero della Atm di Milano lo conferma.
Certo, è stato un grave errore scioperare danneggiando altri
lavoratori. Ma guai a noi se non cogliessimo il campanello di
allarme rappresentato dalla protesta di lavoratori, molti dei
quali giovani, che guadagnano persino meno di 900 euro al mese.
Con quella cifra in Italia, e in particolare a Milano, si è
poveri. Sta scoppiando, come avevamo previsto, la questione
sociale. Ecco quindi un popolo le cui condizioni sociali stanno
radicalmente peggiorando ma che non avrebbe più una
rappresentanza politica all'altezza di tali contraddizioni.
Un popolo perciò senza sinistra.
Un riformismo
senza popolo, un popolo senza sinistra:
questa è la contraddizione in cui si innesta la nostra proposta
di unità della sinistra. Una proposta che guarda ai partiti,
alle associazioni, alla società; che guarda alla cultura
comunista, alla cultura socialista più avanzata, penso - per
fare un nome - a uomini come Gaetano Arfè, alla cultura
ambientalista, alla cultura critica cattolica, alla cultura
laica e progressista, alla diffusa ed eterogenea cultura di
sinistra espressa nei movimenti di questi anni a cominciare
dallo straordinario movimento per la pace e dal movimento new
global.
La nostra
proposta politica guarda all'oggi e al domani, all'opposizione e
al governo.
Guarda
all'opposizione perché non vinceremo mai se prevale la
vocazione bipartizan. Parlamentari che pure si
riconoscerebbero nella stessa lista unitaria hanno votato in
modo opposto pochi giorni fa in Senato sulla fecondazione
assistita. Ciò la dice lunga sulla fragilità di quel progetto
politico e sulla rendita di posizione della maggioranza di
governo.
La nostra
proposta politica guarda al governo perché una delle
ragioni della sconfitta elettorale è stata data dalla scarsa
incisività della sinistra. In sostanza è stata carente nelle
forze democratiche una visione generale alternativa al sistema
economico dominante e ai suoi valori. Da ciò la debolezza delle
proposte programmatiche. Questo è esattamente il compito a cui
la sinistra politica deve ottemperare, e che può trovare nei
comunisti, a cominciare dal congresso, la forza propulsiva. Si
tratta di un processo per alcuni aspetti urgente e
indifferibile, per altri di lunga scadenza. Noi Comunisti
italiani possiamo contribuire a ricostruire le proposte di
programma e il nerbo ideale della sinistra, salvaguardando e
valorizzando la nostra identità di partito comunista, anzi,
proprio grazie a questa. Mastella ha sostenuto che i Comunisti
devono cambiare nome per ragioni simmetriche a quelle per cui
Fini - secondo lui - ha abiurato il fascismo. E ce l'aveva con
noi. Peppino Caldarola, dei Ds, ha pochi giorni fa sottolineato
la "sgradevole resistenza - ha scritto - a sciogliere legami
internazionali impresentabili. Penso a Castro, penso ad Arafat".
E ce l'aveva con noi. Mastella parla del nome, Caldarola parla
della cosa. Entrambi parlano di noi perché - sia pur per ragioni
diverse - è sempre più chiaro che i Comunisti italiani
possono rappresentare il Polo aggregativo di una sinistra
rinnovata, non subalterna, che vuole governare la
trasformazione. Noi possiamo essere questo se cominciamo
subito, facendo del congresso stesso una grande operazione
politica di apertura, come hanno sottolineato nel precedente
Comitato Centrale il segretario e il presidente. Una campagna
congressuale fondata sul dialogo, e dunque sull'ascolto, delle
altre forze di sinistra e delle altre forze di centrosinistra,
non dimenticando mai che la nostra strategia di cambiamento è
fondata sull'unità di tutte le forze democratiche, né
dimenticando che oggi non il nostro avversario ma il
nostro nemico - mi scuseranno gli esegeti dell'alternanza
e del bon ton - è il governo Berlusconi.
Unità a
sinistra, governo della trasformazione, contenuti della
proposta: gli emendamenti presentati corrispondono in gran parte
a questo quadro con un particolare riferimento appunto ai
contenuti della proposta. Le due questioni essenziali proposte
negli emendamenti sono la questione del lavoro e la
questione meridionale, come ampiamente manifestato
peraltro nel dibattito della scorsa settimana. Una particolare
attenzione è stata inoltre prestata negli emendamenti ai temi
della disuguaglianza, della condizione femminile, dei singoli
settori su cui si è scatenato l'attacco delle destre, dalla
scuola alla sanità. |