Verso il III Congresso:
I lavori del Comitato Centrale per il varo dei documenti congressuali

La relazione
di Gianfranco Pagliarulo


Roma, 6  dicembre 2003
 

 

Esaurite le funzioni della Commissione politica col documento presentato nel Comitato centrale di una settimana fa, ho avuto il compito, assieme alla compagna Cesini, a nome della segreteria nazionale, di raccogliere e sistemare gli emendamenti avanzati negli ultimi giorni al documento presentato. Discuteremo fra poco di tutto ciò. Vorrei dire solo che gli emendamenti presentati sono una prosecuzione dell'impegno largamente costruttivo ed unitario operato nel precedente Comitato centrale, un impegno che ci può portare fra qualche ora ad approvare un documento politico forte e chiaro. Consentitemi solo una premessa politica.

Gli emendamenti corrispondono allo spirito del congresso, a quell'animus, di cui parlava il presidente del partito nel precedente comitato centrale, che ruota attorno alla proposta essenziale che noi avanzeremo al congresso: l'unità a sinistra. Poche ore fa si è svolta una manifestazione straordinaria che ha rappresentato la forza del movimento sindacale, per fortuna e su questo riunito, contro la proposta di controriforma della previdenza avanzata dal governo. Chiunque di noi ha partecipato, ha visto anche la grandissima partecipazione di compagne e di compagne e di popolo al nostro corteo, il corteo dei Comunisti italiani. Si tratta probabilmente della più numerosa, organizzata ed entusiasmante presenza della nostra breve storia ad una manifestazione di massa. Tutti voi sapete che si respirava questa mattina fra i nostri compagni un clima bellissimo, la percezione di un consenso in crescita, come se sia prossimo il periodo della raccolta, quanto meno parziale, dopo tanti anni di lavoro duro, di sacrifici ed anche, diciamocelo, di delusioni. Fra i tanti compagni, ho parlato questa mattina con un compagno di Rho recentemente entrato nel partito, un compagno molto bravo che viene dai Ds. Gli ho chiesto come si sentisse nella sua casa nuova. Mi ha risposto: quale casa nuova? Sono semplicemente tornato nella mia vecchia casa. Sono tornato a casa mia. Sul prossimo numero di Rinascita pubblichiamo il documento di tanti sindacalisti napoletani che sono entrati pochi giorni fa nel partito. Sul successivo, pubblicheremo un servizio su tanti sindacalisti di Catanzaro che sono entrati nel partito. Tutto ciò ci rafforza in questo momento difficilissimo, e ci consente di essere sempre più un punto di riferimento per l'unità a sinistra.

Una proposta che nasce da una analisi della realtà e che ha come sfondo il bisogno di sinistra, la domanda di sinistra che è nei fatti e nelle contraddizioni sociali che abbiamo davanti e che non ha ancora una sufficiente e organizzata risposta politica. Una proposta che nasce anche dai riflessi in Italia della situazione mondiale. Quello che ha detto Berlusconi  ieri sul New York Times dà ragione, anzi rafforza l'analisi che abbiamo avviato con questo documento congressuale, a cominciare dalle prime parole: "il mondo sembra precipitato in un incubo senza fine". La notizia, data in tono minore da tanti quotidiani, mi pare di inaudita gravità. Berlusconi ha detto fra l'altro che "la comunità delle democrazie occidentali deve essere pronta a intervenire come esportatrice di libertà e democrazia nel mondo intero". Ha auspicato "un cambiamento del diritto internazionale che precedentemente prevedeva che la sovranità di uno Stato era inviolabile". Ha invitato tutti i Paesi europei a intervenire militarmente a fianco degli Stati Uniti. Non è la prima volta, per chi ricorda l'intervista rilasciata a The spectator. Ma mai come oggi il discorso è stato, per così dire, asciutto, articolato e coerente. Un programma di lavoro. Non vorrei sembrare eccessivo, ma le parole di Berlusconi ricordano sinistramente lo stile delle dichiarazioni che precedettero le aggressioni delle dittature dell'Europa del Novecento, a cominciare da quelle sullo spazio vitale, il Lebensraum. Certo, parla per conto terzi, cioè per conto del Dipartimento di Stato. Ciò rende l'intervista ancora più allarmante. Esportazione di libertà e democrazia in tutto il mondo attraverso la guerra. Disponibilità dell'Italia a qualsiasi avventura bellica alla coda degli Stati Uniti. Una Unione Europea vassalla degli Stati Uniti. Irrilevanza della sovranità nazionale.

Ebbene: le bufale sulla missione militare italiana di carattere umanitario in Iraq sono definitivamente tramontate. Questo conferma la giustezza e lungimiranza delle nostre posizioni dopo la strage di Nassirija. Berlusconi è pronto a mandare i militari italiani ovunque vorrà Bush. Berlusconi, tradendo il mandato di Presidente di turno dell'Eu, cerca di forzare i Paesi membri a partecipare alla guerra di Bush. Si prepara presumibilmente una nuova e più terribile fase storica di guerre imperialistiche e neocoloniali con effetti devastanti per gli equilibri mondiali e con una conseguente moltiplicazione esponenziale degli attacchi terroristici. Oggi molto più di ieri, dopo l'intervista di Berlusconi, l'Italia è nel mirino del terrorismo internazionale. Avevamo visto giusto in questi giorni. Avevamo visto giusto nel documento congressuale. Assieme alle questioni del lavoro, i problemi della pace e della guerra diventeranno presumibilmente gli assi più impegnativi del Congresso. Le parole di Berlusconi rendono ancora più inquietanti quelle del consigliere di palazzo Chigi, il generale Tricarico, che ha auspicato dal Corriere della Sera l'altro ieri una drastica riduzione dello Stato di diritto per lottare contro il terrorismo, auspicando conseguenti decisioni non da parte del Parlamento italiano, ma - ascoltate - da parte del G8 e della Nato. Pisanu ha avanzato una mezza critica alle parole del generale. Ma alla luce dell'intervista di Berlusconi, è realistico pensare che quelle parole possano essere il programma quanto meno di una parte del governo o del Presidente del Consiglio. C'è perciò un allarme rosso per il nostro Paese, per la convivenza civile, per la sicurezza, per la democrazia, che noi non sottovalutiamo affatto. Mi pare confermata l'analisi del documento congressuale a proposito di un regime autoritario inedito che si sta materialmente costruendo ogni giorno in Italia. Anche ciò conferma la necessità di una strategia unitaria, l'unità delle forze democratiche, e, in particolare, della proposta di unità a sinistra, con la quale poniamo con grande vigore il problema della rappresentanza politica della sinistra dei ceti popolari e dei lavoratori.

Cos'è la rappresentanza politica della sinistra? E' il soggetto che trasferisce nella sfera della politica quell'insieme di interessi, di bisogni, di punti di vista espressi dai nostri ceti di riferimento e assieme si propone di operare per l'unificazione del mondo del lavoro. E' un punto avanzato del lungo processo di transizione iniziato con lo scioglimento del Pci. E' il riferimento e il collegamento a quello che per tanto tempo abbiamo definito movimento operaio. Movimento, che indica una categoria che fa parte di per sé dell'idea che noi abbiamo di una democrazia complessa e partecipata. Operaio, per indicare con una parola classica la sorgente della nostra rappresentanza che è quella del mondo del lavoro. Dunque noi pensiamo ad una sinistra unita e specificamente pensiamo a una domanda di rappresentanza da parte dei lavoratori non ancora soddisfatta. Noi pensiamo all'unità della sinistra perché la ragion d'essere, l'identità, la ragione della autonomia della sinistra è quella del governo della trasformazione, la sua vocazione intransigente, senza se né ma, nel mondo d'oggi, è quella della pace. La sinistra esiste per cambiare lo stato di cose presente. E tale cambiamento non può che avvenire se essa assume un ruolo di direzione, un ruolo di governo. Diceva Diliberto, concludendo il dibattito della scorsa settimana che la sinistra o è di governo o non è. E aggiungeva che i contenuti devono essere di un certo tipo, altrimenti non è più sinistra. A me pare che in questa sintesi si raccolga la prospettiva politica italiana.

Si è parlato a lungo nel Comitato centrale della lista unitaria alle europee e dell'avvio di un possibile percorso che vede il traguardo di una fusione, in un unico partito o in altra forma, di una formazione politica riformista. Quando Fassino, scrivendo su l'Unità qualche tempo fa del futuro partito riformista, parlava di "un riformismo che trovi un popolo" rappresentava in positivo il fatto che quest'idea di partito democratico non ha mai trovato in Italia una base sociale popolare. Un  partito illuminato che non è affatto il partito socialdemocratico deciso al congresso di Pesaro dei Ds, peraltro mai realizzato, e che perciò non rappresenta interessi e bisogni che partono dal mondo del lavoro, ovvero li rappresenta in modo subalterno.

Insomma c'è il rischio di un riformismo senza popolo. Ma se così fosse, con l'assunzione dei Ds nel partito riformista, inevitabilmente su posizioni moderate, scomparirebbe quella sinistra che ho tratteggiato, creando un vuoto politico pericolosissimo in una fase economica di crisi strutturale e nel pieno di scelte belliciste e irresponsabili. C'è una rabbia crescente a partire dal mondo del lavoro perché è aggredito in modo violentissimo il tenore di vita fin dai livelli più elementari di sussistenza. La recente vicenda dello sciopero della Atm di Milano lo conferma. Certo, è stato un grave errore scioperare danneggiando altri lavoratori. Ma guai a noi se non cogliessimo il campanello di allarme rappresentato dalla protesta di lavoratori, molti dei quali giovani, che guadagnano persino meno di 900 euro al mese. Con quella cifra in Italia, e in particolare a Milano, si è poveri. Sta scoppiando, come avevamo previsto, la questione sociale. Ecco quindi un popolo le cui condizioni sociali stanno radicalmente peggiorando ma che non avrebbe più una rappresentanza politica all'altezza di tali contraddizioni. Un popolo perciò senza sinistra.

Un riformismo senza popolo, un popolo senza sinistra: questa è la contraddizione in cui si innesta la nostra proposta di unità della sinistra. Una proposta che guarda ai partiti, alle associazioni, alla società; che guarda alla cultura comunista, alla cultura socialista più avanzata, penso - per fare un nome - a uomini come Gaetano Arfè, alla cultura ambientalista, alla cultura critica cattolica, alla cultura laica e progressista, alla diffusa ed eterogenea cultura di sinistra espressa nei movimenti di questi anni a cominciare dallo straordinario movimento per la pace e dal movimento new global.

La nostra proposta politica guarda all'oggi e al domani, all'opposizione e al governo.

Guarda all'opposizione perché non vinceremo mai se prevale la vocazione bipartizan. Parlamentari che pure si riconoscerebbero nella stessa lista unitaria hanno votato in modo opposto pochi giorni fa in Senato sulla fecondazione assistita. Ciò la dice lunga sulla fragilità di quel progetto politico e sulla rendita di posizione della maggioranza di governo.

La nostra proposta politica guarda al governo perché una delle ragioni della sconfitta elettorale è stata data dalla scarsa incisività della sinistra. In sostanza è stata carente nelle forze democratiche una visione generale alternativa al sistema economico dominante e ai suoi valori. Da ciò la debolezza delle proposte programmatiche. Questo è esattamente il compito a cui la sinistra politica deve ottemperare, e che può trovare nei comunisti, a cominciare dal congresso, la forza propulsiva. Si tratta di un processo per alcuni aspetti urgente e indifferibile, per altri di lunga scadenza. Noi Comunisti italiani possiamo contribuire a ricostruire le proposte di programma e il nerbo ideale della sinistra, salvaguardando e valorizzando la nostra identità di partito comunista, anzi, proprio grazie a questa. Mastella ha sostenuto che i Comunisti devono cambiare nome per ragioni simmetriche a quelle per cui Fini - secondo lui - ha abiurato il fascismo. E ce l'aveva con noi. Peppino Caldarola, dei Ds, ha pochi giorni fa sottolineato la "sgradevole resistenza - ha scritto - a sciogliere legami internazionali impresentabili. Penso a Castro, penso ad Arafat". E ce l'aveva con noi. Mastella parla del nome, Caldarola parla della cosa. Entrambi parlano di noi perché - sia pur per ragioni diverse - è sempre più chiaro che i Comunisti italiani possono rappresentare il Polo aggregativo di una sinistra rinnovata, non subalterna, che vuole governare la trasformazione. Noi possiamo essere questo se cominciamo subito, facendo del congresso stesso una grande operazione politica  di apertura, come hanno sottolineato nel precedente Comitato Centrale il segretario e il presidente. Una campagna congressuale fondata sul dialogo, e dunque sull'ascolto, delle altre forze di sinistra e delle altre forze di centrosinistra, non dimenticando mai che la nostra strategia di cambiamento è fondata sull'unità di tutte le forze democratiche, né dimenticando che oggi non il nostro avversario ma il nostro nemico - mi scuseranno gli esegeti dell'alternanza e del bon ton - è il governo Berlusconi.

Unità a sinistra, governo della trasformazione, contenuti della proposta: gli emendamenti presentati corrispondono in gran parte a questo quadro con un particolare riferimento appunto ai contenuti della proposta. Le due questioni essenziali proposte negli emendamenti sono la questione del lavoro e la questione meridionale, come ampiamente manifestato peraltro nel dibattito della scorsa settimana. Una particolare attenzione è stata inoltre prestata negli emendamenti ai temi della disuguaglianza, della condizione femminile, dei singoli settori su cui si è scatenato l'attacco delle destre, dalla scuola alla sanità.



COMITATO CENTRALE
del 6 e 7 dicembre 2003
- La relazione di Pagliarulo
- La relazione di Galante
- Il documento politico
- Il documento sul partito
- Le conclusioni di Galante
- Le conclusioni di Oliviero Diliberto
- L'ordine del giorno sulla centralità del tema di genere

COMITATO CENTRALE
del 29 e 30 novembre 2003

- La relazione del segretario
- L'intervento di Armando Cossutta
- Le conclusioni di Oliviero Diliberto
- L'ordine del giorno
D
IREZIONE NAZIONALE

del 18 settembre 2003

No alla lista unica

COMITATO CENTRALE
del 12 e 13 luglio 2003

- La relazione del segretario
- L'intervento di Armando Cossutta
- Le conclusioni di Oliviero Diliberto

COMITATO CENTRALE
del 10 maggio 2003
- La relazione del segretario
- L'intervento di Armando Cossutta
- Le conclusioni di Oliviero Diliberto

COMITATO CENTRALE
dell'11 e 12  gennaio 2003
- La relazione del segretario
- L'intervento di Armando Cossutta
- Le conclusioni di Oliviero Diliberto
- L'ordine del giorno conclusivo

COMITATO CENTRALE
del 29 e 30 giugno 2002

- La relazione del segretario
- L'intervento di Armando Cossutta
- Le conclusioni di Oliviero Diliberto

DIREZIONE NAZIONALE
del 18 aprile 2002

Fortissime perplessità sullo "statuto dei lavori"
Ufficio stampa

A UN ANNO DA BELLARIA
La confederazione della Sinistra per il lavoro, la pace e i diritti
di Oliviero Diliberto
Da "La Rinascita della Sinistra"

COMITATO CENTRALE
 del 26 gennaio 2002

La relazione del Segretario, O. Diliberto
"Due campagne nazionali su giustizia e lavoro"

Le conclusioni di Diliberto
"Il partito cresce ovunque, continuiamo così"

Dopo Bellaria
I compiti di chi guarda avanti per costruire
di Carlo Benedetti
Da "La Rinascita della Sinistra"