Verso il III Congresso:
I lavori del Comitato Centrale per il varo dei documenti congressuali

Le conclusioni di Oliviero Diliberto


Roma, 7 dicembre 2003
 

Solo una settimana fa abbiamo tenuto un altro Comitato Centrale. Già allora ho svolto una relazione ed una conclusione. Nella riunione di oggi abbiamo discusso il documento sul partito e vi prego quindi di considerare quelle svolte dal compagno Galante, che condivido pienamente, le conclusioni di questo delicato dibattito. Io mi limiterò ad un intervento, soffermandomi su alcuni punti che sono al contempo questioni attinenti alla costruzione del partito ma anche punti politici di notevole rilievo.

Noi stiamo coerentemente mantenendo l’impegno preso quando abbiamo deciso, come Comitato Centrale, di convocare un congresso anticipato. Ci dicemmo allora che il congresso doveva essere, in questa fase, rivolto all’esterno, proiettato nella dimensione esterna: sia per quanto riguarda la linea politica che per le iniziative sui grandi temi della pace che per le grandi questioni internazionali.

Il Dipartimento esteri nazionale, insieme al gruppo regionale emiliano, ha deciso un’ottima iniziativa, che si terrà sabato prossimo, sull’Africa.

L’intensa attività verso i movimenti e l’ottima riuscita dell’assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori, tenuta un mese fa, ha visto un dibattito ed una partecipazione di primissimo rilievo.

Stiamo, come si dice, sul pezzo.

Oggi, in questo Comitato centrale che ha discusso di una cosa apparentemente interna, la presenza di tanti operatori della televisione e dell’informazione, che ringraziamo, indica un’attenzione verso il partito sconosciuta fino a poco tempo fa. Voglio inoltre aggiungere un fatto che forse sarà sfuggito ai compagni perché ne hanno trattato diffusamente solo i giornali di destra, Il Giornale e Libero.

Pur contro la mia volontà, dato che, come sapete, non coltivo il culto della personalità, è stato stampato e diffuso, in occasione della manifestazione nazionale per la Palestina, un manifesto che riportava una foto di Arafat e mia, scattata durante il viaggio a Ramallah. Sotto la foto c’era la scritta “con Arafat”. Quello che è successo a seguito di quel manifesto è clamoroso.

L’ambasciata di Israele - non un esponente della Comunità ebraica, ma l’ambasciata di Israele - ha deciso di mandare a tutti i parlamentari della Repubblica, e quindi dello Stato che la ospita, una cartolina. Nella cartolina c’è un ragazzo palestinese che esulta e vicino – si tratta di un fotomontaggio – Arafat che sorride e fa con la mano il segno della vittoria. Sotto c’è la scritta: “anche lui sta con Arafat”. Vicino a lui c’è un asterisco che rimanda alla spiegazione a pie’ di pagina. Dice testualmente: “Un terrorista palestinese subito dopo il linciaggio di tre israeliani a Ramallah, il 12 ottobre 2000”. 

Quando hanno chiesto all’ambasciatore perché avesse preso un’iniziativa così irrituale, visto che un’ambasciata ha relazioni ufficiali con il governo italiano ed è il rappresentante a Roma del governo israeliano, l’ambasciatore ha rilasciato un’intervista a Il Giornale affermando che aveva inviato quella cartolina a tutti i parlamentari per rispondere al manifesto dei Comunisti italiani. La nostra prima reazione è stata ovviamente di stupore ed indignazione. Abbiano evitato ogni polemica, perché l’opposizione al governo di Sharon non venga presa per un attacco al popolo israeliano. La nostra posizione sul conflitto israelo-palestinese è limpida: due popoli per due Stati. Ma nessuno può farci tacere rispetto al muro della vergogna.

Comunque oggi, a mente più fredda, va detto che un episodio del genere in passato non sarebbe avvenuto. Credete forse che l’ambasciata israeliana si sarebbe presa il disturbo di fare un fotomontaggio e di distribuirlo a tutti i senatori ed a tutti i deputati se avesse ritenuto ininfluente il nostro partito? Resta il rammarico per l’ostilità politica verso la nostra posizione, che è invece l’unica in grado di riportare pace e serenità al popolo palestinese ed a quello israeliano. Continueremo a portare avanti questa politica.

Il partito si sta muovendo con una determinazione ed una nettezza di scelte che ci sta rendendo sempre più visibili, che ci sta ponendo al centro dell’attenzione. Ieri, alla manifestazione di Cgil, Cisl e Uil contro la Finanziaria e contro la controriforma delle pensioni, la nostra presenza organizzata era straordinaria. E straordinaria è stata anche l’accoglienza che i lavoratori hanno riservato ai nostri dirigenti, alle nostre bandiere. Sono venuto alla manifestazione, ma era talmente immensa che purtroppo non sono riuscito a raggiungere lo spezzone del partito. Ho potuto oggi ammirarlo, ed esserne orgoglioso, sulla prima pagina della Repubblica.

Abbiamo fatto molti passi avanti. Possiamo riconoscerci la capacità di mettere in atto quello che diciamo.

Dopo il prossimo congresso di Rimini, ci saranno tre tornate elettorali fondamentali. Le elezioni europee insieme a quelle amministrative, poi le regionali, poi le politiche: un impegno davvero molto gravoso. Tutti noi lavoreremo, ci spenderemo a fondo per un buon risultato

Ma intanto, al congresso di Rimini, ho intenzione di lanciare il tema che deve impegnarci prioritariamente, e cioè la costruzione del partito nei luoghi di lavoro. Cosa essenziale perché, diversi compagni lo hanno ricordato, ovunque il partito si è impegnato sui temi del lavoro abbiamo avuto ottimi risultati. Abbiamo avuto, come diceva Caron, nostri delegati alle elezioni delle Rsu, ma abbiamo anche avuto un ottimo consenso elettorale. Ho ricordato mille volte i risultati della cintura torinese, grazie al lavoro fatto alla Fiat dal nostro partito; come ho ricordato mille volte Termini Imprese e Monfalcone, per citate realtà che si trovano in differenti zone d’Italia. Abbiamo raggiunto una credibilità importante e crescente - anche per demeriti altrui, com’è evidente – nel mondo del lavoro.

Quindi uno degli impegni che prenderemo sarà quello di organizzare, all’interno del Dipartimento lavoro, una struttura apposita che si occuperà della costruzione del partito nei luoghi di lavoro: una cosa diversa dall’impegno dei compagni del sindacato. E voteremo inoltre un ordine del giorno, che condivido, della compagna Maura Cossutta sul tema delle donne.

Su questo punto parlerò senza alcun diplomatismo, come d’altro canto è mia abitudine. Galante ha ragione: noi abbiamo fatto una forzatura allo scorso congresso e voglio aggiungere esplicitamente che se non mi fossi assunto l’impegno in prima persona, se non l’avessi sostenuto, difeso, motivato, argomentato, probabilmente la scelta della presenza paritaria dei sessi nel Comitato Centrale non sarebbe passata. Perché il partito non era pronto. Oggi non solo sono persuaso che la scelta sia stata giusta e vada confermata, ma che bisogna andare ancora più avanti.

Il 52 per cento degli italiani è donna. Il fatto che nel parlamento, nelle istituzioni ci sia il 4 per cento di donne è incredibile. E se una colpa io faccio al partito, è di non avere sufficientemente pubblicizzato questa nostra capacità di innovazione. Poco se ne sa all’esterno. Gli italiani conoscono la nostra posizione sulla guerra all’Iraq, ma sul tema della presenza delle donne non sanno nulla. Dobbiamo farlo conoscere, perché si tratta di un tema di grande significato politico.

L’ho già detto nello scorso Comitato Centrale, ma la circostanza che il 42 per cento dei nostri esponenti nelle amministrazioni (consigli comunali, provinciali, regionali, parlamento) sia composto di donne, è un dato enorme per l’Italia, gigantesco.

Ripeto: sono convinto che dobbiamo fare ancora di più. Non penso ad ulteriori forzature, ma alla costruzione di un partito duale, di donne e di uomini comunisti, e non mi riferisco solo alla presenza, ma anche al linguaggio, al modo di organizzare le riunioni.

Ha ragione ancora una volta Galante. I tempi della politica sono un grande problema. Anch’essi hanno bisogno di cambiamenti e di innovazioni per rendere la politica accessibile a tutti, donne, uomini e giovani. E questa nostra battaglia interna, fondata sulla parità tra i sessi, non solo è giusta e dà una fisionomia diversa al nostro partito, ma ci porterà, ne sono convinto, molti consensi. Già oggi abbiamo organizzazioni importanti dirette, e bene, da compagne. Abbiamo segretarie di federazione, segretarie regionali, moltissimi assessori donne: ed è davvero merito del partito, perché gli assessori non sono eletti con le preferenze, ma scelti dal partito. Questa presenza va spesa pubblicamente, sui giornali e nella televisione, che sono i mezzi, la televisione in particolare, che ci permettono di entrare nelle case degli italiani.  Me ne sto rendendo conto adesso che in televisione ci vado piuttosto di frequente. Qualche volta io e Rizzo dovremo rifiutare di andarci facendoci sostituire dalle compagne. Una forzatura? Ma la politica si fa anche con le forzature. Altrimenti si viene diretti e non si dirige.

Non voglio anticipare nulla e non voglio che diventi tema del congresso, ma da Rimini in avanti uno dei nostri imperativi sarà quello di una grande innovazione nel modo di fare politica e nella costruzione dei gruppi dirigenti.

L’altra questione che avverto come impellente e su cui invece siamo molto in ritardo è quella dei giovani. Sia nel documento che nello statuto facciamo sicuramente un passo avanti. Ma le cose scritte vanno poi praticate. A marzo, prima che inizi il lungo periodo elettorale, e quindi subito dopo il congresso, dobbiamo tenere un’assemblea nazionale dei giovani. Va fatta, non solo detta. Partiamo da una serie di dati positivi. Nel partito ci sono tantissimi giovani, bravi. Alcuni sono utilizzati dal partito, altri s’impegnano in altre cose: fanno giornalini, organizzano iniziative su questioni che apparentemente riguardano poco la politica, ma che in verità parlano ai giovani e ai meno giovani. La compagna Carena parlava del prezzo del preservativo. Qualcuno può scrollare le spalle, considerarlo una sciocchezza. Non scherzate. La politica è affrontare le cose di cui parla la gente comune. Altrimenti essa si separa dalla realtà e diventa politicismo.

Tutto questo ci porta all’ultimo punto che voglio trattare.

Dobbiamo essere un partito diverso dagli altri. E’ una questione di fondo, sia sul piano teorico che sul piano della pratica. Nei fatti stiamo già praticando la diversità nella linea politica, perché un partito che assume come centrale la questione del lavoro salariato è già diverso da tutti gli altri, un partito che assume la dimensione della differenza di genere come centrale è diverso da tutti gli altri. Ma questa diversità va praticata anche sul piano dei comportamenti. Mi riferisco al modo di essere delle nostre organizzazioni a livello periferico ed a livello centrale.

In questi tre anni, da Bellaria ad oggi, abbiamo fatto passi in avanti rilevanti, ma siamo ancora lontani dal raggiungimento dell’obiettivo della diversità. Parlo di diversità nel senso berlingueriano del termine, e cioè della questione morale, intesa non come questione moralistica ma politica. Questo è per noi un punto dirimente. Se vogliamo far crescere il partito, dobbiamo dimostrare che non è vero che siamo tutti uguali. Capita a tutti noi che facciamo politica, girando l’Italia, di incontrare persone che con un po’ di qualunquismo - ma anche con un po’ di verità -  dicono: siete tutti uguali. E’ per me una grande ferita.

Permettetemi di fare un esempio di come non dobbiamo essere. Nel passato è accaduto spesso – anche se adesso fortunatamente accade sempre meno - che i nostri compagni litighino su chi deve fare l’assessore ed i loro litigi appaiano sui giornali di provincia. Fate attenzione perché questo determina un danno di lungo periodo, si sedimenta nella testa dei lettori di quei giornali che il Pdci è come tutti gli altri. Allora il tema non è il controllo del partito. Anche volendo, come si potrebbero controllare tutto e tutti? Il tema è un altro. Il centro del partito - e Galante lo fa egregiamente - deve esercitare una forte severità rispetto a questi fenomeni. Uso volutamente un termine antico e fuori moda: severità. Se due in periferia litigano, chi può intervenire se non il centro del partito? C’è il livello regionale, è vero, ma spesso il livello regionale è parte del litigio.

Il documento sul partito che viene proposto mi ha convinto e mi convince perché  si muove in questa direzione. Se sul documento politico che abbiamo votato ieri, su cui sono stati presentati emendamenti, precisazioni ed altro, ma sul quale c’è stata l’assunzione di tutti; se su quel documento siamo riusciti ad avere l’unità del partito, il merito non è soltanto quello di un aggiustamento di rotta, ma piuttosto del fatto che le due direzioni, quella politica e quella organizzativa, quello che una volta si sarebbe chiamato l’ufficio quadri, lavorano in simbiosi. Senza questa simbiosi neanche la linea politica potrebbe andare avanti, perché in un partito comunista le due cose si tengono. E dunque proseguiremo insieme, sia sul versante della politica che su quello degli inquadramenti, tanto più in un fase delicata come quella elettorale, dove il rischio dei litigi è elevatissimo. E’ la strada della ricerca dell’unità, della sintesi. Quella che Bertinotti non voleva né riusciva a fare. Noi abbiamo dimostrato con i fatti di volere l’unità del partito, di lavorare ricercando sempre una sintesi delle posizioni. Parlo per me stesso, ma credo di poter dire, a nome di tutta la segreteria e della direzione del partito, che abbiamo modificato molte posizioni, abbiamo ascoltato le critiche che venivano mosse, abbiamo tenuto conto delle diverse sensibilità ed abbiamo corretto quando sbagliavamo. Credo che su questo punto nessuno possa affermare il contrario. La correzione degli errori è fondamentale, non è una questione solo teorica. Noi l’abbiamo praticata nella prassi. E questa ricerca dell’unità ci porta a Rimini in condizioni diverse da quelle di Bellaria, perché è stata fatta sinceramente, con lo spirito e la volontà di andare avanti, di guardare avanti.

Il partito è cresciuto. Il documento politico rappresenta, proprio per come se ne è discusso e per come è uscito da questo comitato centrale, un punto di avanzamento vero nell’elaborazione. E voglio qui dire che gran parte del merito è certo della commissione politica, ma è soprattutto del compagno Gianfranco Pagliarulo, che ha fatto un lavoro improbo, difficile. Ancora una volta lo abbiamo fatto insieme, ma la gran parte del lavoro l’ha fatta lui,

La mia determinazione – una determinazione profonda – è quella di un partito unito sulla linea politica. Laddove c’è una discussione, questa va smussata, non inasprita.

E’ questa l’ispirazione di fondo e, sulla base di questa ispirazione,  sono sicuro che riusciremo a tenere un congresso in grado di parlare all’intera società italiana. Se sono vere le cose che vediamo, che sentiamo, che leggiamo, il congresso sarà un’eccellente premessa per la prima delle tornate elettorali, le europee e le amministrative.

Concludendo i lavori dello scorso Comitato Centrale, l’ho detto scherzando. Ma oggi voglio ripeterlo un po’ più seriamente. Guardate, se il presidente del partito è diventato ottimista, vuol dire che siamo sulla strada giusta. Nella mia vita politica ho sempre fatto affidamento sul presidente Cossutta. Se è ottimista lui, credo di poterlo essere anch’io.



COMITATO CENTRALE
del 6 e 7 dicembre 2003
- La relazione di Pagliarulo
- La relazione di Galante
- Il documento politico
- Il documento sul partito
- Le conclusioni di Galante
- Le conclusioni di Oliviero Diliberto
- L'ordine del giorno sulla centralità del tema di genere

COMITATO CENTRALE
del 29 e 30 novembre 2003

- La relazione del segretario
- L'intervento di Armando Cossutta
- Le conclusioni di Oliviero Diliberto

D
IREZIONE NAZIONALE

del 18 settembre 2003

No alla lista unica

COMITATO CENTRALE
del 12 e 13 luglio 2003

- La relazione del segretario
- L'intervento di Armando Cossutta
- Le conclusioni di Oliviero Diliberto

COMITATO CENTRALE
del 10 maggio 2003
- La relazione del segretario
- L'intervento di Armando Cossutta
- Le conclusioni di Oliviero Diliberto

COMITATO CENTRALE
dell'11 e 12  gennaio 2003
- La relazione del segretario
- L'intervento di Armando Cossutta
- Le conclusioni di Oliviero Diliberto
- L'ordine del giorno conclusivo

COMITATO CENTRALE
del 29 e 30 giugno 2002

- La relazione del segretario
- L'intervento di Armando Cossutta
- Le conclusioni di Oliviero Diliberto

DIREZIONE NAZIONALE
del 18 aprile 2002

Fortissime perplessità sullo "statuto dei lavori"
Ufficio stampa

A UN ANNO DA BELLARIA
La confederazione della Sinistra per il lavoro, la pace e i diritti
di Oliviero Diliberto
Da "La Rinascita della Sinistra"

COMITATO CENTRALE
 del 26 gennaio 2002

La relazione del Segretario, O. Diliberto
"Due campagne nazionali su giustizia e lavoro"

Le conclusioni di Diliberto
"Il partito cresce ovunque, continuiamo così"

Dopo Bellaria
I compiti di chi guarda avanti per costruire
di Carlo Benedetti
Da "La Rinascita della Sinistra"