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Il dibattito di questi due giorni è stato ricco e
positivo, ed ha rafforzato in me l'idea che ho già espresso
nell'introduzione. Da Bellaria ad oggi abbiamo veramente fatto
molti passi in avanti.
Il congresso di Bellaria si aprì in un clima di
grande sfiducia. Il partito era piegato, sconfitto
elettoralmente e, possiamo dircelo, molto diviso al suo interno.
C'erano lacerazioni robuste. Oggi il partito è unito, la
discussione sul documento è stata produttiva, di arricchimento,
non di critica o di proposta di modificazione della linea del
partito. Tutt'altro. C'è una larga unità nel Comitato Centrale,
massimo organismo dirigente del partito, e c'è la comune
consapevolezza che siamo pienamente in campo.
Il dato del tesseramento va al di là delle
aspettative. Già in questo mese abbiamo il 22% in più dell'anno
scorso. Un dato davvero notevole. La crescita degli iscritti nei
territori è importante. Non voglio esagerare, perché l'euforia è
sempre nemica del fare. Tuttavia nelle nostre federazioni, nelle
sezioni, si percepisce un entusiasmo molto forte.
Iniziammo il congresso di Bellaria all'insegna
dell'autocritica. Fu giusto, perché avevamo sbagliato. Non mi
riferisco alla linea politica. Quella odierna è un'evoluzione di
quella di Bellaria, ma al modo di interpretare la linea, che non
è cosa secondaria. Abbiamo rettificato il nostro modo di stare
all'interno del centrosinistra.
Come le compagne ed i compagni sanno, sono da
sempre convinto che una certa dose di autocritica sia salutare.
Per questo inizio la mia replica dicendo che Giansanti ha
ragione. A livello nazionale non abbiamo dato il dovuto peso ad
una vicenda emblematica come quella di Scanzano. In Basilicata i
compagni hanno invece fatto fino in fondo il loro dovere, sono
stati tra la gente, hanno sostenuto le sue posizioni. Tra
quindici giorni andrò in Basilicata. Abbiamo già predisposto
un'iniziativa. In quell'occasione lanceremo la proposta che il
giorno in cui il decreto sulle scorie radioattive è stato
modificato, il giorno della vittoria della gente di Scanzano, si
tenga in quella località, tutti gli anni, una marcia, una
manifestazione contro il nucleare, contro le scorie, per
l'ambiente.
Non c'è dubbio però che a livello nazionale
abbiamo sottovalutato la vicenda. Io non ho un gusto particolare
per le autoflagellazioni, tutt'altro. Ma l'autocritica e
l'individuazione degli errori sono importanti perché quegli
errori non si ripetano. E' un esercizio salutare da parte del
segretario nazionale, ma è bene che non sia solo il segretario
nazionale a farlo e che lo assumano anche i compagni dei
territori. La critica e l'autocritica vanno esercitate sia
metodologicamente che sul piano della sostanza, dei contenuti.
Tornando ai contenuti, vorrei fare con alcune
considerazioni squisitamente politiche. Inizio da quell'emendamento,
sottoscritto da parlamentari del centrosinistra, sui 1.500 euro
da dare alla donne per indurle a non interrompere
volontariamente la gravidanza e ad affidare il figlio ad un
istituto affinché sia adottato. E' un emendamento spaventoso,
che non tiene conto del diritto alla libera scelta della donna,
che fa del corpo femminile un puro contenitore. Ha una valenza
pratica e simbolica devastante. Lo hanno detto tante compagne ed
io sono totalmente d'accordo con loro. Quell'emendamento può
essere la cartina di tornasole di quel che succederà se verrà
costituito il partito riformista, un partito che mette insieme
culture della sinistra e culture cattoliche. Perché esso
rappresenta un modo di intendere l'autodeterminazione della
donna e la maternità che ricorda il movimento per la vita. E' la
cultura di Comunione e Liberazione, è la cultura di Casini, il
fondatore del Movimento per la vita. Quell'emendamento apre un
capitolo nuovo nella fase politica italiana. C'è il rischio
concreto che il tema della laicità dello Stato - tema classico
di una democrazia liberale, non soltanto della sinistra - venga
completamente abbandonato. Come concilieranno, Ds e Margherita,
le diverse, distanti culture su questi temi di fondo?
Sono pronto a scommettere che prevarrà la cultura
della Margherita. E questo avrà conseguenze pesanti per la
scuola, per la famiglia, per la differenza di genere, per le
coppie di fatto, per gli omosessuali. Mi limito ai diritti
civili, al tema classico dei diritti civili. Abbiamo un ruolo da
giocare in questo contesto? Secondo me, sì. Noi dobbiamo
raccogliere la bandiera, per usare una vecchia espressione,
della laicità dello Stato e farla diventare uno dei temi della
nostra battaglia delle idee, incalzando fortemente i Ds su
questo terreno. Anche perché, per fortuna, le donne Ds, per non
parlare delle elettrici, non la pensano tutte così, anzi sono
convinto che la maggioranza sia nettamente contraria. Ma
esistono alcune dirigenti diessine, che appaiono spesso in
televisione, che hanno una cultura oltranzista, catto-diessina,
se mi permettete questo termine.
Ho voluto iniziare citando l'emendamento contro
l'aborto perché lo considero clamoroso, perché svela una
mercificazione intollerabile del corpo della donna. Il Comitato
Centrale ha approvato un ordine del giorno contrario, ma non
dobbiamo limitarci ad esso. Dobbiamo riempire questo spazio che
la politica sta lasciando vuoto, lo spazio della laicità dello
Stato e dei diritti. Uno spazio gigantesco, tanto più oggi che
Rifondazione è ritenuta inaffidabile dalle grandi masse come
forza di governo e, come ha già detto perfettamente il
presidente, non parla più di contenuti perché altrimenti
l'accordo di ferro con i Ds rischia di saltare. Sarà anche vero
che questo è un paese che non ha memoria, ma la caduta di Prodi,
voluta da Rifondazione, è uno di quei vulnera che più ha colpito
l'immaginario del popolo di sinistra e di centrosinistra. Un
atto che ha aperto la strada al governo Berlusconi.
Lo spazio da riempire riguarda tante altre
questioni, ad iniziare da quella su cui ci siamo così fortemente
impegnati, la pace. Non aggiungo nulla nel merito a quanto detto
dal presidente Cossutta, le cui considerazioni condivido
pienamente. Voglio invece affrontare il tema del modo, del tono
con cui abbiamo affermato le nostre ragioni. Anche Cossutta l'ha
ripreso ed io sono convinto che si tratti di un punto
fondamentale. Dico con grandissimo affetto a Paolo Guerrini che
ha sollevato il problema: se non avessimo usato un tono di
attacco, per alcuni versi, me ne rendo conto, persino un po'
sgradevole per coloro che Cossutta ha chiamato i benpensanti,
non avremo sortito l'effetto che volevamo.
La mia convinzione è che la nostra diversità vada
sempre sottolineata, nei confronti di tutti, siano essi di
destra come di sinistra. Innanzitutto perché è giusto sostenere,
anche aspramente, le nostre ragioni. Ma anche perché è così che
cresciamo. La nostra diversità deve essere anche lessicale,
linguistica. Mi sono persuaso, nel corso degli anni, che
l'opinione pubblica non ne possa più del "politicamente
corretto", dell'ipocrisia linguistica imperante, delle finte
buone maniere, del fatto che non si possa più parlare di nemici
ma al massimo di avversari.
Non è vero: i comunisti hanno dei nemici, quelli
che stanno a destra, quelli che colpiscono i lavoratori e la
democrazia, quelli che gettano fango sulla Resistenza e sulla
Costituzione. Sono nostri nemici, non sono solo avversari
politici. Vale per la scuola, vale per la giustizia, vale per
tutti i grandi temi. Ha ragione Bergonzi, ha ragione Pastore, i
nostri due responsabili dei settori scuola e giustizia: noi
abbiamo costruito e stiamo costruendo la nostra credibilità ed
il consenso con questi due mondi, con gli insegnanti, con gli
studenti, con i magistrati, sui contenuti; ma anche sulla nostra
diversità. E la stessa cosa è avvenuta con la Cgil, con i
lavoratori: si fa ogni giorno più forte un rapporto importante,
prezioso, che premia la scelta che abbiamo fatto da un anno a
questa parte e che abbiamo deciso di sancire ufficialmente nel
congresso, e cioè la scelta della centralità del lavoro. Ma il
tema della pace da un lato, e quello della scuola, della
giustizia e del lavoro dall'altro, riportano a quel che la
segreteria del partito ritiene debba essere l'asse portante del
congresso: il bisogno di sinistra.
Noi siamo comunisti ed siamo ovviamente convinti
che ci sia bisogno dei comunisti. Ma oggi la deriva di quelli
che hanno rappresentato la sinistra è forte ed il senso comune
avverte soprattutto il bisogno di sinistra. E' così,
intercettando questo bisogno, che possiamo porci l'obiettivo
ambizioso della conquista delle grandi masse. Le conquisteremo
se ci batteremo, con tenacia e coerenza, sui temi che sono
propri della sinistra. Lo stiamo già facendo, dobbiamo farlo
ancora di più.
Stiamo dimostrando con i fatti che l'idea delle
due sinistre, una moderata che si fa sempre più centro ed
un'altra estremista che non deve mai essere di governo, è
sbagliata. È una sciocchezza che agita un certo tipo di
sinistra. La sinistra deve essere di governo, altrimenti non è.
Contemporaneamente i contenuti devono essere di un certo tipo,
altrimenti non è più sinistra. La politica, le scelte
quotidiane, la vocazione bipartisan da una parte ed il
massimalismo velleitario dall'altra, stanno svelando che le due
sinistre che ho citato sono due "non sinistre".
La linea del nostro congresso sarà dunque il
bisogno di sinistra che noi dobbiamo e possiamo riuscire ad
intercettare e colmare. I Comunisti italiani si candidano ad
aggregare tutto quello che è sinistra. E' la linea della
confederazione. Sarà poco? Io sono convinto che nell'opinione
pubblica, tra il popolo di sinistra, questo bisogno sia molto
più largo di quello che pensiamo. E quindi i nostri contenuti,
le nostre scelte, non mi stancherò di ripeterlo, devono saper
corrispondere a questo grande bisogno.
Nella relazione ho portato ad esempio un
lavoratore che ha un salario di 1.100 euro. Qui è stato
ricordato che ne esistono molti che hanno salari anche più
bassi. Lo credo. Ma con 1.100 euro al mese, una famiglia
monoreddito non campa. Con 1.100 euro al mese, ha difficoltà
anche una famiglia a doppio reddito. E lo stesso discorso vale
per i pensionati, ed a maggior ragione per i disoccupati del Sud
o per i precari. Un grande tema, quindi, una condizione
pesantissima sottolineata dal Censis nel suo rapporto, dove la
povertà - o la quasi povertà, come viene tecnicamente chiamata -
arriva fino ai ceti medi. Eppure queste migliaia, milioni di
lavoratori sono diventati "invisibili" per la politica. Chi
parla oggi di salario? Chi parla di pensione, di trasporti, di
casa, di affitti? Chi parla dell'impossibilità per un giovane
lavoratore precario di accedere ad un mutuo per comprarsi una
casa? Se non hai un lavoro fisso, se non dai sufficienti
garanzie, il mutuo non ti è concesso. A chi importa se ti vuoi
sposare, costruire una famiglia, avere dei figli, condurre una
vita dignitosa?
Ci sta a cuore la materialità delle condizioni di
vita dei lavoratori, della povera gente. Ci sta a cuore la
condizione del Sud, dove si accentuano i fenomeni della
sottoccupazione, del lavoro nero, della malavita organizzata. La
mia Sardegna è piena di disoccupati, soprattutto giovani, che
non dispongono certo di 1.100 euro di salario, ma nemmeno dei
600 che prende un lavoratore di un call-center.
Partendo da queste condizioni disperanti e
disperate, da questa materialità invivibile, abbiamo deciso che
uno dei temi fondamentali del documento sarà "Più Stato, meno
mercato". Perché se non ci saranno interventi pubblici
nell'economia, come si può pensare di invertire la tendenza alla
disoccupazione di massa?
Provocatoriamente, nel corso di una delle
riunioni, forse la prima della commissione politica, un
economista, che non è membro del Comitato centrale, ma che
partecipava ai nostri lavori, ha detto provocatoriamente, ma
forse neanche tanto: "Bisognerebbe ricostituire l'Iri". Un tempo
l'Iri, l'Istituto per la Ricostruzione Industriale, si occupava
delle politiche industriali nel settore pubblico. E adesso? Chi
se ne occupa? Non è sufficiente che lo Stato coordini o
programmi, perché nel settore dell'industria l'Italia si sta
avviando alla desertificazione. Non c'è soltanto la Fiat. Tutti
i settori sono in crisi. Ovunque io vada, al nord come al sud o
al centro. Al nord resiste, in alcune regioni, un tessuto di
piccola e media impresa, ma tutte le grandi imprese stanno
fallendo. Chiudono o si spostano all'estero.
Il tema dell'intervento pubblico è all'ordine del
giorno. E si tratta di un argomento di grande valenza anche per
gli Enti Locali, dove le privatizzazioni sono all'ordine del
giorno. Occorre battersi contro. Nelle giunte ci sono nostri
compagni e compagne. So bene che un assessore o un consigliere
non possono determinare la politica della giunta, ma dobbiamo
lavorare perché il controllo, il 51% della società, rimanga nel
settore pubblico! È minimalistico? Neanche per sogno! Riuscire a
strappare un risultato del genere sarebbe già un fatto enorme.
Lo diceva bene Loredana Dolci: vogliamo ottenere risultati,
anche apparentemente piccoli, ma misurabili come tali. Il
controllo deve rimanere pubblico. Naturalmente noi vorremmo che
fosse la proprietà a rimanerlo, ma intanto possiamo batterci per
il controllo, per il pacchetto di maggioranza.
Sarà utile che prima del congresso nazionale ci
sia una grande assise dei nostri amministratori per affrontare
le tematiche che riguardano gli Enti Locali, dando così un
contributo al lavoro ed alla riflessione congressuale. Il nostro
partito ha molti amministratori. Laddove il centrosinistra
governa, salvo rare eccezioni, noi siamo in giunta. Abbiamo
consiglieri e assessori praticamente ovunque. Dobbiamo dare loro
alcune indicazioni precise e da quella assise farle arrivare
all'opinione pubblica italiana. Anche questo è parte del
"bisogno di sinistra".
Queste tematiche richiedono che da parte nostra
non ci sia alcuna pigrizia intellettuale. Richiedono una grande
capacità di governo del partito, un grande processo di apertura
all'esterno, sia a livello periferico che a livello centrale. Il
presidente Cossutta diceva: "Fate congressi aperti". Io dico di
più. Fate iniziative pubbliche, aperte, interloquite con gli
altri partiti, ma soprattutto con la cittadinanza. Fate
banchetti, state fuori dalle sedi! Lo richiede la
straordinarietà del momento. La sinistra si va perdendo in
un'indistinta formazione riformista, noi dobbiamo sapere
rispondere al bisogno di sinistra!
Ho davanti a me il compagno Carlini di Bolzano.
Ne ho parlato nella relazione, ma voglio ripeterlo. La lista a
tre, anomala, ha perso consensi in quella città. Noi li abbiamo
triplicati. Non bastano i manifesti, ne produrremo e ne abbiamo
prodotti, credo bene, nell'ultima fase. Dovremo farne uno con
questa parola d'ordine: "c'è bisogno di sinistra". Deve essere
chiaro che ci candidiamo a dare voce a questa esigenza, ed io
non escludo che dopo il congresso gli organismi dirigenti
vengano chiamati, se si apriranno spazi, per discutere di
ipotesi confederative. Il nostro partito deve essere in grado di
dare un segnale di apertura a tutti quelli che, pur non essendo
comunisti, avvertono il bisogno, la necessità di una politica di
sinistra.
Questa è una fase in cui non possiamo stare
fermi, dobbiamo agire. E' una fase che ci offre un'opportunità
che dobbiamo saper cogliere. Occorre spostare a sinistra l'asse
del centrosinistra, ne ha bisogno il Paese, ne hanno bisogno i
lavoratori. Ma saranno i rapporti di forza a determinarlo. E
allora più forti saremo elettoralmente, più avremo la
possibilità di spostare a sinistra il quadro politico e tanto
più l'Ulivo, senza alcuna timidezza.
Giorni addietro abbiamo convocato l'Assemblea
nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori. L'abbiamo titolata
"Gli invisibili del terzo millennio". Un'assemblea molto bella,
molto ben organizzata, un dibattito di alto livello, di qualità.
Quell'iniziativa va ripetuta ovunque, a livello locale.
Il tema degli "invisibili" è drammatico e vero.
Voglio raccontarvi, in proposito, un episodio. E' successo a
Palermo. Il compagno ed amico carissimo Peppino Vitale lo
ricorderà. Sono arrivato a Palermo, per la campagna elettorale
delle provinciali, il giorno dopo che i lavoratori del Comune, o
meglio i precari da anni del Comune, avevano assaltato il
palazzo comunale rovesciando un autocisterna piena di benzina
con l'intento, o forse solo la minaccia, di dare fuoco al
palazzo comunale. Ho voluto incontrare alcuni di loro. Ho detto
che ritenevo sbagliata quella lotta. Non è che mi
scandalizzasse. In Sardegna, quando c'era l'occupazione delle
miniere, i minatori usavano la dinamite. Non ero scandalizzato,
ma siccome ci tengo ai lavoratori ritenevo che la forma di lotta
scelta fosse sbagliata. E gliel'ho detto. Sapete cosa mi hanno
risposto? "Se non facciamo così, non ci vede nessuno".
È l'invisibilità. È il fatto che i lavoratori
salariati o i disoccupati o i precari sono diventati invisibili
per la politica. Sono invisibili nel dibattito politico. Noi
vogliamo sporcarci le mani, occuparci della loro condizione,
stare al loro fianco. Deve diventare pratica politica di tutte
le federazioni. Molte lo stanno già facendo, encomiabilmente. Ma
non è ancora sufficiente. Deve diventare patrimonio ed
iniziativa di tutti e tutte.
Pace e lavoro. Sono i due tratti salienti e
distintivi che marcano, all'interno di una cornice sicuramente
unitaria, la nostra differenza, la nostra autonomia politica,
ideale ed organizzativa.
Nel congresso di Bellaria, è stato ripreso da
tante compagne e compagni, abbiamo fatto uno sforzo, un po'
illuministico, perché nel Comitato Centrale del partito la
presenza delle donne fosse del 50%. Credo che quello sforzo ci
abbia premiati. In questo Comitato Centrale sono intervenute
molte compagne che hanno portato un arricchimento di contenuti,
un contributo vero.
La presidente di Arcidonna, una compagna non
iscritta al nostro partito e che ha partecipato ai lavori della
commissione politica nazionale, mi ha fatto leggere il rapporto
della sua associazione sulla presenza delle donne nelle
istituzioni. E' un rapporto pubblico. Quando l'ho letto sono
rimasto sbigottito. Il nostro - e lo davo per scontato - è il
primo partito in quanto a presenza femminile nelle istituzioni.
Ma quel che non sapevo e non davo per scontato è che nei
consigli comunali sino al Parlamento, quindi in tutte le
istituzioni, i Comunisti italiani hanno il 42% di donne elette.
È una percentuale straordinaria. Non lo sapevo, ma adesso,
guardando questa platea, vedo tante compagne che sono assessore
o consigliere o parlamentari. Tante, perché abbiamo fatto un
investimento che sembrava illuministico, ma in realtà era
maturo. Ed abbiamo inoltre segretarie federali, segretarie
regionali, di sezione.
Il nostro partito è quello che più di ogni altro
ha assunto la differenza di genere come tema chiave della
costruzione del partito. Dobbiamo continuare su questa strada,
dobbiamo promuovere ulteriori quadri femminili, dirigenti di
partito a tutti gli effetti, come è naturale che sia. Questo è
un altro di quei punti su cui qualificarci e differenziarci.
Sapete qual è la percentuale di donne Ds nelle istituzioni? Il
9%. E i Ds vengono, per presenza femminile, subito dopo di noi.
Un dislivello incredibile.
Sui giovani invece siamo in ritardo. Per colpa
nostra, badate, ad iniziare dalla segreteria del partito, non
certo per colpa dei giovani. Siamo in ritardo dal punto di vista
della costruzione di un soggetto politico giovanile, ma la
presenza dei giovani nel partito è fortissima. Ovunque io vada,
è sempre pieno di giovani. Ovunque. A Catania, a Milano, a
Bologna, a Napoli… a Napoli c'è stata una straordinaria
assemblea all'università con i nostri quadri giovani. Ed ogni
volta i giovani mi chiedono: "Allora, la facciamo la Fgci?".
Come pensiamo di organizzarli? Vorrei discuterne.
Vorrei che, subito dopo il congresso nazionale, si convocasse
una assemblea nazionale dei giovani, senza nessun filtro
organizzativo, cioè senza delegati, senza organismi. Evitando
ogni marchingegno burocratico. Un'assemblea aperta, libera.
Vengano tutti quelli che vogliono venire, che vogliono
discutere.
Sono personalmente dubbioso su quale sia la forma
migliore di organizzali. Devono stare dentro al partito? E'
giusto fare la Fgci? O piuttosto un'associazione nazionale, uno
strumento più flessibile? Non lo so ancora, è cosa su cui
riflettere.
La presenza giovanile - i compagni dei territori
possono confermarlo - è folta. Si tratta di ragazzi e ragazze
che hanno voglia di fare, che producono giornaletti, riviste.
Hanno la bontà di mandarmeli ed io li leggo. Sono pubblicazioni
di qualità. Queste ragazze e questi ragazzi hanno vent'anni,
alcuni più altri meno, sono troppi giovani per venire dal Pci.
Vengono a questo partito sulla base della linea politica, non
per un'appartenenza antica. Sono proiettati verso il futuro e
noi non possiamo né dobbiamo deluderli.
Ancora un'ultima questione. Nel documento c'è un
impegno sulle tematiche del Sud, del Mezzogiorno. Ma sono
d'accordo con i compagni che l'hanno detto: ancora non ci siamo.
Nel documento quella parte va potenziata come una delle priorità
fondamentali della battaglia politica. Sud, lavoro,
sottosviluppo, disoccupazione, malavita organizzata, grandi
opere di Lunardi. Invito i compagni che hanno sollevato il
problema, anche con interventi di grande spessore, a cimentarsi
nel proporre testi stringati che possano essere inseriti nel
documento. Un contributo fattivo da far pervenire entro la
giornata di martedì. Siamo alla vigilia del Comitato centrale
che deve approvare i documenti, il tempo è poco. Per il prossimo
mercoledì il documento dovrà essere pronto. Alcuni emendamenti
sostitutivi o aggiuntivi sono già stati presentati, ma io
avverto che sul tema del Sud possiamo fare uno sforzo ulteriore.
Quando abbiamo deciso di anticipare il congresso
- non di fare un congresso straordinario, ma di anticiparlo -
eravamo in un contesto politico molto diverso. Il congresso
aveva il compito di agire da propulsore per le campagne
elettorali del 2004. Ed invece ci sono stati eventi che hanno
modificato il quadro politico. La lista unica, poi divenuta
lista a tre, il cosiddetto triciclo, il partito riformista,
Rifondazione che si accorda con i Ds... Si tratta di eventi che
ci danno una grande potenzialità sulla quale riflettere e
scegliere.
Lo dico con infinita cautela, care compagne e
compagni, ma la circostanza che persino il presidente del nostro
partito, che non è uso farlo, sia diventato ottimista, mi sembra
un elemento che ci fa davvero ben sperare. Il nostro congresso
nasce sotto i migliori auspici. Ne usciremo più forti e più
uniti. |