COMITATO CENTRALE

La relazione del segretario,
Oliviero Diliberto


Roma, 29  novembre 2003

 

Nella mia relazione non ripercorrerò ovviamente i temi del documento politico, che i compagni del Comitato centrale avranno sicuramente letto, e che nella seduta di ieri sera è stato approvato all'unanimità, con un solo astenuto, dalla commissione politica. Vorrei invece svolgere alcune considerazioni in merito all'impianto del documento ed alle recenti prese di posizione del nostro partito, anch'esse inserite nel merito del documento.

Riguardo all'impianto del documento voglio segnalarvi due cose.

La prima: il documento è tutto e squisitamente politico, mentre gli approfondimenti sulle diverse tematiche - la casa, l'ambiente, la scuola, i trasporti, ecc. - saranno contenuti in schede programmatiche dettagliate, in qualche caso dettagliatissime. Questo ovviamente dipende dalla diversa entità dei problemi, ma in alcuni casi anche dall'impegno maggiore o minore che nella scrittura hanno messo i responsabili dei diversi settori. Queste schede verranno allegate ai materiali congressuali e saranno quindi oggetto del dibattito di tutto il partito.

La seconda: vi è anche un documento specifico sul partito, frutto della commissione presieduta dal compagno Galante, responsabile dell'organizzazione.

Approfitto di questa riunione per rivolgere, assieme a tutti voi, le più affettuose condoglianze al compagno Galante per la scomparsa di suo padre. E' la ragione per cui non è oggi presente ai nostri lavori.

Del documento specifico sul partito discuteremo dunque nella seduta del Comitato centrale già prevista per la prossima settimana. Oggi affronteremo le tematiche poste nel documento politico e le compagne ed i compagni potranno ovviamente proporre emendamenti, sostituzioni, correzioni.

Il voto finale spetterà al prossimo Comitato centrale, una volta che la commissione politica avrà raccolto le indicazioni che proverranno dal dibattito di oggi e di cui cercheremo di tenere il massimo conto.

Il documento si compone di un impianto per certi versi piuttosto tradizionale. Inizia affrontando lo stato della situazione internazionale, analizza la natura del governo Berlusconi, quindi la situazione sociale, democratica, istituzionale ed economica. Vi sono poi le proposte del partito in merito alle grandi questioni: l'economia, la scuola, il lavoro, insomma tutte le tematiche che attraversano il nostro Paese, per finire poi con la politica delle alleanze, e cioè con quale strumento squisitamente politico noi intendiamo attuare le proposte contenute nel documento.

Tuttavia a questo impianto piuttosto tradizionale si accompagna una premessa, un preambolo, per così dire, di sole tre cartelle, che servono a dare il senso di questo congresso. E quindi le grandi questioni che sono di fronte ai comunisti ed al centrosinistra, a partire da un'affermazione che permea di sé tutto l'impianto congressuale e che voglio riassumere nell'espressione, nella frase indicata nella prima parte del documento: c'è bisogno di sinistra.

Cercherò di motivare il perché.

Abbiamo di fronte a noi una gravissima crisi internazionale. I caratteri della fase mondiale sono quelli della guerra permanente e preventiva. È scomparsa la politica estera, la diplomazia è stata sostituita dalla guerra. Ed a questa fase mondiale, alla fase del mondo unipolare, si accompagna la crisi dell'Europa, acuita recentemente dalle vicende di Ecofin, che tuttavia riguarda anche il destino del mondo.

L'Europa è in una fase di disfacimento perché, perdendo le ragioni della sua unità, smette anche di avere un potenziale ruolo riequilibratore all'interno dello scacchiere mondiale. È per questo che è prioritario per noi l'impegno per la pace, la battaglia politica per la pace. Ma già qui, nella battaglia per la pace, appaiono evidenti le differenze tra le nostre posizioni e le posizioni, sempre a favore della pace, ma assai più blande, presenti all'interno del centrosinistra.

Il nostro impegno per la pace è, per usare una frase abusata, senza se e senza ma. Lo dico per schematizzare, ma la nostra posizione, e ci tornerò più avanti, non è quella di chi afferma che "se cambierà il mandato le nostre truppe possono rimanere in Iraq".

Inoltre, sempre nelle pagine iniziali del documento, noi insistiamo sui caratteri eversivi, o potenzialmente eversivi, del governo Berlusconi. Sia dal punto di vista dello scardinamento dei diritti sociali: mi riferisco alla legge 30, alla scuola, alla sanità pubblica; sia dal punto di vista dei diritti di libertà: mi riferisco alla Costituzione, alla giustizia, all'informazione. Quindi abbiamo di fronte a noi due versanti: uno è il versante sociale e l'altro è quello più squisitamente democratico. E tuttavia - e questo è il punto - sia sul versante della pace che su quello della difesa della Costituzione, noi comunisti abbiamo più facilità a trovare alleanze.

A sostenere le ragioni della pace vi è uno schieramento molto largo che va oltre quello della sinistra: pensate, in primo luogo, ma non solo, al mondo cattolico. Sulla difesa dei diritti e della Costituzione, alla sinistra si accompagna un fronte molto largo, un mondo democratico. Personaggi come Paolo Sylos Labini o Elio Veltri o Federico Orlando non sono certamente di sinistra. Si tratta di uomini moderati, con una posizione centrista. Federico Orlando era il vicedirettore del Giornale diretto da Indro Montanelli. Non fanno parte della sinistra, non rappresentano la nostra parte. E tuttavia sono con noi nella difesa di punti fondanti per un Paese democratico quali la Costituzione ed i diritti.

Questo, se da un lato è fortemente positivo, apre però a noi un problema non di poco conto. Cosa significa oggi essere "sinistra", quali sono le ragioni fondative della sinistra? Se su una serie di questioni lo spettro di alleanze e di convergenze è più largo della sinistra, che cosa oggi significa essere sinistra? Autonomamente, dal punto di vista politico.

Ci siamo sforzati di sottolineare questo punto nel documento e vogliamo che la discussione congressuale ne sia impregnata. La risposta che noi diamo è questa. Essere sinistra oggi, come ieri, significa essere dalla parte dei lavoratori, dei salariati, nelle forme antiche e tradizionali, ma anche nelle nuove forme intervenute nel mercato del lavoro.

Oggi ci sono lavoratori considerati "garantiti" che hanno un salario di 1.100 euro al mese. Si tratta di una garanzia che in realtà è solo sulla carta. Per questo la scelta del nostro congresso è sulla centralità del tema del salario, delle condizioni materiali di vita e di lavoro dei lavoratori. Mi riferisco al lavoro dipendente, ma anche a quelle forme inedite che spesso, dal punto di vista giuridico, fanno di un lavoratore dipendente un lavoratore autonomo, celando le tante precarietà, la saltuarietà della prestazione, l'alienazione del lavoro. Forme inedite, legittimate dalla legge 30 che ha completamente destrutturato il mercato del lavoro, ma in realtà apparse fin dagli anni 80, quando le ristrutturazioni riduttive dettero vita ad ulteriore lavoro nero, ad appalti e subappalti di pezzi di produzione di cui l'impresa voleva liberarsi perché non redditizi, ad una mobilità del lavoro che ha aperto le porte alle forme attuali della precarizzazione.

Questo asse di ragionamento, che ho molto schematicamente delineato, ci porta a ragionare sulla necessità della presenza di una sinistra in questo Paese. Non mi riferisco solo ai comunisti, mi riferisco alla sinistra.

Perché e quando è successo che il lavoro dipendente è diventato invisibile? Esso non fa più parte della discussione politica. È stato espunto dall'agenda politica. Ed invece la sinistra deve riappropriarsi di questo grande tema e farlo diventare centrale. Le compagne, le donne, ci hanno insegnato che bisogna sempre partire da sé. Sono d'accordo. E allora partiamo dal nostro partito.

Il rischio che in Italia la sinistra scompaia è un rischio reale. Parlo, ancora una volta, della sinistra e non dei comunisti. Mi è capitato, in una trasmissione televisiva, di dire una cosa un po' approssimativa, se volete, ma che rende bene l'idea. Una volta c'era il Pci. Il Pci è stato trasformato in Pds, il Pds è stato trasformato in Ds. La lista unitaria, formata da un pezzo di sinistra moderata e dagli ex democristiani, quella che prelude al partito riformista, fa cadere anche la "s", e cioè la lettera che stava per "sinistra". Rimarrà in Italia una formazione indistinta, democratica ovviamente, ma non più di sinistra.

Su questo hanno a lungo ragionato la segreteria del partito e la commissione politica. L'indicazione che ne è venuta - che spero avrà il mandato del Comitato centrale per un congresso che affronti con impegno e serietà questo nodo cruciale - è che il nostro partito deve porsi l'obiettivo della costruzione di una sinistra in Italia, senza limitarsi, come pure faremo, alla costruzione del nostro partito.

Noi dobbiamo sconfiggere l'idea che, più lucidamente di altri, portano avanti Massimo D'Alema in Italia e Tony Blair in Inghilterra, e cioè che la sinistra per governare debba farsi "centro". Se questo avvenisse, le conseguenze rispetto a tutte le grandi questioni che regolano la vita e la democrazia del nostro Paese sarebbero gravissime. Rispetto al mondo del lavoro, in primo luogo, ma anche rispetto ad altre questioni determinanti. Pensate, per fare un solo esempio, a quel che avverrebbe della laicità dello Stato. Una volta che ci sarà una aggregazione composta di ex democristiani e di ex uomini e donne della sinistra, come verranno affrontati i grandi temi della bioetica, della famiglia, della differenza di genere, dell'omosessualità? Seguendo le indicazioni della conferenza episcopale o scegliendo, appunto, la laicità e il principio fondativo della laicità dello Stato?

Potrei continuare a lungo. Questo è il motivo che domina la nostra preoccupazione dell'oggi. Per questo è nostro compito indicare motivazioni e priorità che parlino non soltanto ai comunisti, ma ad una platea assai più vasta, a quel grande popolo che è rimasto orfano della sinistra.

La linea della Confederazione della sinistra, in questo contesto, è una linea di attacco. Noi chiediamo ai Ds: preferite una lista con La Margherita piuttosto che la confederazione della sinistra? Preferite un indistinto partito democratico all'unità della sinistra? E la stessa domanda rivolgiamo a Rifondazione, ai Verdi, ai tanti compagni e compagne che non condividono la scelta dei Ds, che esprimono un malessere evidente e diffuso. E la rivolgiamo, pur nel rispetto dell'autonomia del sindacato, alla Cgil, dove compagni e compagne si battono quotidianamente per difendere le condizioni e i diritti dei lavoratori. La nostra è una linea di unità, di unità nei contenuti, ed io sono convinto che non rimarremo inascoltati, che riusciremo ad allargare l'area di influenza del nostro partito.

L'aver posto al centro della nostra iniziativa il tema del lavoro ci ha già consentito un'interlocuzione importante con la Cgil. Non a caso si sta verificando, in più parti di Italia, un'adesione al partito di compagni e compagne della Cgil di cui siamo molto felici. Ma, per tornare al congresso, dobbiamo lavorare con serietà ed impegno ad un documento che sia un messaggio, un manifesto politico che parli a tutta la sinistra. Che parli alla sinistra sui temi della pace, del lavoro, della necessità di un'opposizione intransigente al governo Berlusconi, della necessità di una fortissima discontinuità tra il prossimo governo di centrosinistra e l'attuale governo Berlusconi.

Voglio essere molto chiaro. I Comunisti italiani si batteranno non per "aggiustare" o per "emendare" la legge 30 e la controriforma della scuola, come è invece emerso dal convegno di Italianieuropei, ma per abrogarle. La legge 30 e la controriforma della scuola vanno abrogate. Dobbiamo dirlo senza timidezze, senza diplomatismi, con chiarezza, in tutte le sedi. Così come non dobbiamo avere timidezze nell'essere in controtendenza su una questione vitale per l'economia del Paese. In Italia c'è bisogno di più Stato e meno mercato. Nel documento c'è un capitolo di due paragrafi titolato proprio così: "PIU' STATO, MENO MERCATO". E' nostra profonda convinzione che si debba interrompere la perniciosa spirale per cui il privato è bello e quindi occorre andare avanti con le privatizzazioni.

Le nostre sono proposte ambiziose. Scuola, ricerca e cultura vanno intese come volano di democrazia; diritti, salario, pensioni, servizi per l'handicap, casa, valorizzazione delle differenze, ad iniziare da quella di genere, indicano un modello di società più giusta e più libera. Ma tutto questo, lo dico con grande nettezza, va fatto all'interno di un sistema di alleanze.

Noi non abbiamo alcun timore a distinguerci sul piano programmatico da quasi tutte le altre forze del centrosinistra. Lo abbiamo fatto con l'Iraq, con Cuba. Lo faremo con i nostri documenti e lo faremo con il congresso. Non per il gusto di distinguerci. Perché le differenze sono grandi, esistono, sono un dato di fatto. Detto questo, il sistema di alleanze del centrosinistra resta strategico per la linea del nostro partito. Noi non siamo Rifondazione. La competizione ed anche lo scontro vanno condotti all'interno della linea dell'unità e questa linea non deve, nemmeno per un istante, essere messa in discussione. Essa attiene allo stesso dna del nostro partito, che trae le sue radici dalla storia migliore del partito comunista italiano.

Ma allora, se l'alleanza di centrosinistra è strategica, il grande tema non è solo fare l'opposizione a Berlusconi. Questo tutto sommato è facile, all'interno del centrosinistra è un terreno percorribile. Il cimento vero verrà dopo, quando il centrosinistra tornerà a governare. Il cimento vero sarà la battaglia politica all'interno del centrosinistra per far prevalere i nostri obiettivi, per cercare di spostare il più possibile a sinistra il nostro sistema di alleanza, sui contenuti che noi proponiamo.

Ancora una volta il tema è quello del governo. Dobbiamo esserne consapevoli e non dobbiamo stancarci di dirlo. Perché il governo è l'unico strumento che ti consente di trasformare la società, come ci hanno insegnato i nostri maestri dal '44 in avanti.

Il bisogno di sinistra che attraversa tutto il documento, sin dalla prima pagina, è il bisogno di far prevalere, in uno scontro per l'egemonia all'interno dell'Ulivo, le idee della sinistra. Su questo chiamiamo a raccolta tutti coloro che sono disponibili, che vogliono condurre questa battaglia assieme a noi, che si riconoscano o no in questo partito o che possano riconoscersi un domani. Il punto sono i contenuti.

Questo ci porta alla fase che stiamo vivendo, su cui voglio spendere qualche parola, perché è una fase piuttosto delicata. Il partito ha preso negli ultimi due mesi posizioni piuttosto difficili, che ci hanno messo, lo diciamo con infinita modestia, al centro dell'attenzione e del dibattito politico. Siamo stati protagonisti di una fase. Con molta difficoltà e non di rado in assoluto isolamento: e non mi riferisco certo alla destra, ma alle forze di centrosinistra, compresa Rifondazione. In assoluto isolamento. Avremo probabilmente dovuto convocare, per assumere certe decisioni, soprattutto quelle più spinose, gli organismi dirigenti. Non lo abbiamo fatto perché ci sono dei momenti, penso alla strage di Nassiriyah, in cui occorre prendere un'immediata posizione. Non si può andare al dibattito parlamentare e dire "scusate, devo prima convocare il comitato centrale e poi vi dirò cosa penso". Quindi chi vi parla, ovviamente d'accordo con il presidente e con la segreteria del partito, si è assunto la responsabilità di scelte scomode, le uniche fuori dal coro.

Io continuo a credere che abbiamo fatto bene, il giorno del dibattito parlamentare sui morti di Nassiriyah, a dire che a noi non interessava nulla dell'unità nazionale, che non eravamo d'accordo con chi affermava che di fronte ai morti, al cordoglio dei familiari, bisognava tacere. Abbiamo invece scelto di lanciare un "j'accuse". Ci sono momenti nei quali non basta piangere i morti. Bisogna evitare che ce ne siano altri e bisogna chiedersi anche chi è che li ha fatti ammazzare. Non è stato semplice. Rifondazione è stata molto cauta, lo stesso hanno fatto i Verdi. I Ds avevano una posizione abbastanza scontata, tutto sommato ovvia. Io sono convinto che abbiamo fatto bene ad essere fuori dal coro e a denunciare la gigantesca ipocrisia del "politicamente corretto", dello stringersi attorno alla bandiera, come chiesto dal presidente della Repubblica, che in questo modo ha dato una copertura al governo Berlusconi. Tant'è che da quella vicenda il governo, in grandissima difficoltà per quell'eccidio spaventoso, ne è uscito rafforzato.

A sinistra siamo stati gli unici a tenere quella posizione. Gli unici ad uscirne rafforzati siamo stati noi, ma è davvero una magrissima consolazione, perché quella era l'occasione, per il centrosinistra, di dire la verità, di affermare che quella missione era un delirio, che bisognava ritirare i nostri soldati per evitare altri eccidi, perché sono stati mandati al massacro senza alcuna rete di protezione, senza alcun rapporto internazionale, con una linea politica estera tutta filoamericana che li ha esposti a qualunque attacco.

Rifarei quella scelta, ma vorrei sentire l'opinione dei compagni del Comitato centrale. Vi chiedo un'opinione non formale, perché quando si devono assumere posizioni difficili vale la pena discuterne nel modo più laico e libero.

Un'altra posizione difficile è quella che abbiamo assunto rispetto alla manifestazione di Cgil, Cisl e Uil contro il terrorismo. Nel momento in cui Forza Italia, Alleanza Nazionale e lo schieramento di destra hanno aderito alla manifestazione, noi abbiamo pubblicamente detto che mai saremmo sfilati assieme a Berlusconi, alla destra. So che nel partito ci sono opinioni diverse, liberamente e legittimamente diverse. Ma io continuo a credere che l'argomento dell'unità nazionale sia un argomento fasullo. L'unità nazionale degli anni 70 aveva il cemento della Costituzione repubblicana, aveva il cemento del valore dell'antifascismo, entrambi assunti comunemente dalle forze politiche di allora. Oggi tra noi e Berlusconi e Fini non c'è alcun valore, alcun cemento comune. Nonostante il viaggio in Istraele di Fini e gli strappi degli ultimi giorni. Le reazioni scomposte di An la dicono lunga sul fatto che tra noi e loro non ci può essere alcun tipo di unità nazionale.

Anche lì si è trattato di una posizione difficile. Anche lì siamo rimasti soli, come siamo stati gli unici a partecipare alla manifestazione nazionale a favore della Palestina a Roma. Tutti dicevano che sarebbe stato un flop e che c'era il pericolo di disordini. Abbiamo deciso di rischiare: c'erano 20.000 persone, è stata una grande manifestazione democratica, serena e partecipata. Ma eravamo ancora una volta soli, così come siamo stati soli nei mesi passati a difendere Cuba.

Insisto su questo perché sono convinto che dobbiamo sempre ragionare e scegliere partendo dai contenuti. Da molti mesi lo stiamo facendo. Laddove una scelta è giusta o laddove riteniamo che sia tale, la dobbiamo perseguire. Questo fa parte del costume e della storia dei comunisti ed inoltre, in una situazione in cui troppo spesso la discussione politica è ridotta ad ingegnerie organizzativistiche, scelte rigorosamente basate sui contenuti ci danno consenso e visibilità. Forse, nel passato, quando lamentavamo la mancanza di visibilità, le nostre prese di posizione non erano tali da consentirla.

Nell'ultimo mese sono stato invitato per ben tre volte a Porta a porta e alla trasmissione di Ferrara su La7. La prossima settimana sarò a Ballarò per discutere di informazione. Il presidente Cossutta è stato a Porta a Porta, ha rilasciato interviste a prestigiosi quotidiani. Insomma, c'è un'attenzione evidente nei nostri confronti. Sui telegiornali le nostre posizioni vengono quotidianamente riprese. Una grande visibilità. Ma anche un consenso, una fiducia. E la fiducia è una cosa difficile da conquistare. Giorni addietro la compagna Palermi mi ha fatto vedere una cosa che francamente non mi aspettavo. Inizialmente ho addirittura pensato che si trattasse di un errore. Come sapete, l'Espresso è un settimanale che non nutre nei nostri confronti una grande simpatia, è molto organico ad un certo tipo di ulivismo e critica spesso le nostre posizioni autonome. L'Espresso ha un sito, credo si chiami "espressonline", dove i lettori vengono invitati a votare per i ministri del governo ideale: un sondaggio chiamato "Fantagoverno". Ripeto, si tratta di lettori che gravitano nell'area del centrosinistra, con una forte vocazione ulivista. Ho scoperto con grande meraviglia che per il ministero della Difesa il più votato sono io: 23.000 voti di preferenza, seguito da Massimo D'Alema con 12.000 voti. Ma perché? Io non sono esperto di difesa. Tra l'altro aggiungo che ci sono rimasto un po' male vedendo che non mi hanno votato per la Giustizia, dove è invece in testa Borrelli. Perché mi vogliono alla Difesa? Per le posizioni che abbiamo preso sulla guerra, care compagne e compagni, perché su quei temi non ci siamo spostati di un millimetro, abbiamo tenuto duro, come si suol dire. E questo sta cominciando a dare risultati.

La coerenza paga. Paga sulla guerra, come paga sul lavoro. A Piombino il segretario della Fiom chiede la tessera del nostro partito. Al comune di Rho praticamente tutta la sinistra Ds, quattro consiglieri, passano al nostro partito. A Pescara il segretario Cgil della Camera del lavoro e tre membri della segreteria provinciale, iscritti Ds, chiedono la tessera del nostro partito. A Napoli 40 sindacalisti della Cgil, anch'essi iscritti ai Ds, chiedono la nostra tessera.

Il consenso verso di noi sta diventando palpabile, sta mettendo in moto un movimento importante. Ci sono già stati casi nel passato, ma si è trattato essenzialmente di singole persone. Penso al compagno Palumbo a Benevento, a Soffritti a Ferrara. Adesso invece comincia ad esserci un consistente spostamento verso di noi, soprattutto dai Ds, ma non solo. In provincia di Catanzaro un'intera sezione di Rifondazione, 70 iscritti in un paese di 3.000 abitanti, ha preso armi e bagagli e si è iscritta al nostro partito.

 Inoltre voglio informare il Comitato Centrale che si stanno prendendo molte iniziative in tutta Italia e tutte hanno un'ottima riuscita. Viene molta gente, la discussione è apprezzata e partecipata. Abbiamo alle spalle due anni di tornate elettorali positive. Anche in realtà difficili come il Trentino Alto Adige. Non me ne voglia il mio amico e compagno Carlini se dico che lì sono ancora un po' austriaci e la storia è segnata dalla lunga tradizione democristiana. Nella città di Bolzano abbiamo preso il 2,5% e in tutta la provincia - tenete conto che i tre quarti del territorio sono di lingua tedesca - abbiamo triplicato i consensi. Certo, parliamo di piccoli numeri. Ma è difficile triplicare i piccoli numeri. Sono stato qualche giorno lì per la campagna elettorale. Le compagne ed i compagni hanno fatto un gran lavoro, un lavoro duro e difficile. Anche perché nella provincia di Bolzano si presentava una lista unitaria composta da Ds, Sdi e Rifondazione. Ci siamo rifiutati di aderire a quella lista, abbiamo scelto di presentarci da soli, con il nostro simbolo, sapendo che questo comportava dei rischi. Il risultato è stato molto positivo.

Se guardiamo indietro nel tempo, a tre anni e mezzo fa, al congresso di Bellaria, possiamo dire di avere alle spalle due anni intensi di lavoro e possiamo guardare senza alcuna euforia - ne sento troppa in giro - ma con fiducia alle prossime scadenze. Con fiducia ma anche con molta attenzione, perché le prossime amministrative riguarderanno più della metà dell'Italia, ben tre quinti. Con fiducia e molta attenzione perché il nostro partito deve crescere non soltanto in termini numerici, ma anche qualitativi. Dovremo porre molta attenzione nella scelta dei nostri candidati, perché la rappresentanza del partito sia qualificata dal punto di vista dell'esperienza e delle competenze maturate. E questo vale sia per le provinciali che per le europee. La selezione dei candidati dovrà avvenire in assoluta coerenza con la linea politica. Non una linea spregiudicata, come invece affermano alcuni commentatori che ci hanno collocato a sinistra di Rifondazione. Noi non siamo diventati spregiudicati, siamo rimasti come eravamo: casomai è Rifondazione che si è spostata alla nostra destra. Era largamente prevedibile: l'estremismo, è la storia che lo insegna, si accompagna sempre all'opportunismo. Tanto più in una fase nella quale Rifondazione deve fare l'accordo ad ogni costo con i Ds, anzi per certi versi l'ha già fatto. Parlare di contenuti diventa difficile, perché ogni volta rischia di rompere. Resta quindi a noi un grandissimo spazio di iniziativa politica, ad iniziare dalle questioni sociali.

Dobbiamo quindi proseguire con coerenza e serietà nella linea che ci siamo dati, anche rischiando di essere fuori dal coro, ma sapendo che il nostro orizzonte strategico è quello della politica delle alleanze. In questo senso dobbiamo avere la capacità di rivolgerci a tutto l'elettorato di sinistra. Vi ricordate l'annosa questione: ci sarà spazio per una formazione politica come la nostra? E ci dicevamo: lo spazio ce lo dobbiamo conquistare. Bene, abbiamo sperimentato che lo spazio tra Rifondazione e i Ds non è geometrico, è lo spazio delle scelte e della battaglia politica. E in questi anni che ci separano da Bellaria abbiamo dimostrato che quello spazio siamo in grado di conquistarlo.

Il prossimo congresso sarà una grande occasione per farci conoscere meglio e di più. Ma di una cosa sono contento. Ricordate? I primi tempi capitava di leggere sui giornali "Diliberto di Rifondazione". Per la prima volta, giorni fa, sul Messaggero, ho letto, "Russo Spena, deputato dei Comunisti Italiani". Un segno positivo. Siamo davvero cresciuti, compagne e compagni. E continueremo a crescere.



COMITATO CENTRALE
del 29 e 30 novembre 2003

- La relazione del segretario
- L'intervento di Armando Cossutta
- Le conclusioni di Oliviero Diliberto
- L'ordine del giorno
D
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del 18 settembre 2003

No alla lista unica

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- La relazione del segretario
- L'intervento di Armando Cossutta
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COMITATO CENTRALE
del 29 e 30 giugno 2002

- La relazione del segretario
- L'intervento di Armando Cossutta
- Le conclusioni di Oliviero Diliberto

DIREZIONE NAZIONALE
del 18 aprile 2002

Fortissime perplessità sullo "statuto dei lavori"
Ufficio stampa

A UN ANNO DA BELLARIA
La confederazione della Sinistra per il lavoro, la pace e i diritti
di Oliviero Diliberto
Da "La Rinascita della Sinistra"

COMITATO CENTRALE
 del 26 gennaio 2002

La relazione del Segretario, O. Diliberto
"Due campagne nazionali su giustizia e lavoro"

Le conclusioni di Diliberto
"Il partito cresce ovunque, continuiamo così"

Dopo Bellaria
I compiti di chi guarda avanti per costruire
di Carlo Benedetti
Da "La Rinascita della Sinistra"