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Nella mia relazione non ripercorrerò ovviamente i
temi del documento politico, che i compagni del Comitato
centrale avranno sicuramente letto, e che nella seduta di ieri
sera è stato approvato all'unanimità, con un solo astenuto,
dalla commissione politica. Vorrei invece svolgere alcune
considerazioni in merito all'impianto del documento ed alle
recenti prese di posizione del nostro partito, anch'esse
inserite nel merito del documento.
Riguardo all'impianto del documento voglio
segnalarvi due cose.
La prima: il documento è tutto e squisitamente
politico, mentre gli approfondimenti sulle diverse tematiche -
la casa, l'ambiente, la scuola, i trasporti, ecc. - saranno
contenuti in schede programmatiche dettagliate, in qualche caso
dettagliatissime. Questo ovviamente dipende dalla diversa entità
dei problemi, ma in alcuni casi anche dall'impegno maggiore o
minore che nella scrittura hanno messo i responsabili dei
diversi settori. Queste schede verranno allegate ai materiali
congressuali e saranno quindi oggetto del dibattito di tutto il
partito.
La seconda: vi è anche un documento specifico sul
partito, frutto della commissione presieduta dal compagno
Galante, responsabile dell'organizzazione.
Approfitto di questa riunione per rivolgere,
assieme a tutti voi, le più affettuose condoglianze al compagno
Galante per la scomparsa di suo padre. E' la ragione per cui non
è oggi presente ai nostri lavori.
Del documento specifico sul partito discuteremo
dunque nella seduta del Comitato centrale già prevista per la
prossima settimana. Oggi affronteremo le tematiche poste nel
documento politico e le compagne ed i compagni potranno
ovviamente proporre emendamenti, sostituzioni, correzioni.
Il voto finale spetterà al prossimo Comitato
centrale, una volta che la commissione politica avrà raccolto le
indicazioni che proverranno dal dibattito di oggi e di cui
cercheremo di tenere il massimo conto.
Il documento si compone di un impianto per certi
versi piuttosto tradizionale. Inizia affrontando lo stato della
situazione internazionale, analizza la natura del governo
Berlusconi, quindi la situazione sociale, democratica,
istituzionale ed economica. Vi sono poi le proposte del partito
in merito alle grandi questioni: l'economia, la scuola, il
lavoro, insomma tutte le tematiche che attraversano il nostro
Paese, per finire poi con la politica delle alleanze, e cioè con
quale strumento squisitamente politico noi intendiamo attuare le
proposte contenute nel documento.
Tuttavia a questo impianto piuttosto tradizionale
si accompagna una premessa, un preambolo, per così dire, di sole
tre cartelle, che servono a dare il senso di questo congresso. E
quindi le grandi questioni che sono di fronte ai comunisti ed al
centrosinistra, a partire da un'affermazione che permea di sé
tutto l'impianto congressuale e che voglio riassumere
nell'espressione, nella frase indicata nella prima parte del
documento: c'è bisogno di sinistra.
Cercherò di motivare il perché.
Abbiamo di fronte a noi una gravissima crisi
internazionale. I caratteri della fase mondiale sono quelli
della guerra permanente e preventiva. È scomparsa la politica
estera, la diplomazia è stata sostituita dalla guerra. Ed a
questa fase mondiale, alla fase del mondo unipolare, si
accompagna la crisi dell'Europa, acuita recentemente dalle
vicende di Ecofin, che tuttavia riguarda anche il destino del
mondo.
L'Europa è in una fase di disfacimento perché,
perdendo le ragioni della sua unità, smette anche di avere un
potenziale ruolo riequilibratore all'interno dello scacchiere
mondiale. È per questo che è prioritario per noi l'impegno per
la pace, la battaglia politica per la pace. Ma già qui, nella
battaglia per la pace, appaiono evidenti le differenze tra le
nostre posizioni e le posizioni, sempre a favore della pace, ma
assai più blande, presenti all'interno del centrosinistra.
Il nostro impegno per la pace è, per usare una
frase abusata, senza se e senza ma. Lo dico per schematizzare,
ma la nostra posizione, e ci tornerò più avanti, non è quella di
chi afferma che "se cambierà il mandato le nostre truppe possono
rimanere in Iraq".
Inoltre, sempre nelle pagine iniziali del
documento, noi insistiamo sui caratteri eversivi, o
potenzialmente eversivi, del governo Berlusconi. Sia dal punto
di vista dello scardinamento dei diritti sociali: mi riferisco
alla legge 30, alla scuola, alla sanità pubblica; sia dal punto
di vista dei diritti di libertà: mi riferisco alla Costituzione,
alla giustizia, all'informazione. Quindi abbiamo di fronte a noi
due versanti: uno è il versante sociale e l'altro è quello più
squisitamente democratico. E tuttavia - e questo è il punto -
sia sul versante della pace che su quello della difesa della
Costituzione, noi comunisti abbiamo più facilità a trovare
alleanze.
A sostenere le ragioni della pace vi è uno
schieramento molto largo che va oltre quello della sinistra:
pensate, in primo luogo, ma non solo, al mondo cattolico. Sulla
difesa dei diritti e della Costituzione, alla sinistra si
accompagna un fronte molto largo, un mondo democratico.
Personaggi come Paolo Sylos Labini o Elio Veltri o Federico
Orlando non sono certamente di sinistra. Si tratta di uomini
moderati, con una posizione centrista. Federico Orlando era il
vicedirettore del Giornale diretto da Indro Montanelli. Non
fanno parte della sinistra, non rappresentano la nostra parte. E
tuttavia sono con noi nella difesa di punti fondanti per un
Paese democratico quali la Costituzione ed i diritti.
Questo, se da un lato è fortemente positivo, apre
però a noi un problema non di poco conto. Cosa significa oggi
essere "sinistra", quali sono le ragioni fondative della
sinistra? Se su una serie di questioni lo spettro di alleanze e
di convergenze è più largo della sinistra, che cosa oggi
significa essere sinistra? Autonomamente, dal punto di vista
politico.
Ci siamo sforzati di sottolineare questo punto
nel documento e vogliamo che la discussione congressuale ne sia
impregnata. La risposta che noi diamo è questa. Essere sinistra
oggi, come ieri, significa essere dalla parte dei lavoratori,
dei salariati, nelle forme antiche e tradizionali, ma anche
nelle nuove forme intervenute nel mercato del lavoro.
Oggi ci sono lavoratori considerati "garantiti"
che hanno un salario di 1.100 euro al mese. Si tratta di una
garanzia che in realtà è solo sulla carta. Per questo la scelta
del nostro congresso è sulla centralità del tema del salario,
delle condizioni materiali di vita e di lavoro dei lavoratori.
Mi riferisco al lavoro dipendente, ma anche a quelle forme
inedite che spesso, dal punto di vista giuridico, fanno di un
lavoratore dipendente un lavoratore autonomo, celando le tante
precarietà, la saltuarietà della prestazione, l'alienazione del
lavoro. Forme inedite, legittimate dalla legge 30 che ha
completamente destrutturato il mercato del lavoro, ma in realtà
apparse fin dagli anni 80, quando le ristrutturazioni riduttive
dettero vita ad ulteriore lavoro nero, ad appalti e subappalti
di pezzi di produzione di cui l'impresa voleva liberarsi perché
non redditizi, ad una mobilità del lavoro che ha aperto le porte
alle forme attuali della precarizzazione.
Questo asse di ragionamento, che ho molto
schematicamente delineato, ci porta a ragionare sulla necessità
della presenza di una sinistra in questo Paese. Non mi riferisco
solo ai comunisti, mi riferisco alla sinistra.
Perché e quando è successo che il lavoro
dipendente è diventato invisibile? Esso non fa più parte della
discussione politica. È stato espunto dall'agenda politica. Ed
invece la sinistra deve riappropriarsi di questo grande tema e
farlo diventare centrale. Le compagne, le donne, ci hanno
insegnato che bisogna sempre partire da sé. Sono d'accordo. E
allora partiamo dal nostro partito.
Il rischio che in Italia la sinistra scompaia è
un rischio reale. Parlo, ancora una volta, della sinistra e non
dei comunisti. Mi è capitato, in una trasmissione televisiva, di
dire una cosa un po' approssimativa, se volete, ma che rende
bene l'idea. Una volta c'era il Pci. Il Pci è stato trasformato
in Pds, il Pds è stato trasformato in Ds. La lista unitaria,
formata da un pezzo di sinistra moderata e dagli ex
democristiani, quella che prelude al partito riformista, fa
cadere anche la "s", e cioè la lettera che stava per "sinistra".
Rimarrà in Italia una formazione indistinta, democratica
ovviamente, ma non più di sinistra.
Su questo hanno a lungo ragionato la segreteria
del partito e la commissione politica. L'indicazione che ne è
venuta - che spero avrà il mandato del Comitato centrale per un
congresso che affronti con impegno e serietà questo nodo
cruciale - è che il nostro partito deve porsi l'obiettivo della
costruzione di una sinistra in Italia, senza limitarsi, come
pure faremo, alla costruzione del nostro partito.
Noi dobbiamo sconfiggere l'idea che, più
lucidamente di altri, portano avanti Massimo D'Alema in Italia e
Tony Blair in Inghilterra, e cioè che la sinistra per governare
debba farsi "centro". Se questo avvenisse, le conseguenze
rispetto a tutte le grandi questioni che regolano la vita e la
democrazia del nostro Paese sarebbero gravissime. Rispetto al
mondo del lavoro, in primo luogo, ma anche rispetto ad altre
questioni determinanti. Pensate, per fare un solo esempio, a
quel che avverrebbe della laicità dello Stato. Una volta che ci
sarà una aggregazione composta di ex democristiani e di ex
uomini e donne della sinistra, come verranno affrontati i grandi
temi della bioetica, della famiglia, della differenza di genere,
dell'omosessualità? Seguendo le indicazioni della conferenza
episcopale o scegliendo, appunto, la laicità e il principio
fondativo della laicità dello Stato?
Potrei continuare a lungo. Questo è il motivo che
domina la nostra preoccupazione dell'oggi. Per questo è nostro
compito indicare motivazioni e priorità che parlino non soltanto
ai comunisti, ma ad una platea assai più vasta, a quel grande
popolo che è rimasto orfano della sinistra.
La linea della Confederazione della sinistra, in
questo contesto, è una linea di attacco. Noi chiediamo ai Ds:
preferite una lista con La Margherita piuttosto che la
confederazione della sinistra? Preferite un indistinto partito
democratico all'unità della sinistra? E la stessa domanda
rivolgiamo a Rifondazione, ai Verdi, ai tanti compagni e
compagne che non condividono la scelta dei Ds, che esprimono un
malessere evidente e diffuso. E la rivolgiamo, pur nel rispetto
dell'autonomia del sindacato, alla Cgil, dove compagni e
compagne si battono quotidianamente per difendere le condizioni
e i diritti dei lavoratori. La nostra è una linea di unità, di
unità nei contenuti, ed io sono convinto che non rimarremo
inascoltati, che riusciremo ad allargare l'area di influenza del
nostro partito.
L'aver posto al centro della nostra iniziativa il
tema del lavoro ci ha già consentito un'interlocuzione
importante con la Cgil. Non a caso si sta verificando, in più
parti di Italia, un'adesione al partito di compagni e compagne
della Cgil di cui siamo molto felici. Ma, per tornare al
congresso, dobbiamo lavorare con serietà ed impegno ad un
documento che sia un messaggio, un manifesto politico che parli
a tutta la sinistra. Che parli alla sinistra sui temi della
pace, del lavoro, della necessità di un'opposizione
intransigente al governo Berlusconi, della necessità di una
fortissima discontinuità tra il prossimo governo di
centrosinistra e l'attuale governo Berlusconi.
Voglio essere molto chiaro. I Comunisti italiani
si batteranno non per "aggiustare" o per "emendare" la legge 30
e la controriforma della scuola, come è invece emerso dal
convegno di Italianieuropei, ma per abrogarle. La legge 30 e la
controriforma della scuola vanno abrogate. Dobbiamo dirlo senza
timidezze, senza diplomatismi, con chiarezza, in tutte le sedi.
Così come non dobbiamo avere timidezze nell'essere in
controtendenza su una questione vitale per l'economia del Paese.
In Italia c'è bisogno di più Stato e meno mercato. Nel documento
c'è un capitolo di due paragrafi titolato proprio così: "PIU'
STATO, MENO MERCATO". E' nostra profonda convinzione che si
debba interrompere la perniciosa spirale per cui il privato è
bello e quindi occorre andare avanti con le privatizzazioni.
Le nostre sono proposte ambiziose. Scuola,
ricerca e cultura vanno intese come volano di democrazia;
diritti, salario, pensioni, servizi per l'handicap, casa,
valorizzazione delle differenze, ad iniziare da quella di
genere, indicano un modello di società più giusta e più libera.
Ma tutto questo, lo dico con grande nettezza, va fatto
all'interno di un sistema di alleanze.
Noi non abbiamo alcun timore a distinguerci sul
piano programmatico da quasi tutte le altre forze del
centrosinistra. Lo abbiamo fatto con l'Iraq, con Cuba. Lo faremo
con i nostri documenti e lo faremo con il congresso. Non per il
gusto di distinguerci. Perché le differenze sono grandi,
esistono, sono un dato di fatto. Detto questo, il sistema di
alleanze del centrosinistra resta strategico per la linea del
nostro partito. Noi non siamo Rifondazione. La competizione ed
anche lo scontro vanno condotti all'interno della linea
dell'unità e questa linea non deve, nemmeno per un istante,
essere messa in discussione. Essa attiene allo stesso dna del
nostro partito, che trae le sue radici dalla storia migliore del
partito comunista italiano.
Ma allora, se l'alleanza di centrosinistra è
strategica, il grande tema non è solo fare l'opposizione a
Berlusconi. Questo tutto sommato è facile, all'interno del
centrosinistra è un terreno percorribile. Il cimento vero verrà
dopo, quando il centrosinistra tornerà a governare. Il cimento
vero sarà la battaglia politica all'interno del centrosinistra
per far prevalere i nostri obiettivi, per cercare di spostare il
più possibile a sinistra il nostro sistema di alleanza, sui
contenuti che noi proponiamo.
Ancora una volta il tema è quello del governo.
Dobbiamo esserne consapevoli e non dobbiamo stancarci di dirlo.
Perché il governo è l'unico strumento che ti consente di
trasformare la società, come ci hanno insegnato i nostri maestri
dal '44 in avanti.
Il bisogno di sinistra che attraversa tutto il
documento, sin dalla prima pagina, è il bisogno di far
prevalere, in uno scontro per l'egemonia all'interno dell'Ulivo,
le idee della sinistra. Su questo chiamiamo a raccolta tutti
coloro che sono disponibili, che vogliono condurre questa
battaglia assieme a noi, che si riconoscano o no in questo
partito o che possano riconoscersi un domani. Il punto sono i
contenuti.
Questo ci porta alla fase che stiamo vivendo, su
cui voglio spendere qualche parola, perché è una fase piuttosto
delicata. Il partito ha preso negli ultimi due mesi posizioni
piuttosto difficili, che ci hanno messo, lo diciamo con infinita
modestia, al centro dell'attenzione e del dibattito politico.
Siamo stati protagonisti di una fase. Con molta difficoltà e non
di rado in assoluto isolamento: e non mi riferisco certo alla
destra, ma alle forze di centrosinistra, compresa Rifondazione.
In assoluto isolamento. Avremo probabilmente dovuto convocare,
per assumere certe decisioni, soprattutto quelle più spinose,
gli organismi dirigenti. Non lo abbiamo fatto perché ci sono dei
momenti, penso alla strage di Nassiriyah, in cui occorre
prendere un'immediata posizione. Non si può andare al dibattito
parlamentare e dire "scusate, devo prima convocare il comitato
centrale e poi vi dirò cosa penso". Quindi chi vi parla,
ovviamente d'accordo con il presidente e con la segreteria del
partito, si è assunto la responsabilità di scelte scomode, le
uniche fuori dal coro.
Io continuo a credere che abbiamo fatto bene, il
giorno del dibattito parlamentare sui morti di Nassiriyah, a
dire che a noi non interessava nulla dell'unità nazionale, che
non eravamo d'accordo con chi affermava che di fronte ai morti,
al cordoglio dei familiari, bisognava tacere. Abbiamo invece
scelto di lanciare un "j'accuse". Ci sono momenti nei quali non
basta piangere i morti. Bisogna evitare che ce ne siano altri e
bisogna chiedersi anche chi è che li ha fatti ammazzare. Non è
stato semplice. Rifondazione è stata molto cauta, lo stesso
hanno fatto i Verdi. I Ds avevano una posizione abbastanza
scontata, tutto sommato ovvia. Io sono convinto che abbiamo
fatto bene ad essere fuori dal coro e a denunciare la gigantesca
ipocrisia del "politicamente corretto", dello stringersi attorno
alla bandiera, come chiesto dal presidente della Repubblica, che
in questo modo ha dato una copertura al governo Berlusconi.
Tant'è che da quella vicenda il governo, in grandissima
difficoltà per quell'eccidio spaventoso, ne è uscito rafforzato.
A sinistra siamo stati gli unici a tenere quella
posizione. Gli unici ad uscirne rafforzati siamo stati noi, ma è
davvero una magrissima consolazione, perché quella era
l'occasione, per il centrosinistra, di dire la verità, di
affermare che quella missione era un delirio, che bisognava
ritirare i nostri soldati per evitare altri eccidi, perché sono
stati mandati al massacro senza alcuna rete di protezione, senza
alcun rapporto internazionale, con una linea politica estera
tutta filoamericana che li ha esposti a qualunque attacco.
Rifarei quella scelta, ma vorrei sentire
l'opinione dei compagni del Comitato centrale. Vi chiedo
un'opinione non formale, perché quando si devono assumere
posizioni difficili vale la pena discuterne nel modo più laico e
libero.
Un'altra posizione difficile è quella che abbiamo
assunto rispetto alla manifestazione di Cgil, Cisl e Uil contro
il terrorismo. Nel momento in cui Forza Italia, Alleanza
Nazionale e lo schieramento di destra hanno aderito alla
manifestazione, noi abbiamo pubblicamente detto che mai saremmo
sfilati assieme a Berlusconi, alla destra. So che nel partito ci
sono opinioni diverse, liberamente e legittimamente diverse. Ma
io continuo a credere che l'argomento dell'unità nazionale sia
un argomento fasullo. L'unità nazionale degli anni 70 aveva il
cemento della Costituzione repubblicana, aveva il cemento del
valore dell'antifascismo, entrambi assunti comunemente dalle
forze politiche di allora. Oggi tra noi e Berlusconi e Fini non
c'è alcun valore, alcun cemento comune. Nonostante il viaggio in
Istraele di Fini e gli strappi degli ultimi giorni. Le reazioni
scomposte di An la dicono lunga sul fatto che tra noi e loro non
ci può essere alcun tipo di unità nazionale.
Anche lì si è trattato di una posizione
difficile. Anche lì siamo rimasti soli, come siamo stati gli
unici a partecipare alla manifestazione nazionale a favore della
Palestina a Roma. Tutti dicevano che sarebbe stato un flop e che
c'era il pericolo di disordini. Abbiamo deciso di rischiare:
c'erano 20.000 persone, è stata una grande manifestazione
democratica, serena e partecipata. Ma eravamo ancora una volta
soli, così come siamo stati soli nei mesi passati a difendere
Cuba.
Insisto su questo perché sono convinto che
dobbiamo sempre ragionare e scegliere partendo dai contenuti. Da
molti mesi lo stiamo facendo. Laddove una scelta è giusta o
laddove riteniamo che sia tale, la dobbiamo perseguire. Questo
fa parte del costume e della storia dei comunisti ed inoltre, in
una situazione in cui troppo spesso la discussione politica è
ridotta ad ingegnerie organizzativistiche, scelte rigorosamente
basate sui contenuti ci danno consenso e visibilità. Forse, nel
passato, quando lamentavamo la mancanza di visibilità, le nostre
prese di posizione non erano tali da consentirla.
Nell'ultimo mese sono stato invitato per ben tre
volte a Porta a porta e alla trasmissione di Ferrara su La7. La
prossima settimana sarò a Ballarò per discutere di informazione.
Il presidente Cossutta è stato a Porta a Porta, ha rilasciato
interviste a prestigiosi quotidiani. Insomma, c'è un'attenzione
evidente nei nostri confronti. Sui telegiornali le nostre
posizioni vengono quotidianamente riprese. Una grande
visibilità. Ma anche un consenso, una fiducia. E la fiducia è
una cosa difficile da conquistare. Giorni addietro la compagna
Palermi mi ha fatto vedere una cosa che francamente non mi
aspettavo. Inizialmente ho addirittura pensato che si trattasse
di un errore. Come sapete, l'Espresso è un settimanale che non
nutre nei nostri confronti una grande simpatia, è molto organico
ad un certo tipo di ulivismo e critica spesso le nostre
posizioni autonome. L'Espresso ha un sito, credo si chiami "espressonline",
dove i lettori vengono invitati a votare per i ministri del
governo ideale: un sondaggio chiamato "Fantagoverno". Ripeto, si
tratta di lettori che gravitano nell'area del centrosinistra,
con una forte vocazione ulivista. Ho scoperto con grande
meraviglia che per il ministero della Difesa il più votato sono
io: 23.000 voti di preferenza, seguito da Massimo D'Alema con
12.000 voti. Ma perché? Io non sono esperto di difesa. Tra
l'altro aggiungo che ci sono rimasto un po' male vedendo che non
mi hanno votato per la Giustizia, dove è invece in testa
Borrelli. Perché mi vogliono alla Difesa? Per le posizioni che
abbiamo preso sulla guerra, care compagne e compagni, perché su
quei temi non ci siamo spostati di un millimetro, abbiamo tenuto
duro, come si suol dire. E questo sta cominciando a dare
risultati.
La coerenza paga. Paga sulla guerra, come paga
sul lavoro. A Piombino il segretario della Fiom chiede la
tessera del nostro partito. Al comune di Rho praticamente tutta
la sinistra Ds, quattro consiglieri, passano al nostro partito.
A Pescara il segretario Cgil della Camera del lavoro e tre
membri della segreteria provinciale, iscritti Ds, chiedono la
tessera del nostro partito. A Napoli 40 sindacalisti della Cgil,
anch'essi iscritti ai Ds, chiedono la nostra tessera.
Il consenso verso di noi sta diventando
palpabile, sta mettendo in moto un movimento importante. Ci sono
già stati casi nel passato, ma si è trattato essenzialmente di
singole persone. Penso al compagno Palumbo a Benevento, a
Soffritti a Ferrara. Adesso invece comincia ad esserci un
consistente spostamento verso di noi, soprattutto dai Ds, ma non
solo. In provincia di Catanzaro un'intera sezione di
Rifondazione, 70 iscritti in un paese di 3.000 abitanti, ha
preso armi e bagagli e si è iscritta al nostro partito.
Inoltre voglio informare il Comitato Centrale
che si stanno prendendo molte iniziative in tutta Italia e tutte
hanno un'ottima riuscita. Viene molta gente, la discussione è
apprezzata e partecipata. Abbiamo alle spalle due anni di
tornate elettorali positive. Anche in realtà difficili come il
Trentino Alto Adige. Non me ne voglia il mio amico e compagno
Carlini se dico che lì sono ancora un po' austriaci e la storia
è segnata dalla lunga tradizione democristiana. Nella città di
Bolzano abbiamo preso il 2,5% e in tutta la provincia - tenete
conto che i tre quarti del territorio sono di lingua tedesca -
abbiamo triplicato i consensi. Certo, parliamo di piccoli
numeri. Ma è difficile triplicare i piccoli numeri. Sono stato
qualche giorno lì per la campagna elettorale. Le compagne ed i
compagni hanno fatto un gran lavoro, un lavoro duro e difficile.
Anche perché nella provincia di Bolzano si presentava una lista
unitaria composta da Ds, Sdi e Rifondazione. Ci siamo rifiutati
di aderire a quella lista, abbiamo scelto di presentarci da
soli, con il nostro simbolo, sapendo che questo comportava dei
rischi. Il risultato è stato molto positivo.
Se guardiamo indietro nel tempo, a tre anni e
mezzo fa, al congresso di Bellaria, possiamo dire di avere alle
spalle due anni intensi di lavoro e possiamo guardare senza
alcuna euforia - ne sento troppa in giro - ma con fiducia alle
prossime scadenze. Con fiducia ma anche con molta attenzione,
perché le prossime amministrative riguarderanno più della metà
dell'Italia, ben tre quinti. Con fiducia e molta attenzione
perché il nostro partito deve crescere non soltanto in termini
numerici, ma anche qualitativi. Dovremo porre molta attenzione
nella scelta dei nostri candidati, perché la rappresentanza del
partito sia qualificata dal punto di vista dell'esperienza e
delle competenze maturate. E questo vale sia per le provinciali
che per le europee. La selezione dei candidati dovrà avvenire in
assoluta coerenza con la linea politica. Non una linea
spregiudicata, come invece affermano alcuni commentatori che ci
hanno collocato a sinistra di Rifondazione. Noi non siamo
diventati spregiudicati, siamo rimasti come eravamo: casomai è
Rifondazione che si è spostata alla nostra destra. Era
largamente prevedibile: l'estremismo, è la storia che lo
insegna, si accompagna sempre all'opportunismo. Tanto più in una
fase nella quale Rifondazione deve fare l'accordo ad ogni costo
con i Ds, anzi per certi versi l'ha già fatto. Parlare di
contenuti diventa difficile, perché ogni volta rischia di
rompere. Resta quindi a noi un grandissimo spazio di iniziativa
politica, ad iniziare dalle questioni sociali.
Dobbiamo quindi proseguire con coerenza e serietà
nella linea che ci siamo dati, anche rischiando di essere fuori
dal coro, ma sapendo che il nostro orizzonte strategico è quello
della politica delle alleanze. In questo senso dobbiamo avere la
capacità di rivolgerci a tutto l'elettorato di sinistra. Vi
ricordate l'annosa questione: ci sarà spazio per una formazione
politica come la nostra? E ci dicevamo: lo spazio ce lo dobbiamo
conquistare. Bene, abbiamo sperimentato che lo spazio tra
Rifondazione e i Ds non è geometrico, è lo spazio delle scelte e
della battaglia politica. E in questi anni che ci separano da
Bellaria abbiamo dimostrato che quello spazio siamo in grado di
conquistarlo.
Il prossimo congresso sarà una grande occasione
per farci conoscere meglio e di più. Ma di una cosa sono
contento. Ricordate? I primi tempi capitava di leggere sui
giornali "Diliberto di Rifondazione". Per la prima volta, giorni
fa, sul Messaggero, ho letto, "Russo Spena, deputato dei
Comunisti Italiani". Un segno positivo. Siamo davvero cresciuti,
compagne e compagni. E continueremo a crescere. |