COMITATO CENTRALE

Le conclusioni di Oliviero Diliberto


Roma, 10  maggio 2003

 

La mia replica, care compagne e compagni, sarà, almeno lo spero, molto rapida. Per due ordini di motivi: primo perché l'intervento del compagno Cossutta mi esime dal tornare su una serie di questioni; secondo perché anche domani, al teatro Eliseo, sarete costretti ad ascoltarmi e non voglio abusare della vostra pazienza.
Voglio approfondire, sollecitato dal dibattito, tre questioni.
La prima. Nella fase che si apre, caratterizzata da una lunga campagna elettorale triennale, dobbiamo accentuare, oltre ai temi istituzionali e valoriali, che sino ad ora abbiamo interpretato piuttosto bene, i temi economici e sociali. E' necessario perché la congiuntura economica è disastrosa, lo diceva bene, tra gli altri, la compagna Malaspina, e il Documento di programmazione economico e finanziaria sarà definito tra la fine di giugno ed i primi di luglio, quando l'inflazione programmata sarà, ancora una volta, ridicola rispetto al reale aumento della vita e la contrattazione verrà fatta sulla base di quell'inflazione programmata lontanissima dalla realtà.
Ancora una volta il tema del salario e delle pensioni sarà guardato con scarsa attenzione anche dalla sinistra, ma esso sarà prioritario e qualificante per noi, per il nostro partito, perché riguarda la condizione di vita di migliaia e migliaia di lavoratori.
Purtroppo la discussione sull'articolo 18, così difficile tra noi - ci arriverò naturalmente tra breve - ci ha impedito, ed il compagno Tibaldi lo sa bene perché è stato vittima di questa contingenza, di tenere la preannunciata conferenza delle lavoratrici e dei lavoratori. Sarebbe stata convocata prima della decisione di questo organismo sul referendum estensivo dell'articolo 18 e sarebbe stata focalizzata su questo tema e non su quelli più generali che ritengo indispensabili.
Secondo: noi dobbiamo continuare a tenere alta la bandiera della pace. Il tema della pace e la battaglia contro la guerra non sono finiti perché gli americani e gli inglesi hanno occupato l'Iraq. Il tema della pace ha a che fare con il destino dell'Iraq, con la vicenda palestinese, con la vicenda cubana e con tutti gli assetti del mondo. Non è un caso che alla nostra manifestazione di domani abbiamo invitato i rappresentanti proprio dei tre punti nodali della vicenda internazionale: Palestina, Iraq e Cuba. Cuba intesa come emblema, come simbolo di una battaglia più complessiva di riscatto, di indipendenza, di autodeterminazione dei popoli. Condivido molto quello che è stato detto qui da Rizzo e da molti altri compagni. Cuba ha un grande valore, è come se fosse la cartina di tornasole di quello che succede nel mondo, perché l'idea della democrazia internazionale esportabile, inteso come unico paradigma possibile, va contrastata anche sul piano teorico, fornendo argomenti ed iniziative. Sembra banale, ma è invece molto efficace. Provate, in un qualunque dibattito, a chiedere cosa sarebbe successo in Israele se tre ragazzi palestinesi avessero sequestrato una nave passeggeri. Probabilmente non avrebbero neppure fatto il processo per condannarli ed avrebbero detto che si trattava di un "grave atto di terrorismo". Senza pensare a quello che sarebbe successo in America. La vicenda cubana è stata tutta giocata su una forma terribilmente ipocrita di intendere il cosiddetto "politicamente corretto". Su di essa s'è verificata una deriva ulteriore dei Ds e, simmetricamente, di Rifondazione. E' l'idea subalterna che i valori siano quelli della classe dominante e che anche la democrazia sia fondata su quei valori: è l'imperialismo di oggi.
Questo è per noi un punto dirimente. E non perché ci consente di distinguerci, non è punto tattico, è strategico.
E' stato evocato più volte il tema del nostro possibile isolamento. Bene, in questo caso rimango isolato volentieri, perché sono convinto che su questo noi cresciamo, acquisiamo consensi. Dopo le interviste, le prese di posizione, dopo l'eccellente discorso di Rizzo alla Camera, siamo stati invasi di e-mail, fax, di messaggi di solidarietà. Quello che è successo al nostro compagno Marconcini, con la vicenda della destituzione dalla carica di vicesindaco, dimostra a tutti che non abbiamo paura di sostenere le nostre idee, ed io sono convinto che la coerenza paghi.
Ma, ed è il terzo dei punti, su cui mi diffonderò più a lungo, la coerenza non è in contraddizione con la politica delle alleanze. Perché mai dobbiamo viverla in questa maniera? Il mio amico e compagno Nolli chiedeva: dobbiamo scegliere il centrosinistra, e quindi la lealtà ed un basso profilo della nostra iniziativa, o viceversa l'autonomia che marca le differenze? Non dobbiamo scegliere un bel niente. Noi siamo dentro al centrosinistra, ha ragione De Angelis, per scelta strategica e non tattica, e tuttavia dobbiamo interpretare senza tentennamenti la linea che ci siamo dati a Bellaria, e cioè un modo diverso di stare dentro al centrosinistra. Uso ancora una volta l'espressione di De Angelis: "senza timidezza".
È ovvio che la dicotomia tra differenza e competizione e, al contempo, unità col centrosinistra, è più facile farla valere a livello nazionale che a livello locale, soprattutto in campagna elettorale. Ma anche in campagna elettorale ed anche a livello locale noi siamo una forza politica autonoma. Questa nostra autonomia, lo ripeto, non è affatto in contraddizione con il tema dell'unità. Le due cose vanno di pari passo anche nei territori: non debbono esserci differenze, non deve esserci chi ritiene che criticare il centrosinistra significhi esserne fuori e chi ritiene che invece esso va continuamente criticato. La nostra linea politica è chiara. Ce la siamo data tutti insieme al congresso, l'abbiamo ribadita e precisata con l'andare del tempo e con le iniziative concrete nel corso dei due anni che abbiamo alle spalle, due anni che giudico positivi per il partito. Abbiamo modificato il modo di stare nel centrosinistra, non abbiamo modificato la strategia per la quale siamo nati nel 1998.
Da questo punto di vista, lo dico davvero fraternamente a Stefano Barbieri, il quadro di riferimento non può che essere il centrosinistra, nonostante le differenze siano talvolta rilevanti proprio per l'analisi che facciamo della situazione. Il presidente del partito lo ha detto lungamente: se la situazione è eversiva (e lo è), il nostro sistema di alleanze nel campo democratico deve essere il più largo possibile per avere la possibilità di contrastare la deriva democratica della destra. Lo ripeto spesso: questo ce lo ha insegnato Togliatti nel '44 ed allora i comunisti non erano certamente dei moderati. Chiedetelo al nostro compagno Luciano Manzi che nel '44 aveva le armi in pugno e comandava una brigata partigiana.
Dopo il congresso di Bellaria, e con l'iniziativa politica di questi due anni, abbiamo contrastato il tentativo di annientamento del nostro partito (c'è stato in più casi) ed abbiamo superato il tema dello spazio politico. Ricordate tanti interventi? C'è uno spazio politico per noi tra Ds da una parte e Rifondazione dall'altra? Lo spazio politico ce lo siamo conquistato. Questo problema non c'è più, come non c'è più il tema della transitorietà. C'è il tema della difesa del nostro partito contrattaccando chi, visto che siamo diventati con il tempo un concorrente, vorrebbe ridurre il nostro ruolo o emarginarci. E' vero, siamo diventati un concorrente, ed un concorrente che sta crescendo.
La composizione del nostro partito in questi primi cinque anni è profondamente mutata. Da costola scissionista di Rifondazione, siamo diventati un partito che ha le provenienze più diverse, anche se esse hanno una comune matrice, come è ovvio che sia, altrimenti sarebbe impossibile militare nello stesso partito. Questo dà fastidio. Anche e soprattutto a sinistra. Ma quando tentano di emarginarci, o addirittura annientarci, dobbiamo reagire, non possiamo star fermi. Dobbiamo operare come una nave corsara e cioè, anche se so che a qualcuno non piace, con qualche operazione anche tattica, con qualche accentuazione dei toni, senza nascondere le nostre posizioni all'interno della sinistra del centrosinistra. Lo abbiamo fatto per due anni. Io cito sempre, perché ci è costata più d'una critica, la vicenda della manifestazione per la Palestina. Tutti i partiti del centrosinistra abbandonarono la manifestazione perché in piazza c'erano dei ragazzi italiani vestiti da kamikaze palestinesi. Noi no, noi siamo rimasti. Così come oggi continuiamo a sostenere posizioni, come quella su Cuba - e non è la sola - considerate "politicamente scorrette". Pazienza. Ma lo facciamo in un quadro di alleanze che non si mette in discussione.
Le alleanze riguardano anche - ce lo dice spesso Luigi Pestalozza - il grande tema della borghesia democratica. Ma i girotondi cosa sono? Sono essenzialmente borghesia democratica, quello che viene chiamato "ceto medio riflessivo", spesso di matrice azionista e quindi su alcune tematiche con una intransigenza persino maggiore della nostra. Con loro è molto importante avere un rapporto, perché nella nostra battaglia sui temi dell'informazione, della giustizia, dei diritti civili, dell'antifascismo, della cultura, della scuola, della laicità dello Stato rappresentano un grande alleato ed una grande risorsa. E lo stesso vale col movimento per la pace.
Naturalmente ciò implica una critica al "correntone", una critica anche esplicita. I compagni del "correntone" vorrono il rischio di un appannamento del loro ruolo, per le cose che diceva bene Cossutta. Noi dobbiamo incalzarli, sempre fraternamente, ma incalzarli. Non a caso l'elettorato dei Ds appare a volte come sbandato. Ne incontro tantissimi alle manifestazioni e ai comizi che tengo in tutta Italia.
In questo quadro di riferimento c'è il tema dell'articolo 18 e spero che i compagni mi scuseranno se sarò più franco del solito.
Qualcuno ha affermato che il Comitato Centrale avrebbe dovuto assumere una decisione circa un anno fa o almeno sei mesi fa. Ma se avessimo votato allora, qui sarebbe prevalso largamente il "no". E voglio essere ancora più chiaro. Se la segreteria del partito oggi non si fosse presentata con l'orientamento che vi ho ampiamente descritto nella relazione e si fosse votato, come dire?, ciascuno secondo coscienza, magari a scrutinio segreto, non so cosa sarebbe prevalso. Non lo so. Forse sarebbe prevalsa di poco l'una o l'altra posizione, quando invece l'obiettivo mio e di tutta la segreteria era ed è quello di tenere unito il partito. E' per questo che abbiamo preso tempo. Ed i compagni che da più tempo sostengono la causa del sì, dovrebbero ringraziare chi è riuscito a portare tutto il partito su questa posizione. E' questo il compito di un gruppo dirigente che vuole dirigere e non farsi dirigere.
Naturalmente andremo al referendum, alla nostra battaglia per il sì, con la nostra posizione autonoma, con la nostra identità, senza accodarci a nessuno, né a sindacati né a partiti.
Vorrei dire al compagno Scarpa che non c'è stata nei suoi confronti nessuna censura. Scarpa ha ricordato un suo articolo che il nostro settimanale non ha pubblicato. Naturalmente ciascuno è libero di manifestare la propria opinione sul nostro giornale e tanto più quando si è dirigenti autorevoli del sindacato. Ma lo deve fare, se è una posizione diversa da quella che il partito esprime o che magari non ha ancora espresso, firmando quell'articolo. In una rubrica non firmata quella posizione verrebbe letta come la posizione del giornale. E quindi del partito. Nessuna censura, il direttore del giornale è sicuramente pronto ad accogliere qualunque contributo. Ma non quando c'è il dubbio che quel contributo diventi la posizione di tutti quando nei fatti non lo è.
Io sono perché il nostro confronto interno prosegua. Credo di poter dire a Stefano Barbieri che nei due anni che abbiamo alle spalle, dopo un congresso in cui ci sono state lacerazioni anche forti, oggi abbiamo dimostrato con i fatti che anche il tanto vituperato centralismo democratico è un buon metodo di lavoro. Abbiamo sempre discusso nella massima libertà e sempre sforzandoci, come nel caso dell'articolo 18, di arrivare ad una sintesi unitaria. E nella segreteria del partito, nella direzione, abbiamo sempre tenuto conto delle opinioni dissenzienti, modificando, aggiustando, cercando una linea politica che unisse. Per lo meno ci siamo sforzati di lavorare in questo modo e continueremo a farlo.
Io non ho paura del confronto interno, anzi. Anche quando dovesse succedere che io fossi minoranza. Farei, com'è consuetudine dei comunisti, battaglia politica negli organismi dirigenti. Non ci sarebbe alcun problema. Il problema, lo ribadisco, è che noi possiamo crescere se siamo diversi dagli altri, se teniamo un comportamento in cui le discussioni o addirittura i litigi non avvengano fuori dalle sedi di partito, perché fuori delle sedi di partito il dibattito assume un altro carattere e diventa un danno. Diventiamo come gli altri. Lo dico con fraternità, ma per esempio sono convinto che sia un danno per i Ds che gli scontri interni avvengano al di fuori dalle sedi di partito, sui giornali, in televisione, nei dibattiti politici. Si potrebbe dire, con un po' di ironia, che i Ds hanno realizzato la nostra linea, sono diventati una sorta di confederazione della sinistra. Noi ci qualifichiamo se il costume del nostro partito è diverso.
In questo senso credo di poter dire che stiamo crescendo. Ovviamente con qualche difficoltà, capita ancora che ci siano discussioni sui cosiddetti "posti", ma complessivamente stiamo crescendo. Anche per quella che Giacomo De Angelis ha chiamato "timidezza" nel manifestare all'esterno le cose anche importanti che stiamo facendo. Più che timidezza, definirei questo atteggiamento sobrietà. Ed ha ancora ragione De Angelis quando dice che vi siete scelti un segretario che è l'opposto di Bertinotti. E' così e permettetemi di dire che lo prendo come un complimento. Io non sono capace di essere altro. Credo che la sobrietà, il rigore, la pacatezza, ed anche la severità, chiamiamola così, alla fine siano caratteristiche che pagano. Pagano nel teatro osceno della politica italiana, nel teatrino quotidiano di Berlusconi, nell'indecente livello delle trasmissioni televisive che trattano di politica.
Ho saputo (me ne ha parlato il compagno Saia, personalmente non l'ho visto) che Berlusconi durante i quaranta minuti di intervista senza contraddittorio ad Excalibur ha affermato di essere sceso in campo per impedire che in Italia vincessero i comunisti, coloro che sono responsabili di 150 milioni di morti. Se credi di intimidirci, ha sbagliato. Noi rivendichiamo ogni giorno, con orgoglio, la nostra appartenenza alla storia comunista, alla storia del Pci, e la nostra polemica con Berlusconi sarà asperrima. Nella speranza che ci quereli, ma dubito fortemente che lo farà. Ricordate quando disse che era impressionante vedere le bandiere rosse sporche di sangue alle manifestazioni della pace? Berlusconi mente senza pudore, sapendo di mentire. Il Pci è stato tra i partiti fondatori della Repubblica, è stato tra i costituenti: il presidente della Costituente era un comunista, Umberto Terracini. Va ricordato a Berlusconi che noi abbiamo scritto la Costituzione repubblicana ed abbiamo pagato con il sangue per la libertà, mentre lui oggi ha al governo gli eredi dei massacratori di Antonio Gramsci e di Giacomo Matteotti.
Care compagne e cari compagni, la mia opinione è che rispetto alle elezioni amministrative il quadro sia potenzialmente positivo. Ancora una volta invito tutti i compagni, quelli nel cui territorio non si vota, a mettersi a disposizione per la campagna elettorale. So che questa collaborazione già esiste, ma noi abbiamo bisogno di tutte le energie per vincere la sfida dei rapporti di forza. Ed i rapporti di forza si giocano sulla base dei voti. Da questo punto di vista queste elezioni sono per noi davvero rilevantissime. E quindi, come si diceva una volta, al lavoro e alla lotta!



COMITATO CENTRALE
del 10 maggio 2003
- La relazione del segretario
- L'intervento di Armando Cossutta
- Le conclusioni di Oliviero Diliberto

COMITATO CENTRALE
dell'11 e 12  gennaio 2003
- La relazione del segretario
- L'intervento di Armando Cossutta
- Le conclusioni di Oliviero Diliberto
- L'ordine del giorno conclusivo

COMITATO CENTRALE
del 29 e 30 giugno 2002
- La relazione del segretario
- L'intervento di Armando Cossutta
- Le conclusioni di Oliviero Diliberto

DIREZIONE NAZIONALE
del 18 aprile 2002
Fortissime perplessità sullo "statuto dei lavori"
Ufficio stampa

COMITATO CENTRALE del 26 gennaio 2002

La relazione del Segretario, O. Diliberto
"Due campagne nazionali su giustizia e lavoro"

Le conclusioni di Diliberto
"Il partito cresce ovunque, continuiamo così"

Dopo Bellaria
I compiti di chi guarda avanti per costruire
di Carlo Benedetti
Da "La Rinascita della Sinistra"