COMITATO CENTRALE

La relazione introduttiva di Oliviero Diliberto


Roma, 10  maggio 2003

 

Abbiamo convocato questo Comitato Centrale rispettando un impegno assunto nella passata riunione, quando decidemmo di rinviare la decisione sul merito del referendum estensivo dell'articolo 18 ad un successivo Comitato centrale. La Direzione del partito, quindici giorni fa, ha assunto un orientamento che proporremo nel corso di questa riunione alla vostra valutazione e poi al vostro voto. E tuttavia prima di affrontare - rapidamente, mi auguro - la questione del referendum, credo non sia inutile svolgere qualche considerazione sulla situazione politica generale. Non ritualmente, come vedrete, perché la situazione che si è determinata in Italia è di eccezionale gravità.

I tratti eversivi della situazione politica
Abbiamo assistito ad una escalation nel corso dell'ultima settimana. Dopo la condanna a Cesare Previti da parte dei giudici di Milano, Berlusconi ha reagito in modo apparentemente scomposto. In realtà lucido, attaccando, con la richiesta dell'impunità e con l'intimidazione alla magistratura, non solo la magistratura, ma tutti coloro che si oppongono a lui ed ai suoi alleati.
Il clima è davvero torbido. Il sedicente testimone che alla Commissione Telekom Serbia ha chiamato in causa, come titolari di conti correnti esteri su cui sarebbero state depositate tangenti, Prodi, Dini e Fassino, usando tre nomi di copertura abbastanza stravaganti, è il tassello di un disegno berlusconiano molto chiaro. Berlusconi vuole fare in modo che nessuno si salvi: o siamo tutti colpevoli o siamo tutti innocenti, e comunque alla classe dirigente non vanno fatti i processi. Un disegno preciso perché Prodi in fieri, potenzialmente, sarà il capo del centrosinistra alle prossime elezioni. E' bene quindi demolirlo subito. Questo torbido disegno si lega a tutta una serie di episodi. Ricordo solo gli ultimi: assenza di Berlusconi nella ricorrenza del 25 aprile; irruzione al Tg3 degli ispettori; tentativo di inserire la pena di tre anni di reclusione per diffamazione ai giornalisti.
Questo disegno - e ormai se ne stanno accorgendo anche quelli che non ci credevano - si può intravedere dal primo istante di insediamento di Berlusconi. Oggi sta toccando il culmine: uno scivolamento verso logiche eversive che non avremmo nemmeno immaginato fossero possibili, mentre il rischio di regime si fa ogni giorno più forte.
L'ha affermato persino Francesco Rutelli in un'intervista di qualche giorno fa a la Repubblica. Se se ne è accorto Rutelli, allora vuol dire che il rischio è davvero macroscopico. Noi lo denunciamo da due anni, lo dicemmo al congresso di Bellaria.
In questo contesto credo che il Comitato centrale debba assumere degli orientamenti. Per essere molto espliciti, non credo che questa sorta di referendum popolare che Berlusconi ha indetto tra se stesso e i giudici vada assecondata, perché la materia della giustizia è molto scivolosa. È una materia nella quale Berlusconi rischia di avere la maggioranza del paese, e tuttavia noi non possiamo esimerci dal tenere una posizione molto netta.
Noi eravamo convinti - ed io tuttora lo sono - che il tema dell'immunità parlamentare sia molto serio, sia un tema su cui si possono avere opinioni fondatamente favorevoli alla luce della Costituzione, ma in questo contesto la posizione che propongo al Comitato Centrale del partito è la netta contrarietà ad ogni ipotesi di reintroduzione di immunità, mascherata od esplicita. Siamo contro la modifica dell'articolo 68 della Costituzione ma anche contro il cosiddetto Lodo Maccanico, e cioè l'ipotesi di sottrarre il presidente del Consiglio ai processi in corso. Ma vedo tentennamenti nei compagni dei Ds quando dicono che sono contrari ma che a certe condizioni si può trattare. No! Non si può trattare! E non solo perché siamo alla vigilia di elezioni amministrative rilevanti. Il nostro orientamento è indipendente dalla tattica elettorale. Quello che vi propongo è un orientamento negativo molto netto. Almeno noi dobbiamo tenere la barra dritta contro tentennamenti che giudico pericolosi, un errore molto grave sul piano politico che nessuno capirebbe.

La situazione internazionale
Questi tentennamenti sono confermati da un clamoroso autogol dei compagni Ds e della Margherita relativamente alle questioni internazionali. Il compagno Vauro Senesi, membro autorevole del nostro Comitato Centrale, è appena tornato da Baghdad, dove si è trattenuto per tutto il periodo della guerra, più di un mese, e potrà meglio di me raccontare quel che è successo e succede da quando gli americani hanno occupato l'Iraq. Abbiamo scoperto - c'era su tutti i giornali - che la società petrolifera della quale Dick Cheney, vicepresidente degli Usa, era sino a due anni fa l'amministratore delegato, si è aggiudicata la gestione dei pozzi petroliferi. Non c'è molto da commentare.
L'autogol di cui parlavo, clamoroso, è stata la votazione cosiddetta bipartisan che in Parlamento ha visto Ds, Margherita, Sdi e Udeur, cioè il grosso dell'Ulivo, astenersi sull'invio dei carabinieri in Iraq considerandolo una missione umanitaria. Quando era evidente anche ai bambini che non lo era, perché alle missioni umanitarie si mandano i medici e non i carabinieri! E comunque la gravità aumenta dopo aver letto - e probabilmente ne discuteremo in Parlamento - che la missione italiana occuperà l'Iraq del sud e lo farà agli ordini degli inglesi.
Non è la prima volta, nella storia militare e diplomatica dai tempi dell'unità d'Italia, che i nostri soldati ed i nostri ufficiali compiono un atto aberrante come l'occupazione di un altro paese (purtroppo l'Italia nella sua storia militare di occupazioni ne ha fatte molte, spesso fallimentari ma molte), ma è la prima volta che lo compiono agli ordini di un altro Stato, di un'altra nazione. Non era mai successo, tranne che con i tedeschi durante il fascismo. Anche se non formalmente, ma solo di fatto.
Oggi, per la prima volta, eseguono gli ordini di una potenza straniera.
E' stato gravissimo che il pezzo più rilevante dell'Ulivo si sia potuto astenere rispetto ad una mozione che affermava testualmente: "Approviamo le parole del ministro della Difesa". E tanto più sbagliata è stata la posizione della sinistra Ds, non a caso criticata da Cofferati, che non se l'è sentita di distinguersi dalla maggioranza del suo partito su un fatto così clamoroso.
Dobbiamo continuare ad incalzare i Ds su questo terreno, perché rischiano una deriva, che evidentemente la sinistra interna non è in grado di contrastare, che danneggia tutta la sinistra. Ma soprattutto dobbiamo lavorare perché il nostro profilo politico sia autonomo, distinto, molto chiaro e netto.
So che in qualche settore dell'opinione pubblica possiamo avere suscitato qualche incomprensione, ma io giudico molto positivo il modo in cui il nostro partito si è pronunciato su Cuba. Siamo stati gli unici. E siamo stati gli unici a difendere una posizione - che a me è parsa del tutto ovvia - contro un'ipocrisia dilagante anche a sinistra, e non soltanto nelle scandalose prese di posizione del segretario piemontese dei Ds, che sconfessa quarant'anni di linea internazionalista. Abbiamo fatto bene non soltanto perché abbiamo onorato il protocollo d'intesa siglato a gennaio con i cubani, i quali non a caso ci hanno ringraziato. Infatti l'intervista che ho rilasciato a Repubblica è stata tradotta in spagnolo e messa nel sito internazionale del partito comunista cubano. Ne sono molto orgoglioso. Abbiamo fatto bene nel merito e nel metodo.
La vicenda di Cuba, infatti, ha avuto ripercussioni francamente incredibili. Il nostro compagno Marconcini, sino a due giorni fa vicesindaco di Empoli (l'abbiamo invitato a questa riunione del Comitato centrale e lo salutiamo con affetto e solidarietà), è stato destituito dal sindaco Ds di Empoli per avere assunto su Cuba la posizione del partito. E' un atto che squalifica chi lo compie. Ma intanto il compagno Marconcini è stato destituito dalla carica di vicesindaco in un comune nel quale il partito ha una forza reale. La carica di vicesindaco non ci era stata regalata, era frutto del consenso degli elettori.
Il quadro complessivo è quello di un tentativo di espellerci dal centrosinistra perché non omogenei. È un disegno che va avanti tanto più dove siamo forti. Là dove contiamo meno, abbiamo presenze sparute, tutto sommato ci tollerano perché non ci considerano in grado di dare fastidio.
Noi ribadiamo la nostra linea con grande determinazione. E domani, alla manifestazione nazionale che terremo a Roma al Teatro Eliseo, faremo parlare l'ambasciatrice di Cuba, faremo parlare il compagno Alì Rashid, primo segretario della delegazione palestinese in Italia, e faremo parlare il rappresentante per l'Europa del Partito comunista iracheno, già intervenuto, lo ricorderete, al nostro congresso nazionale.
Pur essendo un partito ancora piccolo, e sicuramente il più povero tra quelli della sinistra, abbiamo appena lanciato una sottoscrizione nazionale per aiutare i comunisti iracheni che sono tornati nel loro paese. Grandissimo partito comunista, quello iracheno: dopo essere stati massacrati da Saddam Hussein, stanno tornando e già stanno ridiventando una forza forte, concreta, radicata nel paese. Ovviamente non hanno mezzi, non hanno praticamente nulla. La linea del partito dei Comunisti Italiani è quella di aiutare un partito che nonostante odiasse Saddam Hussein ben più degli americani, per le torture ed i massacri subìti, era contro la guerra. Aveva una linea giusta, corretta, responsabile. Oggi rappresenta l'unica speranza per evitare che dopo Saddam il popolo iracheno cada in un regime sciita analogo a quello iraniano, fondamentalista.
Terremo a breve un incontro ufficiale in cui consegneremo ai compagni iracheni la somma che abbiamo raccolto, una somma modesta che speriamo sia comunque loro utile viste le condizioni nelle quali operano, proprio per testimoniare il nostro impegno internazionalista in coerenza con la nostra storia e con la realtà attuale
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La situazione economica
Tutto ciò accade mentre c'è una situazione economica e sociale gravissima, di cui forse non parliamo a sufficienza.
La crisi del gettito fiscale è diminuita del 18 per cento. Il ministro Tremonti ha ragione quando dice che bisogna risparmiare. Ma è proprio lui la causa di tutto ciò. Il 18 per cento in meno di entrate fiscali - dato di Confindustria - significa circa 60.000 miliardi delle vecchie lire: nei fatti si tratta di tre leggi finanziarie dello Stato.
E' un dato enorme, preoccupante. Non a caso stanno tagliando sistematicamente i contributi agli Enti locali - come già hanno fatto nella scorsa legge finanziaria - e stanno tagliando i servizi pubblici.
Voglio citare uno di questi tagli, perché non so quanti compagni e compagne ne siano al corrente.
Il governo nell'ultima legge finanziaria ha tolto completamente dal relativo capitolo di bilancio il finanziamento per gli insegnanti di sostegno ai ragazzi portatori di handicap. E' un fatto enorme. Ed ha anche una valenza simbolica oltre che un micidiale effetto pratico: il governo decide di far cassa colpendo la categoria più debole, più indifesa, quella che avrebbe bisogno del doppio di attenzioni. Toglie gli insegnanti di sostegno ai ragazzi portatori di handicap. È un elemento che si inquadra nella crisi del sistema sanitario nazionale, denunciata ancora una volta dal nostro partito, nella riforma della scuola voluta dalla Moratti, nella riforma terrificante del mercato del lavoro già diventata legge e nell'obiettivo finale, nella madre di tutte le riforme, come la chiamano, quella del sistema pensionistico, che ha già provocato la rottura tra governo e sindacati.
Il mio auspicio, in un quadro così grave, in una situazione in cui il movimento dei lavoratori è costretto alla difesa, è che sul tema delle pensioni si possa ricostruire l'unità del sindacato confederale.
Tutti abbiamo valutato con grande favore, ritenendolo una boccata d'ossigeno salutare, il riesplodere del conflitto sociale grazie alla straordinaria tenuta della Cgil. Ma sta avvenendo che, dopo il "patto scellerato", Cisl e Uil stiano sottoscrivendo contratti di lavoro separati, senza la Cgil, che pure è il sindacato più rappresentativo. E' successo pochi giorni or sono con il contratto dei metalmeccanici, un brutto contratto, nel quale sono stati inseriti gli Enti Bilaterali, frutto della logica corporativa del "patto scellerato". E tuttavia dobbiamo sapere, noi che appoggiamo la Cgil e siamo ogni giorno al fianco dei lavoratori, che è dura non sottoscrivere i contratti. È dura. Il disegno delle destre è chiaramente quello del logoramento e dell'isolamento della Cgil. I lavoratori ne hanno coscienza, non a caso l'elezione della Rsu a Mirafiori è stato un grande risultato per la Fiom. Ma quanto può reggere una situazione di questo tipo? Dobbiamo lavorare perché nel momento dell'attacco all'ultimo e, per tanti versi, più rilevante segmento di stato sociale, la previdenza pubblica, che si vuole privatizzazione consegnandola alle imprese, si possa ritrovare l'unità del sindacato confederale. Non a caso le destre, il ministro leghista Maroni in prima persona, puntano alla rottura dell'unità perché essa è un bene prezioso per i lavoratori.

Il referendum "estensivo" dell'articolo 18
In questo contesto, ed ormai alla vigilia di elezioni amministrative che riguardano tredici milioni di italiani, dal Friuli Venezia Giulia alla Sicilia, dobbiamo situare il nostro ragionamento sull'articolo 18.
Sono convinto che la Direzione del partito abbia fatto bene a riunirsi per tempo, prima che la Cgil assumesse un orientamento definitivo. E la proposta che vi avanzo, a nome della Direzione, è la seguente.
Primo: noi manteniamo un giudizio fortemente critico sulla scelta di promuovere questo referendum. Lo giudichiamo un errore grave perché si tratta di una materia che lacera il sindacato confederale: ancora una volta la Cgil da una parte e Cisl e Uil dall'altra. Lacera anche la stessa Cgil, come infatti è accaduto prima nella segreteria e poi nel direttivo nazionale. Lacera il centrosinistra, la sinistra e anche i singoli partiti della sinistra. È un referendum che divide in un momento nel quale, proprio alla luce delle cose che dicevo, per l'eccezionale gravità della situazione, avremmo bisogno della massima unità delle forze democratiche e del mondo del lavoro.
Personalmente mantengo perplessità anche nel merito della materia. So che ci sono opinioni diverse tra noi. La mia perplessità è che il principio dell'articolo 3 della Costituzione, il principio di eguaglianza, si possa applicare estendendo la medesima legge a tutte le categorie di lavoratori. Molti movimenti, primo tra tutti quello femminista, ci hanno insegnato che a differenti condizioni si applicano differenti misure. È il principio della differenza, non quello dell'egualitarismo "meccanico", che agevola l'applicazione dell'articolo 3 ed attua una vera eguaglianza. Tuttavia il referendum c'è ed il partito non può esimersi dall'assumere un orientamento da proporre agli iscritti ed agli elettori. Sono sempre stato contrario all'idea che un partito possa indicare libertà di voto, tanto più in una materia politica, e non di coscienza, come questa. Trovo inoltre francamente singolare che si possa dare un'indicazione, come l'antica e infausta indicazione craxiana, di andare al mare.
Nonostante il giudizio fortemente critico, il partito è per il sì all'estensione dei diritti. Non potremmo assumere un orientamento di natura diversa. È una scelta faticosa? Sì. È faticosa perché in qualche caso, anche nella Direzione del partito, si sono manifestate opinioni diverse e spesso opposte, del tutto legittime, tra chi era a favore e chi contro. Non siamo caduti comunque nella trappola, che alcuni avevano immaginato, di nostre divisioni interne. Abbiamo discusso ed inizialmente abbiamo deciso di rinviare il nostro orientamento più a ridosso del referendum. Abbiamo deciso di lasciarci il tempo di ragionare per trovare una sintesi, come sempre è dovere di fare quando si dirige un partito. Siamo arrivati ad una scelta condivisa che è quella di un giudizio critico sul referendum, sullo strumento scelto e sulla tempistica: ciononostante voteremo sì all'estensione dei diritti, in sintonia fra l'altro con la più grande organizzazione dei lavoratori, la Cgil.
Spero che questa decisione possa portare al massimo di unità tra noi in una materia molto complicata che, lo ripeto, divide e non unisce. E lasciatemi dire che questo è esattamente l'obiettivo - non di tutti, come ovvio - di alcuni promotori del referendum. Tanto che anche chi, all'interno della Cgil, è stato protagonista della battaglia per la difesa dell'articolo 18, Sergio Cofferati, esprime preoccupazioni e contrarietà.
Mi auguro che questa posizione, fermo restando il giudizio di ciascuno sulla natura del referendum, possa vederci uniti nel sostenere questa battaglia.

Le prossime elezioni amministrative
L'unità del partito, che ritengo sia per noi un valore profondo, è tanto più importante alla vigilia delle elezioni amministrative.
Sto girando moltissimo e avverto segnali positivi. Sia per il centrosinistra, che dovrebbe confermare il trend positivo delle amministrative passate, sia per il nostro partito, vista anche la forte politicizzazione di queste elezioni che rappresentano una sorta di giudizio sul governo nazionale.
Appare chiaro che quando un uomo come Berlusconi dichiara: "Se perderò le amministrative non farò come D'Alema dopo le regionali", cioè non mi dimetterò, si avverte un segnale di debolezza molto forte. Berlusconi ha sostanzialmente messo le mani avanti, mentre la situazione della cosiddetta Casa delle Libertà, in alcune realtà periferiche, è lacerata da personalismi esasperati. Ha avuto come modello la vecchia Democrazia Cristiana, ma non sa fare quello che la vecchia Democrazia Cristiana sapeva fare benissimo, e cioè litigare e poi ricomporre tutto, scatenando una competizione interna che le procurava addirittura più voti.
In alcune realtà siciliane, e tanto più nel Friuli Venezia Giulia ed in molte altre realtà, la Cdl vive un disastro. Si presentano contemporaneamente diversi candidati sindaci, al nord in particolare, uno di Forza Italia e l'altro di An oppure uno della Lega e uno di Forza Italia e così via. È il segno che quel sistema di potere non è così inossidabile come sembrava qualche mese fa.
Per noi ci sono buoni segnali. Per esempio c'è un'ottima riuscita delle nostre iniziative. Invito i compagni a fare molto lavoro dove si vota, e non soltanto nelle realtà dove siamo presenti, ma anche laddove scontiamo qualche difficoltà, perché il vero problema del nostro partito è che siamo presenti a macchia di leopardo. Per estenderci non possiamo aspettare che ci dia una mano la volontà divina. Dobbiamo lavorare, andare dappertutto, organizzare comizi anche laddove non riescono. Dobbiamo segnare ovunque la nostra presenza. Dobbiamo insomma utilizzare le elezioni anche per costruire il partito, non soltanto per i voti.

La situazione all'interno della sinistra
In questo, ed è l'ultimo punto che voglio trattare, noi scontiamo una contraddizione proprio con i Ds.
In questi due anni ci sono stati il movimento sindacale con il protagonismo di Cofferati, i girotondi, il movimento pacifista. Movimenti preceduto dall'urlo di Moretti a piazza Navona contro il vertice dell'Ulivo, in particolare contro Fassino e Rutelli. Eppure attualmente i Ds stanno dando una sterzata moderata alla linea della maggioranza, in alcuni casi coinvolgendo anche il "correntone", che ha al suo interno "Aprile", l'associazione di cui Sergio Cofferati ha accettato la co-presidenza. Io credo che anche per Cofferati questo sia un problema molto serio. C'è il rischio, che sono convinto anche lui avverte, di una posizione contraddittoria rispetto a tutto quello che ha fatto per la sinistra.
Noi cresciamo solo con un grande rigore delle nostre posizioni, incalzando i Ds, perché più di tutti crediamo all'unità della sinistra e del centrosinistra. A volte - e credo che molti di voi lo stiano sperimentando nei territori - c'è una sorta di conventio ad escludendum nei nostri confronti, che è stata particolarmente evidente quando abbiamo preso posizione su Cuba e sui carabinieri in Iraq. Ci sono inoltre nell'Ulivo dibattiti accesi che riguardano il suo ruolo e la sua leadership. La nostra posizione è stata chiara in ogni momento. Ma il ritorno di Prodi, che consideriamo il naturale leader dell'Ulivo, può determinare ulteriori momenti di tensione. C'è inoltre un ruolo non positivo di Rifondazione. Voi sapete che ci siamo sempre battuti e continueremo a batterci per l'allargamento dell'Ulivo, ma non siamo disponibili ai lavorii di chi teme la leadership di Prodi o di Cofferati. Rifondazione si mostra ostile nei confronti di un ruolo preminente di Cofferati o di Prodi, l'uomo che nel 1996 fece sciaguratamente cadere aprendo la strada alle destre. Non è un caso che in una maniera francamente indecente Bertinotti abbia rilasciato interviste al Giornale, il quotidiano della destra, di proprietà del fratello di Silvio Berlusconi, attaccando Prodi sulla vicenda Sme.
In questo tipo di operazioni non vogliamo né ci faremo coinvolgere. Primo, continuando ad assumere un atteggiamento autonomo e di movimento, come abbiamo fatto sino ad oggi, su tutte le grandi questioni: rapporto con i movimenti, questioni sociali, questioni internazionali, Cuba, la guerra, l'occupazione militare in Iraq. Secondo, cercando di crescere dal punto di vista elettorale, perché alla fine saranno i rapporti di forza a determinare la nostra posizione di maggiore o minore autonomia. Più saremo deboli e meno saremo autonomi. Questo è l'abc della politica.
Nelle prossime amministrative ci saranno almeno due grandi sfide. Una è rappresentata dalla provincia di Roma, dove i compagni stanno lavorando bene con un ingente investimento di intelligenza e di qualità nel lavoro politico, e coinvolge 3.330.000 elettori; l'altra dalla Sicilia, e riguarda un numero ancora maggiore di elettori: è particolarmente importante perché lì sarà possibile leggere il consenso sia in percentuale che in termini assoluti. Ed in Sicilia c'è anche la grande sfida della costruzione e del radicamento del partito.
Avrete notato che negli ultimi due, tre mesi siamo stati - io in particolare - invitati a diverse trasmissioni televisive. Sono il primo ad esserne sorpreso: due volte a Porta a Porta, una ad Excalibur, una a Ballarò. Non ci hanno invitato perché improvvisamente siamo diventati simpatici o perché Lucia Annunziata ci vuole bene più di quanto ce ne volesse Baldassarre. Ci hanno invitati perché le nostre posizioni suscitano interesse e contengono elementi di differenza rispetto alle altre forze del centrosinistra su punti importanti, come ad esempio la guerra.

Unitari ed autonomi
Dobbiamo fin da ora attrezzarci in vista delle europee del 2004 e delle regionali del 2005, sapendo che nel prossimo anno ci sarà anche il congresso del partito. Presumo che lo terremo dopo le elezioni europee ed alla vigilia delle elezioni regionali e poi politiche. L'invito che rivolgo caldamente ai compagni ed alle compagne è di evitare le innumerevoli - meno del passato, ma tuttavia ancora innumerevoli - fibrillazioni interne sugli organismi dirigenti. Al congresso, tra un anno, sarà la democrazia interna del partito a decidere chi sarà il segretario, la segreteria e così via; chi sarà il candidato alle elezioni regionali dell'anno successivo, ecc.
Dobbiamo arrivare alle elezioni europee del giugno del prossimo anno nelle migliori condizioni possibili e le migliori condizioni possibili sono quelle di una tenuta dei rapporti interni del partito. E' statisticamente provato: più vi è tranquillità interna, meglio si lavora verso l'esterno.
Il referendum passerà, ma tutto il resto continuerà. La politica continuerà.
Ribadiamo dunque, anche con questa riunione del Comitato Centrale, una linea politica che è unitaria ed autonoma, e che va fatta vivere nelle concrete esperienze a livello nazionale e territoriale.
L'autonomia non va solo proclamata, va praticata nell'ambito di una cornice unitaria. Unità e autonomia è la linea strategica del congresso di Bellaria. La ribadiamo. Al prossimo congresso riprendere il nostro esame della fase politica ed apporteremo gli eventuali aggiustamenti e correzioni. Lì, tutti insieme, decideremo se proseguire su questa linea o cambiarla.



COMITATO CENTRALE
del 10 maggio 2003
- La relazione del segretario
- L'intervento di Armando Cossutta
- Le conclusioni di Oliviero Diliberto

COMITATO CENTRALE
dell'11 e 12  gennaio 2003
- La relazione del segretario
- L'intervento di Armando Cossutta
- Le conclusioni di Oliviero Diliberto
- L'ordine del giorno conclusivo

COMITATO CENTRALE
del 29 e 30 giugno 2002
- La relazione del segretario
- L'intervento di Armando Cossutta
- Le conclusioni di Oliviero Diliberto

DIREZIONE NAZIONALE
del 18 aprile 2002
Fortissime perplessità sullo "statuto dei lavori"
Ufficio stampa

COMITATO CENTRALE del 26 gennaio 2002

La relazione del Segretario, O. Diliberto
"Due campagne nazionali su giustizia e lavoro"

Le conclusioni di Diliberto
"Il partito cresce ovunque, continuiamo così"

Dopo Bellaria
I compiti di chi guarda avanti per costruire
di Carlo Benedetti
Da "La Rinascita della Sinistra"