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Abbiamo convocato questo
Comitato Centrale rispettando un impegno assunto nella passata
riunione, quando decidemmo di rinviare la decisione sul merito
del referendum estensivo dell'articolo 18 ad un successivo
Comitato centrale. La Direzione del partito, quindici giorni fa,
ha assunto un orientamento che proporremo nel corso di questa
riunione alla vostra valutazione e poi al vostro voto. E
tuttavia prima di affrontare - rapidamente, mi auguro - la
questione del referendum, credo non sia inutile svolgere qualche
considerazione sulla situazione politica generale. Non ritualmente, come vedrete, perché la situazione che si è
determinata in Italia è di eccezionale gravità.
I tratti eversivi della situazione politica
Abbiamo assistito ad una escalation nel corso dell'ultima
settimana. Dopo la condanna a Cesare Previti da parte dei
giudici di Milano, Berlusconi ha reagito in modo apparentemente
scomposto. In realtà lucido, attaccando, con la richiesta
dell'impunità e con l'intimidazione alla magistratura, non solo
la magistratura, ma tutti coloro che si oppongono a lui ed ai
suoi alleati.
Il clima è davvero torbido. Il sedicente testimone che alla
Commissione Telekom Serbia ha chiamato in causa, come titolari
di conti correnti esteri su cui sarebbero state depositate
tangenti, Prodi, Dini e Fassino, usando tre nomi di copertura
abbastanza stravaganti, è il tassello di un disegno
berlusconiano molto chiaro. Berlusconi vuole fare in modo che
nessuno si salvi: o siamo tutti colpevoli o siamo tutti
innocenti, e comunque alla classe dirigente non vanno fatti i
processi. Un disegno preciso perché Prodi in fieri,
potenzialmente, sarà il capo del centrosinistra alle prossime
elezioni. E' bene quindi demolirlo subito. Questo torbido
disegno si lega a tutta una serie di episodi. Ricordo solo gli
ultimi: assenza di Berlusconi nella ricorrenza del 25 aprile;
irruzione al Tg3 degli ispettori; tentativo di inserire la pena
di tre anni di reclusione per diffamazione ai giornalisti.
Questo disegno - e ormai se ne stanno accorgendo anche quelli
che non ci credevano - si può intravedere dal primo istante di
insediamento di Berlusconi. Oggi sta toccando il culmine: uno
scivolamento verso logiche eversive che non avremmo nemmeno
immaginato fossero possibili, mentre il rischio di regime si fa
ogni giorno più forte.
L'ha affermato persino Francesco Rutelli in un'intervista di
qualche giorno fa a la Repubblica. Se se ne è accorto Rutelli,
allora vuol dire che il rischio è davvero macroscopico. Noi lo
denunciamo da due anni, lo dicemmo al congresso di Bellaria.
In questo contesto credo che il Comitato centrale debba assumere
degli orientamenti. Per essere molto espliciti, non credo che
questa sorta di referendum popolare che Berlusconi ha indetto
tra se stesso e i giudici vada assecondata, perché la materia
della giustizia è molto scivolosa. È una materia nella quale
Berlusconi rischia di avere la maggioranza del paese, e tuttavia
noi non possiamo esimerci dal tenere una posizione molto netta.
Noi eravamo convinti - ed io tuttora lo sono - che il tema
dell'immunità parlamentare sia molto serio, sia un tema su cui
si possono avere opinioni fondatamente favorevoli alla luce
della Costituzione, ma in questo contesto la posizione che
propongo al Comitato Centrale del partito è la netta contrarietà
ad ogni ipotesi di reintroduzione di immunità, mascherata od
esplicita. Siamo contro la modifica dell'articolo 68 della
Costituzione ma anche contro il cosiddetto Lodo Maccanico, e
cioè l'ipotesi di sottrarre il presidente del Consiglio ai
processi in corso. Ma vedo tentennamenti nei compagni dei Ds
quando dicono che sono contrari ma che a certe condizioni si può
trattare. No! Non si può trattare! E non solo perché siamo alla
vigilia di elezioni amministrative rilevanti. Il nostro
orientamento è indipendente dalla tattica elettorale. Quello che
vi propongo è un orientamento negativo molto netto. Almeno noi
dobbiamo tenere la barra dritta contro tentennamenti che giudico
pericolosi, un errore molto grave sul piano politico che nessuno
capirebbe.
La situazione internazionale
Questi tentennamenti sono confermati da un clamoroso autogol dei
compagni Ds e della Margherita relativamente alle questioni
internazionali. Il compagno Vauro Senesi, membro autorevole del
nostro Comitato Centrale, è appena tornato da Baghdad, dove si è
trattenuto per tutto il periodo della guerra, più di un mese, e
potrà meglio di me raccontare quel che è successo e succede da
quando gli americani hanno occupato l'Iraq. Abbiamo scoperto -
c'era su tutti i giornali - che la società petrolifera della
quale Dick Cheney, vicepresidente degli Usa, era sino a due anni
fa l'amministratore delegato, si è aggiudicata la gestione dei
pozzi petroliferi. Non c'è molto da commentare.
L'autogol di cui parlavo, clamoroso, è stata la votazione
cosiddetta bipartisan che in Parlamento ha visto Ds, Margherita,
Sdi e Udeur, cioè il grosso dell'Ulivo, astenersi sull'invio dei
carabinieri in Iraq considerandolo una missione umanitaria.
Quando era evidente anche ai bambini che non lo era, perché alle
missioni umanitarie si mandano i medici e non i carabinieri! E
comunque la gravità aumenta dopo aver letto - e probabilmente ne
discuteremo in Parlamento - che la missione italiana occuperà
l'Iraq del sud e lo farà agli ordini degli inglesi.
Non è la prima volta, nella storia militare e diplomatica dai
tempi dell'unità d'Italia, che i nostri soldati ed i nostri
ufficiali compiono un atto aberrante come l'occupazione di un
altro paese (purtroppo l'Italia nella sua storia militare di
occupazioni ne ha fatte molte, spesso fallimentari ma molte), ma
è la prima volta che lo compiono agli ordini di un altro Stato,
di un'altra nazione. Non era mai successo, tranne che con i
tedeschi durante il fascismo. Anche se non formalmente, ma solo
di fatto.
Oggi, per la prima volta, eseguono gli ordini di una potenza
straniera.
E' stato gravissimo che il pezzo più rilevante dell'Ulivo si sia
potuto astenere rispetto ad una mozione che affermava
testualmente: "Approviamo le parole del ministro della Difesa".
E tanto più sbagliata è stata la posizione della sinistra Ds,
non a caso criticata da Cofferati, che non se l'è sentita di
distinguersi dalla maggioranza del suo partito su un fatto così
clamoroso.
Dobbiamo continuare ad incalzare i Ds su questo terreno, perché
rischiano una deriva, che evidentemente la sinistra interna non
è in grado di contrastare, che danneggia tutta la sinistra. Ma
soprattutto dobbiamo lavorare perché il nostro profilo politico
sia autonomo, distinto, molto chiaro e netto.
So che in qualche settore dell'opinione pubblica possiamo avere
suscitato qualche incomprensione, ma io giudico molto positivo
il modo in cui il nostro partito si è pronunciato su Cuba. Siamo
stati gli unici. E siamo stati gli unici a difendere una
posizione - che a me è parsa del tutto ovvia - contro
un'ipocrisia dilagante anche a sinistra, e non soltanto nelle
scandalose prese di posizione del segretario piemontese dei Ds,
che sconfessa quarant'anni di linea internazionalista. Abbiamo
fatto bene non soltanto perché abbiamo onorato il protocollo
d'intesa siglato a gennaio con i cubani, i quali non a caso ci
hanno ringraziato. Infatti l'intervista che ho rilasciato a
Repubblica è stata tradotta in spagnolo e messa nel sito
internazionale del partito comunista cubano. Ne sono molto
orgoglioso. Abbiamo fatto bene nel merito e nel metodo.
La vicenda di Cuba, infatti, ha avuto ripercussioni francamente
incredibili. Il nostro compagno Marconcini, sino a due giorni fa
vicesindaco di Empoli (l'abbiamo invitato a questa riunione del
Comitato centrale e lo salutiamo con affetto e solidarietà), è
stato destituito dal sindaco Ds di Empoli per avere assunto su
Cuba la posizione del partito. E' un atto che squalifica chi lo
compie. Ma intanto il compagno Marconcini è stato destituito
dalla carica di vicesindaco in un comune nel quale il partito ha
una forza reale. La carica di vicesindaco non ci era stata
regalata, era frutto del consenso degli elettori.
Il quadro complessivo è quello di un tentativo di espellerci dal
centrosinistra perché non omogenei. È un disegno che va avanti
tanto più dove siamo forti. Là dove contiamo meno, abbiamo
presenze sparute, tutto sommato ci tollerano perché non ci
considerano in grado di dare fastidio.
Noi ribadiamo la nostra linea con grande determinazione. E
domani, alla manifestazione nazionale che terremo a Roma al
Teatro Eliseo, faremo parlare l'ambasciatrice di Cuba, faremo
parlare il compagno Alì Rashid, primo segretario della
delegazione palestinese in Italia, e faremo parlare il
rappresentante per l'Europa del Partito comunista iracheno, già
intervenuto, lo ricorderete, al nostro congresso nazionale.
Pur essendo un partito ancora piccolo, e sicuramente il più
povero tra quelli della sinistra, abbiamo appena lanciato una
sottoscrizione nazionale per aiutare i comunisti iracheni che
sono tornati nel loro paese. Grandissimo partito comunista,
quello iracheno: dopo essere stati massacrati da Saddam Hussein,
stanno tornando e già stanno ridiventando una forza forte,
concreta, radicata nel paese. Ovviamente non hanno mezzi, non
hanno praticamente nulla. La linea del partito dei Comunisti
Italiani è quella di aiutare un partito che nonostante odiasse
Saddam Hussein ben più degli americani, per le torture ed i
massacri subìti, era contro la guerra. Aveva una linea giusta,
corretta, responsabile. Oggi rappresenta l'unica speranza per
evitare che dopo Saddam il popolo iracheno cada in un regime
sciita analogo a quello iraniano, fondamentalista.
Terremo a breve un incontro ufficiale in cui consegneremo ai
compagni iracheni la somma che abbiamo raccolto, una somma
modesta che speriamo sia comunque loro utile viste le condizioni
nelle quali operano, proprio per testimoniare il nostro impegno
internazionalista in coerenza con la nostra storia e con la
realtà attuale.
La situazione economica
Tutto ciò accade mentre c'è una situazione economica e sociale
gravissima, di cui forse non parliamo a sufficienza.
La crisi del gettito fiscale è diminuita del 18 per cento. Il
ministro Tremonti ha ragione quando dice che bisogna
risparmiare. Ma è proprio lui la causa di tutto ciò. Il 18 per
cento in meno di entrate fiscali - dato di Confindustria -
significa circa 60.000 miliardi delle vecchie lire: nei fatti si
tratta di tre leggi finanziarie dello Stato.
E' un dato enorme, preoccupante. Non a caso stanno tagliando
sistematicamente i contributi agli Enti locali - come già hanno
fatto nella scorsa legge finanziaria - e stanno tagliando i
servizi pubblici.
Voglio citare uno di questi tagli, perché non so quanti compagni
e compagne ne siano al corrente.
Il governo nell'ultima legge finanziaria ha tolto completamente
dal relativo capitolo di bilancio il finanziamento per gli
insegnanti di sostegno ai ragazzi portatori di handicap. E' un
fatto enorme. Ed ha anche una valenza simbolica oltre che un
micidiale effetto pratico: il governo decide di far cassa
colpendo la categoria più debole, più indifesa, quella che
avrebbe bisogno del doppio di attenzioni. Toglie gli insegnanti
di sostegno ai ragazzi portatori di handicap. È un elemento che
si inquadra nella crisi del sistema sanitario nazionale,
denunciata ancora una volta dal nostro partito, nella riforma
della scuola voluta dalla Moratti, nella riforma terrificante
del mercato del lavoro già diventata legge e nell'obiettivo
finale, nella madre di tutte le riforme, come la chiamano,
quella del sistema pensionistico, che ha già provocato la
rottura tra governo e sindacati.
Il mio auspicio, in un quadro così grave, in una situazione in
cui il movimento dei lavoratori è costretto alla difesa, è che
sul tema delle pensioni si possa ricostruire l'unità del
sindacato confederale.
Tutti abbiamo valutato con grande favore, ritenendolo una
boccata d'ossigeno salutare, il riesplodere del conflitto
sociale grazie alla straordinaria tenuta della Cgil. Ma sta
avvenendo che, dopo il "patto scellerato", Cisl e Uil stiano
sottoscrivendo contratti di lavoro separati, senza la Cgil, che
pure è il sindacato più rappresentativo. E' successo pochi
giorni or sono con il contratto dei metalmeccanici, un brutto
contratto, nel quale sono stati inseriti gli Enti Bilaterali,
frutto della logica corporativa del "patto scellerato". E
tuttavia dobbiamo sapere, noi che appoggiamo la Cgil e siamo
ogni giorno al fianco dei lavoratori, che è dura non
sottoscrivere i contratti. È dura. Il disegno delle destre è
chiaramente quello del logoramento e dell'isolamento della Cgil.
I lavoratori ne hanno coscienza, non a caso l'elezione della Rsu
a Mirafiori è stato un grande risultato per la Fiom. Ma quanto
può reggere una situazione di questo tipo? Dobbiamo lavorare
perché nel momento dell'attacco all'ultimo e, per tanti versi,
più rilevante segmento di stato sociale, la previdenza pubblica,
che si vuole privatizzazione consegnandola alle imprese, si
possa ritrovare l'unità del sindacato confederale. Non a caso le
destre, il ministro leghista Maroni in prima persona, puntano
alla rottura dell'unità perché essa è un bene prezioso per i
lavoratori.
Il referendum "estensivo" dell'articolo 18
In questo contesto, ed ormai alla vigilia di elezioni
amministrative che riguardano tredici milioni di italiani, dal
Friuli Venezia Giulia alla Sicilia, dobbiamo situare il nostro
ragionamento sull'articolo 18.
Sono convinto che la Direzione del partito abbia fatto bene a
riunirsi per tempo, prima che la Cgil assumesse un orientamento
definitivo. E la proposta che vi avanzo, a nome della Direzione,
è la seguente.
Primo: noi manteniamo un giudizio fortemente critico sulla
scelta di promuovere questo referendum. Lo giudichiamo un errore
grave perché si tratta di una materia che lacera il sindacato
confederale: ancora una volta la Cgil da una parte e Cisl e Uil
dall'altra. Lacera anche la stessa Cgil, come infatti è accaduto
prima nella segreteria e poi nel direttivo nazionale. Lacera il
centrosinistra, la sinistra e anche i singoli partiti della
sinistra. È un referendum che divide in un momento nel quale,
proprio alla luce delle cose che dicevo, per l'eccezionale
gravità della situazione, avremmo bisogno della massima unità
delle forze democratiche e del mondo del lavoro.
Personalmente mantengo perplessità anche nel merito della
materia. So che ci sono opinioni diverse tra noi. La mia
perplessità è che il principio dell'articolo 3 della
Costituzione, il principio di eguaglianza, si possa applicare
estendendo la medesima legge a tutte le categorie di lavoratori.
Molti movimenti, primo tra tutti quello femminista, ci hanno
insegnato che a differenti condizioni si applicano differenti
misure. È il principio della differenza, non quello
dell'egualitarismo "meccanico", che agevola l'applicazione
dell'articolo 3 ed attua una vera eguaglianza. Tuttavia il
referendum c'è ed il partito non può esimersi dall'assumere un
orientamento da proporre agli iscritti ed agli elettori. Sono
sempre stato contrario all'idea che un partito possa indicare
libertà di voto, tanto più in una materia politica, e non di
coscienza, come questa. Trovo inoltre francamente singolare che
si possa dare un'indicazione, come l'antica e infausta
indicazione craxiana, di andare al mare.
Nonostante il giudizio fortemente critico, il partito è per il
sì all'estensione dei diritti. Non potremmo assumere un
orientamento di natura diversa. È una scelta faticosa? Sì. È
faticosa perché in qualche caso, anche nella Direzione del
partito, si sono manifestate opinioni diverse e spesso opposte,
del tutto legittime, tra chi era a favore e chi contro. Non
siamo caduti comunque nella trappola, che alcuni avevano
immaginato, di nostre divisioni interne. Abbiamo discusso ed
inizialmente abbiamo deciso di rinviare il nostro orientamento
più a ridosso del referendum. Abbiamo deciso di lasciarci il
tempo di ragionare per trovare una sintesi, come sempre è dovere
di fare quando si dirige un partito. Siamo arrivati ad una
scelta condivisa che è quella di un giudizio critico sul
referendum, sullo strumento scelto e sulla tempistica:
ciononostante voteremo sì all'estensione dei diritti, in
sintonia fra l'altro con la più grande organizzazione dei
lavoratori, la Cgil.
Spero che questa decisione possa portare al massimo di unità tra
noi in una materia molto complicata che, lo ripeto, divide e non
unisce. E lasciatemi dire che questo è esattamente l'obiettivo -
non di tutti, come ovvio - di alcuni promotori del referendum.
Tanto che anche chi, all'interno della Cgil, è stato
protagonista della battaglia per la difesa dell'articolo 18,
Sergio Cofferati, esprime preoccupazioni e contrarietà.
Mi auguro che questa posizione, fermo restando il giudizio di
ciascuno sulla natura del referendum, possa vederci uniti nel
sostenere questa battaglia.
Le prossime elezioni amministrative
L'unità del partito, che ritengo sia per noi un valore profondo,
è tanto più importante alla vigilia delle elezioni
amministrative.
Sto girando moltissimo e avverto segnali positivi. Sia per il
centrosinistra, che dovrebbe confermare il trend positivo delle
amministrative passate, sia per il nostro partito, vista anche
la forte politicizzazione di queste elezioni che rappresentano
una sorta di giudizio sul governo nazionale.
Appare chiaro che quando un uomo come Berlusconi dichiara: "Se
perderò le amministrative non farò come D'Alema dopo le
regionali", cioè non mi dimetterò, si avverte un segnale di
debolezza molto forte. Berlusconi ha sostanzialmente messo le
mani avanti, mentre la situazione della cosiddetta Casa delle
Libertà, in alcune realtà periferiche, è lacerata da
personalismi esasperati. Ha avuto come modello la vecchia
Democrazia Cristiana, ma non sa fare quello che la vecchia
Democrazia Cristiana sapeva fare benissimo, e cioè litigare e
poi ricomporre tutto, scatenando una competizione interna che le
procurava addirittura più voti.
In alcune realtà siciliane, e tanto più nel Friuli Venezia
Giulia ed in molte altre realtà, la Cdl vive un disastro. Si
presentano contemporaneamente diversi candidati sindaci, al nord
in particolare, uno di Forza Italia e l'altro di An oppure uno
della Lega e uno di Forza Italia e così via. È il segno che quel
sistema di potere non è così inossidabile come sembrava qualche
mese fa.
Per noi ci sono buoni segnali. Per esempio c'è un'ottima
riuscita delle nostre iniziative. Invito i compagni a fare molto
lavoro dove si vota, e non soltanto nelle realtà dove siamo
presenti, ma anche laddove scontiamo qualche difficoltà, perché
il vero problema del nostro partito è che siamo presenti a
macchia di leopardo. Per estenderci non possiamo aspettare che
ci dia una mano la volontà divina. Dobbiamo lavorare, andare
dappertutto, organizzare comizi anche laddove non riescono.
Dobbiamo segnare ovunque la nostra presenza. Dobbiamo insomma
utilizzare le elezioni anche per costruire il partito, non
soltanto per i voti.
La situazione all'interno della sinistra
In questo, ed è l'ultimo punto che voglio trattare, noi
scontiamo una contraddizione proprio con i Ds.
In questi due anni ci sono stati il movimento sindacale con il
protagonismo di Cofferati, i girotondi, il movimento pacifista.
Movimenti preceduto dall'urlo di Moretti a piazza Navona contro
il vertice dell'Ulivo, in particolare contro Fassino e Rutelli.
Eppure attualmente i Ds stanno dando una sterzata moderata alla
linea della maggioranza, in alcuni casi coinvolgendo anche il "correntone",
che ha al suo interno "Aprile", l'associazione di cui Sergio
Cofferati ha accettato la co-presidenza. Io credo che anche per
Cofferati questo sia un problema molto serio. C'è il rischio,
che sono convinto anche lui avverte, di una posizione
contraddittoria rispetto a tutto quello che ha fatto per la
sinistra.
Noi cresciamo solo con un grande rigore delle nostre posizioni,
incalzando i Ds, perché più di tutti crediamo all'unità della
sinistra e del centrosinistra. A volte - e credo che molti di
voi lo stiano sperimentando nei territori - c'è una sorta di
conventio ad escludendum nei nostri confronti, che è stata
particolarmente evidente quando abbiamo preso posizione su Cuba
e sui carabinieri in Iraq. Ci sono inoltre nell'Ulivo dibattiti
accesi che riguardano il suo ruolo e la sua leadership. La
nostra posizione è stata chiara in ogni momento. Ma il ritorno
di Prodi, che consideriamo il naturale leader dell'Ulivo, può
determinare ulteriori momenti di tensione. C'è inoltre un ruolo
non positivo di Rifondazione. Voi sapete che ci siamo sempre
battuti e continueremo a batterci per l'allargamento dell'Ulivo,
ma non siamo disponibili ai lavorii di chi teme la leadership di
Prodi o di Cofferati. Rifondazione si mostra ostile nei
confronti di un ruolo preminente di Cofferati o di Prodi, l'uomo
che nel 1996 fece sciaguratamente cadere aprendo la strada alle
destre. Non è un caso che in una maniera francamente indecente
Bertinotti abbia rilasciato interviste al Giornale, il
quotidiano della destra, di proprietà del fratello di Silvio
Berlusconi, attaccando Prodi sulla vicenda Sme.
In questo tipo di operazioni non vogliamo né ci faremo
coinvolgere. Primo, continuando ad assumere un atteggiamento
autonomo e di movimento, come abbiamo fatto sino ad oggi, su
tutte le grandi questioni: rapporto con i movimenti, questioni
sociali, questioni internazionali, Cuba, la guerra,
l'occupazione militare in Iraq. Secondo, cercando di crescere
dal punto di vista elettorale, perché alla fine saranno i
rapporti di forza a determinare la nostra posizione di maggiore
o minore autonomia. Più saremo deboli e meno saremo autonomi.
Questo è l'abc della politica.
Nelle prossime amministrative ci saranno almeno due grandi
sfide. Una è rappresentata dalla provincia di Roma, dove i
compagni stanno lavorando bene con un ingente investimento di
intelligenza e di qualità nel lavoro politico, e coinvolge
3.330.000 elettori; l'altra dalla Sicilia, e riguarda un numero
ancora maggiore di elettori: è particolarmente importante perché
lì sarà possibile leggere il consenso sia in percentuale che in
termini assoluti. Ed in Sicilia c'è anche la grande sfida della
costruzione e del radicamento del partito.
Avrete notato che negli ultimi due, tre mesi siamo stati - io in
particolare - invitati a diverse trasmissioni televisive. Sono
il primo ad esserne sorpreso: due volte a Porta a Porta, una ad
Excalibur, una a Ballarò. Non ci hanno invitato perché
improvvisamente siamo diventati simpatici o perché Lucia
Annunziata ci vuole bene più di quanto ce ne volesse
Baldassarre. Ci hanno invitati perché le nostre posizioni
suscitano interesse e contengono elementi di differenza rispetto
alle altre forze del centrosinistra su punti importanti, come ad
esempio la guerra.
Unitari ed autonomi
Dobbiamo fin da ora attrezzarci in vista delle europee del 2004
e delle regionali del 2005, sapendo che nel prossimo anno ci
sarà anche il congresso del partito. Presumo che lo terremo dopo
le elezioni europee ed alla vigilia delle elezioni regionali e
poi politiche. L'invito che rivolgo caldamente ai compagni ed
alle compagne è di evitare le innumerevoli - meno del passato,
ma tuttavia ancora innumerevoli - fibrillazioni interne sugli
organismi dirigenti. Al congresso, tra un anno, sarà la
democrazia interna del partito a decidere chi sarà il
segretario, la segreteria e così via; chi sarà il candidato alle
elezioni regionali dell'anno successivo, ecc.
Dobbiamo arrivare alle elezioni europee del giugno del prossimo
anno nelle migliori condizioni possibili e le migliori
condizioni possibili sono quelle di una tenuta dei rapporti
interni del partito. E' statisticamente provato: più vi è
tranquillità interna, meglio si lavora verso l'esterno.
Il referendum passerà, ma tutto il resto continuerà. La politica
continuerà.
Ribadiamo dunque, anche con questa riunione del Comitato
Centrale, una linea politica che è unitaria ed autonoma, e che
va fatta vivere nelle concrete esperienze a livello nazionale e
territoriale.
L'autonomia non va solo proclamata, va praticata nell'ambito di
una cornice unitaria. Unità e autonomia è la linea strategica
del congresso di Bellaria. La ribadiamo. Al prossimo congresso
riprendere il nostro esame della fase politica ed apporteremo
gli eventuali aggiustamenti e correzioni. Lì, tutti insieme,
decideremo se proseguire su questa linea o cambiarla. |