E' un vero e proprio grido d'allarme quello
che Oliviero Diliberto, Segretario Nazionale dei
Comunisti Italiani ha lanciato all'Italia, lunedì
20 maggio, dalla sala del Centro Congressi Conte
di Cavour di Roma. Un appello alla sinistra
italiana a far valere un sistema di valori che
sia comune a tutto l'Ulivo per salvaguardare il
valore fondante della Costituzione e della nostra
Repubblica: l'antifascismo. Il dibattito,
organizzato dalla commissione cultura del PdCI,
dal titolo "Attualità dell'antifascismo per
le democrazie europee" ha avuto l'importante
contributo di Armando Cossutta, Presidente del
PdCI, Carlo Lizzani, regista e Nicola Tranfaglia,
storico. Gaetano Arfè storico e giornalista, non
potendo essere presente ha ugualmente inviato la
sua relazione che è stata letta durante i lavori.
I relatori sono stati concordi nell'affermare che
in Italia e in Europa si assiste ad un
inquietante ritorno di idee e concetti di destra
che spesso cavalcano populisticamente gli attuali
malesseri sociali. "L'Europa che stiamo
costruendo - ha affermato Armando Cossutta in
apertura al dibattito- è nata dall'antifascismo
ai cui valori hanno fatto riferimento persone di
provenienza e culture diverse. E'
dall'antifascismo che è nata la nostra
Costituzione. Sono ancora valide quelle istanze,
quei valori e quei principi? Più che mai oggi,
di fronte al vento di destra gonfio di pulsioni
fasciste che soffia in Europa. Stiamo assistendo
alla prevalenza dell'interesse privato rispetto a
quello sociale. Quei valori sono fortemente
minacciati e già compromessi. Basta pensare a ciò
che sta accadendo nel mondo della scuola, della
giustizia, dell'informazione e del lavoro.
Dobbiamo essere consapevoli che di fronte a
questi pericoli non bisogna abbassare la guardia.
Invece è stato fatto". "I risultati di
questa situazione - secondo Arfè - sono già
evidenti: di fronte ad una opposizione sbigottita
e impotente, il fronte della reazione
liberistica, antidemocratica avanza con tattiche
di un riformismo aggressivo e dinamico,
consapevole dei propri fini". Per
Tranfaglia, oggi ci troviamo di fronte ad una
forma di "populismo autoritario che produce
effetti molto simili a quelli del fascismo, cioè
la distruzione dello Stato di diritto e dello
Stato sociale, agevolato dagli errori della
sinistra". La responsabilità, in Italia
come anche in Francia, di questa situazione sta
in una cultura politica di sinistra che secondo
Cossutta, non "capisce la necessità delle
alleanze". A questo proposito i relatori si
sono trovati concordi nell'affermare che la
sinistra italiana ha enormi responsabilità nella
legittimazione del fascismo. "L'idea
strumentale portata avanti da Violante - ha detto
Diliberto - che si dovesse arrivare alla
conciliazione in una operazione di memoria
condivisa della storia d'Italia ha colpito
profondamente il senso comune. La sinistra non
insorge più. Non contrasta più". "La
pacificazione - secondo Diliberto - c'è già
stata cinquant'anni fa, quando Togliatti con
straordinario coraggio civile e politico fece
l'amnistia". Ecco la strumentalità: la
necessità di una legittimazione reciproca dei
post-comunisti e degli ex-fascisti. Nel momento
in cui il Pci vuole legittimarsi come forza non
più comunista, deve legittimare i fascisti. E'
stato un "tragico errore" perché il
Pci nel corso di cinquant'anni, con Togliatti,
Longo e Berlinguer aveva già costruito una
"legittimazione democratica pienissima",
al contrario del Msi che non ha fatto nessuna
revisione politico-culturale della sua storia, ma
solo un'abile operazione di maquillage, e si è
ritrovato legittimato. "L'enorme falla che
si è aperta - ha continuato Diliberto - ha
portato al revisionismo storico operato da
storici o pseudo-storici che hanno iniziato molto
tempo fa a demolire i miti fondativi della
Repubblica: si è cominciato con l'attacco alla
Resistenza, poi alla Costituzione, senza che vi
fosse la risposta decisa da parte delle forze
democratiche, col tentativo di far emergere i
lati positivi del fascismo." Il revisionismo
storiografico - secondo Arfè - era
originariamente motivato dalla necessità di
approfondire la problematica relativa alla storia
del fascismo, ma col tempo ha rivelato il suo
obiettivo: equiparare fascismo e antifascismo per
sradicare la Resistenza dalla memoria collettiva.
Netto è anche il commento di Cossutta sul
revisionismo in atto quando afferma che non c'è
nulla da revisionare. "E' grottesco -
afferma - accettare come inevitabile la modifica
della Costituzione italiana per consentire il
rientro nel nostro Paese dei Savoia. Io non temo
i Savoia, ma la cultura che è alla base di
queste scelte. E' per me inaccettabile voler
mettere sullo stesso piano i ragazzi di Salò e
quelli della Resistenza. Chi ha fatto questi
discorsi non si è reso conto di quanto danno ha
causato alla battaglia politica e culturale nel
nostro Paese. Se oggi non comprendiamo fino in
fondo i disvalori del fascismo forse non
riusciamo a capire come si possa fare una
battaglia antifascista". "L'errore
commesso -ha sostenuto Lizzani- è stato di
lasciare intendere per fascismo qualsiasi
posizione autoritaria. Questo ha generato
confusione. Come orientarci? C'è bisogno di
storici e politici che spieghino come
approfondire la realtà complessa di fronte alla
quale ci troviamo. Di qui l'importanza
dell'incontro di oggi: una prima verifica di
questo lavoro di collegamento, di studio, di
osservazione per sapere contro chi lottare".
Un problema che i Comunisti Italiani si sono
posti nell'organizzare questa iniziativa, che è
parte di un progetto più ampio che dovrebbe
portare alla fine dell'anno all'organizzazione di
un Convegno europeo con il coinvolgimento di
storici e studiosi di provenienze diverse. "Dobbiamo
-ha infatti affermato Diliberto- riattualizzare
una ricerca e un'analisi approfondita che ci
consenta di fare politica in modo serio ed
efficace. Dobbiamo comprendere per poter agire.
Per troppi anni vi è stata da parte dei politici
una incapacità a capire quello che stava
accadendo. Oggi assistiamo al risorgere di
fenomeni antichi: il ripresentarsi di fenomeni
fascisti sono stati, ad esempio, l'assalto dei
giovani di An al teatro Vascello di Roma e alle
librerie romane per distruggere i libri di storia
di autori di sinistra; come fascista è il
comportamento del Sindaco di Benevento quando
spavaldamente racconta che il 25 aprile si chiude
in casa ad ascoltare i discorsi del duce.
Esistono, in un partito al governo (An), germi
non sopiti di fascismo classico". "Quello
che invece sta accadendo - prosegue Diliberto -
in Francia, in Germania, in Danimarca, in
Norvegia, in Olanda, in Austria è un fenomeno
nuovo: un fascismo atipico. Localismi al posto
dei nazionalismi. Liberalismo in campo economico
invece della vecchia tradizione corporativa. Cosa
accomuna questi due fascismi? la risposta alla
globalizzazione che massifica fa perdere la
specificità, apre alle immigrazioni: La
situazione viene vissuta con la diminuzione del
senso di sicurezza e la paura di perdere i
diritti acquisiti". E in Italia? I partiti
all'interno della maggioranza, come la Lega, An e
Forza Italia, sono formazioni che non hanno nulla
a che vedere con la storia costituzionale del
nostro paese. Secondo Diliberto, "quando si
dice che in Italia c'è un rischio di regime, è
vero: è il rischio di un regime inedito,
modernissimo, dove non c'è più legalità, non
c'è più l'indipendenza della magistratura".
Pur con sottolineature differenti i relatori
hanno convenuto sulla strategia da seguire per
rilanciare l'antifascismo in Italia e in Europa.
"Sono convinto - ha sostenuto Cossutta - che
spetti ancora una volta a noi comunisti il
compito di proseguire decisamente sulla via della
difesa dei valori democratici e antifascisti. Per
tenere aperta la porta del progresso sociale
occorre un progetto democratico di rinnovamento
dentro l'Ulivo e con l'unità delle forze
all'interno di questo progetto". Per
Tranfaglia non bisogna avvilirsi: "Il
movimento dei giovani che vanno in piazza a
difendere le libertà porta a guardare al futuro
con fiducia. Il problema in questo momento è
stabilire un contatto tra partiti e società. Nel
Partito dei Comunisti Italiani vedo una grande
apertura che non scorgo però in altre forze
della sinistra". Da Arfè arriva un
pressante invito ai partiti della sinistra a
"non limitarsi a sopravvivere". Per
questo è necessario riconquistare la propria
autonomia ideale, smetterla di tentare di
competere con l'avversario politico rincorrendolo
col fiato grosso sul terreno che gli è proprio;
farsi interpreti del senso di rigetto della parte
migliore d'Italia nei confronti di una politica
che degrada la nazione. Per Diliberto è
importante l'unità delle forze democratiche,
indicando chiaramente quali sono i valori comuni
sui quali agire: "Troppa retorica
dell'antifascismo, troppe celebrazioni rituali
hanno fatto sì che i giovani non sappiano nulla
di Resistenza e antifascismo. Colpa soprattutto
della politica. Ai giovani dobbiamo dire - ha
concluso il Segretario - che l'antifascismo non
è una celebrazione dei reduci della lotta
partigiana, è invece la battaglia dell'oggi e
del domani per difendere quel modello di società
libera che c'è stato consegnato dai nostri
genitori e che noi abbiamo il dovere di
consegnare ai nostri figli".
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