Da Diliberto un appello alla sinistra e all'Ulivo per rilanciare l'antifascismo come valore fondante della Repubblica democratica

Uniti contro i nuovi fascismi. E il revisionismo

Non è una celebrazione . E' la battaglia di oggi e di domani per una società libera

di Giovanna Pinna

Da "La Rinascita della Sinistra"
del 24 maggio 2002

 

E' un vero e proprio grido d'allarme quello che Oliviero Diliberto, Segretario Nazionale dei Comunisti Italiani ha lanciato all'Italia, lunedì 20 maggio, dalla sala del Centro Congressi Conte di Cavour di Roma. Un appello alla sinistra italiana a far valere un sistema di valori che sia comune a tutto l'Ulivo per salvaguardare il valore fondante della Costituzione e della nostra Repubblica: l'antifascismo. Il dibattito, organizzato dalla commissione cultura del PdCI, dal titolo "Attualità dell'antifascismo per le democrazie europee" ha avuto l'importante contributo di Armando Cossutta, Presidente del PdCI, Carlo Lizzani, regista e Nicola Tranfaglia, storico. Gaetano Arfè storico e giornalista, non potendo essere presente ha ugualmente inviato la sua relazione che è stata letta durante i lavori. I relatori sono stati concordi nell'affermare che in Italia e in Europa si assiste ad un inquietante ritorno di idee e concetti di destra che spesso cavalcano populisticamente gli attuali malesseri sociali. "L'Europa che stiamo costruendo - ha affermato Armando Cossutta in apertura al dibattito- è nata dall'antifascismo ai cui valori hanno fatto riferimento persone di provenienza e culture diverse. E' dall'antifascismo che è nata la nostra Costituzione. Sono ancora valide quelle istanze, quei valori e quei principi? Più che mai oggi, di fronte al vento di destra gonfio di pulsioni fasciste che soffia in Europa. Stiamo assistendo alla prevalenza dell'interesse privato rispetto a quello sociale. Quei valori sono fortemente minacciati e già compromessi. Basta pensare a ciò che sta accadendo nel mondo della scuola, della giustizia, dell'informazione e del lavoro. Dobbiamo essere consapevoli che di fronte a questi pericoli non bisogna abbassare la guardia. Invece è stato fatto". "I risultati di questa situazione - secondo Arfè - sono già evidenti: di fronte ad una opposizione sbigottita e impotente, il fronte della reazione liberistica, antidemocratica avanza con tattiche di un riformismo aggressivo e dinamico, consapevole dei propri fini". Per Tranfaglia, oggi ci troviamo di fronte ad una forma di "populismo autoritario che produce effetti molto simili a quelli del fascismo, cioè la distruzione dello Stato di diritto e dello Stato sociale, agevolato dagli errori della sinistra". La responsabilità, in Italia come anche in Francia, di questa situazione sta in una cultura politica di sinistra che secondo Cossutta, non "capisce la necessità delle alleanze". A questo proposito i relatori si sono trovati concordi nell'affermare che la sinistra italiana ha enormi responsabilità nella legittimazione del fascismo. "L'idea strumentale portata avanti da Violante - ha detto Diliberto - che si dovesse arrivare alla conciliazione in una operazione di memoria condivisa della storia d'Italia ha colpito profondamente il senso comune. La sinistra non insorge più. Non contrasta più". "La pacificazione - secondo Diliberto - c'è già stata cinquant'anni fa, quando Togliatti con straordinario coraggio civile e politico fece l'amnistia". Ecco la strumentalità: la necessità di una legittimazione reciproca dei post-comunisti e degli ex-fascisti. Nel momento in cui il Pci vuole legittimarsi come forza non più comunista, deve legittimare i fascisti. E' stato un "tragico errore" perché il Pci nel corso di cinquant'anni, con Togliatti, Longo e Berlinguer aveva già costruito una "legittimazione democratica pienissima", al contrario del Msi che non ha fatto nessuna revisione politico-culturale della sua storia, ma solo un'abile operazione di maquillage, e si è ritrovato legittimato. "L'enorme falla che si è aperta - ha continuato Diliberto - ha portato al revisionismo storico operato da storici o pseudo-storici che hanno iniziato molto tempo fa a demolire i miti fondativi della Repubblica: si è cominciato con l'attacco alla Resistenza, poi alla Costituzione, senza che vi fosse la risposta decisa da parte delle forze democratiche, col tentativo di far emergere i lati positivi del fascismo." Il revisionismo storiografico - secondo Arfè - era originariamente motivato dalla necessità di approfondire la problematica relativa alla storia del fascismo, ma col tempo ha rivelato il suo obiettivo: equiparare fascismo e antifascismo per sradicare la Resistenza dalla memoria collettiva. Netto è anche il commento di Cossutta sul revisionismo in atto quando afferma che non c'è nulla da revisionare. "E' grottesco - afferma - accettare come inevitabile la modifica della Costituzione italiana per consentire il rientro nel nostro Paese dei Savoia. Io non temo i Savoia, ma la cultura che è alla base di queste scelte. E' per me inaccettabile voler mettere sullo stesso piano i ragazzi di Salò e quelli della Resistenza. Chi ha fatto questi discorsi non si è reso conto di quanto danno ha causato alla battaglia politica e culturale nel nostro Paese. Se oggi non comprendiamo fino in fondo i disvalori del fascismo forse non riusciamo a capire come si possa fare una battaglia antifascista". "L'errore commesso -ha sostenuto Lizzani- è stato di lasciare intendere per fascismo qualsiasi posizione autoritaria. Questo ha generato confusione. Come orientarci? C'è bisogno di storici e politici che spieghino come approfondire la realtà complessa di fronte alla quale ci troviamo. Di qui l'importanza dell'incontro di oggi: una prima verifica di questo lavoro di collegamento, di studio, di osservazione per sapere contro chi lottare". Un problema che i Comunisti Italiani si sono posti nell'organizzare questa iniziativa, che è parte di un progetto più ampio che dovrebbe portare alla fine dell'anno all'organizzazione di un Convegno europeo con il coinvolgimento di storici e studiosi di provenienze diverse. "Dobbiamo -ha infatti affermato Diliberto- riattualizzare una ricerca e un'analisi approfondita che ci consenta di fare politica in modo serio ed efficace. Dobbiamo comprendere per poter agire. Per troppi anni vi è stata da parte dei politici una incapacità a capire quello che stava accadendo. Oggi assistiamo al risorgere di fenomeni antichi: il ripresentarsi di fenomeni fascisti sono stati, ad esempio, l'assalto dei giovani di An al teatro Vascello di Roma e alle librerie romane per distruggere i libri di storia di autori di sinistra; come fascista è il comportamento del Sindaco di Benevento quando spavaldamente racconta che il 25 aprile si chiude in casa ad ascoltare i discorsi del duce. Esistono, in un partito al governo (An), germi non sopiti di fascismo classico". "Quello che invece sta accadendo - prosegue Diliberto - in Francia, in Germania, in Danimarca, in Norvegia, in Olanda, in Austria è un fenomeno nuovo: un fascismo atipico. Localismi al posto dei nazionalismi. Liberalismo in campo economico invece della vecchia tradizione corporativa. Cosa accomuna questi due fascismi? la risposta alla globalizzazione che massifica fa perdere la specificità, apre alle immigrazioni: La situazione viene vissuta con la diminuzione del senso di sicurezza e la paura di perdere i diritti acquisiti". E in Italia? I partiti all'interno della maggioranza, come la Lega, An e Forza Italia, sono formazioni che non hanno nulla a che vedere con la storia costituzionale del nostro paese. Secondo Diliberto, "quando si dice che in Italia c'è un rischio di regime, è vero: è il rischio di un regime inedito, modernissimo, dove non c'è più legalità, non c'è più l'indipendenza della magistratura". Pur con sottolineature differenti i relatori hanno convenuto sulla strategia da seguire per rilanciare l'antifascismo in Italia e in Europa. "Sono convinto - ha sostenuto Cossutta - che spetti ancora una volta a noi comunisti il compito di proseguire decisamente sulla via della difesa dei valori democratici e antifascisti. Per tenere aperta la porta del progresso sociale occorre un progetto democratico di rinnovamento dentro l'Ulivo e con l'unità delle forze all'interno di questo progetto". Per Tranfaglia non bisogna avvilirsi: "Il movimento dei giovani che vanno in piazza a difendere le libertà porta a guardare al futuro con fiducia. Il problema in questo momento è stabilire un contatto tra partiti e società. Nel Partito dei Comunisti Italiani vedo una grande apertura che non scorgo però in altre forze della sinistra". Da Arfè arriva un pressante invito ai partiti della sinistra a "non limitarsi a sopravvivere". Per questo è necessario riconquistare la propria autonomia ideale, smetterla di tentare di competere con l'avversario politico rincorrendolo col fiato grosso sul terreno che gli è proprio; farsi interpreti del senso di rigetto della parte migliore d'Italia nei confronti di una politica che degrada la nazione. Per Diliberto è importante l'unità delle forze democratiche, indicando chiaramente quali sono i valori comuni sui quali agire: "Troppa retorica dell'antifascismo, troppe celebrazioni rituali hanno fatto sì che i giovani non sappiano nulla di Resistenza e antifascismo. Colpa soprattutto della politica. Ai giovani dobbiamo dire - ha concluso il Segretario - che l'antifascismo non è una celebrazione dei reduci della lotta partigiana, è invece la battaglia dell'oggi e del domani per difendere quel modello di società libera che c'è stato consegnato dai nostri genitori e che noi abbiamo il dovere di consegnare ai nostri figli".



L'intervento di Armando Cossutta
al Convegno sull'attualità dell'antifascismo nell'Europa di oggi;